Per richieste varie alla sottoscritta: non faccio scambio link e banner, vorrei che le richieste di "amicizia" e di "contatti" fossero accompagnate da presentazioni - grazie!



venerdì 26 dicembre 2008

Un fumetto che non leggerò, e mi dispiace...


La copertina di "Laika" di Nick Abadzis ha attratto subito il mio occhio - un cane in copertina, l'evidente riferimento alla nota cagnolina sacrificata nel lancio del sovietico Sputnik...
Una sfogliata al libro confermava la sensazione positiva iniziale - il disegnatore, per me sconosciuto, aveva un tratto decisamente interessante, e anche il modo di raccontare sembrava di qualità.
Questo succedeva qualche mese fa: il libro è stato riposto sullo scaffale, a malincuore, una volta realizzato che proprio il modo particolare di raccontare la storia mi avrebbe fatto vivere intensamente la crudele fine della cagnetta. Dopo di allora ogni volta che in una libreria incontro questo volume lo prendo in mano, con una voglia fortissima di acquistarlo; e sempre, con angoscia, lo rimetto a posto.
Da quando posseggo una cagnolina non riesco più a sopportare immagini e storie di cani trattati brutalmente; e non c'è niente di meglio di un buon fumetto per farmi sentire male, se il tema è quello.
Il fumetto di Abadzis in realtà non mostra nessuna immagine della sofferenza della cagnetta, poichè oltretutto la storia si incentra sulle persone che hanno avuto a che fare, in qualche modo, con Laika; ma per me l'intensità di una storia non si trova mai nel mostrato, nell'esibito, ma in quello che è sottinteso, o suggerito.
Io però mi sento di consigliare questo volume a tutti quelli che non hanno le mie debolezze, credo valga la pena leggerlo: cliccate sul primo link per maggiori dettagli sulla storia, e sul secondo per arrivare al sito dell'autore, ben fatto, dove c'è una sezione tutta dedicata a "Laika", con schizzi, foto documentarie, layout.

giovedì 25 dicembre 2008

Il mio "Kamandi"




Probabilmente era verso la fine degli anni '70 che mi procurai le 11 copie degli albi di "Kamandi - l'ultimo ragazzo sulla Terra" (o, come figurava nella traduzione della Corno, "Kamandi - nuova era anno zero").
In realtà uscirono tra il 1972 e il 1979 52 albi scritti e disegnati da Jack Kirby, più un'altra manciata realizzati da altri autori - ma a me quello che interessava era il disegno ultramoderno ed espressivo del "Re", oltre che la sfrenata fantasia di quelle storie ricche di spunti di ogni tipo.
Il soggetto si prestava bene a un caleidoscopio di personaggi e situazioni: in una Terra del futuro post-catastrofe (mai ben definita, pare non una guerra nucleare, ma qualcosa riguardante un "disastro" legato comunque alle radiazioni) gli uomini si sono "evoluti" in quasi bestie, e tali sono trattati da varie specie di animali che invece hanno acquistato in questo nuovo mondo quello che erano le capacità e il posto degli esseri umani del passato. Kamandi è l'ultimo ragazzo "normale" della Terra, poichè quasi subito incontrerà degli essere umani intelligenti, ma "mutati" dalle radiazioni, che lo aiuteranno a sopravvivere in un mondo violento e pericoloso.
Il tema era trattato ampiamente all'epoca: basti ricordare i film, di poco precedenti, della serie del "pianeta delle scimmie"; Kirby però ne approfitta per affrontare non solo i temi legati alla pericolosità della tecnologia, ma anche quelli riguardanti il senso della nostra umanità, nel modo avventuroso e drammatico che gli era proprio.
Planeta DeAgostini ha ristampato in bianco e nero tutte le storie disegnate da Kirby in un volumone poderoso di più di 800 pagine; ho impiegato un po' di tempo a leggerlo, considerato il fatto che le storie a fumetti di una volta erano molto più dense e prive di pause, tanto più quando l'autore era un vulcano di idee come Kirby!
Ecco, rileggendo queste storie una delle cose che mi ha colpito di più è la sensazione di "densità" data dal modo di sceneggiare di una volta; adesso siamo abituati a cambi di ritmo ben calibrati, scene di azione che seguono a scene "lente" e di approfondimento...In "Kamandi" la riflessione è data da veloci dialoghi spesso contemporanei a scene frenetiche, oppure relegati in didascalie abbastanza discrete, che non rallentano mai la marcia costante della storia.
Il segno di Kirby per me qui raggiunge la sua maturità: plastico, denso, deciso, espressivo e moderno. I primi albi sono inchiostrati dal suo collaboratore migliore ( a mio parere), cioè Mike Royer; non male anche D. Bruce Berry che ne inchiostra parecchi, con ottima mano. E' nota la velocità con cui disegnava le sue matite Jack Kirby, e il fatto che in qualche vignetta i personaggi o gli oggetti non siano situati sempre nella giusta prospettiva non inficia in alcun modo la bellezza di queste tavole ipercinetiche e cariche di forza ed energia.
Molti lettori della vecchia serie rimpiangeranno il colore; io ho evitato apposta di riprendere in mano i miei vecchi 11 albi per poter osservare queste tavole in bianco e nero senza fare dei paragoni. Certo, le tavole sono state concepite per essere colorate, ma la visione "nuda" permette di apprezzare di più il segno - cosa che a me interessa in maniera particolare.
Dal punto di vista emotivo rileggere queste storie mi ha collegato al tipo particolare di felicità che provavo a quei tempi, alla meraviglia di incontrare personaggi incredibili come Tuftan la tigre, figlio del Grande Cesare, Canus il cane - lo scienziato , il "mostro", i feroci pipistrelli, il grillo ( o cavalletta?) Kliklak, la cui sorte mi ha commosso un po' ancora adesso - e poi gorilla, scimmie, delfini, ratti, ecc., ognuno con le proprie caratteristiche, con le proprie fissazioni tratte perlopiù dalla passata storia umana (indimenticabili e bizzarre le storie con "i segreti del Watergate", o quelle con i gangster-robot di Chicago, o quelle ambientate nel "centro commerciale Sacker").
Non mancheranno piante mutanti che camminano, germi di "fine-di-mondo", entità aliene, eserciti prussiani e "bonapartisti" composti da buldogg e gorilla...
Questo coacervo di personaggi e luoghi improbabili sono tenuti assieme da un forte senso di umanità nel tono e nel contenuto delle trame - merito del grande talento di Kirby, senza dubbio.
Per finire pubblico un mio omaggio personale a Kamandi - non una copia, ma un disegno realizzato interamente con Manga Studio Debut, dallo schizzo al risultato finale che potete guardare qui in alto.

martedì 23 dicembre 2008

A proposito di OGM...

