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lunedì 31 agosto 2009

Si ricomincia il lavoro, ma con una novità

Da un paio di settimane sono al lavoro sulla mia terza storia
de "La squadra fantasma" - serie di avventure di Legs Weaver and company che vengono pubblicate una volta all'anno (o meno) all'interno del semestrale "Universo Alfa".
Per cominciare ho cercato allargare il mio "database" grafico con immagini "prelevate" da colleghi più bravi, videogiochi, illustrazioni - questo non per "copiare" il lavoro altrui, naturalmente, ma per continuare a ispirarmi a design che sia il più fantascientifico possibile, e per fare ciò bisogna che io mi immerga totalmente in questi mondi futuristici: nessuno inventa nulla dal niente, neanche i grandi artisti...

Assieme ad Antonio Serra - curatore della serie - abbiamo deciso che per cercare di rendere il mio segno il più preciso possibile era meglio passare all'inchiostrazione digitale: la mia presbiopia cominciava ad avere effetti nefasti sulla resa di certe vignette.
Come già accennato in altri post uso per la retinatura il programma Manga Studio EX 4.0; questo programma è ottimo anche per "inchiostrare" con l'ausilio della tavoletta grafica, e io amo in particolare la duttilità del pennello di questo programma.
L'anno scorso per prova avevo inchiostrato tre tavole del fumetto che uscirà a novembre ( il numero 2 de "La squadra fantasma") e quasi nessuno era riuscito a notare la differenza tra la mia solita inchiostrazione manuale e quella digitale.
La scelta però di usare pc e tavoletta grafica per 170 tavole è un bell'impegno e una scelta anche stilistica - e per me significa anche tante ore di lavoro davanti allo schermo...
Posto qui in anteprima una delle tavole che ho terminato (la 5 per l'esattezza), e approfitto di questo post per manifestare la mia soddisfazione (anche quella di Serra) per come mi sto trovando con questa nuova esperienza: mi sto divertendo, mi sembra di essere più precisa e di sapere cosa voglio ottenere dal mio disegno.
Posted by Picasa
Ogni inizio di storia rappresenta per il disegnatore stimoli nuovi e rinnovato entusiasmo, è naturale. Qualche volta per ragioni diverse l'entusiasmo si perde un po' per strada - vuoi la stanchezza, vuoi nuove difficoltà non preventivate.
La mia speranza questa volta è che anche tecnicamente io possa fare un passo avanti, oltre che divertirmi il più a lungo possibile.

Immagine: copyright© Sergio Bonelli Editore

mercoledì 19 agosto 2009

Molto più che una compagnia

(Importante: Milou sta benissimo, è viva e mangia insieme a noi! : purtroppo Milou mi ha lasciato a fine ottobre 2012)

