Per richieste varie alla sottoscritta: non faccio scambio link e banner, vorrei che le richieste di "amicizia" e di "contatti" fossero accompagnate da presentazioni - grazie!



giovedì 23 ottobre 2008

I miei strumenti tecnologici


Wacom Intuos
Inserito originariamente da Patfumetto
Ormai anche i disegnatori più affezionati ai vecchi tempi non possono fare a meno della tecnologia: vuoi per cercare solo della documentazione on line, vuoi per spedire bozzetti ed esempi (al posto dei vecchi fax), vuoi per fare qualche ritocco senza pasticciare sull'originale.
I più "evoluti" usano il computer per colorare fumetti o illustrazioni, dopo aver scansionato gli originali; altri si spingono a "ripassare" la china digitalmente, dopo aver disegnato su carta la fase a matita; altri ancora giungono a creare tutti i passaggi di un fumetto (o disegno) direttamente nel loro computer, con programmi come Manga Studio, Photoshop, Painter; ma anche Illustrator, o ArtRage.
Io ho iniziato a usare il pc come ulteriore strumento di disegno qualche anno fa, colorando alcuni disegni in bianco e nero. All'epoca avevo una tavoletta Wacom A6, che adesso non vendono più (sostituite dalle Bamboo, stessa fascia economica).
Sei mesi fa mi sono fatta un regalo e ho acquistato una Wacom Intuos A5, più grande di quella che avevo e dalla morbidezza e precisione maggiori; in più ci sono dei tasti programmabili che aiutano a non spostare la mano dalla tavoletta, per le operazioni più comuni.
Avessi saputo prima che la Wacom avrebbe messo in produzione la versione più piccola (ed economica, per così dire) della Cintiq, forse avrei aspettato un po' e investito quei 360 euro per quest'ultima, che pure necessita di un esborso abbastanza oneroso (quasi 1200 euro!).
La Cintiq è in pratica il foglio del disegnatore del futuro: i nostri disegni vengono visualizzati sul suo monitor, su cui noi possiamo operare con la nostra penna digitale, direttamente.
Per lavoro io uso il computer sopratutto per mettere i retini alle mie tavole di fumetto, da un anno e mezzo a questa parte; avere la Cintiq non sarebbe strettamente necessario, poichè con la Intuos me la cavo bene.
Tuttavia prima o poi tornerò a fare delle cose a colori, piuttosto che dei progetti totalmente digitali (per divertimento ma anche per sperimentare), e la Cintiq è in cima alla mia lista dei desideri!

lunedì 20 ottobre 2008

Studio da un mio progetto


Matteo
Inserito originariamente da Patfumetto
Questo è Matteo (nome provvisorio, ma forse no) il protagonista di una storia a fumetti a cui penso da qualche anno.
La storia è di fantascienza, ma ci sarà poca azione e molti alieni, in compenso...
Probabilmente non la realizzerò mai, dovrebbe essere sviluppata in più capitoli, da assemblare in albi alla francese, o in un formato qualsiasi da graphic novel. L'ho immaginata a colori, anche se con una tavolozza minima. E l'apporto del computer dovrebbe essere fondamentale, a partire dalla colorazione (e forse anche dall'inchiostrazione).
Questo disegno è recente, realizzato mentre ero in "vacanza" dai miei genitori. Ho fatto un disegno a matita e l'ho fotografato; poi l'ho importato sul mo Mac portatile, ho creato un livello di sfondo su Photoshop e l'ho "inchiostrato"; infine l'ho colorato con Painter (l'Essential 3 che era in dotazione con la Wacom Intuos che ho comprato qualche mese fa).

venerdì 17 ottobre 2008

Prova di post da "Flickr"


Orchidea
Inserito originariamente da Patfumetto
E' la foto della mia orchidea, unica pianta della casa. Ce l'ho da tre anni, forse quattro, non smette mai di buttare fuori fiori o foglie o peduncoli...
La lumaca che si vede sul vaso è stata un'ospite temporanea, dopo qualche giorno di letargo è stata gentilmente accompagnata in un prato.
Qui un link dove trovare informazioni su cosa è "Flickr".

mercoledì 15 ottobre 2008

Un pezzo dei Monty Python

Oggi in una discussione su aNobii si linkava questo splendido (per me) pezzo dei Monty Python, tratto da "Il senso della vita" ("The meaning of life"). Non ho potuto fare a meno di postarlo, ancora adesso mi mette i brividi immaginare cosa sarebbe potuto succedere a dei Monty Python italiani che avessero osato fare uno sketch così, con decine di angelici bambini che cantano "Ogni spermatozoo è sacro"...
Il film contiene altri pezzi molto divertenti, alcuni (pochi) meno riusciti, ma questo brano iniziale da solo varrebbe l'acquisto.
Ah, la visione è sconsigliata ai cattolici un po'permalosi...