...segnalo questo post di Dario Bressanini, credo interessante per chi sa poco sull'argomento, o magari è stato attirato fino ad ora solo dai punti di vista allarmistici:

Blog | Scienza in cucina � Blog Archive � Gli Ogm NON sono sterili, passando da Vandana Shiva (e Veltroni) a Nanni Moretti

Dopo aver letto l'articolo consiglierei di girare per questo blog, davvero ben fatto.
Auguri di buone feste a tutti quelli che passeranno per questo blog...

venerdì 19 dicembre 2008

Una prova con Manga Studio Debut

Quest'uomo con berretto è vagamente ispirato a una persona che ho visto per strada: volevo semplicemente provare a fare un disegnino usando i colori di Manga Studio Debut, un programma stretto parente di Manga Studio EX, ma dal costo estremamente contenuto rispetto al suo parente maggiore (50 € a fronte dei 300 € dell'EX).
Il pennello di manga Studio Debut lo cercavo da tempo, e adesso l'ho trovato!
Tuttavia bisogna dire che questo programma manca di tante opzioni che programmi più grandi e vari come Painter e Photoshop hanno; per dirne una , non c'è il selettore di colore: bisogna ricordarsi di salvare nella tavolozza a disposizione tutti i colori usati, se si vogliono riusare più avanti.
Oltre ai colori Manga Studio Debut presenta la possibilità di usare i retini come in Manga Studio EX, anche se con alcune limitazioni. Ci sono le squadrature preimpostate, i balloon, sfondi vari, persino diverse pose di un modello (tipo manichino) da inserire e ricalcare, ecc.
Questo prodotto è realizzato pensando a un pubblico di disegnatori di manga, magari anche alle prime armi, ma è divertente da usare anche per i professionisti.
L'installazione di alcune parti del programma (i "materiali") non è di facile intuito, e si consiglia anche la lettura attenta del manuale "ristretto", ma superati i primi scogli Manga Studio Debut si rivela un programma del tutto soddisfacente - tenendo conto del rapporto qualità/prezzo.
Posted by Picasa

domenica 14 dicembre 2008

Appunti di lettura -1


Da un anno sono abbonata a Micromega, avendo approfittato di uno sconto particolarmente favorevole; prima compravo solo i numeri dedicati alla filosofia, alla scienza, o alla laicità. Ebbene, mesi fa uscì un doppio numero, poichè uno era dedicato all'anniversario del 68; nella mia casella di posta arrivò la busta trasparente con all'interno solo il numero "normale", essendo stato sfilato quello del 68 da qualche interessato funzionario delle poste - I presume...
Micromega fa parte del gruppo L'espresso/La Repubblica, lo stesso gruppo che pubblica la versione italiana di National Geographic, di cui sono abbonata dalla sua prima uscita. Ricordavo che anni prima mi era arrivato un numero di N.G. con delle pagine imperfette, e avevo telefonato al loro numero clienti chiedendone una nuova copia. La copia arrivò, ma mancante delle cartina allegata; ritelefonai e mi venne mandata una seconda copia, il tutto senza che mi fossero fatte storie.
Così tentai la stessa cosa con Micromega, scrivendo all'indirizzo mail riservato agli abbonamenti.
Dopodichè mi ero dimenticata della cosa finchè l'altro ieri mi è arrivata in busta imbottita il numero speciale sul 68; è arrivato un po' tardi, ma mi ha fatto piacere lo stesso constatare che la mia richiesta sia stata accolta...

Su questo numero "tardivo" di Micromega stavo leggendo la testimonianza di Sergio Staino sul suo 68 (naturalmente sotto forma di minifumetto). A quei tempi la maggiore età si conseguiva ancora a 21 anni, e Staino, che ne aveva 18, aveva la necessità si sposare la sua giovane compagna (nonostante fosse contro il "matrimonio borghese" Staino voleva aiutare la sua ragazza a fuggire da una famiglia oppressiva). Ebbene, l'escamotage trovato per potersi sposare senza il permesso dei genitori era sfruttare un gentile cedimento dello stato italiano nei confronti della Chiesa Cattolica (non l'unico, ma certo per me fino ad adesso sconosciuto): "il concordato concede al vescovo il potere di sostituirsi alla patria potestà", e quindi Staino non ha fatto altro che trovare un prete compiacente (un prete "comunista") per fare ciò che lo Stato italiano gli vietava nella maniera più assoluta...
No comment.

sabato 13 dicembre 2008

Dei "Puffi" diversi dal solito...

https://goo.gl/photos/UpcmEsRyXpAuqNsH9
Durante le scuole medie disegnavo moltissimo, e sperimentavo tipi di storie a fumetti di ogni tipo, influenzata dalle letture del momento.
Da cosa derivano questi "puffi" che hanno poco di puffesco - a parte il bizzarro nome scelto chissà perchè copiandolo da una fonte famosa?
A casa di amici avevo scoperto "Tin Tin", e anni prima avevo letto "Topolino", "Geppo", "Tiramolla" e "Nonna Abelarda"; ignoravo del tutto riviste come "Il Giornalino" e "Il Corriere dei Piccoli".
Questo per parlare del versante non realistico, dato che questi "puffi" non si ispirano alle mie letture preferite del tempo che andavano da "Tex" ad alcuni "Intrepido" e "Monello" che mi capitavano in mano saltuariamente.
Il fumetto in questione (qui il link) è stato disegnato direttamente a penna Bic su un quaderno a righe (!), e si interrompe dopo 15 pagine; peccato, perchè la storia era carina e l'ambientazione interessante.
Ancora adesso mi stupisco di come avessi assimilato spontaneamente i fondamentali del linguaggio fumettistico, dato che non conoscevo altri disegnatori, magari più esperti, nè altri appassionati, a dire la verità. A scuola l'"educazione artistica" si limitava a suggerire temi per disegni realizzati con buona volontà, senza l'aiuto di esercizi o insegnamenti sulle tecniche pittoriche.

lunedì 8 dicembre 2008

Una tavola del mio lavoro in anteprima




E' un periodo in cui mi sembra di essere tornata a livelli decenti, dal punto di vista del disegno, anche se di fondo rimane una insoddisfazione di lunga data (ma questo è un argomento che non vorrei toccare adesso, data la sua complessità).
La seconda storia de "La squadra fantasma" (della collana "Universo Alfa") che sto disegnando non è arrivata neanche a metà - sono a tavola 86 circa: ho calcolato che mi occorreranno almeno altri 5 mesi di lavoro!, e non ho tenuto conto di vacanze o imprevisti. Potrei aggiungere come altro elemento di insoddisfazione il ritmo di lavoro ancora troppo lento, ahimè, nonostante ormai mi sia impratichita abbastanza con il software che uso per retinare ("Manga studio EX 3.0").
La tavola qui accanto è la numero 70, e non deve trarre in inganno: tra una quindicina di pagine si scatenerà una scena lunga d'azione "alla Vietti", molto cinematografica e piena di bei personaggi: a me l'arduo compito di visualizzare il tutto senza deludere nessuno (in primis me stessa).

Immagine copyright©Sergio Bonelli Editore

lunedì 1 dicembre 2008

Il Vaticano in casa


Delle ultime iniziative del Vaticano si è parlato ampiamente nella blogosfera e sui giornali (non so se in televisione, quasi non la guardo): qui la notizia del "no"vaticano a sottoscrivere il documento UE (da presentare all'ONU) per la depenalizzazione dell'omossessualità nel mondo; qui la notizia nel "no" (risaputo da tempo, a quanto pare) sulla Convenzione Onu per i diritti dei disabili; un'altra notizia minore, ma non meno significativa per comprendere le ossessioni dello stato della Chiesa, riguarda questa volta la ratifica della convenzione internazionale delle bombe a grappolo, ma con la contestazione della parola "gender" che compare nel documento (leggere per credere cliccando sul link precedente).
Per farla breve, e per far "parlare" chi ha espresso meglio di come potrei fare io concetti che condivido (e sentimenti di sconcerto, depressione, disprezzo in proporzioni uguali), rimando ad alcuni post che mi sembrano significativi ( e consiglio anche la lettura dei commenti): qui il post di Gian Enrico Rusconi su "La Stampa", e qui quello di ElfoBruno su "Il Cannocchiale.it"; in più invito alla lettura di questo post di Cristiana Alicata, sebbene un po' emotivo, poichè nei commenti viene un po' fuori la questione problematica del rapporto tra fedeli cattolici e Chiesa, e del supposto consenso che ha quest'ultima, specie quando di questo consenso un'istituzione religiosa approfitta per fare della politica, e politica che tocca i diritti di tutti, non solo dei credenti (cattolici).
L'ultima notizia da "indignazione" è quella della rapida marcia indietro del governo sui prospettati tagli alle scuole private (per la maggior parte cattoliche); è bastato un immediato alzar di voce del Vaticano per far rientrare il tutto nell'arco di poche ore: potenza divina...
Inutile sperare un giorno di poter vivere in un orizzonte pubblico dove 1): dei religiosi non influenzino cosi platealmente (e spiacevolmente) la vita di un paese laico e democratico, 2): dove a ogni minuto non sia dato così risalto a qualsiasi cosa passi in mente di dire a un vescovo o chi per lui, con titoloni sui giornali, ampi servizi televisivi, ecc.; il Vaticano ce l'abbiamo in casa, e basta andare a vedere paesi come la Francia , l'Inghilterra, anche la Spagna, per rendersi conto di come si potrebbe vivere senza queste genuflessioni obbligate per qualsiasi cosa avvenga nella nostra società (senza contare la montagna di soldi che siamo obbligati a dare, anche senza volerlo, a questa istituzione teocratica e reazionaria).

