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Attenzione: NON faccio scambio link e banner - grazie! Vendo tavole originali dei miei lavori bonelliani e realizzo disegni su commissione (per info p.mandanici@gmail.com)



Visualizzazione post con etichetta Film/Telefilm. Mostra tutti i post
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giovedì 14 novembre 2019

Un novembre con 3 fumetti in edicola da me disegnati (Cani sciolti, Color Tex, Odessa)

Per puro caso questo novembre giungono in edicola 3 albi della Sergio Bonelli Editore che sono stati da me disegnati (in maniera molto diversa uno dall'altro).

Il primo in ordine di uscita è un albo della serie di Gianfranco Manfredi "Cani sciolti", il n. 13 ("Il parco") - lo trovate in edicola dal 13 novembre. Al link precedente potete vedere anche 3 tavole tratte dalla storia (storia che ho impiegato molti mesi a finire e che hanno coinciso in gran parte con un periodo di problemi familiari).

Cani sciolti n.13 "Il parco" - Sergio Bonelli Editore

Secondo albo in edicola dal 21 novembre: il Color Tex n. 16 con 5 storie diverse tra cui una è scritta da Antonio Serra e da me disegnata ("Attenti al lupo"); questa storia ha avuto una realizzazione lunga, tra pause dovute al mio impegno contemporaneo su Odessa e quello di Serra in redazione (ne avevo iniziato a parlare qui sul blog).

Color Tex n.16 - Sergio Bonelli Editore

Terzo albo in uscita il 28 novembre: Odessa Rivelazioni n. 1 (che in realtà è il settimo albo della serie di Odessa, ma il primo di un nuovo ciclo), storia scritta da Piero Fissore e Davide Rigamonti e da me non solo disegnata ma anche colorata con Clip Studio Paint.

Odessa Rivelazioni n.1 "Fine di un mondo" - Sergio Bonelli Editore
Andando molto O.T. inserisco qui una mia necessità: devo cambiare casa per fare spazio a una persona in più (mia madre). A quanto pare è molto difficile trovare in AFFITTO un trilocale (o meglio: 3 camere + cucina abitabile se possibile) a MILANO o anche nei dintorni (ma ben collegati alla città). Se avete qualche info scrivetemi pure (p.mandanici@gmail.com).

Consigli di lettura (ok, sono miei amici, ma molto bravi in campi diversi): "Salvo imprevisti" è l'ultimo volume a fumetti di Lorena Canottiere (Oblomov Edizioni), mentre "Alien. Nascita di un nuovo immaginario" è un saggio di Boris Battaglia pubblicato da Armillaria (si trova anche in ebook).
Qui delle pagine in anteprima di "Salvo imprevisti", mentre qui c'è un approfondimento sulla storia e su cosa racconta.
Del libro su Alien invece se ne parla qui e qui.


sabato 14 aprile 2018

Problemi con Clip Studio Paint, Windows 10, Cintiq e tavolette grafiche (più altre cose)

Ultimamente i disegnatori digitali lamentano vari problemi con la penna delle loro tavolette grafiche (specialmente le Wacom Cintiq credo) dovuti ad aggiornamenti del sistema operativo o anche dei driver.
I problemi credo siano per la maggior parte relativi a chi ha Windows 10, e non ho ancora ben capito se dovuti all'atteso Windows 10 Spring Update (che a me ad esempio non è ancora arrivato).
In ogni caso segnalo che ieri 13 aprile sul sito Celsys (ma non nella sezione Download) c'è una patch per chi ha avuto problemi con l'uso della tavoletta (ci sono consigli anche per chi non usa Wacom): andate e leggete se fa al caso vostro.
Sul sito Facebook del gruppo Wacom User Group Italia c'è un post del 12 aprile che parla sempre dei problemi di chi ha prodotti Wacom e Windows 10: andate e vedete se anche lì trovate soluzioni che fanno per voi.
Per chi usa Photoshop e ha problemi con lo scrolling dell'immagine qui altro consiglio che trovate sul sito sopracitato.
Se volete raccontare la vostra esperienza con questi problemi ed eventuali soluzioni potete venire a commentare nel gruppo MangaStudio e Clip Studio Paint su Facebook.

Per chi avrà la possibilità di andare al Comicon a Napoli a fine mese consiglio tra le altre cose la mostra sui 40 anni di carriera di Laura Scarpa (la mia editrice del libro "Cronache dall'Ombra"). Sul sito Comic Out trovate già in vendita il suo nuovo libro a fumetti "War Painters", il racconto molto interessante dei disegnatori e pittori che seguirono e documentarono le vite dei soldati durante la Prima Guerra Mondiale.
Preannuncio anche una bella intervista a Laura Scarpa (molto personale) prossimamente su questo blog.


Segnalazioni: su Fumettologica si parla dell'interessante libro di Emil Ferris "La Mia Cosa Preferita sono i Mostri"; su Amazon potete leggere online un corposo estratto per farvi un'idea.

Non so se "Oblivion song" - il fumetto creato da Robert Kirkman (disegnato da Lorenzo De Felici e colorato da Annalisa Leoni) - sia così scarso come scrive Andrea Fiamma su Fumettologica; certamente l'apporto dei disegnatori italiani è di grande qualità e e io ho preso l'albo a scatola chiusa.
Qui potete trovare addirittura un podcast su questo fumetto - non ho idea di cosa parlino perché è in inglese e non ho le forze di cercare di comprenderne il senso!

Ultima succosa segnalazione: sono in arrivo su NetflixMonty Python! Qui un articolo su The Vision che ne parla.

sabato 16 dicembre 2017

Di giorno in giorno -13

La serie di questo tipo di post inizia qui.

Passerò il periodo natalizio a lavorare, andrò avanti con la storia breve per Tex (un Color Tex) di cui ho ricevuto altre tavole di sceneggiatura da Antonio Serra (le scrive quando può dato che è sempre parecchio preso dal suo lavoro redazionale). Quindi, come al solito, poco tempo per fare altro - anche scrivere su questo blog.

