Per richieste varie alla sottoscritta: non faccio scambio link e banner, vorrei che le richieste di "amicizia" e di "contatti" fossero accompagnate da presentazioni - grazie!



giovedì 30 aprile 2015

Conversazione con lo scrittore Sergio Donato


L'idea era fare un'intervista a Sergio Donato simile a quelle che ho già fatto qui sul blog a disegnatori e sceneggiatori; poi (come spiego qui) è venuta fuori una specie di "conversazione" che spero sia interessante per i più. Avverto che il testo è un po' lungo, all'inizio volevo dividerlo in due ma  poi mi sono resa conto che avrei spezzato il ritmo.

Chi è Sergio Donato?
Nato nel 1975. Pugliese in culla, emiliano con la barba. La narrativa breve lo ha reso protagonista in numerose riviste e pubblicazioni, tra le quali "Robot", "Wmi", "Fantascienza.com", "Horror Magazine" e "Thriller Magazine" per Delos Books. "Urania" e "Classici del Giallo" per Mondadori. Ha pubblicato la raccolta "È qui che dobbiamo stare" per i tipi di WePub, “Scorreva rabbia” con Delos Digital ed è stato autore per Nero Press Edizioni ed ESEscifi. Collabora con il blog cararesistente.wordpress.com, per il quale ha osservato i sette vizi capitali.
Ha vinto il Premio Nero Short, il Premio Nero Lab 2011, il Premio Algernon Blackwood 2011 ed è stato finalista dell'edizione 2012; finalista anche al premio Stella Doppia 2012. Ha vinto l'Esecranda 2014.
È giurato del MyFest Gran Giallo città di Cattolica dal 2013.

Patrizia: Ciao Sergio, vorrei che questa non risultasse la classica intervista “io domando tu rispondi”, e soprattutto vorrei che parlassimo non solo del tuo lavoro di scrittore, ma anche di te come persona comunicante e curiosa (e infatti ci incrociamo spesso sui vari social della rete).
Ti parlerò un po’ liberamente, senza pensare troppo a una scaletta, ci passeremo e ripasseremo questo documento, un work in progress.
Sono andata a cercare le prime mail che ci siamo scambiati per vedere che anno era, e noto che ci conosciamo e leggiamo reciprocamente da ben 4 anni: era l’agosto del 2011 e mi chiedevi/non chiedevi di farti un disegno per la tua raccolta di racconti “È qui che dobbiamo stare”.
La mail mi aveva colpito, e poi mi erano piaciuti anche i tuoi racconti, lo stile ma soprattutto l’attenzione ai dettagli, a certi dettagli del comportamento umano, sia psicologico che fisico. 
Poi alla fine avevi scelto un disegno che avevo già realizzato per il mio blog dei Segni (adesso fermo), e la cosa interessante per me è sapere come avevi scoperto il mio blog, in generale poi qual è il tuo interesse per le arti visive, per l'illustrazione, il fumetto.

Sergio: A volte mi capita di provare una specie di comunione con le persone lontane che sento affini per alcune cose della vita come l’arte, le passioni, o semplicemente l’indole, e che si sviluppa sotto forma di una strana telepatia. L’altro giorno, molto prima di questa conversazione, stavo appunto pensando a come sono arrivato a sapere del tuo blog, tanti anni fa, e non sono riuscito a darmi una risposta: in puro stile internet. Internet non lascia memorie, lascia tracce da cui a volte si creano sentieri per le memorie future.
Non riesco proprio a ritrovare il sentiero che mi ha condotto al tuo blog, però non posso dimenticare il disegno che mi prestasti per la copertina dell’ebook fatto in casa che poi interessò l’editore WePub. Il disegno lo trovi qui e, Patrizia, ogni volta che lo guardo a me fa lo stesso effetto di un tempo. È stupendo. È pieno di così tante cose in così pochi tratti. C’è una storia, dentro. Qualunque essa sia, in quello schizzo c’è una storia. Riesci a vederla?
È uno dei motivi per cui mi piacciono la scrittura e il disegno: sono creatori di universi. Devi vederli come la teoria dell’inflazione dell’universo: un punto da cui tutto esplode e prende vita. La scrittura e il disegno hanno un punto di partenza comune, una particella da cui tutto ha origine: l’osservazione.
Un altro esempio della potenza dell’osservazione è in queste tavole di Superman contro il Parassita datate 1978 o giù di lì. Fanno parte di un albo che non ha più la copertina (che non l’ha mai avuta, se ricordo bene, perché nostro padre trovò l’albo così, in fabbrica) e contengono il punto d’inizio di un bambino. Superman dentro l’asfalto e poi Superman che scava l’asfalto spinto da un micidiale uppercut del Parassita fecero capire al bambino che l’asfalto su cui di solito camminava e che era duro, durissimo, poteva essere frantumato, scavato e riempito di storie. Era possibile andare oltre l’osservazione oggettiva di un fatto, di una cosa data per certa. Una sorta di ragionamento fuori dagli schemi ma che per un bambino, in quel momento, era solo una bella storia raccontata dai fumetti.
Le arti visive, e tutte le percezioni umane in genere, hanno un grande attrattiva su di me. Se non vivi non scrivi, dico sempre. Essendo un empatico e non un letterato, ho bisogno della mia vita o di quella degli altri per poter tradurre l’osservazione in scrittura, ma poiché non riesco a essere un nozionista, sono costretto nel ruolo di “assorbitore”. Assorbo le informazioni, le osservazioni, le arti e provo a rimodellarle in storie.

Patrizia: Un sacco di spunti nelle cose che hai detto.
“C’è una storia, dentro. Qualunque essa sia, in quello schizzo c’è una storia. Riesci a vederla?”
Be’, adesso la vedo grazie a te, vedo la tua storia, le tue storie. Anche io ho questa propensione a vedere delle storie dentro le illustrazioni, spesso le intravedo dopo che le ho fatte di getto, e mi piace immaginare che chi osservi quei disegni ne veda altre ancora. Come dici tu: “creatori di universi” - è questo che ci unisce, il piacere di vedere sbocciare e crescere tra i segni e le parole interi mondi, intere possibilità.
L’episodio che racconti a proposito del fumetto di Superman mi fa tornare in mente il tuo racconto di fantascienza
Non gli occhi di suo padre che mi aveva davvero affascinato: riuscivo a visualizzare le scene del tuo racconto quasi come fosse un fumetto, hai una certa capacità visionaria, una bella fantasia sia per la trama che per i luoghi in cui fai muovere i tuoi personaggi. Sarei curiosa di vederti alla prova con una storia di fantascienza più lunga; anche se ti sai muovere bene tra vari generi forse la fantascienza è quella che mi intriga di più - oltre ai racconti thriller con Tallone da Killer naturalmente (a proposito ci vuoi raccontare un po’ delle storie che hai scritto con questo protagonista?).