domenica 30 novembre 2008

Foto storiche su Flickr

Flickr è un servizio on line dove poter caricare le proprie foto, e credo sia uno dei migliori tra i tanti che si trovano sul web: ha un'ottima interfaccia grafica, una vocazione "social" molto sviluppata (possibilità di commentare le foto, essere in contatto con i propri amici, poter esplorare altre foto attraverso le tag, ecc.), e una fama che consente di trovare davvero una marea di fotografie, molte sotto licenza Creative Commons, o addirittura libere da ogni restrizione come le fotografie recentemente pubblicate su Flickr dalla Libreria del Congresso degli Stati Uniti: sono diverse centinaia di foto storiche, raggruppate per tema (ce ne sono a colori degli anni 30-40, e molte altre in bianco e nero degli anni intorno al 1910 e oltre).
Io sono rimasta colpita da un gruppo di foto che riproduceva delle manifestanti che intorno al 1913 erano andate a Washington a reclamare il diritto di voto per le donne. Oltre al salto nel tempo che foto come queste fanno fare, c'è da riflettere sul fatto che la nazione ai quei tempi più avanzata si attardava ancora a dare un diritto fondamentale a metà della sua popolazione, che avrebbe dovuto aspettare fino al 1920.
Le foto della Libreria del Congresso sono anche una fonte straordinaria di documentazione per fumettisti e illustratori di ogni genere - mettere il sito tra i "Preferiti" è altamente consigliato...

Aggiunta: Un altro bel set fotografico storico è qui, dove ci sono splendide fotografie di una delle prime spedizioni antartiche australiane (1910-1914).

lunedì 17 novembre 2008

"La mia vita disegnata male" di Gipi


Le immagini sono riprodotte per gentile concessione di Gipi, e sono ©Gipi e ©Internazionale/Coconino Press

 
 
  Gipi è uno straordinario autore e disegnatore le cui opere ormai compaiono su "La Repubblica" (illustrazioni), "Internazionale" (strip settimanali), oltre ai fumetti pubblicati da Coconino editore.

La scorsa settimana è uscito il suo ultimo grosso lavoro, un fumetto pubblicato in coedizione da Internazionale e Coconino, cosa che ha permesso l'uscita anche in edicola - e spero un successo meritato (oltretutto il rapporto prezzo/quantità è ottimo ed è dovuto ai suggerimenti di Gipi).
Qust'ultima sua storia mi ha colpito così tanto che pur non avendo i fondamentali per esercitare una seria critica fumettistica mi permetto qui di condividere con chi vuole le sensazioni che mi ha lasciato "La mia vita disegnata male", o "meglio "LMVDM".

Questo fumetto ha una densità e una complessità di struttura che invitano alla rilettura, come minimo. Il tema autobiografico è più esplicito che nelle altre storie di Gipi, ma più che altro è affrontato con scopi decisamente catartici; non per niente nel racconto protagonisti sono analisti, psicologi, medici con cui Gipi discute rievocando diversi episodi della sua infanzia e adolescenza.
Il modo con cui Gipi racconta dimostra la differenza che c'è tra un' opera che avrebbe potuto essere meramente autobiografica (come ce ne sono tante) e una storia che emoziona, sorprende, e che ci coinvolge pur potendo essere (come me) lontanissimi dalle esperienze lì raccontate.
Già all'inizio c'è il racconto delle sue esperienze con la droga, e le allucinate (e allucinanti) pagine in cui racconta questo trip infinito, un incubo da cui ne esce per miracolo. Qui per un attimo mi sono sentita trasportata in territtorio pazienzesco ("Pompeo"), sia per l'intensità che per l'urgenza del racconto (il disegnare "male"...), ma poi la somiglianza è scomparsa con il prevalere dei modi narrativi propriamente gipiani - un misto miracoloso di umorismo, dramma, sarcasmo, poesia, autoanalisi. 
Quello che Gipi racconta è vero ("quasi tutto vero"...), vero come può essere vero quello che viene trasposto dalla nostra mente in una qualsiasi forma di espressione: tutto poi diventa personaggio, simbolo, evento significante, per noi come per chi racconta. I dottori ad esempio assurgono a grandezza epica, tratteggiati come sono da personaggi tragico-comici; eppure il dolore è vero, e lo sentiamo come passasse dentro di noi, a rivivere in minima parte (ma bastevole assai!) quello che Gipi ha provato.
 
Gipi è intervistato a proposito di questo fumetto-romanzo nell'ultimo numero di "Scuola di Fumetto" adesso in edicola, il n.63.
Una cosa molto interessante che Gipi dice nell'intervista è il modo in cui ha scelto i fogli su cui disegnare questa storia: un misterioso blocco di carta trovato in casa, che attendeva di essere riempito di segni, ma al momento giusto. Il rapporto fisico con il supporto cartaceo riflette quello complesso con i propri ricordi da affrontare. L'urgenza del racconto un giorno prende il sopravvento; i fogli sono di bassa qualità, il formato incredibilmente piccolo (un A5, dice Gipi): meglio, il fumetto deve essere disegnato in fretta, disegnato "male", con tante parti "umoristiche" a compensare quelle "pesanti". Anche la scoperta di un nuovo pennarello (il G tech della Pilot) con la sua punta più fine lo porta a curare meglio le luci, pur rimanendo all'interno di un modus operandi veloce e impressionista.

E' incredibile la quantità di cose che Gipi riesce a raccontare in quegli A5; ogni pagina è densa e potentemente espressiva, sia quando compaiono le scene del trauma originale, sia quando racconta quasi delle gag, che poi a ben vedere hanno sempre un sottofondo tragico.
A un certo punto nel racconto compaiono dei personaggi di fantasia, rappresentazioni di sè o delle sue paure, e il tutto riesce a dare un senso ulteriore alle scene autobiografiche. Lo stesso metodo di riflessione tramite spostamento fantastico viene usato con l'irrompere nel bianco e nero del fumetto di una parte a colori (la parte dei "pirati"), dove viene affrontato il tema dell"amore" - una parte importante e difficile, per chi se ne sente "incapace" a parlarne. Ma Gipi lo fa, con i mezzi della poesia e dell'arte della rappresentazione grafica: un aiuto per se stesso, un dono per noi.
 

 

venerdì 14 novembre 2008

Contro la violenza sulle donne


Il 25 novembre è la giornata mondiale contro la violenza sulle donne. Telefono Donna ha ha proposto questa pubblicità al Comune di Milano, ma non si sa se verrà accettata.
Nel link in fondo la notizia e le dichiarazioni dell'assessore all'Arredo urbano.
Come scrive una mia amica in giro sul web:
"...i nudi di donna si sa possono essere usati sempre e comunque... in modo ammiccante, volgare e strumentale al di fuori di alcun contesto ma guai in alcun modo ad alludere...", alludere a contenuti e problematiche ben serie che l'uomo medio generalmente si rifiuta di affrontare.

Leggendo un po' di pareri in giro sul web ho fatto qualche altra riflessione, e qualche dubbio mi è venuto.
Posto qui  una discussione in cui viene aspramente criticata questa pubblicità; nei commenti però trovo alcune considerazioni opposte che mi trovano parzialmente concorde. Il tema è molto meno semplice del previsto, a causa forse dell'eccessivo simbolismo dell'immagine (e del riflesso condizionato che c'è ormai nel vedere un'immagine di donna nuda, qualsiasi essa sia).