Segnalazione di una nuova collana a fumetti da edicola: Hachette Fascicoli dal 30 dicembre presenta "The Savage Sword of Conan Collection", la ristampa in bianco e nero (molto bene) dei fumetti di Roy Thomas e John Buscema che adattarono le storie di R.E. Howard negli anni '70.
Qui tutto il piano dell'opera e le info per l'acquisto.


Io non l'ho visto ancora Star Wars 8 o Gli ultimi Jedi, non so se riuscirò ad andare al cinema, sicuramente prima o poi lo guarderò con il distacco con cui guardo (quasi) tutto ormai; qui una riflessione di Diego Cajelli - non è rivolta a me evidentemente.

A proposito di saghe fantascientifiche torno un attimo a Star Trek The Next Generations (mi sono fermata per adesso, sono quasi alla fine della Prima Tremenda Stagione). Mi è capitato di vedere qualche riunione del cast in eventi pubblici - in particolare quelli recenti in seguito al Trentennale della serie - e la più "energica" mi è sembrata Marina Sirtis (Deanna Troi), perfino troppo (non l'ho vista spesso in video interviste, magari è così di natura); l'altro giorno mi è capitato di leggere questo estratto di intervista all'attrice: Sirtis: "Pensavo che mi avrebbero licenziata durante la prima stagione di The Next Generation".

L'angolo della scienza: La fisica del latte macchiato - Le Scienze

A proposito del video dell'orso polare scheletrico che sta girando adesso (io non l'ho visto, mi sono bastate le foto), a mio parere non è così che va raccontato il cambiamento climatico (che c'è): qui due articoli che ne parlano - L’orso polare in fin di vita, il cambiamento climatico e un video ingannevole per una buona causa (Licenza cc-by-nc-nd valigiablu.it) - L’orso polare e i cambiamenti climatici: tralasciare il contesto può essere controproducente.

 - Continua




giovedì 14 settembre 2017

Notizie varie (e un disegno di Tex)

Dopo una lunga pausa (lo sceneggiatore era impegnato) sono tornata a lavorare su una breve storia per un Color Tex - nel tempo libero faccio disegni a tema, in questo caso ho usato Clip Studio Paint.

La versione semplice a matita (digitale) è qui

Notizie varie a tema Fumetto:

- Sarà realizzato un film dalla serie "Strangers in Paradise" di Terry Moore! Lo stesso autore collaborerà con Angela Robinson. Auguri, eh.
- In edicola con La Gazzetta dello Sport troverete a breve la collana dedicata a "Valérian e Laurelin, Agenti spazio-temporali" di Pierre Christin e Jean-Claude Mézières, un classico della BD di fantascienza.
- Susanna Raule sulla questione dei compensi ai disegnatori: "Una questione di soldi".
- Zerocalcare e la settima stagione di Games of Thrones.
- I "Momenti di vita reale" del fumettista Daniel Cuello (autore di "Residenza Arcadia" per Bao).
- Continua con il capitolo 13 il racconto di Boris Battaglia (Da Hara-Kiri alle Graphic Novel – storie di fumetti e rivoluzioni marginali): "Qui comincia l'avventura".

Un po' di Podcast da Wikiradio (Rai Radio Tre):

- Un avvenimento del 1955 che ignoravo: Il Pogrom d'Istanbul.
- Anche di questo non avevo mai sentito parlare: La catastrofe di Mattmark.
- Quando gli stranieri ci studiano e valorizzano la nostra storia: Gerhard Rohlfs e i dialetti della Calabria.

Miscellanea di link:

- Il fumettista Matteo Bussola da qualche tempo è diventato anche scrittore - prima con il libro "Notti in bianco, baci a colazione" che riorganizzava i suoi interventi lunghi su Facebook, adesso con il secondo libro che tratta i temi della scuola: "Sono puri i loro sogni", in uscita sempre da Einaudi. Ebbene, oltre ad avere una rubrica sull'inserto Robinson de La Repubblica Bussola ha esordito in radio con una trasmissione che si chiama "I Padrieterni", co-condotta con Federico Taddia su Radio24 ogni domenica.

- A Roma c'è inQuiete, festival di scrittrici a Roma (dal 22 al 24 settembre).
- Storyboarder è un programma per visualizzare le proprie storie - gratis.
- Qui invece il fumettista Bruno Olivieri vi parla del programma di disegno digitale Medibang Paint nella versione per Android.
- A Milano dopo la chiusura della storica Libreria del Giallo si aprirà in via Padova Il Covo della Ladra (giallo, noir, fantasy) che vuole diventare un punto di riferimento per tutto il quartiere. È aperta anche una sottoscrizione.

- Un paio di avvertimenti da Paolo Attivissimo per chi frequenta il web con leggerezza: Che male c’è a pubblicare una foto della carta d’imbarco o dei biglietti per un concerto?; e Antibufala: attenti alle richieste di amicizia del signor Bonomi, è un hacker! 
- Ce la faremo a vedere un film o una serie tv decenti tratti dai libri di Stephen King? Chi lo sa, intanto qui Giorgio Fontana parla di IT, a breve nei cinema sotto forma di film.
- Cucinare la pasta senza che l'acqua continui a ribolllire? Gli esperimenti di Dario Bressanini in cucina.

domenica 27 agosto 2017

Osservazioni veloci su serie tv

Dopo il post dedicato interamente a Bron/Broen ecco una carrellata di serie tv su Netflix che vedrò, ho visto, sto vedendo.
Cominciamo da Peaky Blinders che avevo sempre evitato dopo aver letto la trama - non mi attraeva granchè. Poi per caso ho iniziato a vedere il primo episodio e i primi 10 minuti mi hanno fulminato: la ricostruzione della città di Birmingham dei primi del '900 è davvero affascinante, e la colonna sonora favolosa.
Ne sono così attratta che per adesso è in stand by perché vorrei vedermi questa serie in santa pace, e non nei ritagli o come sottofondo come faccio perlopiù con le altre.