Sergio: Non possiedo la distanza lunga per natura. Poiché le mie storie nascono da un’osservazione, molto spesso sono scatti brevi, ma anche scatti fotografici. È come se dovessi tenere la maggior parte dei dettagli tutti in testa e tutti nello stesso tempo, e con un romanzo è molto più difficile, e sento di dover andare contro la mia natura che invece mi sussurra: sta qui, stai raccolto, non ti allargare. La fantascienza è stata la mamma della mia fantasia e avrà sempre un posto speciale tra i miei affetti, per questo al momento sto imbastendo un romanzo thriller ma avrei una voglia matta di scriverne uno di literary scifi.
Marion Petit” (pubblicato nell’antologia Esescifi 2014), che è uno spin-off di “Non gli occhi di suo padre” (pubblicato su Urania Collezione n.115), ha appunto lo stesso taglio sentimentale del racconto di origine. La fantascienza (la scrittura fantastica in genere) è una quinta di teatro, è uno sfondo davanti al quale si può rappresentare qualsiasi tipo di storia. Per esempio, è molto più difficile piegare un giallo al sentimento. La fantascienza invece è plastilina, è malleabile, è un organismo artistico che si adatta benissimo alle atmosfere di altri pianeti narrativi.
Il romanzo thriller che sto preparando pesca invece dall’universo di Tallone da Killer, finito sotto forma di racconti in due Gialli Mondadori (n.1322, n.1333). Il personaggio fu un altro botto nato dal nome che mi scoppiò in mente una mattina, così, dal nulla (anche se spesso i suggerimenti mi arrivano dai sogni che a loro volta si nutrono di osservazioni), e venne su già quasi completo e aveva più o meno questa faccia qui. Sono un po’ stanco dei gialli con i commissari e i marescialli, e anche delle indagini classiche. Avevo bisogno di personaggi cattivi buoni, cioè di criminali meno criminali degli altri che aiutavano quelli ancora un po’ meno criminali o semplicemente persone disadattate finite nei guai. Avevo anche voglia di intrattenere il più possibile il lettore, così ho dato un bel pestone sul pedale della scrittura scenografica e ho provato a spingere la macchina narrativa verso la costruzione tridimensionale della storia, così come avevo già fatto con “Non gli occhi di suo padre”. Non è solo show don’t tell. Credo che la buona riuscita di questo tipo di scrittura stia anche nel how to show the show don’t tell, cioè non tanto nel cosa far vedere, ma nel come un’azione viene raccontata. 
  
Patrizia: Hai ragione, nei racconti sei molto bravo, riformulo il mio desiderio: una futura raccolta di tuoi racconti sci-fi (d’altronde mi dici che c’è un filo che lega “Non gli occhi di suo padre” e “Marion Petit”).
Noto quanto il disegno che hai realizzato di Tallone da Killer assomigli a quello che avevo in mente la prima volta che ho letto un racconto con lui protagonista! 
Ok, torno a “Marion Petit”, un breve racconto contenuto in Esescifi 2014 che si trova in vendita qui su Lulu (occhio che Lulu non so perché non indica mai il prezzo comprensivo di tasse: non è 2,99 € ma 3,11): sia qui che negli altri tuoi racconti di fantascienza sono presenti spiegazioni scientifiche soprattutto relative alla fisica dei quanti - a livello divulgativo ne so qualcosa ma ammetto che ogni tanto mi ritrovo un po’ smarrita. In ogni caso è molto bello come usi queste nozioni per dare corpo a una trama che parla di sentimenti, di relazioni tra le persone, di emozioni. 
Siamo immersi in un mondo fisico, noi stessi fatti di atomi e materia che obbedisce a leggi fisiche: a me pare una cosa meravigliosa di per sé pensare a come siamo capitati in questo angolo di Universo e alle interazioni che ci sono tra noi esseri umani grazie a queste leggi. 
Sto divagando: la domanda è come ti informi sulle questioni scientifiche, cosa ti piace leggere, quanta importanza credi debba avere la cultura scientifica per un autore che voglia scrivere di fantascienza - al di là del fatto che uno scrittore debba poi piegare queste nozioni per le sue esigenze artistiche, naturalmente.

Sergio: Qualcuno famoso che ora non ricordo disse una cosa circa il tempo della documentazione di un narratore (tengo a precisare “narratore” perché, quando dipende da me, non voglio più appiccicarmi addosso l’appellativo di “scrittore”. Ha qualcosa di nobile che non possiedo), insomma disse più o meno che la scrittura finale è una pietruzza che viene fuori da una montagna di informazioni.
Non avendo una mente matematica, ma essendo affascinato come un bambino dalla scienza e dall’astrofisica, devo fare di necessità virtù. Quando scrivo fantascienza e mi servono basi scientifiche, uso qualsiasi mezzo per assorbire conoscenza, compresi i saggi e gli incroci di dati, estratti e testi divulgativi. Sono sicuro di commettere molti errori scientifici; anche per questo mi capita di accompagnare il racconto verso tematiche sentimentali o di vita: faccio in modo che la sospensione dell’incredulità trovi almeno un alibi nel tono del testo.
Noi siamo fatti di emozioni, sentimenti e scienza. L’universo è gelido e noi siamo caldi. La scienza è un’algida descrittrice della vita, la quale però è ribollente di stati d’animo e di organismi in continua mutazione. Questa antinomia tra scienza “fredda” e vita “calda” ha un fascino tutto suo.
Mi piace ancora una volta ripetere le parole della scrittrice Enrica Zunic’. Disse: “Anni fa mi chiesi come mai in Amnesty International trovavo così tanti astrofisici. Mi risposi che evidentemente la consapevolezza acuta dell'essere su una minuscola palla appena velata d'atmosfera come una pesca lo è di peluria e rotolante nello spazio faceva apparire molto insensata e ridicola oltre che ogni definizione di Sud o Nord anche ogni discriminazione.”
Bellissima. Hai mai provato a vedere i video della Terra di notte che scivola via sotto la Stazione Spaziale Internazionale? Non ti arriva quel senso di “ma che cavolo stiamo facendo a questa nostra casa? E a noi stessi?”

Patrizia: Ah sì, è emozionante vedere la Terra dallo spazio, e pensarla come una pallina persa nell’Universo rende il tutto più incredibile. Poi facendo quegli zoom da filmone americano arriviamo a vedere i particolari delle vite degli umani che “infestano” il pianeta in ogni angolo e la poesia un po’ scompare, confesso.
A parte le situazioni terribili in cui vivono milioni di persone - la stragrande maggioranza non nel nostro continente - c’è da dire che quello che noto e mi deprime sempre più col passare del tempo è il cinismo, la cattiveria, l’egoismo della società in cui vivo, di cui il riflesso in rete non è che amplificato, non distorto: le cose che sento per strada, nei mercati rionali, nelle file alla posta non sono tanto dissimili dai commenti più atroci che l’anonimato sul web sollecita (molto spesso però non c’è anonimato, non c’è timore, non c’è vergogna).
Sposto l’attenzione verso l’argomento dei social network perché tu sei presente in diversi luoghi sul web, anche se con una certa diffidenza, e perché hai anche aderito ad un esperimento particolare a un certo punto: ce ne puoi parlare?