E' polemica per il manifesto della donna nuda in croce - cronaca - Repubblica.it

venerdì 7 novembre 2008

Divagazioni obamiane


Lo confesso: ero molto scettica sulle probabilità di Obama di essere eletto. A parte l'esperienza delle precedenti elezioni (dove Bush alla fine ha vinto chissà come...) c'era in ballo la "questione della razza" a insinuare dei dubbi sulla veridicità dei sondaggi (c'è ancora chi si vergogna a dire pubblicamente di non voler votare un candidato per pregiudizi razziali...in America almeno).
Non credo che Obama sconvolgerà il modo di muoversi degli Stati Uniti nel mondo; ho però qualche speranza in più che non si vada ad invadere l'Iran, ad esempio.
Per il resto mi auguro per gli statunitensi più poveri che qualcosa migliori nella loro vita, con l'allargamento dell'assistenza sanitaria, servizi sociali migliori, ecc. Di più non so cosa potrebbe fare un Obama che è del tutto aderente ai valori americani, ben più di tanti suoi detrattori che lo tacciavano di essere quasi uno straniero.
Diciamo la verità: la favola dell'uomo venuto su dal nulla, il meticcio la cui storia sarebbe adatta a un film di Hollywood, il sogno americano che si realizza in pieno, tutto questo sarebbe stato poco probabile se non fossero intervenute tante coincidenze favorevoli; a partire da questa gravissima crisi economica di cui i repubblicani sono stati considerati respondabili, e andando avanti con l'età molto avanzata dell'avversario MacCain, che se gli fosse venuto un coccolone in carica avrebbe lasciato il posto alla Palin (!!) - altro grave errore di MacCain.
Tornando alla faccenda della "razza" qui si possono misurare i passi avanti della società americana verso l'eliminazione del pregiudizio, ma anche quelli ancora da fare, tanti a mio parere. Il fatto che qualsiasi meticcio venga considerato "nero" o addirittura afroamericano dimostra come l'elezione di Obama non sia un punto d'arrivo, ma di partenza.
A questo proposito segnalo un post sul blog de L'estinto dove nei commenti specialmente viene approfondito il tema in maniera interessante. Da più parti comunque viene messo in rilievo l'importanza dell'elezione di Obama non in quanto afroamericano (non lo è secondo il significato corrente, dato che le sue origini bypassano l'ascendenza schiavista, essendo il padre africano), ma in quanto non bianco; e siamo ancora al punto che una tale constatazione è quasi rivoluzionaria, e basta alla comunità afroamericana per ritenerlo un proprio rappresentante, un simbolo di riscatto.
Il fatto di essere un outsider ha fatto convogliare su Obama le preferenze di molti americani, stufi delle solite consorterie e famiglie politiche (i Bush, i Clinton, in generale la classe politica troppo addentro al sistema); può essere questo uno dei motivi della sconfitta della Clinton alle primarie, e non solo il fatto che fosse una donna, come io sospetto. Se si va a parlare con i maschietti a tu per tu questa cosa viene fuori, prima o poi: meglio uno di colore che una donna...
Un cosa vorrei mettere in rilievo, per quel che conta: un MacCain non avrebbe mai potuto dire "...la risposta che viene dai giovani e dai vecchi, dai ricchi e dai poveri, democratici e repubblicani, neri, bianchi, ispanici, asiatici, indigeni americani, gay, eterosessuali, disabili e no..." 
E, divagazione per divagazione, in questi giorni sul sito di Repubblica (link ormai introvabile) appariva un ricordo fotografico del famoso bacio interazziale televisivo, quello nella serie "Star Trek" tra Uhura (l'addetta alle comunicazioni) e il capitano Kirk, come se questo abbattimento di un vecchio tabù legato alla separazione della "razza" bianca e nera avesse qualcosa a che fare con l'elezione di Obama...Tutto fa brodo per dimostrare l'irresistibile cammino delle persone di colore verso l'emancipazione e l'uguaglianza, pare; tranne poi scoprire che i tabù e i pregiudizi hanno la spiacevole tendenza a trasformarsi ed adattarsi, inabissarsi e riemergere nei luoghi più disparati.
Ancora una divagazione, l'ultima: proprio questo servizio fotografico di Repubblica mi faceva venire in mente delle altre foto, a proposito di lotta verso le discriminazioni: quelle pubblicate sullo stesso sito, qualche settimana fa, con la presenza dell'attrice che impersonava Uhura, Nichelle Nichols, e George Takei, che impersonava il timoniere Sulu sull'astronave Enterprise. Quest'ultimo era il protagonista del  matrimonio con il compagno di una vita, presente la Nichols e anche l'attore Koenig, che interpretava Cechov sullo stesso set.
Simpatico che proprio di questi tempi Takei e la Nichols si ritrovino a recitare nello stesso telefilm, "Heroes".

Comunque, alla fin fine, sì, come scriveva una mia amica "fa un po' impressione ascoltare il nome del prossimo presidente degli Stati Uniti d'America: Barack Hussein Obama"...


 

mercoledì 5 novembre 2008

Creatività all'opera

Andando in giro per siti e blog ho trovato il video di questa ragazza olandese: guardatelo tutto, c'è la fantasia, l'unione tra animazione, disegno, video...

giovedì 23 ottobre 2008

I miei strumenti tecnologici


Wacom Intuos
Inserito originariamente da Patfumetto
Ormai anche i disegnatori più affezionati ai vecchi tempi non possono fare a meno della tecnologia: vuoi per cercare solo della documentazione on line, vuoi per spedire bozzetti ed esempi (al posto dei vecchi fax), vuoi per fare qualche ritocco senza pasticciare sull'originale.
I più "evoluti" usano il computer per colorare fumetti o illustrazioni, dopo aver scansionato gli originali; altri si spingono a "ripassare" la china digitalmente, dopo aver disegnato su carta la fase a matita; altri ancora giungono a creare tutti i passaggi di un fumetto (o disegno) direttamente nel loro computer, con programmi come Manga Studio, Photoshop, Painter; ma anche Illustrator, o ArtRage.
Io ho iniziato a usare il pc come ulteriore strumento di disegno qualche anno fa, colorando alcuni disegni in bianco e nero. All'epoca avevo una tavoletta Wacom A6, che adesso non vendono più (sostituite dalle Bamboo, stessa fascia economica).
Sei mesi fa mi sono fatta un regalo e ho acquistato una Wacom Intuos A5, più grande di quella che avevo e dalla morbidezza e precisione maggiori; in più ci sono dei tasti programmabili che aiutano a non spostare la mano dalla tavoletta, per le operazioni più comuni.
Avessi saputo prima che la Wacom avrebbe messo in produzione la versione più piccola (ed economica, per così dire) della Cintiq, forse avrei aspettato un po' e investito quei 360 euro per quest'ultima, che pure necessita di un esborso abbastanza oneroso (quasi 1200 euro!).
La Cintiq è in pratica il foglio del disegnatore del futuro: i nostri disegni vengono visualizzati sul suo monitor, su cui noi possiamo operare con la nostra penna digitale, direttamente.
Per lavoro io uso il computer sopratutto per mettere i retini alle mie tavole di fumetto, da un anno e mezzo a questa parte; avere la Cintiq non sarebbe strettamente necessario, poichè con la Intuos me la cavo bene.
Tuttavia prima o poi tornerò a fare delle cose a colori, piuttosto che dei progetti totalmente digitali (per divertimento ma anche per sperimentare), e la Cintiq è in cima alla mia lista dei desideri!