The Defender la vedrò tutta unicamente per la presenza dell'attrice che si intravede qua sotto a destra sul tavolo (è spoiler? boh, so solo che dato che non vedo mai i trailer di quasi nulla per non rovinarmi la sorpresa - e neanche leggo gli articoli - per me è stata una sorpresa vederla apparire).
A me la prima stagione di Daredevil era piaciuta molto, la seconda molto meno; Jessica Jones così così (ma il personaggio tutto sommato mi piace), se avesse avuto meno puntate sarebbe stato meglio (soprattutto quelle centrali); Iron Fist e Luke Cage mollate dopo i primi episodi.
Qui a tratti ci si annoia (tutta la parte mistica legata ad Iron Fist rovina tutto), e soprattutto per me la presenza dell'attrice che impersona Elektra è ancora una volta deprimente. E vabbè.


Tanto mi era piaciuta Sense8 prima stagione e tanto faccio fatica ad andare avanti con la seconda (sono a metà, credo). Amo i personaggi, certe sequenze sono molto belle, ma davvero è tutto senza ritmo.


Di Master of None avevo parlato qui, dopo la prima stagione; in questa seconda c'è un filo rosso che lega un po' tutto, che è l'italiana Francesca, ovvero Alessandra Mastronardi (perfetta nel ruolo).
Le prime due puntate sono un po' spiazzanti, sembrano realizzate solo per soddisfare l'amore di Aziz Ansari per l'Italia e il cibo italiano (e la musica e il cinema, a dire la verità); poi andando avanti la serie comincia a raccontare una storia, certo non originalissima ma secondo me con leggerezza e con amore, anche.
Nella seconda foto sotto Dev e Francesca ballano sulle note di "Guarda come dondolo".




Le serie mollate subito: Gypsy con una indecifrabile Naomi Watts - dopo quasi due puntate non si capisce cosa racconta e perché, con questa promessa di morbosità senza senso che proprio non mi attira per niente.


Quanto mi dispiace che King nelle serie tv sia quasi sempre trattato così male (meno nei film, credo). Poi magari la serie La nebbia (The mist) decollerà dopo la seconda puntata, non so, ma guardare la solita serie con dei protagonisti con i soliti problemi che assisteranno alle morti di tutti i comprimari cretini - boh, mi sembra tempo perso (non sono un'amante dell'horror che si accontenta di vedere gente spiaccicata con begli effetti).


Questa qua sotto invece l'ho finita di vedere il mese scorso, 6 stagioni bevute insieme come una droga - e pensare che l'avevo sempre scansata causa noia delle prime puntate (e delle serie con avvocati che non ne posso più), e invece.
The Good Wife è piena di attori bravi e bravissimi, con una qualità media di scrittura molto alta (anche quando a partire dalla quarta serie cominciano a riciclare cliché narrativi e colpi di scena). Tanti temi interessanti intrecciati allo sviluppo dei personaggi - e poi c'è Kalinda, oh.


Il mio guilty pleasure del momento? Questa cosa qua sotto, che quando lavoro e non ho più podcast da ascoltare me la metto in sottofondo in italiano, mi diverte scoprire in quale modo hanno inserito questo o quel personaggio delle favole.
Da qualche parte ho letto che dopo la terza serie ha una deriva tremenda - ma boh, io la guardo per modo di dire, vedremo se diventerà troppo assurda da seguire anche come sottofondo.


Per finire un articolo di Wired sulle serie in arrivo su Netflix a settembre - Star Trek Discovery è quella che non mi perderò.

lunedì 21 agosto 2017

Consigli di letture (e visioni) estive sul web -2

Oggi consigli di lettura vari, tranne i primi link che girano attorno all'argomento Charlottesville.

- La trasmissione di Rai Radio Tre "Fahrenheit" ha preso spunto dagli avvenimenti di Charlottesville per parlare di "cosa fare dei simboli scomodi del nostro passato" (ci sono opinioni diverse date anche dalla diversa lettura della "storicità" delle statue dei generali sudisti).
- Nella trasmissione si cita il Museo nazionale di storia e cultura africana inaugurato da Obama l'anno scorso - vale la pena farci un giro.
- Il documentario di VICE NewsCharlottesville: Race and Terror
- Di Charlottesville e Donald Trump parla l'ultimo post di Francesco Costa - giornalista che sta seguendo le vicende americane ascoltabili anche in podcast (Da costa a costa).
- Infine il video di Arnold Schwarzenegger che dice la sua su questo avvenimento (!).

Come nel post precedente disegno di prova su un blocco di carta nuovo

Cambiando totalmente tema:
- È stata ristampata la Trilogia della Fondazione (qui nominata Ciclo delle Fondazioni) di Isaac Asimov (che io non ho mai letto), ma soprattutto c'è anche l'edizione digitale.
- A proposito di libri i consigli di lettura su Radio Popolare (di Francesco Cataluccio); nella colonna a destra trovate Consigli 1 e 3.
-  Avete mai provato a cuocere la pasta così (risparmiando anche il gas)?.
- Riflessioni sulla fruizione della musica negli ultimi decenni (ma non solo): L’era dell’abbondanza e la mancanza di desiderio.
- Dopo decenni di storie è arrivato il momento: La copertina dell’ultimo e conclusivo numero di Rat-Man
- Tavole originali di Kirby a Milano: L’arte di Jack Kirby in mostra al WOW di Milano
Game of Thrones Roman Version
- Un corto di animazione di Vincent TsuiSupernaive - Opal Waltz (2017)


venerdì 11 agosto 2017

La serie tv Bron/Broen (The Bridge, l'originale): ponti e confini

Su Netflix questa serie a produzione danese/svedese è chiamata The Bridge: La serie originale, ma il nome originale è Bron/Broen (e già qui è possibile notare il rapporto di somiglianza-differenza tra la lingua danese e quella svedese).
Lo spunto è abbastanza particolare ed è creato per far riflettere (anche) sul rapporto tra due culture simili ma anche diverse: un poliziotto danese e una poliziotta svedese devono collaborare a una indagine poiché il crimine efferato è stato commesso esattamente sul confine tra Danimarca e Svezia (sull'iconico e simbolico ponte di Øresund).
Ci sono due stagioni su Netflix (e io spero arrivi presto anche la terza) ma la cosa brutta è che è presente solo l'audio in italiano - non che io possa comprendere le sfumature e le differenze tra lingua danese e svedese (gli attori sono di entrambe le nazionalità e parlano la loro lingua) ma certamente non è la stessa cosa che sentirli doppiati (ormai sono dipendente dai sottotitoli). Lo svedese è una bella lingua, ha dei bei suoni, e mi sarebbe piaciuto confrontarla con il danese.



