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venerdì 7 novembre 2008

Divagazioni obamiane


Lo confesso: ero molto scettica sulle probabilità di Obama di essere eletto. A parte l'esperienza delle precedenti elezioni (dove Bush alla fine ha vinto chissà come...) c'era in ballo la "questione della razza" a insinuare dei dubbi sulla veridicità dei sondaggi (c'è ancora chi si vergogna a dire pubblicamente di non voler votare un candidato per pregiudizi razziali...in America almeno).
Non credo che Obama sconvolgerà il modo di muoversi degli Stati Uniti nel mondo; ho però qualche speranza in più che non si vada ad invadere l'Iran, ad esempio.
Per il resto mi auguro per gli statunitensi più poveri che qualcosa migliori nella loro vita, con l'allargamento dell'assistenza sanitaria, servizi sociali migliori, ecc. Di più non so cosa potrebbe fare un Obama che è del tutto aderente ai valori americani, ben più di tanti suoi detrattori che lo tacciavano di essere quasi uno straniero.
Diciamo la verità: la favola dell'uomo venuto su dal nulla, il meticcio la cui storia sarebbe adatta a un film di Hollywood, il sogno americano che si realizza in pieno, tutto questo sarebbe stato poco probabile se non fossero intervenute tante coincidenze favorevoli; a partire da questa gravissima crisi economica di cui i repubblicani sono stati considerati respondabili, e andando avanti con l'età molto avanzata dell'avversario MacCain, che se gli fosse venuto un coccolone in carica avrebbe lasciato il posto alla Palin (!!) - altro grave errore di MacCain.
Tornando alla faccenda della "razza" qui si possono misurare i passi avanti della società americana verso l'eliminazione del pregiudizio, ma anche quelli ancora da fare, tanti a mio parere. Il fatto che qualsiasi meticcio venga considerato "nero" o addirittura afroamericano dimostra come l'elezione di Obama non sia un punto d'arrivo, ma di partenza.
A questo proposito segnalo un post sul blog de L'estinto dove nei commenti specialmente viene approfondito il tema in maniera interessante. Da più parti comunque viene messo in rilievo l'importanza dell'elezione di Obama non in quanto afroamericano (non lo è secondo il significato corrente, dato che le sue origini bypassano l'ascendenza schiavista, essendo il padre africano), ma in quanto non bianco; e siamo ancora al punto che una tale constatazione è quasi rivoluzionaria, e basta alla comunità afroamericana per ritenerlo un proprio rappresentante, un simbolo di riscatto.
Il fatto di essere un outsider ha fatto convogliare su Obama le preferenze di molti americani, stufi delle solite consorterie e famiglie politiche (i Bush, i Clinton, in generale la classe politica troppo addentro al sistema); può essere questo uno dei motivi della sconfitta della Clinton alle primarie, e non solo il fatto che fosse una donna, come io sospetto. Se si va a parlare con i maschietti a tu per tu questa cosa viene fuori, prima o poi: meglio uno di colore che una donna...
Un cosa vorrei mettere in rilievo, per quel che conta: un MacCain non avrebbe mai potuto dire "...la risposta che viene dai giovani e dai vecchi, dai ricchi e dai poveri, democratici e repubblicani, neri, bianchi, ispanici, asiatici, indigeni americani, gay, eterosessuali, disabili e no..." 
E, divagazione per divagazione, in questi giorni sul sito di Repubblica (link ormai introvabile) appariva un ricordo fotografico del famoso bacio interazziale televisivo, quello nella serie "Star Trek" tra Uhura (l'addetta alle comunicazioni) e il capitano Kirk, come se questo abbattimento di un vecchio tabù legato alla separazione della "razza" bianca e nera avesse qualcosa a che fare con l'elezione di Obama...Tutto fa brodo per dimostrare l'irresistibile cammino delle persone di colore verso l'emancipazione e l'uguaglianza, pare; tranne poi scoprire che i tabù e i pregiudizi hanno la spiacevole tendenza a trasformarsi ed adattarsi, inabissarsi e riemergere nei luoghi più disparati.
Ancora una divagazione, l'ultima: proprio questo servizio fotografico di Repubblica mi faceva venire in mente delle altre foto, a proposito di lotta verso le discriminazioni: quelle pubblicate sullo stesso sito, qualche settimana fa, con la presenza dell'attrice che impersonava Uhura, Nichelle Nichols, e George Takei, che impersonava il timoniere Sulu sull'astronave Enterprise. Quest'ultimo era il protagonista del  matrimonio con il compagno di una vita, presente la Nichols e anche l'attore Koenig, che interpretava Cechov sullo stesso set.
Simpatico che proprio di questi tempi Takei e la Nichols si ritrovino a recitare nello stesso telefilm, "Heroes".

Comunque, alla fin fine, sì, come scriveva una mia amica "fa un po' impressione ascoltare il nome del prossimo presidente degli Stati Uniti d'America: Barack Hussein Obama"...