Sergio: Recentemente ho capito che l’umanità è sempre stata così, e la “tecnologia sociale” di questo decennio non l’ha cambiata poi tanto; ha fatto in modo di farci ascoltare più voci di quelle che trent’anni fa sarebbero state solo quelle del mercato e della fila alla posta. In un picco di pessimismo, dico che da questo punto di vista Internet mi ha tolto un po’ di speranza. Se vivi fisicamente in un posto con gente brutta, un domani speri di poterne abitare uno con gente buona. Internet invece disvela l’umanità per quella che è, o che è ancora. Che i social network possano contribuire a modificare le abitudini degli esseri umani non c’è dubbio, ma quando ragiono su una massa d’individui, una comunità, una nazione, un continente, una specie, devo considerare che i cambiamenti saranno tanto più lenti all’aumentare del numero delle persone soggette alla modifica. Se vuoi, possiamo applicare a una massa sociale d’individui il secondo principio della dinamica che, per farla breve, dice così: a parità di forza, un corpo si muove tanto lentamente per quanto la sua massa è più grande. A proposito di masse, di rabbie, di mancanza di ragionamenti logici e di comportamenti umani, è un po’ quello che accade davanti a un semaforo che da rosso scatta a verde in una lunga fila di macchine. L’ultimo guidatore della fila dirà: «Ma è verde! Perché non vanno?» In realtà, quelli davanti a lui si stanno muovendo, ma tra il muoversi della prima macchina e quello dell’ultima c’è la somma dei tempi di reazione di tutti gli altri guidatori, i quali devono verifcare e attendere che la macchina che li precede si sia effettivamente mossa. Ecco che tra il verde e, diciamo, la decima macchina in coda possono trascorrere anche dieci secondi prima che quest’ultima possa accelerare.
Qui su Bookrepublic, qui su Amazon.
I social spesso mi atterriscono perché diventano un insieme di voci ed emozioni contrastanti in un unico spazio-tempo. È straniante. Gli esseri umani sono organismi analogici e non sono fatti per assorbire così a lungo stimoli digitali accesi/spenti, anche se quegli stimoli sono creati dagli uomini e hanno codici umani riconoscibili, cioè parole, immagini e suoni.
Ogni tanto quindi devo prendermi una pausa. La più lunga è stata di 99 giorni. Ho aderito a questa campagna qui. Che poi, a sua volta, non è che marketing sotto mentite spoglie. Agli inizi credevo che internet fosse un luogo. Invece Internet è soldi. Lo vedi anche dalle ricerche. Si ha quasi sempre la sensazione di stare in un negozio e non tra le pagine di un’enciclopedia della civiltà.
Oggi associo quei 99 giorni a un senso di leggerezza, però anche di consistenza. Quando decidi di eliminare un’attività dal tuo quotidiano, inevitabilmente avrai un avanzo di tempo. Io, per esempio, in una parte di quei 99 giorni ho stabilito che la migliore esecuzione del Concerto n.1 per Violino in sol minore di Max Bruch appartiene a Vadim Gluzman: calda, sostenuta, precisa, appassionata. Bellissima. Non che Facebook non mi abbia arricchito o fatto scoprire persone o cose meravigliose, ma il lavoro di setaccio in mezzo al fango è durissimo e dopo un po’ fanno male le ginocchia, a stare piegato sui ciottoli.
Tuttavia, ammetto che le indagini etologiche e sociologiche mi sono sempre piaciute. Tempo fa iniziai a studiare etologia umana, ma dovetti abbandonare perché i miei amici smettevano letteralmente di muoversi dopo averlo saputo. Credevano li analizzassi. In parte era così, e comunque preferivo degli amici mobili a dei soprammobili. (sorrido)

Patrizia: Ho seguito il link al Concerto di Max Bruch (che non so chi sia) e ho scoperto di avere ancora accesso al mio vecchio account (gratis) di Spotify. Mi è piaciuto ascoltare un po’ di musica a cui non sono abituata. Non sono granché come ascoltatrice, confesso.
Dopo aver parlato di tante cose diverse io tornerei alla letteratura: quali sono gli scrittori che ami di più? E quelli con cui sei cresciuto?

Sergio: La mia sarà una risposta semplice e abbastanza comune. La lettura arriva dai grandi, come per qualsiasi attività ricorsiva dei genitori che trova un nuovo ciclo di riproduzione nei figli. A volte possono esserci attività che, seppure ripetute, vengono stoppate dai figli e rigettate, ma non mi è mai capitato di sentire qualcuno che abbia detto: «Io non leggo perché quando ero piccolo mia madre leggeva così tanto che mi ha fatto odiare i libri.»
Quindi leggo perché mio padre leggeva tanto e leggeva solo fantascienza e gialli. Per la stessa proprietà transitiva dovrei leggere solo questi generi, ma poiché per fortuna non siamo solo la copia dei nostri genitori, quei generi mi hanno semplicemente spalancato una porta a doppio battente, e per rispondere alla tua domanda dovrei redigere un elenco di autori lunghissimo e strano per accostamenti. Te ne dico alcuni, buttati così: McEwan, Carver, Wallace, Tevis, Franzen, Davide Longo, Nabokov, Cheever, Simenon, Marai, Turgenev, Simmons, Lansdale, Lem, Sturgeon.
Sono cresciuto (nel senso del primo processo di lievitazione del pensiero letterario, da piccolo) con la trilogia de “I sovrani delle stelle” di Edmond Hamilton. Space-opera purissima. Poi sono passato ai romanzi di Skylark di E. E. Doc Smith e dopo ho incontrato il mio amico Asimov. Mi sono innamorato del misconosciuto “Galassia maledetta” del francese Francis Carsac, e ho messo su famiglia con quel genio di Stanislaw Lem, quindi l’ho tradito andando a libri con tutti gli altri, pescando a destra e a manca, senza badare a nazionalità o generi. Un’orgia che continua tuttora e che andrà avanti finché non perderò la vista, e a quel punto potrei sempre passare agli audiolibri, perché quando mi capita di non leggere per lunghi periodi di tempo mi prende come un senso di colpa; verso chi e perché non è dato sapere.

Patrizia: Vero che chi cresce tra libri è facilitato a continuare questa abitudine, e magari a trasformarla in passione (io mi chiedo ancora da dove è venuta la mia passione per i fumetti e i libri, non avendo avuto la tua fortuna: e meno male che comunque sono stata assecondata, e poi anche aiutata).
Condivido anche la passione per gli audiolibri, spero che questo mezzo “per leggere diversamente” venga sempre più diffuso.
Credo che potremmo avviarci verso la conclusione  di questa interessante conversazione, ma non prima di averti domandato qualcosa sulle tue abitudini di scrittura, le tue modalità. 
E aggiungo anche: avresti voluto che ti facessi qualche altra domanda, o che toccassi altri argomenti?

Sergio: Sono un narratore disordinato. Quando leggo di scrittori che si danno orari e modi, e rituali, io lo capisco ma mi prende un brivido. A meno che non siano tempi dettati da altri impegni, pianificare un orario quotidiano per la scrittura mi toglierebbe qualsiasi guizzo. Se mi dici di stare in un posto perché sono costretto a starci io farò di tutto per andare via da lì, e vale anche per lo scrivere. Sono già troppo preso dall’idea (vana) di riuscire a mettere una parola dietro l’altra in un modo così prossimo alla perfezione che non potrei sopportare altri vincoli. Però quando scrivo devo stare da solo (e per fortuna vivo in un posto in cui, se si sta attenti, ci si accorge del modificarsi della fauna), o al massimo posso accettare la compagnia di una musica senza adrenalina: classica o un’indie leggera, sfumata. Niente martelli rock e niente italiana, perché le parole della canzone inciamperebbero in quello che sto scrivendo.
Rileggo tanto mentre digito. Sono lento. Quando finisco un periodo devo lasciarmelo alle spalle con la falsa certezza di non tornare più indietro. Revisiono molto poco, ma se un editor mi dice “qui è da rifare, o voglio un finale diverso, o perché non facciamo così” io ascolto, contratto se è possibile, e poi mi do da fare.
E poi disegno. Così, per serendipità. Uso il tratto per liberare la mente e fare spazio alle nuove parole da digitare.
Altre domande, dici? Credevo di riceverne di più sui fumetti, ma mi avresti trovato impreparato, perché li metto nel calderone delle arti da cui prendo ispirazione. Però se dovessi dire un titolo, non so: “The Complete Essex County” di Jeff Lemire. Ha una profondità incredibile.

Patrizia: Pensa che non ho letto niente di Jeff Lemire e adesso naturalmente dovrò recuperare “The Complete Essex County”  (che ho scoperto essere uscito anche in italiano, e si trova pure in ebook).
Ti ringrazio tanto per la tua disponibilità e per il divertimento che mi hai procurato con questa modalità di “conversazione”; è qualcosa che mi piacerebbe provare con altre persone, in futuro, autori con cui vorrei scambiare delle chiacchiere, ma non è detto che sarebbero disposti a provare qualcosa di così particolare. Vedremo.