Raramente su questo blog parlo di cose personali, che esulano dal mio lavoro di fumettista o di curiosa, ma questa volta ho proprio voglia di rendere omaggio a chi, del tutto inconsapevolmente, in fondo mi aiuta a vivere un pochino meglio e a farmi vedere anche il lato lavorativo in un'ottica diversa.
La cagnolina qui ritratta si chiama Milou (e non per mia scelta!), una trovatella che arrivò cucciola in casa mia quasi dieci anni fa.
Non ho mai avuto un cane prima di Milou, e quindi l'esperienza è stata del tutto nuova - con alti e bassi all'inizio. Col senno di poi la cagnolina è venuta su un po' viziatina, ma il suo carattere docile e socievole ha permesso alle due padroncine (sì, Milou è in comproprietà...) di potersela cavare abbastanza bene, senza grossi problemi. Peccato però che Milou non sia mai riuscita a capire il pericolo rappresentato dalla strada e dalle automobili: a parte il divieto di lasciare il cane senza guinzaglio, comunque in caso di "fuga" o smarrimento questa sua caratteristica è abbastanza pericolosa, senza dubbio (a ciò si aggiunga la gattofobia impulsiva).
Tutti i padroni di cani riescono a instaurare un rapporto personale e profondo con il loro animale - e quasi tutti vi diranno che al loro cane "manca la parola" ; oltre al fatto naturalmente che è intelligentissimo e capace di amore incondizionato.
La nostra è una visione antropocentrica e parziale, ma quello che si può dire durante questi millenni di convivenza con l'animale "cane" è che questo rapporto è conveniente per noi tanto quanto lo è per loro: avere il pasto assicurato tutti i giorni e un minimo di cure e luogo sicuro in cui dormire non è cosa da poco.
Non starò qui a raccontare quante cose particolari e buffe riesca a compiere Milou - ogni cane ha le sue particolarità, per quanto non tutti i cani siano provvisti dello stesso tipo di simpatia e intelligenza (proprio come le persone).
Per me Milou è importante anche perchè mi ha messo nella condizione di imparare qualcosa su me stessa, sul rapporto che ho con il lavoro e il tempo libero.
Qualche anno fa avevo iniziato a pensare che le passeggiate quotidiane con Milou rappresentassero del tempo "perso", sottratto alle tante cose che avrei voluto fare in casa (non solo lavoro dunque). Avevo l'ossessione del tempo (in parte ce l'ho ancora), sentivo di averne sempre più bisogno e quello che avevo mi sembrava di gestirlo male.
Non che Milou mi sottraesse ore intere: in fondo siamo in due in casa che si occupano equamente di lei, ma quella oretta di media giornaliera impiegata per le "passeggiate" mi sembrava essere "vuota", sottratta alla mia produzione e alle mie ricerche quotidiane.
Un paio di anni fa, in primavera, ho iniziato a cambiare atteggiamento. Specialmente il pomeriggio avevo preso l'abitudine di portare Milou in un bel parchetto non lontano da casa mia, stranamente ancora abbastanza tranquillo rispetto allo standard dei parchi milanesi.
Porto sempre un libro con me per leggere quando Milou ha voglia di stendersi tra l'erba, oppure porto la mia radiolina e ascolto "Farehneit" su Rai Tre oppure Radio 24 (le trasmissioni culturali).
A volte però molto semplicemente mi guardo attorno, osservo le persone che passano sul sentiero non lontano - corridori, genitori con passeggini, cani e padroni; guardo con curiosità il comportamento di vari tipi di animali (specialmente le cornacchie, intelligenti e aggressive), l'erba, gli alberi, il vento...
Smetto di pensare a casa, al tempo che passa. Guardo Milou, che spesso mi fissa negli occhi, felice e rilassata anche lei. Non so cosa pensi, me lo chiedo spesso. I cani comunicano con i padroni attraverso lo sguardo, attendono il cenno che indichi "possibile pappa", "possibile passeggiata", chiedono anche altre cose, ma spesso il momento sembra essere di pura estasi, pura soddisfazione del presente: sdraiate entrambe su un soffice prato, all'ombra di alti alberi, cosa mai potremmo comunicarci se non la felicità dell'attimo che stiamo vivendo? Piccola felicità, certo, inutile tempo felice, eterno momento del niente: solo io e la mia cagnolina, osservanti, sognanti.
Sto meglio da quando le mie passeggiate con Milou sono diventate un momento necessario, per quanto non "utile". E adesso purtroppo ce ne sono molte meno, poichè il caldo infernale del pomeriggio non permette più di allontanarsi troppo da casa.
Voglio molto bene alla mia cagnolina, gliene vorrei anche se non mi avesse portato ad apprezzare il "tempo vuoto", ma per questa scoperta le sarò sempre riconoscente...

