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Copertina: Massimiliano Bertolini |
Dal 17 di maggio è in edicola il semestrale di
Universo Alfa con il
terzo e ultimo numero della serie “
La squadra fantasma”, quello di cui ho parlato abbondantemente in questo ultimo anno e mezzo.
Stefano Vietti ha usato parole molto lusinghiere per me nella sua “postfazione” a fine albo, e lo ringrazio molto: è stata una lunga e bella avventura durata 4 anni, e adesso le nostre strade si dividono purtroppo (almeno momentaneamente, in futuro chissà…).
Ieri per la prima volta ho potuto leggere la storia di un fiato, con tutti i testi al loro posto, con il ritmo che ha qualsiasi lettore di albi del genere. Quello che ho notato è che la sceneggiatura non ha un attimo di stanca e che la storia funziona e fila via con un certo divertimento, per me che pure la conoscevo a memoria!; poi ho notato anche tante piccole cose che non vanno nei miei disegni – ma qui vorrei essere più precisa per non sembrare la solita lamentosa insoddisfatta…
Mi è stato chiesto come posso rileggere le mie cose subito dopo che le ho terminate; giusta domanda, di norma lascerei certo più tempo per “allontanarmi” un po’ dalla frenesia che caratterizza ogni lavoro, anche per poterlo giudicare meglio, solo che non me lo posso permettere: tra poco inizierò un
Nathan Never molto impegnativo e dovrò subito impostare il mio stile, prendere delle decisioni che avranno conseguenze per il mio lavoro per un anno almeno. Rileggere ed analizzare questo ultimo albo de “
La squadra fantasma” per me è molto importante.
Cosa ha funzionato? Cosa meno? Dove posso migliorare il disegno? Dove il retino non ha reso come avrei voluto? In base a queste risposte deciderò di continuare la mia naturale evoluzione stilistica in un senso o in un altro.
Il primo punto fermo è che l’inchiostrazione digitale funziona, mi piace il risultato che ne è venuto fuori in fase di stampa, e quindi continuerò a inchiostrare le mie tavole con
Manga Studio. Ho già spiegato in altri post come la comodità di questo software risieda anche nell’uso veloce che si può fare degli strumenti di correzione come gli ingrandimenti di parti del disegno e il cambiamento delle proporzioni; purtroppo ciò non mi ha evitato di disegnare in alcuni casi teste un po’ piccoline, toraci degli stessi personaggi un po’ diversi, ecc. Questo a dimostrazione che i disegni bisogna sempre riguardarli più e più volte a distanza di tempo (avevo già fatto delle correzioni suggeritemi da
Serra, che fa quel che può, dovendo visionare e revisionare centinaia di tavole al mese).
Chi ha l’occhio fine noterà almeno una vignetta che sembra ritoccata con il bianchetto: è stata anche la mia prima impressione, e lì per lì ho pensato che fosse successo qualche guaio all’ultimo momento (anche se adesso chiedermi di fare una correzione al volo non è più un problema essendo tutto in digitale e comunicando via ADSL).
Quella vignetta in origine era stata trattata con il filtro “
Blur” per rendere la visione soggettiva di una
Legs che si stava riprendendo da uno svenimento; io l’avevo vista anche stampata nella misura originale, un quasi A3, e tutto sembrava a posto; invece la stampa in tipografia ha “toppato” del tutto l’effetto sfocatura, che evidentemente non viene letto correttamente dalle macchine. Allo stesso modo non è stato letto negli altri piccoli punti in cui l’ho usato (nelle vignette in cui c’è la frusta che sibila, ad esempio).
In questa terza storia ho cercato di usare i retini in maniera più “leggera”, ma in alcuni punti purtroppo i toni sono più scuri di quel che vedevo io su computer (e anche sulle stampate in A4); inoltre non sono venuti benissimo i punti di luce che cerco di usare per dare un minimo di effetto “plastico”.
Sull’argomento
retini vedo che ci sono pareri discordi, e sebbene mi sembra che la maggior parte delle persone li apprezzi - o perlomeno sembra ignorarli - c’è una minoranza (forte?, non non saprei dire…) che li detesta molto, perlomeno nell’uso che se ne fa nelle serie legate a
Nathan Never.
Ammetto che nella prima storia della “
Squadra fantasma” da me disegnata i retini erano troppi e troppo scuri – colpa della mia inesperienza; nella seconda e nella terza non ho l’impressione che questi nascondino o deturpino il segno, né che disequilibrino la tavola (aggiungo che non è solo un mio parere, ma anche della redazione, di
Serra, di
Vietti). Certo, i gusti così come intervengono a farci piacere o no un determinato stile possono portare a non sopportare i retini o il particolare uso che se ne fa.
A me dispiace che magari solo per questo motivo (e non perché non piaccia il mio modo di disegnare) l’albo non venga acquistato oppure venga letto malvolentieri, ma pazienza, non si può accontentare tutti!
Per quanto mi riguarda adoperare i retini non è stata una mia improvvisa decisione, ma un suggerimento iniziale di Serra nell’intento di rendere più “realistico” e “plastico” il mio disegno; poi mi ci sono appassionata, e non mi dispiace affatto l’aver adoperato questa tecnica in questi ultimi anni. Col senno di poi sarebbe stato meglio avere più esperienza coi retini, perché gestirli non è semplice – specialmente in rapporto con la resa in stampa; ma se non ci si lavora non si impara, come per quasi tutto.

Per adesso la mia idea per il prossimo
Nathan Never è di usarli ancora meno, in accordo con
Serra, ma più che per accontentare i lettori anti-retini la mia scelta deriva dalla difficoltà nel prevedere certi risultati (vedi le vignette con effetto sfocatura), e anche dalla necessità di velocizzare il lavoro; perché c’è anche questo da considerare, che applicare i retini porta via del tempo ulteriore – tempo che è compreso nel compenso della tavola. Lungo l’arco di 4 anni questa cosa ha finito col pesare un po’ – non per essere venale, ma considerato che ho anche investito del tempo per imparare a usare
Manga Studio e a cercare di arricchire le tavole in ogni modo credo che tornare a ritmi più normali non sarebbe male (magari riuscendo a ritagliarmi una mezza giornata di riposo alla settimana…).
Insomma dopo un lavoro così lungo tirare le somme non è facile, le cose negative sembrano mischiarsi a quelle positive anche se nel complesso sono soddisfatta del risultato finale, sono convinta di avere fatto un passo avanti come disegnatrice; sono altresì convinta che devo farne ancora e che questo intento rappresenta la mia motivazione principale come disegnatrice seriale nel prosieguo del mio lavoro.

I disegni che ho postato sono degli studi per la tuta spaziale che
Legs e
Orson adoperano a inizio storia con relativa navetta, infine uno studio per una tuta che appare invece nella parte finale della storia.
Cliccare sui disegni per ingrandirli