lunedì 20 ottobre 2008

Studio da un mio progetto


Matteo
Inserito originariamente da Patfumetto
Questo è Matteo (nome provvisorio, ma forse no) il protagonista di una storia a fumetti a cui penso da qualche anno.
La storia è di fantascienza, ma ci sarà poca azione e molti alieni, in compenso...
Probabilmente non la realizzerò mai, dovrebbe essere sviluppata in più capitoli, da assemblare in albi alla francese, o in un formato qualsiasi da graphic novel. L'ho immaginata a colori, anche se con una tavolozza minima. E l'apporto del computer dovrebbe essere fondamentale, a partire dalla colorazione (e forse anche dall'inchiostrazione).
Questo disegno è recente, realizzato mentre ero in "vacanza" dai miei genitori. Ho fatto un disegno a matita e l'ho fotografato; poi l'ho importato sul mo Mac portatile, ho creato un livello di sfondo su Photoshop e l'ho "inchiostrato"; infine l'ho colorato con Painter (l'Essential 3 che era in dotazione con la Wacom Intuos che ho comprato qualche mese fa).

venerdì 17 ottobre 2008

Prova di post da "Flickr"


Orchidea
Inserito originariamente da Patfumetto
E' la foto della mia orchidea, unica pianta della casa. Ce l'ho da tre anni, forse quattro, non smette mai di buttare fuori fiori o foglie o peduncoli...
La lumaca che si vede sul vaso è stata un'ospite temporanea, dopo qualche giorno di letargo è stata gentilmente accompagnata in un prato.
Qui un link dove trovare informazioni su cosa è "Flickr".

mercoledì 15 ottobre 2008

Un pezzo dei Monty Python

Oggi in una discussione su aNobii si linkava questo splendido (per me) pezzo dei Monty Python, tratto da "Il senso della vita" ("The meaning of life"). Non ho potuto fare a meno di postarlo, ancora adesso mi mette i brividi immaginare cosa sarebbe potuto succedere a dei Monty Python italiani che avessero osato fare uno sketch così, con decine di angelici bambini che cantano "Ogni spermatozoo è sacro"...
Il film contiene altri pezzi molto divertenti, alcuni (pochi) meno riusciti, ma questo brano iniziale da solo varrebbe l'acquisto.
Ah, la visione è sconsigliata ai cattolici un po'permalosi...

martedì 14 ottobre 2008

Facebook


Su "Facebook" in giro si leggono molti pareri, alcuni non positivi a dire il vero. Da novella iscritta, e quindi forse prematuramente, voglio provare a dare qui le mie prime impressioni.
"Facebook" per chi non lo sapesse è un social network, uno di quei siti che servono a mettere in contatto e far comunicare con ogni mezzo le persone. Al link precedente troverete delle spiegazioni più approfondite, ma la caratteristica saliente di questo sito è che è nato come mezzo per collegare studenti di università (all'inizio della sola università del fondatore, Mark Zuckerberg); infatti la cosa che ho fatto volentieri, fornendo i dati per l'iscrizione, era l'indicazione di quale liceo e univerità avessi frequentato, per sapere se potevo trovare qualche vecchio compagno di studi.
La mia ricerca è stata (per adesso) vana: del mio liceo romano ho trovato diversi iscritti, ma tutti giovanissimi, appartenenti quindi a un'epoca ben lontana dalla mia! Della mia accademia invece non risulta nessun iscritto, peccato!
Come sono finita su "Facebook"? Non mi sarebbe mai passata per la mente di iscrivermi, senonchè una mia cara amica ha chiesto il permesso di postare una mia foto sul suo profilo su "Facebook". Io ero molto curiosa di vedere questa foto, ma subito ho scoperto che per vederla mi dovevo iscrivere: il network è protetto da sguardi indiscreti, si potrebbe pensare; in parte è così.
Comunque, alla fine, anche malvolentieri, mi sono iscritta: ed ecco che è iniziato un nuovo modo per perdere tempo - mi sono detta dopo pochi minuti.
"Facebook" non è per solitari o sfigati: devi avere degli amici, altrimenti cosa si scrive a fare sulla bacheca ciò che si sta facendo in quel momento? o perchè caricare dei video, dei link, delle foto? Bisogna trovare degli amici, chiedere loro il permesso di aggiungerli alla propria "dotazione", e poi semplicemente osservare e venire osservati in tutte le azioni che si compiono su "Facebook": hai postato una foto? Hai cambiato un tuo dato personale? Hai scritto qualcosa? I tuoi amici lo sapranno; o gli amici degli amici (si possono settare i vari livelli di privacy, o le sezioni che si vogliono rendere pubbliche o no).
La prima impressione è stata quella che il sito in questione ha un aspetto e un funzionamento molto "giovanilistico": le modalità di scambio di informazioni e i contenuti sono quelli tipici dei gruppi di amici che sono molto in intimità, o che se non lo sono si lanciano nell'avventura di contattare e comunicare con sconosciuti o semisconosciuti (gli amici degli amici).
C'è la possibilità di iscriversi a gruppi tematici di discussione, dove trovare magari possibili interlocutori con cui si ha qualcosa in comune; a me è arrivato subito un messaggio di un "lumacone" che pur ammettendo di non conoscermi mi diceva che amava contattare così le persone, tanto per parlare (secondo lui). Avrei potuto rispondergli con un diniego fermo e gentile, ma poi ho letto ciò che sarebbe accaduto se l'avessi fatto: per un mese lui avrebbe potuto curiosare nella mia bacheca!
Penso che il numero di amici da avere per poter usare al meglio "Facebook" non debba superare la decina, altrimenti è un delirio avere la bacheca piena di notificazioni di ciò che questi fanno durante la giornata! Ma io non son giovane, per cui vedo le cose in maniera del tutto particolare...Tra l'altro per adesso io ho "solo" un'"amica" e temo che resterà tale di numero, visto che le persone che conosco hanno di meglio da fare che postare su "Facebook" (detto senza cattiveria verso gli utilizzatori del servizio, tra cui mi metto anch'io!).

P.S: Per gli utilizzatori di "Facebook" e di "Firefox": ecco un utile add-on (o componente aggiuntivo), una barra che si installa sotto quella degli indirizzi e che permette di postare o controllare la propria bacheca senza dover accedere al sito: "Facebook toolbar".

domenica 12 ottobre 2008

Un articolo su Chiesa e incontro con "l'altro"


Su Micromega di questo mese (5/2008) ho letto con interesse l'articolo di Carlo Modesti Pauer, dal titolo "La conversione e la spada: da Cortés a Ratzinger". Di solito gli articoli che mi interessano di più di questa rivista sono quelli ad argomento scientifico, filosofico, o religioso (inteso come studio dell'influenza che ha la religione, e in particolare quella cattolica, sulla vita civile del nostro paese).

Pauer in questo articolo parla di come la Chiesa cattolica ha considerato l'"altro" una volta incontratolo nel Nuovo Mondo, e di come questa considerazione si sia trascinata, con varianti, fino alle soglie del XX° secolo.

Di quello che è successo ai nativi (sud/centro)americani dopo l'incontro con i "civilizzatori" occidentali più o meno siamo tutti a conoscenza (tanto per essere sintetici, sterminio di milioni di persone, pur essendo per me difficile credere ai numeri spaventosi ipotizzati nell'articolo - per orrore, più che altro). Il mio interesse però si è appuntato, come al solito, sui testi in cui la Chiesa giustificava la sua visione "conquistatrice" delle anime dei nativi (di cui pure molti occidentali dubitavano essere dotati questi "selvaggi"; interessanti le impegnative discussioni su questo annoso dilemma, ma anche sull'ipotesi che qualche discepolo dei tempi di Gesù potesse aver raggiunto le americhe, salvando le anime di questi poveri nativi, che altrimenti sarebbero stati dannati fino al 1492!).

 Le conversioni forzate dei nativi americani erano la "logica" consequenza dell'interpretazione di Marco 16,15:"Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato." Sia mai che in giro continuino a vivere persone non salvate...