Molti forse avranno visto il remake americano di questa serie, The Bridge, ambientato tra il confine USA e quello messicano: la prima stagione ricalca esattamente quella svedese, solo che non c'è il ponte e alcuni altri particolari sono diversi (uguale l'assunto di far dialogare le due culture, in questo caso l'americana e la messicana rappresentata dai rispettivi poliziotti). Ho visto la prima stagione anni fa ma l'avevo completamente dimenticata - non che sia fatta male, ma non ha la particolarità e l'interesse di quella originale.
Meno nota è una terza serie remake che segue quella americana, The Tunnel: questa volta l'omicidio avviene tra il confine francese e quello britannico nel tunnel che unisce da diversi anni i due stati. Non ne so nulla e non ho molta voglia di vederlo - gli darei una possibilità se capitasse su Netflix, ecco.

Punto forte della serie scandinava sono i due protagonisti: l'ispettrice svedese  Saga Norén (Sofia Heline l'ispettore danese Martin Rohde (Kim Bodnia). Lui è un tipo dalla vita familiare un po' complicata e dal carattere accomodante quanto basta per sopportare le stranezze della collega, evidentemente affetta da una forma non grave della sindrome di Asperger.
Se la serie originale fosse stata realizzata negli USA avremmo avuto delle recitazioni calcate e siparietti tra il drammatico e il boccaccesco, probabilmente, ma per fortuna danesi e svedesi pur non lasciandosi sfuggire i momenti umoristici tra i due protagonisti non si soffermano mai troppo sulle situazioni, tutto viene raccontato con una certa levità, suggerito più che mostrato.

La storia del rapporto tra le lingue scandinave  è abbastanza interessante, consiglio di leggere qui la voce su Wikipedia ("Per via della lunga unione politica tra Norvegia e Danimarca, il Bokmål (o Riksmål) norvegese ha un lessico molto simile al danese, ma a causa della differente pronuncia, per uno svedese è più facile capire un norvegese che un danese. Ovvero il norvegese somiglia più al danese per lessico ma più allo svedese per fonologia. Un modo di dire scherzoso che riassume questo è che "il norvegese è danese parlato in svedese".").
Nel video seguente protagonisti e coprotagonisti (in particolare della seconda stagione) parlano del loro rapporto con la lingua "altra"; vengono anche citati termini danesi o svedesi che a loro sembrano buffi.



Nel video seguente Sofia Helin (bravissima nel caratterizzare il personaggio anche attraverso il linguaggio del corpo) parla delle difficoltà di interpretare il personaggio di Saga Norén.



Infine la sigla di apertura della serie che sembra un po' Sigur Ros ma che è opera dei Choir of Young Believers.


giovedì 6 aprile 2017

Link vari (e nuove date del webinar su Clip Studio Paint)

Il mio webinar su Clip Studio Paint ha delle nuove date, che potete vedere nell'immagine qui sotto; la prima lezione inizia l'11 aprile, le altre 4 seguiranno a cadenza settimanale. Per info e iscrizioni qui c'è l'email dell'Associazione Autori di Immagini info@autoridimmagini.it



Un po' di link a tema fumetto:
Altro:

sabato 11 febbraio 2017

Cosa ho visto in questo periodo

Ho fatto la mia solita visita sul lago di Bracciano a visitare i miei genitori, ho lavorato poco, visto amici.
Durante il mio soggiorno romano ho sperimentato il servizio Netflix di download per le visioni di film e serie tv offline, mi ero portata con me il tablet Nexus, un 7 pollici. Il servizio è ottimo, ho provato con un film e tre puntate di una serie tv, tutto è andato bene (a proposito di Netflix segnalo per gli appassionati di anime l'uscita di Cyborg 009: Call of justice).

Tornata a casa ho iniziato a riempire il mio Instapaper - io lo uso tantissimo ma essendo stata fuori non ho visitato il sito ultimamente, altrimenti mi sarei accorta che il database oltre il 20 dicembre 2016 era (è) inaccessibile. Il problema sarà risolto entro qualche giorno (così scrivono sul loro blog).

Una foto pubblicata da Patrizia (@patfumetto) in data:

Cose viste e lette:

domenica 1 gennaio 2017

Le serie di Star Trek su Netflix

Proprio oggi ho visto che hanno caricato su Netflix la serie che rilanciò il mondo di Star Trek sul piccolo schermo, The Next Generation; con questa serie viene completato l'affresco dell'Universo trekkiano, pochi giorni fa avevano inserito anche Voyager, e ancora prima Enterprise, Deep Space Nine e la serie classica.



Avendo dei gusti sempre leggermente discosti dalla media io ad esempio la detestata Voyager l'ho apprezzata parecchio ai tempi (tranne le prime 2 stagioni, in effetti abbastanza noiose); non solo mi piaceva l'idea della Borg sottratta alla collettività, ma apprezzavo anche la recitazione di Kate Mulgrew, e il suo personaggio. Ricordo che mi piaceva molto anche il make up degli alieni, a mio parere tra i più belli e "naturali" apparsi nelle varie serie di Star Trek.

Come in tutte le serie di Star Trek i temi trattati a volte erano eticamente e moralmente difficili - come ad esempio nell'episodio "Nothing Human" ("Nulla di umano", S5 E8) che mi è capitato di rivedere ieri: è lecito utilizzare le scoperte mediche di un "Mengele" cardassiano (anche se olografico) per salvare la vita di un membro dell'equipaggio? E in tanti altri episodi: in quali circostanze la Federazione può interferire in società aliene per "aiutarle"? Secondo quale morale?
Ai tempi in cui guardavo Voyager in tv non bazzicavo internet, e certamente non c'erano tutti i blog e forum sulle serie tv che ci sono adesso,  non so se Jeri Ryan (Sette di Nove) venisse giudicata come la classica bellona messa lì solo per quello, comunque pur non essendo chissà che grande attrice (è nella media americana, che comunque è sempre molto alta per i nostri standard) ha dato anche delle belle prove di recitazione (come nell'episodio "Infinite regresse", S5 E7, dove interpreta diversi personalità - gli assimilati durante la sua vita da Borg che riemergono uno dietro l'altro).
Oggi invece ho visto casualmente un episodio di The Next Generation, "Realm of fear" ("Paure nascoste") dove il protagonista è Reginald Barclay, un membro dell'equipaggio ansiosissimo con cui in questo periodo credo di potermi identificare abbastanza.