Sergio: Grazie a te, Patrizia, soprattutto per lo spazio e il tempo che hai sentito di regalarmi.


mercoledì 29 aprile 2015

Riflessioni e consigli di lettura


L'idea di "Fumetti in giro" (leggere qui per sapere cosa è) mi è venuta settimana scorsa dopo aver letto un commento su Facebook. Pareva anche ad altri un'idea carina, pensavo forse un po' ingenuamente che qualcun altro avesse fumetti che per varie ragioni non portava già in biblioteca o non regalava agli amici, e che avrebbe trovato simpatica l'idea di lasciarli nei parchi o comunque in luoghi non usuali, magari con un bigliettino per spiegare l'iniziativa - fumetti che magari avrebbero potuto essere sfogliati, e chissà, letti, da persone che non si avvicinano di solito alle edicole a magari neanche alle biblioteche.
Sulla Pagina Facebook in 5 giorni sono stati messi 248 "like" e ci sono stati 1419 contatti. Nessuno ha aderito a questa iniziativa "rilasciando" fumetti, né mi ha scritto che l'avrebbe fatto (ci sono stati giorni di pioggia, ma insomma...); in compenso un paio di persone hanno sollevato dubbi sull'utilità di questa cosa, con argomentazioni che forse vengono pensate anche da altri.
Su un forum di appassionati l'idea di liberarsi di fumetti è stata considerata un'eresia - ed evidentemente faccio parte della minoranza di persone che compra fumetti non solo per collezionarli e tenerli da parte con cura ma anche per leggere generi e storie di tutti i tipi, per curiosità, senza iniziare collezioni, magari incappando in buone storie ma non memorabili, oppure in storie piacevoli ma non da tenere quando in casa non c'è più posto.
Credo quindi che da una parte manchi proprio la "materia prima" - i fumetti da donare, magari dati già in beneficenza a biblioteche o amici - dall'altra non sembra così poetica, forse, l'idea di rilasciarli nei parchi in belle giornate di sole, né utile invitare le persone a parlare di come si potrebbe fare per invogliare la lettura dei fumetti, sconosciuti ai più.
Sono mancate anche le segnalazioni di posti dove già vengono lasciati i fumetti - negozi, bar, ristoranti (tranne in un caso a dire la verità) che potrei inserire in una mappa Google (come quella che ho messo sul blog come esempio con alcune fumetterie di Milano).
Tra un mesetto tirerò le somme, tenere aperto il blog e la Pagina non mi costa molto, anche se non succederà nulla - e forse è meglio che non succeda nulla, anche perchè certe azioni, pur se disinteressate e non pericolose, possono essere interpretate da alcuni in altro modo.
Dal mio Tumbrl "Fumetti senza fine"

C'è un altro aspetto che mi colpisce dopo aver passato un po' di tempo a creare gruppi sui social network o blog vari: le persone non leggono mai a fondo le descrizioni o le spiegazioni (nel caso dei gruppi su Facebook: la ragion d'essere di un gruppo e soprattutto le regole), spesso non ci provano nemmeno, gli basta vedere la parola "fumetto" o "manga" o qualsiasi altro termine che abbia a che vedere con i loro interessi e subito arrivano a chiedere, pubblicare, pubblicizzare.
Spesso mi capita di essere contattata da persone che dicono di aver visitato il mio blog, ma poi dimostrano di non aver letto quasi nulla,  soprattutto i post che parlano dei temi che interessano loro (ci sono le etichette e i box sulla colonna destra).
Col tempo ho capito che superate le 5 righe la gente lascia perdere, o legge di fretta, superate le 10 proprio non c'è speranza. Purtroppo nel gruppo Manga Studio Italia su Facebook ci sono tante cose da spiegare a chi arriva la prima volta nel gruppo, e il post bloccato in alto, quello che dice "LEGGETE PRIMA QUI!" - più o meno - supera le 10 righe.
Anche con l'iniziativa "Fumetti in giro" ho faticato a far capire che la cosa non è in concorrenza con la pratica di lasciare i fumetti e i libri nelle biblioteche, e che comunque lo spirito deve essere un po' quello gioioso/poetico di un gesto fuori dalle solite pratiche. Magari non mi so spiegare, magari le persone leggono solo quello che già vogliono leggere, non lo so; quello che posso dire è che sta diventando sempre più faticoso per me cercare di comunicare al meglio nei vari spazi social su cui sono presente, mi sembra che il fraintendimento sia sempre dietro l'angolo.

Domani dovrei pubblicare la prima parte di un'intervista/discussione con lo scrittore Sergio Donato, di cui ho già parlato in occasione della pubblicazione di diversi suoi racconti (qui, qui, qui).
L'incontro con Sergio (e qualche altra preziosa persona) mi fa sempre pensare che il web ha (anche) degli aspetti molto positivi (e non parlo di quelli utilitaristici, evidenti); mi ripaga comunque della fatica quotidiana nello schivare troll, frustrati, maleducati, e così via.
Io e Sergio non ci siamo mai incontrati, eppure parliamo e discutiamo di un sacco di cose, sapendo di poterci permettere sincerità senza paura di incappare in fraintendimenti o malumori. Data la natura di questo rapporto la classica intervista con domande preformulate e mandate via email mi sembrava un po' limitante; così ecco l'idea (di Sergio) di creare un documento condiviso su Google Drive su cui "dialogare" con calma, intervenendo a turno e creando un percorso a seconda delle risposte di ognuno.
Una volta per caso ci siamo trovati contemporaneamente online sul documento aperto, è stata un'esperienza molto divertente "chattare" sullo stesso spazio fisico - un po' straniante.
L'unica cosa che nessuno di noi due è riuscito a fare riguardava le notifiche: nel menu dove avrebbe dovuto esserci la voce per attivarle - e sapere così se il documento era stato modificato - non compariva l'opzione; si doveva aprire il documento e vedere così  l'ora e il giorno in cui era stato modificato.

Ora passiamo ai consigli:
Un progetto Indigogo  che sta per terminare e che necessita ancora di aiuto - quello di RIM CITY - e un altro progetto proposto da poco: AGENZIA INCANTESIMI: BELLEZZA GLACIALE.

Al Mutty di Castiglione il 9 maggio si inaugura la mostra "Nihon: arti e grafica dal Giappone" -  
con buffet e inaugurazione della mostra collettiva degli artisti e illustratori AYUMI KUDO, KENJI ANDREA NAKASONE, SATOE TONE (fino al 31 maggio).

Un video tutorial con testo in italiano su Manga Studio 5, adatto a chi conosce molto poco il programma: Manga Studio - Linee e righelli / Tutorial Comic / Dalì School

Su Lo Spazio Bianco l'articolo "La gabbia bonelliana, questa sconosciuta", qui la prima parte e qui la seconda.



Potrebbe interessarti:http://www.bresciatoday.it/eventi/mostre/nihon-mutty-castiglione-maggio-2015.html
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con buffet e inaugurazione della mostra collettiva degli artisti e illustratori AYUMI KUDO, KENJI ANDREA NAKASONE, SATOE TONE

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sabato 25 aprile 2015

Buon 25 Aprile!


Quest'anno ci sono anniversari importanti - il 70° della Liberazione, i 100 anni dall'entrata dell'Italia nella Prima Guerra Mondiale (qui un mio post che ha raccolto link a libri e materiali vari).