Nell'articolo Pauer approfondisce meglio le origine ideologiche di questa giustificazione, ma io voglio qui riportare la citazione del discorso che facevano i colonizzatori (affiancati da missionari dotati di una bella croce in mano) una volta giunti davanti ai villaggi da conquistare: "Vi notifichiamo e vi facciamo sapere, come meglio possiamo, che il Signore Iddio, vivo ed eterno, creò il cielo e la terra, e un uomo e una donna dai quali noi e voi e tutti gli uomini del mondo furono e sono discendenti [...] Tra tutte le persone il Nostro Signore ne incaricò una, chiamata San Pietro, affinchè di tutti gli uomini del mondo fosse signore e superiore, al quale tutti dovessero obbedire, e che fosse a capo dell'intera razza umana [...] E allo stesso modo sono stati considerati coloro che furono eletti dopo di lui al soglio pontificio, e così è stato fino ad oggi, e così sarà fino alla fine del mondo". Dopo aver elencato i vari obblighi che erano pretesi dai nativi "se invece così non farete, o maliziosamente prenderete tempo, vi assicuro che con l'aiuto di Dio noi ci scaglieremo contro di voi, vi faremo guerra in tutti i modi e con tutti i mezzi che potremo, e vi assoggetteremo al giogo e all'obbedienza della Chiesa e delle Loro Maestà, e cattureremo voi e le vostre donne e i vostri figli, e ne faremo degli schiavi [...]".

L'articolo è troppo vario perchè io possa continuare a parlarne qui senza essere prolissa: per gli interessati (che immagino pochi!) ne consiglio caldamente la lettura.

Dato che faccio fatica  a trovare immagini a tema senza copyright ho scelto la copertina del famoso libro di Todorov "La conquista dell'America - Il problema dell'altro", edizione Einaudi; peraltro è nella pila dei libri che ancora devo leggere, ahimè.

Poi se qualcuno sa spiegarmi perchè in questo caso il copia incolla da documenti che ho sul pc non ha funzionato per quanto riguarda lo sfondo mi farebbe un grosso piacere...

lunedì 6 ottobre 2008

Scuola di fumetto


Sulla rivista "Scuola di fumetto" adesso in edicola (n. 62) c'è un articolo sul ventennale del Centro Fumetto Andrea Pazienza di Cremona in cui compare anche un mio intervento, tra gli altri, dove racconto il mio primo contatto con questa benemerita associazione (risalente ormai agli inizi degli anni 90).  
Molti aspiranti fumettisti sono stati ospitati sulle pagine dell'allora fanzine del Centro, "Schizzo", che poi negli anni si è trasformata in una rivista di tutto rispetto, piena di fumetti, articoli di critica, recensioni.
Oltre ai ricordi degli animatori del Centro e al mio intervento ci sono scritti di altri disegnatori e autori come Matteo Alemanno, Andrea Bruno e Anna Merli.
Questa segnalazione mi dà l'occasione di consigliare l'acquisto continuativo di "Scuola di Fumetto" per chiunque abbia un minimo di interesse verso il fumetto e l'illustrazione: è una rivista piena di corpose interviste a professionisti di ogni tipo e scuola, recensioni, segnalazioni, lezioni pratiche, consigli ad aspiranti fumettisti, tante immagini e interi sketchbook pieni di rarità e inediti; in questo numero ad esempio c'è il corposo sketchbook di Filippo Scozzari (inutile presentare il sulfureo autore di tante storie a partire dagli anni 80 del mitico "Frigidaire"), intervista e tanti disegni di Simone Bianchi, lanciatissimo disegnatore della Marvel, altra intervista allo sceneggiatore Matteo Casali ("Bonerest", "Scorpioni nel deserto", "La neve se ne frega", ecc.), un articolo su Hornschemeier (Da leggere il suo "I tre paradossi"), e tanto altro.
Laura Scarpa dirige la piccola redazione della rivista, la passione è tanta, le difficoltà gestionali anche, tenendo conto dello stato del mercato del fumetto oggi come oggi; eppure a fronte di qualche piccolo refuso qua e là la qualità della rivista è ottima - detto da semplice lettrice e non solo da amica della direttrice. Ancora adesso, dopo anni di frequentazione con Laura Scarpa, non riesco a capire dove attinga a tanta energia e passione; ha una grande capacità organizzativa e una sensibilità pedagogica eccezionali. Personalmente ho fatto tesoro di tanti suoi consigli, sempre azzeccati, siano essi professionali che personali.

giovedì 25 settembre 2008

Western e lotterie


La mia infanzia è stata caratterizzata da una massiccia presenza del genere western: film, telefilm, e naturalmente fumetti, primo tra tutti Tex. Pare che verso i 5 anni o giù di lì sia stata elettrizzata dalla visione di "Ombre rosse" alla tv; da allora in poi ho inventato e disegnato storie  con protagonisti indiani e cowboys, immancabilmente.
Ci giocavo anche, con pistole, cinturoni, arco e frecce. I cinturoni me li costruivo col cartone, per necessità; a quei tempi certi giocattoli erano un po' un lusso, per certe famiglie. Io però non ho mai avvertito nessuna mancanza: mi sono sempre divertita un mondo, e disegnare costa poco e rende tanto. 
Questo fumettino di epoca fine anni 70 scaturisce da quella passione, e dalla voglia di mettermi dalla parte dei perseguitati, in quel caso i nativi americani - gli indiani.
Avevo circa 13 anni, come già detto usavo qualsiasi supporto per disegnare fumetti, e questo è uno dei più buffi: un blocchetto di quelli che si usano per le "riffe" casarecce, le lotterie tenute da bottegai vari - nel mio caso  il macellaio o il "fruttarolo", non ricordo bene; all'epoca abitavo in un  quartiere periferico di Roma nord.
Si possono notare su quei doppi foglietti staccabili i numeri che, a quanto pare, non mi davano per niente fastidio. Possiedo un altro blocchetto con su un'altra storia western; probabilmente mi piacevano tanto perchè potevo staccare con facilità le vignette mal riuscite. C'è da tenere conto il fatto che io disegnavo direttamente a penna senza fare alcuno schizzo a matita; credo che ignorassi del tutto le tecniche del disegno.
Il link conduce all'album su Picasa dove ho inserito per adesso le prime 8 "pagine"; più in là ne vorrei aggiungere altre (sono in tutto circa 90 paginette, piene di cose anche assurde). Incredibilmente la storia si conclude con un "Fine del 1° episodio", evento raro per me all'epoca!  

lunedì 22 settembre 2008

Ancora Gregory, a colori


Ogni tanto vado a scartabellare nei mucchi di cartelline piene di disegni, invano sistemati in base a criteri razionali.
Oggi per caso mi sono imbattuta in un "vecchio" disegno di "Gregory Hunter" a colori - tipo di produzione molto rara per me.
L'illustrazione risale al 1998, realizzata con acrilici su carta. In quel periodo avevo tentato di usare il colore in maniera abbastanza tradizionale, con risultati altalenanti. Facevo molta fatica a padroneggiare questa tecnica, e l'ho abbandonata presto.
La data apposta sul disegno indica il 1998, nonostante la serie sia andata in edicola a partire dal 2001: questo per dire con quanto anticipo si devono preparare le serie a fumetti!