Spero che questo 2017 porti un deciso cambiamento di rotta per certi aspetti della mia vita, per adesso vado avanti giorno per giorno e con fatica. Sparita l'influenza altri problemi si affacciano all'orizzonte, vorrei avere una personalità del tutto differente da quella che ho, ma che bisogna fare? La vita è davvero complicata.

martedì 20 dicembre 2016

La giornata di oggi (20/12/16)

Sono riuscita a terminare un'altra tavola (a fumetti) che si aggiunge a quelle che intendevo finire prima delle feste di Natale - quindi sono a posto con me stessa, almeno per questo mese di lavoro (che comunque non è finito, dopo 2/3 giorni di riposo riprenderò come al solito).

Realizzato con Clip Studio Paint

domenica 23 ottobre 2016

Appunti sparsi

Avrei tante cose da segnalare, e qualcuna da raccontare, ma come al solito non ce la faccio. Quando ho tante cose da fare, e magari non sto neanche tanto bene (ma credo di aver passato i momenti più fastidiosi) sono paralizzata davanti alle scelte.
Quindi ecco degli appunti sparsi.

FAUSTO GILBERTI - Un paio di settimane fa sono passata alla libreria Rizzoli in Galleria e nel reparto ragazzi/bimbi ho trovato questi due libretti di Fausto Gilberti (non c'era quello su Piero Manzoni che ordinerò senz'altro); come si può intuire viene raccontata la vita di alcuni importanti artisti del '900 - in maniera sintetica, certo (e bilingue).




LUCCA COMICS and GAMES 2016 - Io non sarò a Lucca, ma ci sarà il mio libro "Cronache dall'ombra" allo stand ComicOut - assieme a molte novità del catalogo di questa piccola ma combattiva casa editrice: qui tutte le info.
A Lucca la casa editrice Sergio Bonelli Editore sarà presente come sempre con i suoi autori che firmeranno le stampe che potete vedere a questa galleria, dove sono presenti i suoi più importanti personaggi .
Laura Scarpa (ComicOut) è anche fondatrice della Scuola di Fumetto Online, e proprio in questi giorni scade il tempo per le iscrizioni dei corsi Young (under 18): forza ragazzi!

PLAYSTATION 3 - Lettore dvd rotto + occasione = la mia prima console. Per adesso ho preso Dirt 3 (i rally sono la mia passione, ma con il Dual Shock devo ancora prendere le misure), Red Dead Redemption e un gioco di tennis, in più ho scaricato diverse demo tra cui Fifa 2016 (da giocare in due a casa va benissimo).
Ho capito che i giochi horror e quelli in cui devi sparare a perdifiato (o menare) mi mettono ansia, ma per tutti gli altri generi sono aperta a consigli, purché belli graficamente, con momenti di calma (mi piacciono gli open world), non troppo complicati che mi stufo subito.
La PS3 la tengo in camera da letto dov'è la tv, ma qualche volta ho necessità di portarla in studio collegandola al monitor del pc. Io sapevo che il cavo HDMI porta anche l'audio, ma dalle casse del monitor non usciva nulla, all'inizio (avevo tentato di cambiare i settaggi del monitor e quelli del gioco, provando anche l'uscita cuffie: niente) - o meglio: giocando con Dirt 3 l'audio funzionava, con Red Dead Redemption no.
Il prode Sergio Donato mi ha linkato il video di questo ragazzino, dai settaggi interni alla console si deve togliere una spunta: con me ha funzionato.


WESTWORLD - Come si fa a scacciare un'ossessione? Con un'altra ossessione naturalmente.
Il soggetto della serie tv Westworld è sostanzialmente uguale a quello del film a cui fa riferimento (il classico degli anni '70 di Michael Crichton), solo che adesso ci sono tecnologie e tecniche adeguate ai nostri tempi - quindi un'estetica realistica ma allo stesso tempo suggestiva, una cura estrema dei particolari, una fotografia e una messa in scena fantastici. Aggiungiamo un cast perfetto, con grandissimi attori (tutti), una regia misurata, e nessuna fretta di arrivare al fatale disastro di questo mondo in cui umano e artificiale sono separati forse solo da delle righe di codice.
Le riprese indugiano spesso sulle espressioni degli attori, dei robot, dove si annida la coscienza nascente. In questo è da segnalare la grande prova di  Evan Rachel Wood che interpreta Dolores, un personaggio molto importante (che non a caso apre e chiude il primo episodio), quello con cui uno dei creatori si confida vietandole di dirlo agli altri (tutta le serie è segnata da discorsi in cui ci si interroga sul nostro essere umani, sul loro essere quasi umani, su quello che è detto o non detto, sepolto nella nostra psiche, nel nostro vissuto).
Evan Rachel Wood mi ha fatto anche scoprire cosa è il Dubsmash (e pensare che non è una ragazzina, pare che ne vada matta); qui invece fa il suo coming out come bisessuale (chapeau).
Concludo con un video della suddetta attrice in cui ci sono Kim Gordon e Beth Ditto: perfetto.

lunedì 15 agosto 2016

Ferragosto con "The get down"

Volevo scrivere 2-3 post ordinati e a tema, ma proprio non ci riesco. Così ho deciso di andare avanti con l'ultima cosa che mi ha colpito, la nuova serie Netflix "The get down" ambientata nel Bronx del 1977.