Intanto un link che poi scade stasera, nel senso che lo sconto sugli ebook a tema Resistenza dura 24 ore: trovate diversi libri sia sugli store che vendono epub (come Bookrepublic) sia su Amazon che vende in formato mobi.
Segnalo inoltre:

venerdì 24 aprile 2015

"Fumetti in giro" su Facebook


Dopo l'idea iniziale di "lasciare fumetti in giro" (qui) e dopo aver discusso il nome di questo gruppo di "rilasciatori" (qui), ecco arrivare la Pagina su Facebook dedicata a questa attività: Fumetti in giro.
La Pagina dovrebbe rappresentare un punto di raccolta delle testimonianze di chi lascia i fumetti in giro (anche tramite foto o video) e magari un luogo di discussione su come incentivare la lettura dei fumetti. Si potrebbero anche indicare i luoghi delle fumetterie nelle varie regioni d'Italia, fare una sorta di elenco, o di mappa; tutte idee che potranno essere discusse sulla Pagina (nel frattempo cercherò dei collaboratori per la sua gestione).
Tutti potranno pubblicare dei post sulla Pagina previa mia (e altrui) approvazione: avendo esperienza di un gruppo dove non c'è moderazione preventiva dei post so che facilmente la situazione può sfuggire di mano con l'arrivo di spammatori o di persone che vanno totalmente OT (ovvero Off Topic).
Chi mette "Mi piace" sulla pagina potrà seguirne gli aggiornamenti.

Quindi per riassumere: sulla pagina "Fumetti in giro" si potranno postare testi, foto, video di chi ha rilasciato fumetti, chi vorrebbe farlo, chi propone idee per la diffusione del fumetto, o ne vuole parlare, chi indica fumetterie e incontri a tema. Non parliamo di corsi di fumetto, non facciamo pubblicità a scuole e corsi (ci sono altri luoghi indicati), il tema sono i possibili nuovi lettori di fumetti, non i già appassionati, i collezionisti, tanto meno i disegnatori e gli aspiranti disegnatori.

Il nome di questa iniziativa è stato scelto dopo un sondaggio (breve) tenuto grazie a un modulo di Google Drive: potete leggere qui l'elenco delle risposte, in tutto 45 (alcune erano predefinite ma c'era spazio anche per le proposte personali). Ce n'erano diverse molto belle ma alla fine credo che questo nome che vedete sia stato quello più votato e apprezzato (anche da me).



Qualche consiglio per chi vuole lasciare fumetti in giro: non lasciatene troppi in un solo punto, non deve sembrare spazzatura, né ingombrare posti che sono comunque pubblici.
Se volete potete inserire all'interno del fumetto un post-it con il link della Pagina Facebook (https://www.facebook.com/fumettiingiro), sarebbe bello che qualcuno venisse a raccontare cosa ne pensa del fumetto trovato (e sperabilmente letto). Sto pensando anche di creare delle piccole immagini con logo, link e magari codice QR da poter scaricare  e stampare per i più volenterosi.
Prima di lasciare fumetti in giro verificate le previsioni del tempo, che ci siano almeno 3 giorni di non-pioggia.
Naturalmente vanno bene fumetti di ogni tipo e genere; eviterei quelli troppo difficili da capire come quelli che fanno parte di lunghe storie (tipo i Marvel, DC e compagnia bella, a meno che siano one shot molto facili da leggere).

Personalmente su Facebook detesto abbastanza gli inviti quotidiani che ricevo per cliccare "Mi piace" su questa o quella pagina, per cui non manderò questo genere di inviti tramite il mio elenco di contatti: se vi piace l'idea condividete la pagina, oppure parlatene in giro, grazie.
Ah, l'immagine e il logo potrebbero essere cambiati dietro suggerimento dei colleghi fumettisti.

giovedì 23 aprile 2015

Il gruppo dei "liberatori di fumetti in giro"


[EDIT: qui la Pagina su Facebook: https://www.facebook.com/fumettiingiro]

Nel mio ultimo post ho raccontato di come abbia lasciato sulle panchine di un parco dei fumetti che non posso tenere più in casa. Su Facebook molti amici e contatti si sono dimostrati interessati a questo gesto e ho pensato che se altri vogliono seguire la stessa filosofia - ovvero quello di cercare di "acchiappare" qualche possibile lettore - sarebbe stato bello segnalarlo su qualche posto preciso, magari un gruppo su Facebook (inutile non sfruttare questa "piazza virtuale" in cui c'è mezza Italia).
Ho messo online un modulo con un sondaggio per scegliere il nome, qui, dove poter scegliere tra alcuni proposti da me, oltre a poter aggiungere il proprio. Fino ad ora sono state date online 27 risposte, che si assommano ad altre risposte date su Facebook, che qui elencherò:

  1. "Fumetti liberati" prende 8 voti
  2. "Fumetti al parco" 5 voti
  3. "Fumetti da strada" 4 voti
  4. "Fumetti in giro" 3 voti
Poi ci sono con 1 voto ciascuno: "Fumettiamo?", "Free Comics", Fumetti fuori", "Meno fumo più fumetti", "Nuvole in viaggio", "Segnali di fumetto"; Su Facebook segnalo "Fumetti contagiosi", "Seminare fumetti", "Fumetti al vento", "Porgi l'altro fumetto", "Fumetti a te", "Fumetti in panchina".

Io propendo per "Fumetti in giro" e lascio la spiegazione a Marcello Toninelli:
"mi sembra che "Fumetti in Giro" contenga le due "anime" dell'operazione: fumetti lasciati in giro, dove capita, e l'operazione di riciclaggio dei fumetti che "girano" (anche perché chi li prende e legge, poi può rimetterli in giro, appunto)."
Infatti quello che avevo in mente io (ma non è detto che altri concordino del tutto) è di far girare fumetti che altrimenti rimarrebbero nei solai o addirittura verrebbero buttati. Chi ha biblioteche o scuole a cui donarli faccia pure, è meglio così.
Quello che mi piace dell'idea di lasciare fumetti in luoghi diversi dal solito (non solo parchi, ma anche fermate degli autobus, bar, studi medici, ecc.) è la possibilità di raggiungere persone che o non leggono più da tempo (e non solo fumetti) o che proprio non ci pensano, che magari non frequentano le edicole, che neanche hanno idea di cosa esce adesso.
Magari solo per curiosità queste persone potrebbero prendere uno di questi strani albi e darci un'occhiata, magari verrano presi e portati in casa per i figli, i nipoti, per loro stessi - chi lo sa.



"Fumetti liberati" è un bel nome ma dà l'idea che invece quei fumetti fossero "incarcerati", e non è proprio così (magari dimenticati, magari nascosti, ma non prigionieri); d'altronde non vorrei neanche che ci fosse un'assonanza con la Liberazione, perchè non è così (non in questo caso).
"Fumetti al parco" rispecchia l'idea che avevo all'inizio, ma adesso lo trovo limitante.
Ho aggiornato il modulo, adesso (credo) potete anche cambiare voto se volete. Lascio ancora una giornata di tempo e poi domani vedremo.