venerdì 19 settembre 2008

Il podcasting, una piccola passione


Per chi non lo sapesse, il podcast è un file audio o video (se audio generalmente in formato mp3) che è scaricabile da internet sul proprio computer, e da qui trasportabile su tutti i supporti che lo consentano (lettori mp3, altri computer, lettori dvd che leggono il formato mp3, Psp, ecc.).
Quasi tutte le trasmissioni radio hanno il loro podcast sul sito internet, e anche molte di quelle televisive, dove è possibile recuperare spezzoni di trasmissioni e interviste.
Io ad esempio ascolto molto la radio, ma spesso alcune trasmissioni non riesco a seguirle a causa di un orario non comodo. Grazie al podcast posso recuperare quello che mi interessa e scaricarmelo sul computer; a volte trasferisco i file mp3 di queste trasmissioni sul mio lettore e le ascolto mentre porto a spasso il cane - per fare un esempio.
Una delle mie trasmissioni preferite è "Alle otto della sera", trasmessa su Radio Due. Per mezz'ora al giorno circa, e per qualche settimana, studiosi anche di fama parlano di un tema specifico, a carattere storico. Si va da Annibale al Medio Evo, dalle Crociate al delitto Moro, e di solito il racconto non è mai tedioso ( a chi interessa, certo!). Al link precedente troverete l'elenco archiviato di decine di trasmissioni con le relative puntate, pronte da scaricare.
Negli ultimi tempi il podcasting si è esteso a macchia d'olio, ormai anche i blog più comuni hanno questa funzionalità, comoda per chi non può stare molto al computer e intende seguire le proprie trasmissioni radio, o i propri blog, in altri momenti.
Il podcast è scaricabile liberamente una volta trovato il sito che ci interessa, ma è molto comodo, per chi vuole seguire le puntate future, usare un software apposito per effettuare degli abbonamenti - o iscrizioni (del tutto gratuite, di solito) - come ad esempio iTunes (consigliato per Pc e Mac, molto comodo e chiaro, scaricabile al link precedente in maniera gratuita).
Su iTunes tra l'altro i podcast disponibili sono divisi per argomento (storia, letteratura, trasmissioni comiche, sport, ecc.), ed è qui che ho trovato anche qualche podcast video con tutorial di Photoshop (segnalo questo in italiano): non male!
Un altro podcast da segnalare è quello delle lezioni di storia della Laterza: interessantissimo.

mercoledì 17 settembre 2008

Un amico sceneggiatore


Diversi anni fa ( 1994-95) ho avuto modo di lavorare come disegnatrice per l'allora "Il Corrierino" marca Rizzoli-Egmont, il cui editing era gestito dalla Struwwelpeter (cioè Laura Scarpa e Giorgio Pelizzari).
Con Giorgio ho collaborato al suo fumetto "Jordi eroe galattico", pubblicato sul Corrierino in tre episodi - una storia con alieni, avventure spaziali, e altri ingredienti avventuroso-umoristici con cui mi sono trovata molto bene, data la mia passione per il genere.
Terminata questa esperienza un po' prematuramente io e Giorgio non abbiamo smesso di pensare a qualche altra possibile collaborazione, ma  quel punto eravamo già entrambi indaffarati con altri lavori (io ad esempio avevo già iniziato a lavorare per la Sergio Bonelli).
Tuttavia  pensavo di poter fare qualcosa nei ritagli di tempo, così Giorgio mi ha dato una nuova serie a cui lavorare, pensando poi di andare in giro a proporla agli editori: "Doppio gioco" era stata pensata per un pubblico di ragazzi, con protagonisti principali Theo e Bred, un bambino e un adulto finito nella nostra realtà a causa di un incidente informatico . 
Nei disegni che si possono vedere al link precedente ci sono gli studi dei due personaggi, più una tavola inchiostrata (l'unica). Io avrei voluto usare uno stile abbastanza grafico, come mi riesce in un paio dei disegni, stile che non riesco a mantenere del tutto nella tavola inchiostrata. 
L'insoddisfazione dei risultati (insoddisfazione solo mia), e la constatazione che il tempo libero era molto minore di quello che immaginavo, mi hanno portato a "dare buca" a Giorgio, e ad abbandonare il progetto.
Giorgio Pelizzari ha questo atteggiamento serafico da cui è impossibile trarre i segnali umorali propri in questi casi: delusione, irritazione, sollievo...chi lo sa! Siamo ancora amici comunque, e a distanza, ormai, continuiamo le nostre dispute sulle recenti uscite fumettistiche. 
Mi sembra giusto, però, dare qualche notizia in più sulla sua lunga carriera di sceneggiatore, sperando di aggiornarla al più presto, dato che il "ragazzo" merita.

Lo sceneggiatore Giorgio ha iniziato la sua carriera variegata molti anni fa, a inizio anni 80: scrive soprattutto storie per ragazzi, pubblicate su una quantità davvero varia di riviste, da "Cartoni in Tv"al "Corriere dei Piccoli" (dove lavora con Leo Cimpellin), "Corrier Boy" (dove scrive storie per Casertano). Nel 1983 su richiesta di Tiziano Sclavi sceneggia "Kerry il trapper" e un paio di "Zagor"; non si lascia sfuggire collaborazioni anche con "Il Giornalino" e "Tiramolla". Negli anni 90 è sceneggiatore e responsabile redazionale della rivista di racconti e fumetti sulla natura "Moby Dick",  dopo verrà l'esperienza  con "Il Corrierino", più altre collaborazioni varie per riviste della Egmont Publishing.
Nel 1999 dopo aver frequentato un corso di Creative Writing presso l'Accademia Disney inizia la colaborazione alle testate "Minnie Mag" e "Topolino". Successivamente sceneggia le fotostorie di "Barbie", e nel frattempo continua a scrivere storie per "Focus Junior" (la serie di  "Shellrock Holmes") disegnate da Stefano Tognetti.

Immagine: copyright© G. Pelizzari - P. Mandanici


domenica 14 settembre 2008

Testo più immagine = fascino





In questi giorni su internet si fa un gran parlare del nuovo browser di Google, Chrome. Non ho molto da dire su questo, non sono competente, e a pare mio bisogna sempre aspettare un po' di tempo e testare bene i programmi prima di usarli; per adesso mi va più che bene Firefox
La cosa che mi ha incuriosito è stato uno dei mezzi che Google ha usato per pubblicizzare l'evento: un fumetto di Scott McCloud, già autore di "Capire il fumetto. L'arte invisibile", "Reinventare il fumetto", "Capire il fumetto", editi da Pavesio.
Di questi libri io ho letto solo il primo, che ho trovato interessante comunque, al di là se si condividono o no le idee di McCloud sulla natura del fumetto come linguaggio.
In questi casi il mio interesse non va solo al contenuto, ma anche a come questo contenuto viene trasmesso - in questo caso: un saggio di teoria del fumetto scritto con il fumetto stesso.
Nel caso di Chrome McCloud usa il fumetto per spiegare le caratteristiche di questo browser, e lo fa con il suo solito stile chiaro e preciso. Non c'è paragone, piuttosto che leggere un articolo pieno di spiegazioni su cosa è Chrome mi vado a leggere il fumetto di McCloud. 
Il fumetto didattico se fatto bene può essere più efficace di mille articoli, o saggi. L'unione di testo e immagine ha una sua profonda efficacia che mi sorprende sempre; se mi capita di vedere anche da lontano la forma di un balloon non posso fare a meno di esserne irretita, devo sapere cosa c'è dentro, e sotto, e scoprire la storia che mi vuole raccontare. 
Nel fumetto, anche se costituito da una sola vignetta, anche se muta, con didascalie o balloon, vedo un movimento che mi porta verso qualcosa: quel qualcosa da scoprire è quello che mi affascina da sempre, da quando mi è capitato un fumetto tra le mani, ancora analfabeta. 
Nel caso del fumetto "classico", costituito dal rapporto tra testo e immagine, la tensione che si instaura tra questi due mezzi espressivi è fonte di possibilità inesauribili, anche nelle forme più grezze. 
Sono abbastanza dispiaciuta del fatto che il fumetto, oggi come oggi, venga letto sempre meno.