 

7 commenti:

  1. Che Obama sia meticcio, QUANTO sia meticcio, mi pare che sia questione da poco. A mio parere quel che conta è l’apparenza. Del mulatto non ha niente. Obama ha la pelle da nero, ha i tratti somatici da nero, ha le movenze da nero, dunque per gli americani è nero a tutti gli effetti. E se questo da un lato può rattristare (un mulatto è considerato nero), dall’altro fa ben sperare: gli yankee hanno votato un uomo che si presenta come un nero, che ritengono un nero. aggiungici il nome esotico e il fatto che forse è vicino all’islam, e risulta evidente la svolta epocale, la rivoluzione per gli Stati Uniti. Che poi faccia la fine di Clinton, ovvero che finisca ben presto a somigliare a un conservatore qualsiasi, questo è un altro discorso, ma gli auspici sono buoni.
    Per il resto del mondo, per l’Europa, per noi, magari non cambierà molto, ma è comunque un segnale forte.

    In_mezzo_alla_segale

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  2. Sulle donne: quelle attive, non in ruolo di contorno-supporto, erano solo due: la Clinton e la Palin. Entrambe alla pari dei peggiori uomini. Una bramosa di potere, legata a una vecchia idea di politica, con scandali ben insabbiati nel curriculum; l'altra talebana del cristianesimo, guerrafondaia, che ha fatto un uso personale e strumentale del potere. Forse gli elettori si sono semplicemente accorti che non era il caso di votarle. Magari il sessismo c'entra poco.

    In_mezzo_alla_segale

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  3. Forse il sessismo come dici tu c'entra poco con la sconfitta della Clinton, ma c'entra sicuramente con le possibilità di candidate donne di poter raggiungere ruoli di preminenza nei partiti. Che a ruoli di potere debbano arrivare donne dall'attitudine "brutale" mi sembra il prezzo da pagare da queste ultime per farsi largo in un mondo maschilista; e che la Clinton fosse più bramosa di potere di altri suoi colleghi mi sembra più legato a un difetto di visione e giudizio che tipicamente viene riservato alle donne (ciò che viene giudicata "ambizione" in un uomo spesso viene letta come "arroganza" in una donna).
    Ciò detto forse non avrei votato neanch'io la Clinton, non lo so, avrei dovuto vivere lì negli Stati Uniti e conoscere meglio la differenza di programma dei candidati.

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  4. Sulla afroamericanità di Obama: le lacrime del reverendo Jackson mi hanno risposto più di qualsiasi altra congettura. Se è "sentito" come afroamericano, lo è. È un nero, e di Chicago. Questo è bastato e deve bastare. Sul fatto che è "anche" bianco è un discorso più sottile e complesso, penso di capire cosa vuoi dire, ma non credo rientri molto nell'ambito preciso della questione politica. La percezione della crisi incombente e la consapevolezza della necessità di risposte ed idee nuove, non vecchie soluzioni, sono state come la malta che ha compattato l'edifico Obama, ma i mattoni sono quelli del progressismo, delle pari opportunità, della nuova generazione che vuole dire la sua. Spero e credo sia stato votato per questo. Mapi

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  5. E' un post scritto poco bene, mi rendo conto, e non ho neanche tutti gli strumenti culturali per sviscerare le stesse questioni che io mi pongo!
    Non metto in dubbio l'aspetto simbolico, importantissimo, dell'elezione di una persona considerata parte della comunità nera, e che ha scelto ("scelto", dopo un periodo in cui si chiedeva chi era - leggere anche una pur breve biografia di Obama da qualche parte) di essere un nero - e un nero che però cerca di superare la questione razziale, giustamente.
    Quello che mi fa riflettere è il fatto che Obama nero non lo è, all'atto pratico; e sul perchè nell'attuale società le cose stanno così, e per quanto tempo ancora staranno così.
    La stessa cosa si ripresenterà quando e semmai verrà eletta una donna; quando e semmai verrà eletto un ateo, cosa che ancora adesso è la cosa più improbabile (quasi impossibile) che accada.
    Il mio pessimismo strabico mi fa vedere meno l'aspetto positivo (che c'è, importante) di un'elezione così, che l'aspetto di cartina di tornasole di una società ancora arretrata dal punto di vista sia politico sociale (l'esultanza dei neri, che ancora adesso sono in condizioni di minorità) sia simbolico.

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  6. Hai ragione. Ma volendo guardare il bicchiere mezzo pieno, viene da sé constatare che si è rotto un argine.
    Finora, l'unica eccezione al predominio M-WASP (male, white, ecc.) era stato Kennedy, che era cattolico. Non una grande digressione.
    Speriamo che Obama sia stata la spallata definitiva. Infranto il tabù, speriamo che si vada verso un'autentica pari opportunità. Il prossimo presidente USA potrebbe essere ispanico, donna, gay, ateo, cinese, o di qualunque minoranza finora ignorata. Speriamo solo che sia una persona illuminata, e non un arrogante affarista.
    C'è ancora tanto da fare, ma un primo passo è stato compiuto.

    In:mezzo_alla_segale

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  7. Sperèm! In fondo la vecchietta afroamericana che andava ai comizi di Martin Luther Kink non avrebbe mai potuto immaginare che un giorno sarebbe stato eletto un presidente "nero", lei in vita...

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