Per il gruppo su Facebook [o forse anche una Pagina Facebook, per gli scopi di cui stiamo parlando forse è meglio] io pensavo anche a un punto di raccolta di suggerimenti per le persone che eventualmente raccolgano il fumetto e trovino all'interno le indicazioni per raggiungerci: potremmo mettere link alle fumetterie, fare un elenco, mettere link agli store online e persino per quelli digitali.
Pensavo infatti che all'interno di ogni fumetto "rilasciato" si potrebbe mettere un Post-it con disegnato il logo del gruppo (qui in foto un esempio, se ne avete altri più belli mandateli) e l'indirizzo web.
Chi invece rilascia i fumetti potrebbe fare delle foto e postarle nel gruppo, raccontarci un po' come è andata (suggerirei anche di non rilasciare troppi fumetti in un solo punto: non vorremmo creare "spazzatura" o farla passare per tale, né incoraggiare pratiche di accumulazione e magari rivendita!).
Nei miei sogni con questa pratica forse si recupera qualche lettore, forse qualche lettore verrà sul gruppo e ci spiegherà perchè non legge più fumetti, cosa vorrebbe leggere - insomma, avviare anche delle discussioni, spero interessanti per lettori e autori.
Ogni suggerimento è ben accetto.

mercoledì 22 aprile 2015

Fumetti al parco


[EDIT: qui la Pagina Facebook dedicata all'iniziativa]

Come tutti gli appassionati di fumetti ho la casa che straripa di albi e collezioni varie, senza parlare dei libri di narrativa, saggistica, ecc. La mia casa non è molto grande e ho praticamente raggiunto la capienza massima, quindi ogni tanto mi tocca fare un po' di selezione (ne ho parlato diverse volte qui nel blog).
Con l'arrivo della bella stagione ho deciso di lasciare in giro nei parchi un po' di fumetti che non posso tenere, sperando anche di incuriosire persone che magari non leggono abitualmente fumetti o che hanno smesso da tempo.
No, non è un bookcrossing (ne ho fatto esperienza tempo fa e ne ho parlato in questo post), troppo complicato. Sono andata in un parco non molto lontano da casa mia, ho lasciato 2-3 fumetti su una panchina, e via.
Ho fatto questa cosa la mattina, il tardo pomeriggio sulla panchina della prima foto i fumetti erano stati già presi da qualcuno (non ho potuto controllare le altre panchine).
Probabilmente farò altre azioni simili, utili o no che siano.



martedì 21 aprile 2015

L'ultimo disco de Lo Sconosciuto: "Profeta in Patria"



Lo Sconosciuto è il mio amico Federico Moi, "Profeta in Patria" è l'ultimo suo disco che contiene
10 tracce e che io ho avuto la possibilità di ascoltare in anteprima diverso tempo fa, quando ancora non era stata fatta la selezione dei brani (che infatti erano di più).
Di Federico avevo già parlato in occasione dell'uscita del suo primo cd come Lo Sconosciuto (Decalogo+1) un paio d'anni fa, qui.
Come nel precedente CD anche qui Federico scrive dei testi che colpiscono, lucidamente disperati, umani, ironici, in qualche caso caustici come in "Attraversare" (Un vecchio/Su una Panda Young/E sono morto).
"Gugol" può essere un altro esempio dello stile di Federico: Cerco/ come salvare la mia anima gemella/ per poi venderla al demonio online...Cerco di essere migliore/ Cerco/ dove scaricare la coscienza/ legalmente/ dove poter craccare/ la cattiveria della gente.
E anche: Ti sembrerà/ patetico/ aver pianto per amore e sul latte versato/ Ti sembrerà/ triste anche se umano/ aver sperato in un domani migliore in un destino sensato/ E guarderai commosso/ quel brutto tatuaggio/ sul tuo avvizzito corpo/ un avvizzito messaggio/ che non ha più radici/ e che non ha più rami/ che ha come nutrimento/ le lacrime che hai pianto ("Ex-Post").
Un'altra canzone che mi piace molto è "Sempremeno", che chi supera una certa età può comprendere meglio, credo: sempre meno voglia/ di fare qualcosa per impiegare/ sempre meno tempo/ un futuro che è come una scatola/ sempre meno grande/ da riempire con quello che vorresti/ fare/ ora che sei sempre più vicino a.../ sempre meno gioia/ farà parte dell'insieme delle /sempre meno emozioni/ evaporate come neve al sole...
Musicalmente io ci ho trovato echi di certe sonorità a cavallo tra anni 80 e 90, che amo in maniera particolare. Non so dire di più perchè non sono una grande esperta, ho sempre ascoltato la musica in maniera discontinua e parziale, ma quando mi piace qualcosa la ascolto con attenzione e in alcuni casi con passione.

 Qua sotto potete vedere il video di "Primavera", mentre il disegno a lato è mio, un omaggio al disco e alle sue tematiche (disegno suggeritomi da Federico).


sabato 18 aprile 2015

Segnalazioni varie, letture, ecc.


Dovevo fare post più brevi e frequenti, invece c'è ancora qualche intoppo per l'avvio di questa nuova
routine.
Comincio segnalando delle letture recenti e interessanti: ho finalmente avuto tra le mani alcune delle ultime interessanti produzioni targate Passenger Press (in pratica il buon Christian Marra), i due volumi di Luca Conca ("Urlo" e "Salto nel buio") e la raccolta "Racconti indiani", di autori vari.
Conca ha un segno davvero particolare, apparentemente schizzato ma che riesce a costruire forme e vignette solidissime, dark, angoscianti - e d'altronde la storia che si snoda attraverso questi due volumi lo è, angosciante.
In "Racconti Indiani" (che ha una bella veste e un formato contenuto ma con fumetti creati apposta) Marra si incarica di creare una cornice, la storia di un viaggio di una famiglia indiana (personaggi che hanno l'aspetto di vari animali, resi in maniera antropomorfa), all'interno della quale si alternano diverse storie tratte dalla mitologia degli indiani d'America.
Gli autori sono diversi, molti poco conosciuti, altri più noti; nel complesso una bella idea, anche se ammetto la mia non passione per il tema mitologico.

Due post fa avevo segnalato l'ebook giallo/storico di Marcello Toninelli (autore di fumetti e mio vecchio maestro), "S'i' fosse Morte..."; adesso segnalo un altro suo ebook fantascientifico (ma con dentro un giallo!), "Il pianeta scomparso".
Adesso potete ordinare "Toby" di Gregory Panaccione anche dal sito di ComicOut - del libro ho già parlato qui (consigliatissimo!).

In edicola non so come sono riuscita a trovare fino ad adesso tutti i volumi delle varie saghe di Aldebaran di Leo (Aldebaran, Betelgeuse, Antares) editi da Eura Editoriale; adesso la saga prosegue con Sopravvissuti, di cui ho trovato il primo numero - peccato che mi manca ancora l'ultimo numero (il 6) di Antares, che a quanto pare è in uscita contemporanea (almeno a leggere la fascetta allegata all'albo - vedere foto).

Qualche segnalazione di articoli e siti: qui il sito nuovo di Annalisa Leoni, bravissima disegnatrice e colorista; qui un post di Davide De Cubellis che ci parla dei suoi storyboard per il film di Garrone "Il Racconto dei Racconti"; qui Dettagli su ‘Bruti’, il gioco di carte di Gipi [Intervista]


martedì 14 aprile 2015

I vari livelli di una mia tavola a fumetti (da "Nathan contro Legs")


In edicola troverete ancora l'albo "Nathan contro Legs" da me disegnato, scritto da Giovanni Eccher ed edito da Sergio Bonelli Editore. Da quest'albo ho preso una tavola di esempio per far vedere quanti livelli uso di solito quando lavoro in digitale, con il programma Manga Studio (in questo caso la versione 4 EX).

Le matite sono state tutte disegnate su carta, un formato un po' più piccolo di un A3 (la gabbia è di cm. 25,5 x 36), scansionate in scala di grigi con uno scanner A3.
In Manga Studio 4 EX ho creato delle "Story" (file multipagina) da 32 tavole ciascuno, con un template con le stesse misure della mia tavola a matita a 600 dpi (ma avrebbero dovuto essere 1200).