sabato 8 agosto 2009

Come nasce una mia tavola: dalla A alla Z

Dal 1995 lavoro per la casa editrice Sergio Bonelli Editore e credo di aver disegnato diverse centinaia di tavole.
Tutti gli originali di queste tavole non superano il formato A3, che è grande circa 30 cm per 42, ma la gabbia che utilizzo per disegnare è più piccola: 25,5 cm per 36 cm (la gabbia dei miei primi "Legs Weaver" era leggermente più grande).
Ho sempre usato dei semplici fogli Fabriano da 220 g/m, quelli dei blocchi da 33 cm per 48, che provvedo ad accorciare (non l'ho fatto nei primi anni purtoppo). Per diversi anni ho usato i fogli ruvidi, poi sono passata al liscio.
La realizzazione di una tavola parte dalla lettura attenta della sceneggiatura: se è possibile avere in lettura tutta la sequenza di una scena è un bene (non è detto che succeda sempre) perchè si può già immaginare la struttura delle varie tavole (cioè la suddivisione in vignette) e renderle più equilibrate. Personalmente cerco sempre di variare la struttura classica della tavola "bonelliana" per cercare di variare un po' lo schema, se possibile.

Una volta gli sceneggiatori mandavano le tavole via fax, poi con l'avvento del computer nelle case dei fumettisti gli invii adesso avvengono via e-mail. Lo sceneggiatore attento cerca anche di aiutare il disegnatore fornendogli esempi visivi a cui ispirarsi o link da visitare, anche semplicemente per documentarsi (esempio: uniformi, città, veicoli, ecc.). Con Stefano Vietti il lavoro è grandemente facilitato.


Da qualche tempo durante la lettura della pagina di sceneggiatura mi appunto con uno schizzo il layout della tavola - una semplice e schematica suddivisione delle vignette che tiene conto delle tavole seguenti o precedenti.
Ancora più recentemente ho preso l'abitudine di fare all'interno del layout dei minuscoli bozzettini con la disposizione dei personaggi (la tavola che qui prendo a esempio non ha ancora il layout più definito).




La fase successiva è quella di abbozzare la tavola in scala reale (come detto all'interno di una gabbia 25,5 per 36) su dei fogliacci economici che trovo al discount sotto casa. Questi abbozzi sono molto generici e veloci, mi servono soprattutto per la disposizione delle masse, e per poterle eventualmente spostare velocemente al momento della copiatura sulla tavola che diverrà l'originale: questa fase la realizzo con l'uso di una tavoletta luminosa che mi sono portata da Roma e che deve avere quasi vent'anni.

Quindi l'abbozzo su fogliaccio viene ricalcato sul Fabriano con matita 2B, in maniera da poter facilmente cancellare con gomma pane il di più, e rifinire con micromina 0,3 B la mia matita che diventerà quella definitiva.



A questo punto inizia l'inchiostratura, anche se per metà lavoro di inchiostro vero e proprio non ce n'è, dato l'ampio uso di pennarelli graduati Staedtler (o in alternativa i Pigma Micron) che adopero specialmente là dove il segno deve essere più sottile; il resto è ripassato con il pennello ricaricabile con cartucce d'inchiostro della Pentel Brush Pen GFKP che adesso si può trovare anche in Italia (a Milano io lo compro in una coloreria di via Cesare Correnti) ma anni fa lo scoprii ed acquistai in Francia.
Finito il ripassochina/pennarelli passavo alla sgommatura delle tavole, pronte per essere consegnate alla letterista. Scrivo "passavo" perchè da due anni e mezzo (cioè da quando disegno "La squadra fantasma" per "Universo Alfa") nel mio lavoro è comparso l'uso del retino - scelta presa insieme allo sceneggiatore (Stefano Vietti) e il redattore capo, cioè Antonio Serra.


Per la retinatura già da un po' si usa il computer, e non più i vecchi fogli adesivi che andavano ritagliati (devo averne ancora da qualche parte, rimasugli di almeno vent'anni fa).