martedì 14 ottobre 2008

Facebook


Su "Facebook" in giro si leggono molti pareri, alcuni non positivi a dire il vero. Da novella iscritta, e quindi forse prematuramente, voglio provare a dare qui le mie prime impressioni.
"Facebook" per chi non lo sapesse è un social network, uno di quei siti che servono a mettere in contatto e far comunicare con ogni mezzo le persone. Al link precedente troverete delle spiegazioni più approfondite, ma la caratteristica saliente di questo sito è che è nato come mezzo per collegare studenti di università (all'inizio della sola università del fondatore, Mark Zuckerberg); infatti la cosa che ho fatto volentieri, fornendo i dati per l'iscrizione, era l'indicazione di quale liceo e univerità avessi frequentato, per sapere se potevo trovare qualche vecchio compagno di studi.
La mia ricerca è stata (per adesso) vana: del mio liceo romano ho trovato diversi iscritti, ma tutti giovanissimi, appartenenti quindi a un'epoca ben lontana dalla mia! Della mia accademia invece non risulta nessun iscritto, peccato!
Come sono finita su "Facebook"? Non mi sarebbe mai passata per la mente di iscrivermi, senonchè una mia cara amica ha chiesto il permesso di postare una mia foto sul suo profilo su "Facebook". Io ero molto curiosa di vedere questa foto, ma subito ho scoperto che per vederla mi dovevo iscrivere: il network è protetto da sguardi indiscreti, si potrebbe pensare; in parte è così.
Comunque, alla fine, anche malvolentieri, mi sono iscritta: ed ecco che è iniziato un nuovo modo per perdere tempo - mi sono detta dopo pochi minuti.
"Facebook" non è per solitari o sfigati: devi avere degli amici, altrimenti cosa si scrive a fare sulla bacheca ciò che si sta facendo in quel momento? o perchè caricare dei video, dei link, delle foto? Bisogna trovare degli amici, chiedere loro il permesso di aggiungerli alla propria "dotazione", e poi semplicemente osservare e venire osservati in tutte le azioni che si compiono su "Facebook": hai postato una foto? Hai cambiato un tuo dato personale? Hai scritto qualcosa? I tuoi amici lo sapranno; o gli amici degli amici (si possono settare i vari livelli di privacy, o le sezioni che si vogliono rendere pubbliche o no).
La prima impressione è stata quella che il sito in questione ha un aspetto e un funzionamento molto "giovanilistico": le modalità di scambio di informazioni e i contenuti sono quelli tipici dei gruppi di amici che sono molto in intimità, o che se non lo sono si lanciano nell'avventura di contattare e comunicare con sconosciuti o semisconosciuti (gli amici degli amici).
C'è la possibilità di iscriversi a gruppi tematici di discussione, dove trovare magari possibili interlocutori con cui si ha qualcosa in comune; a me è arrivato subito un messaggio di un "lumacone" che pur ammettendo di non conoscermi mi diceva che amava contattare così le persone, tanto per parlare (secondo lui). Avrei potuto rispondergli con un diniego fermo e gentile, ma poi ho letto ciò che sarebbe accaduto se l'avessi fatto: per un mese lui avrebbe potuto curiosare nella mia bacheca!
Penso che il numero di amici da avere per poter usare al meglio "Facebook" non debba superare la decina, altrimenti è un delirio avere la bacheca piena di notificazioni di ciò che questi fanno durante la giornata! Ma io non son giovane, per cui vedo le cose in maniera del tutto particolare...Tra l'altro per adesso io ho "solo" un'"amica" e temo che resterà tale di numero, visto che le persone che conosco hanno di meglio da fare che postare su "Facebook" (detto senza cattiveria verso gli utilizzatori del servizio, tra cui mi metto anch'io!).

P.S: Per gli utilizzatori di "Facebook" e di "Firefox": ecco un utile add-on (o componente aggiuntivo), una barra che si installa sotto quella degli indirizzi e che permette di postare o controllare la propria bacheca senza dover accedere al sito: "Facebook toolbar".

domenica 12 ottobre 2008

Un articolo su Chiesa e incontro con "l'altro"


Su Micromega di questo mese (5/2008) ho letto con interesse l'articolo di Carlo Modesti Pauer, dal titolo "La conversione e la spada: da Cortés a Ratzinger". Di solito gli articoli che mi interessano di più di questa rivista sono quelli ad argomento scientifico, filosofico, o religioso (inteso come studio dell'influenza che ha la religione, e in particolare quella cattolica, sulla vita civile del nostro paese).

Pauer in questo articolo parla di come la Chiesa cattolica ha considerato l'"altro" una volta incontratolo nel Nuovo Mondo, e di come questa considerazione si sia trascinata, con varianti, fino alle soglie del XX° secolo.

Di quello che è successo ai nativi (sud/centro)americani dopo l'incontro con i "civilizzatori" occidentali più o meno siamo tutti a conoscenza (tanto per essere sintetici, sterminio di milioni di persone, pur essendo per me difficile credere ai numeri spaventosi ipotizzati nell'articolo - per orrore, più che altro). Il mio interesse però si è appuntato, come al solito, sui testi in cui la Chiesa giustificava la sua visione "conquistatrice" delle anime dei nativi (di cui pure molti occidentali dubitavano essere dotati questi "selvaggi"; interessanti le impegnative discussioni su questo annoso dilemma, ma anche sull'ipotesi che qualche discepolo dei tempi di Gesù potesse aver raggiunto le americhe, salvando le anime di questi poveri nativi, che altrimenti sarebbero stati dannati fino al 1492!).