La procedura più o meno è questa: importo la matita all'interno del file della tavola che devo disegnare, faccio la "squadratura", diminuisco l'opacità del livello matita, inizio a lavorare sul livello che chiamo "SEGNO", dove inchiostro i personaggi e talvolta gli edifici o altro che risulti in primo piano.
Poi aggiungo il livello "Sfondo" - spesso ne basta uno, talvolta per sfondi più complessi ne creo un altro a parte, o anche due.
Creo i livelli dei retini, che in questa storia sono tre: tutti a 42,5 punti con densità che vanno dal 10 al 25 al 40%.
Infine il livello che chiamo "Effetti" e che deve stare quasi in cima: ritocchi col bianco, tocchi e sfumature col pennello "secco", effetti vari (le righe degli schermi, ecc.), e poi eventualmente i livelli con gli effetti sonori, ancora sopra quello degli effetti e talvolta sopra quello della "squadratura" (in caso di "sbordatura"): in questo caso il "Cla-Clack" della pistola.
In questa pagina per comodità ho aggiunto anche il livello "Pioggia".

Nell'ultima foto potete vedere i livelli ma soprattutto i Rulers prospettici che ho usato per impostare le prospettive delle 3 vignettone.
Finita la tavola l'ho esportata in unico livello in formato PSD in monocromo (ovvero bitmap), ma avrei dovuto usare il TIFF (non chiedetemi perché, è una lunga storia, in parte dovuta al fatto che ho iniziato a disegnare questa storia molto tempo fa, e a certe regole e necessità tipografiche si è giunti quando ero già a metà dell'opera).








Adesso Smith Micro non vende più Manga Studio 4 EX, se siete interessati a questo programma dovete iniziare con Manga Studio 5, o 5 EX (o la versione digitale, uguale, che si chiama Clip Studio Paint). Se volete info e persone con cui discutere del programma potete iscrivervi al gruppo su Facebook "Manga Studio Italia".
Tutorial, articoli e materiali su Manga Studio potete trovarli riuniti nel mio post "Tutti i post e tutorial su Manga Studio".

Tutte le immagini © Sergio Bonelli Editore

domenica 12 aprile 2015

Tsū, prime impressioni sul nuovo social network


Qualche giorno fa su alcune bacheche di amici fumettisti su Facebook sono iniziati a circolare i primi commenti su Tsū, di cui ignoravo fino ad allora l'esistenza. Mi ha incuriosito anche l'accenno divertito ai "possibili guadagni" che avrebbe comportato stare su questo social network (in realtà pochi centesimi o euro se non si arriva ad accumulare migliaia di followers e un'intensa attività sociale di condivisione).
Per pura curiosità (come al solito) mi sono iscritta a Tsū, anche perchè in prospettiva (non fosse che per il richiamo del guadagno) potrebbe essere una piccola alternativa a Facebook.
Su Tsū ci si arriva per invito, basta seguire il link che chiunque sia iscritto può rilasciare, questo ad esempio è il mio: https://www.tsu.co/Patfumetto (lo dico adesso e poi lo ripeterò: se volete seguirmi bene, scegliete l'opzione "Follow"; accetto domande di amicizia solo da persone che conosco bene).



Molte cose sono simili a Facebook, ma mancano molte delle opzioni a cui siamo abituati - normale, è un social appena nato e si immagina che certe cose verranno implementate col tempo.
Ad esempio, l'unica scelta di privacy è tra "Pubblico" e "Amici", e non esiste la possibilità di inserire i propri amici in sottogruppi e quindi di evitare di vedere i loro post, se necessario; per questo è importante accettare l'amicizia solo da persone che veramente vogliamo seguire, o che conosciamo bene, per tutti gli altri c'è la possibilità di diventare nostri "follower", potranno leggere tutti i post "pubblici".
Ancora non so se rimarrò su questo social network che per adesso è un po' una copia dell'altro su cui ho tutti i miei contatti; mi piace l'editor delle foto, più completo di quello di Facebook (ma si può caricare solo una foto alla volta), la pulizia del sito e la grafica. Non mi interessa nulla dei guadagni, che sono impossibili per i comuni utenti.
Lo sto testando, ecco, vorrei provare anche a inserire delle cosine che non metterò su Facebook.
In questa discussione di Sara Boero (qui un suo post dove spiega cos'è Tsū) si parla  dell'importanza comunque che si smuova qualcosa nel campo dei social network che sono dominati da pochissimi colossi. Vedremo.


sabato 11 aprile 2015

Un giro ai Navigli


Come sapete  tutti (credo) tra poco si aprirà l'Expo a Milano. Tra i tanti lavori in giro per la città legati all'evento c'è la risistemazione della Darsena, che per molto tempo era stata privata dell'acqua (ci era cresciuta una rigogliosa vegetazione un po' selvaggia); avevano trovato dei resti di muri ed edifici risalenti al XVI secolo, motivo dell'arresto dei lavori, mi chiedo che fine hanno fatto adesso. Mah.
Ecco come si presenta la Darsena oggi, con una parte ancora da finire (come quasi tutti i lavori per l'Expo).




C'è da dire che le anatre sembrano molto contente e si aggirano sullo specchio d'acqua con prole numerosa al seguito.

Ho fatto un salto a Supergulp e non ho trovato molto di quello che cercavo, comunque ho visto la ristampa di Maison Ikkoku che consiglio a tutti quelli che non hanno potuta leggerla negli anni passati - la ristampa presenta albi più grandi rispetto alla mia collezione, ottimo per i cecati (come me).
In edicola invece ho finalmente trovato la rivista per giovani ragazzi Vitamina, la cercavo perchè sapevo della presenza del fumetto Ariol, di cui avevo letto un paio di bei volumi tempo fa.
Sappiate che il formato della rivista è simile a quello di Topolino (io la cercavo tra le classiche riviste per bambini che sono più grandi in genere), solo 1 cm più larga di lato.
Ho iniziato a sfogliarla e invece delle classiche rubrichine che si mettono all'inizio mi sono imbattuta in un racconto (con molte illustrazioni) lungo metà della rivista; l'altra metà è occupata da giochi e recensioni (scopro che c'è un videogioco dedicato all'agricoltura, Farming Simulator 2015 - questo mi mancava) e dai fumetti di Ariol e del fumettista Nob (gag di bambini che mangiano).
Leggo che Vitamina è la versione italiana di "J'aime lire", che in Francia vende tantissimo; ho paura che qui troverà diversi ostacoli, comunque faccio lo stesso gli auguri.

Ah, stavo pensando di cambiare un po' la natura dei miei post, che di solito sono "pensati" e un po' corposi, e altre un elenco di letture con link e poco più: magari scriverò post più "leggeri" e veloci, più spesso. Spero che la cosa non disturbi troppo i lettori "storici" del blog.

venerdì 10 aprile 2015

Un'occhiata a "Periscope", l'app del momento


Di Periscope non avevo mai sentito parlare fino a settimana scorsa, quando su Radio Popolare ho ascoltato una trasmissione dove avevano iniziato a usarla.
Cos'è Periscope? Probabilmente l'ennesima app che titilla l'ego narcisista del possessore medio di telefonino, e che attira valanghe di persone annoiate e perditempo - oppure no, potrebbe diventare qualcos'altro, chi lo sa (qui Mantellini sembra molto scettico, ad esempio; qui invece c'è una lunga e approfondita analisi che prende Persicope molto sul serio).
Con Periscope si può trasmettere live il video che stiamo girando con il nostro telefonino (per adesso solo iPhone); altri utenti che hanno la stessa app possono vedere il video e commentarlo "in diretta"; si possono vedere alcuni di questi video anche sul browser (quindi senza dover avere l'app) se su Twitter troviamo dei link diretti al video (naturalmente non si potranno commentare via web).