L'altro ieri ho iniziato a vedere il primo episodio e sono rimasta un po' stupita (non mi ero informata granché, meno che mai sullo stile del regista): non so cosa sto vedendo, una specie di musical? una serie tv pretenziosa e sopra le righe?
Forse, e forse è qualcosa di più, meglio guardare lasciandosi andare al ritmo frenetico delle rime, del linguaggio che è musica, dei colori accesi degli anni settanta e dei sentimenti di rivalsa dei giovani neri.
La messinscena è teatrale e nello stesso tempo allude (anche con inserti documentaristici) alla realtà di quel preciso momento storico. Tempo fa ho visto dei documentari su questo tema, e qui se volete trovate anche un podcast: "Il risanamento del Bronx"(qui in un articolo invece).
Due articoli su quel periodo: "“Ladies and gentlemen, the Bronx is burning” -La storia di come New York è sopravvissuta agli anni ‘70" e "Il Bronx degli anni ’70 e le guerre fra bande nell’ultimo video dei Run The Jewels".
Per quanto riguarda la nascita (o lo sviluppo) della cultura hip hop qui un libro (che non ho letto però): "Renegades of funk. Il Bronx e le radici dell'hip hop", qui un altro: "New York 1973-1977. Cinque anni che hanno rivoluzionato la musica".
 E adesso mi è venuta voglia di recuperare questo libro a fumetti: "Hip-hop family tree: 1".
Il trailer non può rendere l'idea di cosa è questa serie tv - tutta basata sul montaggio e sul rapporto tra questo e la musica e il linguaggio: piaccia il risultato o no non si può dire che dietro non ci sia un gran lavoro.




sabato 30 luglio 2016

"Strangers things" senza nostalgia

È la serie del momento, ne parlano tutti, e anche bene direi (con punte di entusiasmo): "Strangers things" sembra fatta apposta per chi è cresciuto negli anni '80, ma non solo (i registi hanno poco più di 30 anni!).
Io negli anni '80 ero già più grande dei protagonisti di questa serie tv, motivo forse del perché non ne sono rimasta così affascinata (pur avendola guardata con molto piacere); non a caso i film che sono citati e frullati in questa serie io li ho visti di sfuggita, li conosco ma non fanno parte della mia formazione (io negli anni ottanta avevo più paura della guerra nucleare e degli attentati che voglia di giocare con i videogiochi o altro).
Nonostante ciò mi stupisco sempre un po' di come la persistenza degli anni '80 sia così forte e generi tanta passione e nostalgia; mi sembra un segnale di qualcosa che è un pochino fuori posto nella nostra vita, oggi. Molti commentatori e recensori ammettono di partire da una fascinazione personale, emotiva, riconoscono un po' di furbizia degli sceneggiatori nell'aver inserito una carrellata infinita di oggetti e temi della mitologia di quegli anni - ma poi (a mio parere) non è che riescano davvero a individuare gli elementi che fanno di questa serie qualcosa di più che una serie citazionista e nostalgica (tranne l'onestà degli autori - che va bene, la riconosco anche io, ma basta questo?).


Consiglio di leggere ad esempio l'articolo di Andrea Fontana su Fumettologica ("...Se è vero che tutto questo impianto citazionista ha chiaramente un ruolo un po’ ruffiano e furbetto, finalizzato anche a compiacere i nostalgici che (come me) non aspettano altro per sciogliersi in brodo di giuggiole, sono altrettanto vere due cose che nobilitano ulteriormente Stranger Things, distaccandolo dalla semplice e vuota ‘operazione nostalgia’. La prima riguarda, come si diceva, lo spirito con cui l’immaginario eighties è proposto allo spettatore. Tutto, dalla fotografia alle scelte dei movimenti di macchina, passando per la caratterizzazione dei personaggi o dei gruppi di personaggi, concorre a omaggiare ma anche a riproporre con assoluta onestà di intenti proprio quell’atmosfera come mai nessun titolo era riuscito. Il secondo fattore, che ci porta a giudicare Stranger Things come una delle migliori serie di questa stagione televisiva, ha a che fare con l’impianto narrativo. Perché puoi citare e omaggiare quanto vuoi ma senza una storia non vai da nessuna parte."); oppure Diego Castelli di Serialminds ("...Stranger Things è un falso d’autore, una copia così precisa e particolareggiata dell’originale – composto da tanti film, canzoni, libri e serie tv – che l’eventuale fastidio per la banalità del soggetto viene largamente superata dall’ammirazione per la tecnica sopraffina con cui è rappresentato....Ma quindi è solo una questione di semplicità di approccio, di facilità di accesso?
Ovviamente no, altrimenti Stranger Things non sarebbe diversa da NCIS. A contare non è solo la semplicità, bensì soprattutto il recupero di un immaginario. Stranger Things affida il ruolo di eroi a personaggi caratterizzati in primo luogo dalla capacità di sognare, di andare oltre l’evidente e il direttamente percepibile. Sono bambini che vogliono credere alla sopravvivenza del loro amico e all’esistenza dei superpoteri, sono madri disposte a parlare con un mucchio di luci di natale pur di comunicare con il figlio, sono poliziotti che, pur incastrati nel loro ruolo istituzionale, non rinunciano ad ascoltare la pulce nell’orecchio che gli promette qualcosa in più sotto la superficie
."),
Sulla presenza di una storia: vero, storia anche ben scritta, ma che a me sembra figlia dell'attenta lettura di film e libri di quegli anni: una storia in fin dei conti lineare, e già vista (se leggete gli articoli linkati potete anche avere l'elenco di personaggi, trame e situazioni per niente nuove).