 Le conversioni forzate dei nativi americani erano la "logica" consequenza dell'interpretazione di Marco 16,15:"Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato." Sia mai che in giro continuino a vivere persone non salvate...

Nell'articolo Pauer approfondisce meglio le origine ideologiche di questa giustificazione, ma io voglio qui riportare la citazione del discorso che facevano i colonizzatori (affiancati da missionari dotati di una bella croce in mano) una volta giunti davanti ai villaggi da conquistare: "Vi notifichiamo e vi facciamo sapere, come meglio possiamo, che il Signore Iddio, vivo ed eterno, creò il cielo e la terra, e un uomo e una donna dai quali noi e voi e tutti gli uomini del mondo furono e sono discendenti [...] Tra tutte le persone il Nostro Signore ne incaricò una, chiamata San Pietro, affinchè di tutti gli uomini del mondo fosse signore e superiore, al quale tutti dovessero obbedire, e che fosse a capo dell'intera razza umana [...] E allo stesso modo sono stati considerati coloro che furono eletti dopo di lui al soglio pontificio, e così è stato fino ad oggi, e così sarà fino alla fine del mondo". Dopo aver elencato i vari obblighi che erano pretesi dai nativi "se invece così non farete, o maliziosamente prenderete tempo, vi assicuro che con l'aiuto di Dio noi ci scaglieremo contro di voi, vi faremo guerra in tutti i modi e con tutti i mezzi che potremo, e vi assoggetteremo al giogo e all'obbedienza della Chiesa e delle Loro Maestà, e cattureremo voi e le vostre donne e i vostri figli, e ne faremo degli schiavi [...]".

L'articolo è troppo vario perchè io possa continuare a parlarne qui senza essere prolissa: per gli interessati (che immagino pochi!) ne consiglio caldamente la lettura.

Dato che faccio fatica  a trovare immagini a tema senza copyright ho scelto la copertina del famoso libro di Todorov "La conquista dell'America - Il problema dell'altro", edizione Einaudi; peraltro è nella pila dei libri che ancora devo leggere, ahimè.

Poi se qualcuno sa spiegarmi perchè in questo caso il copia incolla da documenti che ho sul pc non ha funzionato per quanto riguarda lo sfondo mi farebbe un grosso piacere...

lunedì 6 ottobre 2008

Scuola di fumetto


Sulla rivista "Scuola di fumetto" adesso in edicola (n. 62) c'è un articolo sul ventennale del Centro Fumetto Andrea Pazienza di Cremona in cui compare anche un mio intervento, tra gli altri, dove racconto il mio primo contatto con questa benemerita associazione (risalente ormai agli inizi degli anni 90).  
Molti aspiranti fumettisti sono stati ospitati sulle pagine dell'allora fanzine del Centro, "Schizzo", che poi negli anni si è trasformata in una rivista di tutto rispetto, piena di fumetti, articoli di critica, recensioni.
Oltre ai ricordi degli animatori del Centro e al mio intervento ci sono scritti di altri disegnatori e autori come Matteo Alemanno, Andrea Bruno e Anna Merli.
Questa segnalazione mi dà l'occasione di consigliare l'acquisto continuativo di "Scuola di Fumetto" per chiunque abbia un minimo di interesse verso il fumetto e l'illustrazione: è una rivista piena di corpose interviste a professionisti di ogni tipo e scuola, recensioni, segnalazioni, lezioni pratiche, consigli ad aspiranti fumettisti, tante immagini e interi sketchbook pieni di rarità e inediti; in questo numero ad esempio c'è il corposo sketchbook di Filippo Scozzari (inutile presentare il sulfureo autore di tante storie a partire dagli anni 80 del mitico "Frigidaire"), intervista e tanti disegni di Simone Bianchi, lanciatissimo disegnatore della Marvel, altra intervista allo sceneggiatore Matteo Casali ("Bonerest", "Scorpioni nel deserto", "La neve se ne frega", ecc.), un articolo su Hornschemeier (Da leggere il suo "I tre paradossi"), e tanto altro.
Laura Scarpa dirige la piccola redazione della rivista, la passione è tanta, le difficoltà gestionali anche, tenendo conto dello stato del mercato del fumetto oggi come oggi; eppure a fronte di qualche piccolo refuso qua e là la qualità della rivista è ottima - detto da semplice lettrice e non solo da amica della direttrice. Ancora adesso, dopo anni di frequentazione con Laura Scarpa, non riesco a capire dove attinga a tanta energia e passione; ha una grande capacità organizzativa e una sensibilità pedagogica eccezionali. Personalmente ho fatto tesoro di tanti suoi consigli, sempre azzeccati, siano essi professionali che personali.