Utenti da tutto il mondo, tanti dai paesi del Golfo, tanti dalla Turchia.
Qui si filmava qualche cosa legata a un corso di fotografia. Kuwait? Katar? Il numero in basso a destra è quello degli utenti che stanno guardando il video in quel momento.

Da curiosa del fenomeno ho installato Periscope sul mio vecchio iPad 2, e ho iniziato a osservare. Quello che più mi ha colpito era vedere scorrere i video di decine di persone al minuto - di quel preciso minuto - provenienti da tutto il mondo; e i commenti che si potevano raggruppare in tematiche ricorrenti, ma che tuttavia univano nelle stesse modalità persone di tutte le nazionalità.
Di strumenti e programmi per andare in diretta video ce ne sono da tempo, ma forse solo adesso si è raggiunto questo tipo di mobilità e di velocità di esecuzione (ci vogliono pochi secondi per essere "live").
Credo che molti ancora non abbiano ben compreso cosa voglia dire farsi vedere su un video che potenzialmente può essere visto da mezzo mondo, in diretta; e commentato anche in maniera spiacevole. Per adesso i video hanno vita breve (sul concorrente Meerkat cessano di esistere un secondo dopo lo stop, in Periscope possono essere rivisti entro 24 ore, e comunque i nostri video possono essere salvati nel rullino fotografico, credo senza i commenti degli altri), la qualità media è bassa - dipendendo dal device e dalla linea; non c'è un chiaro modo per distinguere i tipi di video e selezionarli (a meno che si cerchino account precisi) ed è tutto un po' caotico.

Possibili usi e abusi: live dalle aule di scuola, ragazzine esposte (volontariamente ma anche no) a commenti offensivi o allusivi. Altri commenti ricorrenti: "Dove sei? Cosa fai lì? "

Ho fatto un video di prova: quello che bisogna fare è loggarsi attraverso Twitter, premere il pulsante di registrazione, scegliere un titolo, eventualmente abilitare la geolocalizzazione (io non l'ho fatto), e poi via, inizia lo streaming. Il mio video è durato poco più di 2 minuti e non ha raccolto neanche una visualizzazione - può capitare, dipende dal momento, se affollato o meno, o se il nostro titolo non stuzzica la curiosità di nessuno.
Non mi è quasi mai capitato di vedere video che raccogliessero più di 50/60 "spettatori", anche in account relativamente famosi (me ne sono capitati pochi, un Enrico Ruggeri, qualche account di radio o tv estere); se l'appuntamento live non viene annunciato prima e pubblicizzato per adesso non ci sono tanti collegamenti contemporaneamente. Non oso pensare a quando l'app si diffonderà (se lo sarà), con la possibilità di commentare e interagire in diretta la vedo dura maneggiare questo mezzo senza scadere nel caos; è probabile che saranno necessari cambiamenti nella struttura e nelle modalità d'uso.

Commentatori meschini o istigatori: "Buttati nell'acqua"; "vecchio, barbone" (il "barbone" a un certo punto ha iniziato a rispondere a questi commenti, diceva: "certo che avete dei problemi, dovete curarvi")
Saltare da un luogo all'altro del mondo, sapendo che il momento è identico per tutti, ha un suo certo fascino. Non tutti i video sono di perditempo che spesso li fanno appositamente per chiacchierare con sconosciuti in momenti di noia; alcuni vanno in giro a fare passeggiate e riprendono bei posti. Altri fanno vedere backstage di band, trasmissioni radio o tv, riunioni; in alcuni casi dei giornalisti hanno usato questo mezzo per intervistare persone durante qualche evento.
Diversi sono i video che riprendono viaggi in auto; qualche volta si sente solo la musica della radio come sottofondo, altre volte c'è la chiacchiera del passeggero, che magari dà un'occhiata al telefonino per rispondere ai commenti. Mi è capitato di finire a guardare il live di un paio di amici in auto, turchi, che giravano di sera; non mi ero accorta di essere l'unica collegata con loro in quel momento, per cui a loro è apparso il mio nome (non ho uno pseudonimo su Twitter), che a un certo punto hanno pronunciato abbastanza chiaramente.
La sensazione è stata stranissima, di essere quasi lì da sola con loro, due sconosciuti neanche tanto affabili, che parlavano e commentavano qualcosa su di me, che non capivo nulla. Ho chiuso subito il collegamento, quasi contemporaneamente al loro: un voyerismo reciproco che è risultato imbarazzante.

Le stazioni ferroviarie si assomigliano tutte.

Potevano mancare cani e gattini?
Sia dal Golfo che dall'Europa ogni tanto ci si dimentica che Periscope adotta solo il formato verticale.





martedì 7 aprile 2015

"Linus: Storia di una rivoluzione nata per gioco" e altri libri


Paolo Interdonato ha scritto un bel libro sulla storia della rivista Linus, nata 50 anni fa, un libro piacevole e interessante, con uno sguardo attento alla Milano e all'Italia dell'epoca, che vista da questi anni 2000 sembra così diversa e lontana.
Se volete sapere qualcosa di più di questo libro sul blog di Paolo trovate tutti i link a interviste, articoli e capitoli in lettura.
"Linus: Storia di una rivoluzione nata per gioco", prefazione di Umberto Eco, edito da Rizzoli Lizard lo trovate anche in ebook.

A destra senza sovracoperta

Un altro libro che voglio segnalare è quello di Carlo Zanda, "Una misteriosa devozione: Storie di scrittori e di cani molto amati" edito da Marcos y Marcos.
La copertina non rende merito al libro, che sembrerebbe uno di quei soliti libri un po' sentimentali e pieni dei soliti aneddoti sull'amicizia tra cani e umani. Innanzitutto è ben scritto, pieno di foto, e gli scrittori presi in esami sono tutti famosi e interessanti (si va da Freud a Thomas Mann, da Virginia Woolf a Buzzati, da Simenon a Franca Valeri, e così via, in tutto sono più di 50).
Il libro è suddiviso in brevi capitoletti (4/5  pagine di media) titolati con il nome dello scrittore e il cane (o i cani) più amati. I racconti non riportano solo i giudizi degli scrittori sui cani, ma lasciano sempre intravedere la poetica e l'indole degli artisti, il rapporto con i cani insomma diventa anche riflesso di un modo di vedere la vita.
Qui un'intervista allo scrittore, e qui dei brani tratti dal libro.



Su Facebook non chiedo spesso l'amicizia a qualcuno, uno di questi è Gianfranco Manfredi che spesso nei suoi post lancia argomenti di discussione non solo sui fumetti ma anche sull'attualità, la cultura, ecc.  Recentemente Manfredi ha segnalato il libro di Maurice Leblanc "Arsène Lupin, ladro gentiluomo", primo di una collana che il Corriere della Sera dedica al famoso personaggio.
Nello stesso tempo io stavo cercando qualche libro in francese per esercitare la lingua (la mia conoscenza del francese è un po' semplice, conosco le basi e capisco abbastanza quello scritto), e data la positiva recensione di Manfredi e anche di un mio caro amico ho cercato quel titolo in ebook.
La mia ricerca si è svolta sullo store Amazon perchè permette di leggere le anteprime (e perchè ci trovo ebook anche in altre lingue); ho trovato un paio di raccolte a poco prezzo, una addirittura a 0,99 €. 
Per non incappare in brutte sorprese (impaginazioni fatte male) ho scaricato le anteprime sia della raccolta citata che quella di un'altra a 2,11 € - e ho fatto bene, quella più cara era anche quella meno adatta, con spazi inseriti qua e là tra i brani del testo (solo oggi ho scoperto che esiste anche questa edizione).
Adesso potrò leggere "Arsène Lupin, Gentleman-Cambrioleur" (con l'aiuto del dizionario integrato del mio ebook reader, naturalmente).