Ascoltando poi i commenti di un paio di sceneggiatori mi sembra che uno dei punti che contribuiscono al fascino di "Strangers things" (e di altri recuperi anni '80) è qualcosa che riguarda la tecnologia: qui Francesco Guglieri lo fa notare ("...Il secondo, e più importante, fattore di resistenza degli Ottanta nel nostro immaginario è che sono stati l’ultimo tempo prima di Internet. L’ultimo decennio prima dell’invasione dell’informatica e della rete, dei computer e degli effetti speciali; non si tratta però di un eden precedente al digitale, e perciò irraggiungibile: incarna invece la fantasia perfetta di un tempo in cui questi elementi così presenti nelle nostre vite erano lì, sì, ma erano controllabili, gestibili, avevano ancora un volto umano. Durante l’infanzia del mondo giocavamo a Dungeons & Dragons.").
Ecco, il tema dell'infanzia perduta è presente un po' in tutte le recensioni; qui Giovanni Muriello ne parla senza timore ("Tirando le somme, direi che Stranger Things si candida a diventare un cult della serialità televisiva grazie alla sapiente mescolanza di tutti gli elementi che abbiamo elencato. Per il resto, futuro cult o no, Stranger Things sta riscontrando un grande successo perché sì, siamo nostalgici e vogliamo abusare coscienziosamente di citazioni; vogliamo seguire vicende surreali condotte da ragazzini inverosimilmente geniali, guardare coi loro occhi, far parte della loro comitiva e condividere con loro otto puntate di indagini sfiancanti. Avevamo bisogno di affacciarci su un passato ancora vicino ma che già non ci somiglia più, immergerci in un mistero che non concede risoluzioni fino all’ultimo minuto, su cui si può far luce solo con l’ausilio dei walkie talkie, dei portali interdimensionali e dei poteri soprannaturali di una bambina sconosciuta. Avevamo bisogno di tutto ciò e Stranger Things è riuscito ad accontentarci.").

Osservazioni aggiuntive: curatissima la colonna sonora che "...sembra tratta da uno dei classici film di John Carpenter (che curava egli stesso la musica dei suoi film). Le tracce che compongono la diegesi della serie sono grandi classici della New Wave degli anni Ottanta o pezzi più commerciali ma altrettanto affascinanti: Joy Division, Echo & the Bunnymen, Toto, Modern English" (Andrea Fontana), e Clash.
All'inizio non avevo riconosciuto Matthew Modine (era un po' che non lo vedevo, il brutto di avere una certa età e rendersi conto che gli attori invecchiano con noi); bravi e bravissimi tutti gli attori, manco a dirlo, ma certamente ha un certo rilievo colei che interpreta Eleven, ovvero Millie Bobby Brown, già vista nell'inquietante "Intruders" (dove fa la parte di una bambina posseduta da un uomo adulto!).
Qui potete vedere la giovane attrice ai tempi di "Intruders", qua sotto invece un video abbastanza recente tratto dal suo canale Youtube, fatto di soli video dove canta delle cover.
Secondo Serialminds dovrebbe arrivare una seconda stagione, o comunque dei sequel.






venerdì 15 aprile 2016

Netflix, fumetti, Kindle Oasis

Ritorno sull'argomento Netflix in relazione a una delle cose che ritengo negative di questo servizio: la segnalazione carente rispetto alle scadenze dei contenuti (serie tv, film, documentari).
Poco tempo fa sono state rimosse d'un colpo le prime 4 stagioni di Doctor Who (mentre io ero nel mezzo della visione della terza stagione); nello stesso tempo (o quasi) erano stati rimossi diversi episodi di Sherlock, ma in questo caso dopo alcuni giorni sono stati man mano  riaggiunti.
So bene che qui si tratta di vendite di diritti, di scadenze di questi diritti, delle ricorrenti ridiscussioni degli stessi; succede anche per altre piattaforme concorrenti (leggere qui a proposito di Sky).
Su Netflix le scadenze non sono segnalate, tranne quando arrivano in prossimità del giorno fatidico (un paio di settimane, almeno così ho letto) e sono segnalate nelle info del contenuto (dovendo però aprire una finestra). Ignoro se fosse stata segnalata la scadenza di Doctor Who, ma penso di no dato lo sconcerto che ha generato in diverse persone che frequentano Netflix Lovers (tanto che molti ritenevano che la sparizione fosse momentanea).
Certo, c'è sempre la sezione "In scadenza" di Netfix Lovers  (che per un periodo era scomparsa), e che comunque soffre delle stesse limitazioni nelle info da dare (sito che comunque non è magari a conoscenza del pubblico medio; la sezione "in scadenza" dovrebbe averla Netflix, ben in evidenza - a mio parere).
Me ne sono lamentata sul social Frenf.it ma sono stata accusata di ingenuità, perché "è ovvio" che i diritti sono ridiscussi ed eventualmente rinnovati in prossimità di scadenza, senza poter sapere in anticipo l'esito della contrattazione.
Mi chiedo però se non sia più onesto mettere ben in evidenza le scadenze di tutti i contenuti, anche quelli che si spera siano rinnovati, con l'avvertenza appunto che probabilmente ci sarà il rinnovo, ma almeno sapendo che potrebbe anche non essere così, e poter di conseguenza scegliere su cosa puntare a guardare per prima cosa (inizio a guardare la serie di 5 stagioni che scade tra 2 mesi o quella di 2 che scade tra 6 mesi?). Non ricordo dove ho letto che in un altro paese (o su un'altra piattaforma?) le scadenze erano tutte messe in evidenza per tutti i contenuti - quindi la cosa si può fare.

Dal sito uNoGS.com
Cosa faccio, inizio a guardare le 7 stagioni di Sons of Anarchy non sapendo se a breve saranno rimosse le prime stagioni? Paradossalmente mi sto guardando cose meno interessanti ma che so non mi disturberebbe troppo se sparissero da un giorno all'altro.
Queste guerre per i diritti stanno assumendo risvolti abbastanza penalizzanti per gli spettatori, e se va avanti così non si capisce perché poi certi "pentiti" delle visioni piratate non debbano tornare a guardarsi certe cose senza alcuna limitazione di tempo.
Comunque per chi resiste su Netflix (che nel settore "film" continua ad aggiungere più che altro ciofeche - con qualche piccolo recente miglioramento) consiglio la lettura di questi 2 articoli: 5 trucchi per usare Netflix al meglio, e 27 cose che non sai su Netflix. Inoltre sul sito uNoGS.com è possibile vedere nel dettaglio tutti i contenuti Netflix in tutti i paesi del mondo. Se si clicca sui banner blu si possono vedere i contenuti aggiunti da poco e quelli in prossima scadenza.
Lo studio di orso che vedete qui fa parte della preparazione a uno dei progetti su cui sto lavorando (per tutta una serie di coincidenze mi trovo in questo periodo a lavorare su tre diversi fronti); qui un altro studio. Sono molto contenta ma anche molto indaffarata, e un po' ansiosa nel districarmi tra queste cose diverse. A breve potrò dire di più su uno almeno dei progetti, quello più personale.