Quindi scansiono la tavola a 600 dpi in toni di grigio (ho uno scanner/stampante in A4, quindi devo fare due scansioni di mezza tavola) e poi con Photoshop ricompongo la tavola nella sua unità facendo qualche piccola correzione e riempiendo qualche parte in nero.
Nel mio primo "Squadra fantasma" ("Minaccia androide") ho usato Photoshop anche per la retinatura, seguendo un procedimento che consiste nella "colorazione" in scala di grigio delle parti che saranno trasformate in retino dopo la copiatura del livello e la trasformazione in bitmap.
Da quest'anno invece, per la seconda storia (quella da poco finita che uscirà a novembre), per la retinatura ho usato un programma che si chiama "Manga Studio EX 4.0" (ultima versione che permette anche l'uso del colore). Qui i retini sono stesi direttamente con il pennello (o il secchiello) e quindi il risultato è direttamente visibile. La scelta tra i diversi tipi di retino è vastissima, come da tradizione manga (e ci sono tantissimi effetti e decorazioni, oltre a ballon di ogni tipo).
Dato che non disegno manga ma fumetti di tutt'altro genere non sfrutto che in minima parte la potenza e le possibilità di questo programma, veramente duttile e completo.
Il programma in questione permette il salvataggio in formato PSD (quello di Photoshop) e la permanenza dei vari livelli che ogni tipo di retino forma automaticamente.
Finita la retinatura apro un'ultima volta la tavola con Photoshop per gli ultimi ritocchi; poi salvo la tavola in un'unico livello e la invio alla chiavetta USB o la masterizzo in un cd/dvd: sarà così consegnata in redazione, stampata, e mandata infine alla letterista.





Immagini: copyright © Sergio Bonelli Editore

giovedì 6 agosto 2009

La fine della storia


Ieri ho consegnato in redazione le ultime 6 tavole della storia de
"La squadra fantasma" che uscirà all'interno del semestrale Universo Alfa di novembre prossimo.
Questa è la seconda storia di una trilogia (le cui storie sono comunque leggibili separatamente) in cui sono protagonisti Legs Weaver e i suoi colleghi di squadra: Janet, Orson e la giovane Katy.
L'azione è ambientata in una grande città dell'Africa in cui la vita (tanto per cambiare) è molto difficile. Non entro nei particolari, ma direi che c'è molta azione, diversi personaggi, diversi ambienti (si vedrà una nuova "base Alfa") e robot e cattivoni come in molte storie di Stefano Vietti.
Ho ancora diverse modifiche da fare su singole vignette - nel complesso le tavole "funzionano", ma quello che ho imparato in questo anno e più di lavoro è che devo ottimizzare certe procedure, specialmente nella fase al computer (che con la prossima storia verrà anche incrementata).
In più dovrò abituarmi all'uso costante degli occhiali da presbide, ahimè: mi sono accorta in ritardo che questo ha condizionato il modo con cui ho disegnato le parti più "piccole" di certe vignette.

Vignetta tratta da una tavola di questa storia, sembra che Legs ce l'abbia proprio con me...
Copyright
© SBE

martedì 4 agosto 2009

"L'Unità", lo sbattezzo e i cattolici


In un mio post di qualche tempo fa segnalavo il libro di Lise e Talami "Quasi quasi mi sbattezzo", edito da Becco Giallo e che "l'Unità" ultimamente ha in parte ripubblicato sotto forma di striscia.
Adesso vengo a sapere della lettera di critica e protesta di ben 15 deputati del PD a proposito della pubblicazione di questa striscia: qui la lettera pubblicata sull'Unità.
Non ho molto da commentare, mi mancano persino le parole per farlo, constatato il livello ormai raggiunto da certa classe politica che avrebbe ben altro di occuparsi che segnalare ogni minima opinione che diverga dalla visione cattolica della realtà (e il fatto che siano deputati del Partito Democratico a fare ciò è ancora più triste).
Rimando per una ricostruzione della polemica (con link a vari articoli) al blog degli autori del libro "incriminato".