Notizie fumettose:

Infine novità in casa Amazon: è in vendita un nuovo device, Kindle Oasis, che come si dice qui "bello ma costa un botto!". Sul Post una presentazione di questo nuovo Kindle che non so chi si comprerà - la batteria ha già notoriamente una bella autonomia, ricaricarla ogni 3 o 4 settimane non mi sembra molto impegnativo. Personalmente apprezzo il ritorno dei tasti laterali, cosa che aggiunta alla nuova batteria e al nuovo design non mi sembra giustificare la differenza di prezzo con i Kindle equivalenti (questo nonostante sia incluso nel prezzo la custodia - necessaria per l'alloggiamento della batteria - costo che per gli altri Kindle non è mai conteggiato ma che quasi sempre è necessario).


sabato 2 aprile 2016

Argomenti vari (e un parere su Daredevil 2)

In questi giorni ho terminato di disegnare la storia di Alessandro Russo per Nathan Never - mi sembra ieri che mi domandavo se sarei riuscita a rendere bene le atmosfere un po' horror che la caratterizzano: ai lettori futuri la risposta (per adesso non è ancora programmata l'uscita).
Per quanto riguarda il mio prossimo impegno - un'altra storia di Nathan Never - ne saprò di più settimana prossima.
Adesso dovrò concentrarmi su un progetto che vede la "riesumazione" di qualche mio vecchio fumetto - sarò ancora vaga per un po', presto ci saranno dettagli più precisi. Qui in foto il particolare di una tavola di un mio fumetto del 1992 - tutta inchiostrata con il pennino e solo con il colore nero (ho vinto una scommessa con una nota disegnatrice che osservando le fotocopie era sicura avessi usato o il bianchetto o una sorta di graffiatura per ricavare le parti in bianco: no, evidentemente a quei tempi ero più matta di adesso!).



Notizie fumettose:


Ed ecco il mio personale parere sulla serie tv Daredevil: la prima mi era piaciuta molto, ho trovato quasi perfetto il trio Matt-Foggy-Karen e il cattivone protagonista per tutta la stagione, Wilson Fisk (un grande D'Onofrio). Mi è piaciuta la fotografia, le ambientazioni, lo "sguardo", insomma.
In questa seconda stagione non c'è un antagonista assoluto e carismatico come Fisk - penso di non spoilerare menzionando la presenza del Punitore e di Elektra, presenti in tutti i trailer e le foto, mentre non so di altri ritorni, quindi lo accennerò più avanti (con avvertenza di spoiler).
Non faccio confronti col fumetto perché di Devil  non posso dire di essere un'esperta; credo di avere letto però le storie più importanti con Elektra, e diverse con protagonista il Punitore che non ho mai amato - un giustiziere violento e assassino, non il genere di "supereroe" che apprezzo.
In Daredevil riconosco che l'attore che ha impersonato Frank Castle gli ha dato una certa complessità, e alcuni monologhi rendono merito alla sua interpretazione; tuttavia il personaggio rimane quello che è, spietato, ultraviolento (la scena in prigione l'ho vista a metà, era francamente troppo per me). In questo senso il confronto con Devil risulta interessante, ma non tanto da farne l'asse portante della seconda stagione - tanto è vero che lo spazio viene condiviso con la storyline di Elektra - che ho trovato davvero noiosa (confesso che alcune parti tra Elektra e Devil le ho mandate avanti veloce, per così dire). Certamente ha influito la scelta per me inspiegabile dell'attrice: deludente, antipatica. Anche il personaggio in sé mi è sembrato più stronzo di quello che ricordavo su carta - quindi di conseguenza mi chiedevo sempre, guardando gli episodi, cosa cavolo ci avesse trovato Matt Murdock in questa donna.
Dall'altra parte invece si nota invece un peggioramento della scrittura del personaggio di Karen - e peccato perché è un personaggio che amo. Mi piace che si dia da fare, che investighi, che lei si senta un po' ingenuamente coinvolta nei casi degli altri, ma qui si è un po' esagerato, rendendola a volte contraddittoria e insensata (ne accennano anche qui, su Serialminds). Anche l'estrema "femminilizzazione" del personaggio mi è sembrato che l'abbia un po' costretta e limitata (per fare un esempio: una che va in giro dappertutto, rischia, corre, ecc. possibile debba sempre avere scarpe con tacchi alti scomodissime? - che tanto di suo l'attrice è molto alta e surclassa spesso gli attori maschi).
Da qui in avanti qualche piccolo SPOILER:
La parte centrale della stagione l'ho trovata abbastanza moscia, e non per niente si è risollevata quando è entrato in scena Wilson Fisk (finalmente diventato Kinkpin), per poco a dire la verità.
I combattimenti che tanto mi erano piaciuti nella prima stagione qui hanno iniziato un po' a stufarmi - non sempre possono essere originali come ad esempio nella lunga scena del combattimento sulla scala.
Non so se Elektra tornerà nella terza stagione - la scena finale rispetta credo la storia del fumetto - spero di no, mentre è indispensabile Kingpin, a mio parere. Recchioni in suo parere su Facebook accennava al fatto che si vede che questa serie è fatta con pochi soldi (non ricordo se si riferiva strettamente alla seconda stagione); io non lo so perché non mi intendo molto di produzioni (sia tv che cinematografiche), quello che so è che questo tipo di "povertà" produttiva mi sembra calzi a pennello con la filosofia da allestimento un po' teatrale della serie, basato soprattutto sulle atmosfere - dato dalla fotografia e dalla recitazione. Personalmente non ho avvertito la mancanza di soldi, quanto di una Elektra convincente!
Nel complesso una stagione inferiore alla prima, con alcune scene con dialoghi poco efficaci che avrebbero potuto essere tagliate; ma ci sono comunque dei bei momenti, sia per quanto riguarda l'azione che il lato più intimista (oh, a me la storia d'amore tra Karen e Matt è piaciuta, soprattutto il fatto che fosse lei a tampinarlo - bella la scena del biliardo).
Qui una recensione del Dr. Manhattan più positiva di quel che mi aspettavo.