P.S. Sul sito di Scott McCloud date subito un'occhiata a "The right number".

venerdì 12 settembre 2008

Questioni di genere


Penso che ci siano, specialmente in questa epoca, molti uomini che rifiutano il maschilismo che, sottotraccia (e anche no, in certi casi), permane ancora nella nostra società; non è facile liberarsi da secoli - millenni - di patriarcato.
Con tutta la buona volontà, dubito che questi uomini riescano però a capire fino in fondo cosa voglia dire subire delle discriminazioni di genere, specialmente quelle che sono più sottili e meno evidenti. E' normale: per capire cosa significa vivere da donna bisognerebbe esserci nati.
Ieri sono capitata sul sito dell'Anonima Fumetti e ho scovato questa notizia: nel 1938 la Walt Disney rispondeva a un'aspirante disegnatrice (animatrice, più precisamente) che loro non accettavano donne, perchè semplicemente quello era un lavoro da uomini. Per le donne forse c'era la possibilità, in Disney, di fare qualche altra cosa tipo riempire le linee o qualcosa del genere - il solito lavoretto laterale, di sostegno, di serie b insomma. Il tutto scritto a macchina su una carta da lettere non ironicamente decorata da Biancaneve, i sette nani e animaletti vari. In fondo alla lettera, se non sbaglio, chi firma è un qualche responsabile donna: ironico, questo sì, ma nient'affatto sorprendente se si pensa che in un sistema siffatto le donne, per poter avere delle possibilità qualunque, vi si devono adeguare; spesso senza avvertirne l'ingiustizia.
La cosa che più mi ha colpito, però, è stato un commento letto sul sito che forse conteneva la notizia originale, dove Suzanne Holland scrive di sentirsi le lacrime agli occhi, leggendo questa storia, e ricordando la sua personale (e bruciante) esperienza di discriminazione quand'era a scuola (se non sbaglio la nostra prima media), diverso tempo fa: lei amava suonare i tamburi (o la batteria - maledetto inglese - ma dubito che a quell'età a scuola la facessero suonare), ma le dissero che no, non poteva, poichè quello strumento era roba da maschi; adesso invece le ragazze possono farlo, per fortuna - concludeva la Holland.
Le ragazze adesso possono fare un sacco di cose (ma non tutto); ma quante di noi 20, 30, 40 anni fa si sono sentire dire "non puoi perchè sei una femmina?" Alcune possono rischiare di sentirselo dire anche adesso; ed è una frase che se ascoltata in giovane età può produrre frustrazioni devastanti.
Io per quanto riguarda il mio lavoro non ho avuto mai problemi di questo genere; ma durante la mia vita quella frase - "Non puoi perchè sei una femmina" - l'ho sentita, sì, ed è una cosa che suscita delle sensazioni che un uomo, come dicevo prima, non può capire.

La lettera qui riprodotta la trovate all'indirizzo Flickr di Sim Sandwich, nipote dell'aspirante disegnatrice.

giovedì 11 settembre 2008

Il non finito


Continuo il recupero di miei vecchi fumetti, questa volta saltando al 1987. A quell'epoca usavo i pennarelli, anche nella "colorazione" (di solito uno o due toni di colori, nei fumetti, mentre ho diverse illustrazioni colorate con tutta la gamma degli Stabilo), e questo stile che io definisco un po' mellifluo, anche se qui già ampiamente influenzato dalla lettura di Andrea Pazienza (forse non si nota molto).
Ignoro il perchè della scelta del titolo: credo sia del tutto casuale, qualsiasi cosa andava bene, dato che del contenuto sapevo poco anch'io.
E' probabile che il tema della storia sia stato ispirato da un sogno (o più sogni); il che significa che non avevo una storia precisa da raccontare, ma delle suggestioni, più visive che altro.
A mia discolpa c'è la scelta di non andare oltre la prima tavola: non è il mio record di fumetto non-finito, questa pratica diffusissima tra i giovani disegnatori dalle idee un po' confuse.
Io poi sono sostanzialmente una disegnatrice, e non una sceneggiatrice, o autrice completa; disegnare era più importante che imparare a raccontare, anche se disegnare è anche raccontare; ma non basta per portare avanti con giudizio un fumetto, lungo o breve che sia.

lunedì 8 settembre 2008

Navigando navigando...


Ieri sono capitata per caso su un sito che si chiama "Barnacle Press" in cui si possono trovare (ordinate in ordine alfabetico) la riproduzione di centinaia di strisce a fumetti d'epoca - ovvero dal 1905 al 1925 circa.
Quella che riproduco qui accanto si chiama "Barney Google" ed è stata disegnata da Billy DeBeck.
Altre notizie sono reperibili sul sito in questione, di cui consiglio la visita poichè si possono trovare davvero delle piccole perle (se non si capisce l'inglese va bene lo stesso osservare lo stile e la riproduzione di un'epoca ormai lontana).
Mentre cercavo notizie ulteriori su questo sito mi sono imbattuta in un sito italiano, "Balloons - Il blog delle comic strip", che è ben fatto, con tante notizie interessanti su questo settore del fumetto e con la presenza di striscie di Sauro Ciantini e altri.
Leggendo uno dei post del sito di "Balloons" (su Charlie Brown) sono poi andata a finire sul sito di "Diogene - filosofare oggi", in cui si possono trovare articoli che, con uno sguardo "filosofico", cercano di trattare qualsiasi argomento (con linguaggio alla portata di tutti).
Dopo questa bella "navigata" quello che auspico è trovare il tempo di esplorare per bene questi siti, cosa di cui dubito...

domenica 7 settembre 2008

Donne e demografia


E' noto a tutti il problema della bassa natalità che interessa diversi paesi dell'Europa e anche di qualche altra parte del mondo (il Giappone, ad esempio).
Su Internazionale n. 759 (uscito il 29 agosto) c'è un articolo di Russel Shorto che approfondisce la questione, e che mette in luce alcuni apparenti paradossi: uno di questi è che le nazioni considerate più "familiste" (e in cui la donna lavora meno fuori casa) il tasso di fertilità è tra i più bassi al mondo (Italia, Grecia, Spagna). 
Qui in Italia spesso si sente dire che le donne fanno meno figli anche perchè hanno questo smodato desiderio di rendersi indipendenti e voler lavorare, anzi, alcune di loro ambiscono anche a fare "carriera", trascurando i loro doveri principali (occuparsi dei figli, della casa, del marito).
Lasciando stare queste opinioni, forse minoritarie, ma che stanno assumendo una certa rilevanza - trascinate assieme ad altre opinioni retrive nel calderone delle battaglia di retroguardia dei neocon - si sa che il problema di allargare la famiglia è di origine soprattutto economica, specialmente là dove lo stato non mette a disposizione delle famiglie strutture apposite a gestire questa nuova società, dove la donna ha pieno diritto di realizzarsi anche al di fuori dell'ambito familiare.
Non a caso i paesi del nord hanno un alto tasso di fertilità, e il più alto tasso di occupazione femminile; come mai? Forse perchè lo stato aiuta la famiglia, le donne? O forse anche perchè l'uomo partecipa molto più che nei paesi "familisti" del sud alle faccende considerate di pertinenza femminile? Quest'ultima ipotesi ha più peso di quel che sembra.
Un sondaggio di Eurobarometro del 2006 svela che le donne europee intervistate vorrebbero avere una media di 2,36 figli: molto più del 2,1 necessario ad assicurare la stabilità di una popolazione. 
Qui in Italia ci sono diversi ostacoli al mettere al mondo e crescere più di due figli: scarsità di strutture statali per i bambini, minori stipendi delle donne a parità di mansione, scarso aiuto da parte del partner, tarda età delle donne che hanno il primo figlio - derivante dalla situazione tipicamente italiana per cui le case costano troppo, e gli stipendi iniziali sono bassi, con lunghe gavette; le famiglie si formano tardi, per forza di cose. 
Aggiungiamo anche il fatto che  certe coppie sono ostacolate nel loro desiderio di procreare (quelle con problemi di sterilità, ma non corrispondenti all'idea "sacra" di famiglia della Chiesa cattolica), o addirittura dissuase dal farlo (le coppie omosessuali).
L'articolo è molto più interessante di questo mio piccolo sunto; a chi volesse recuperarlo consiglio di andare nelle biblioteche con emeroteca e di ordinare l'arretrato.

venerdì 5 settembre 2008

Un tentativo...




...di usare un segno non bonelliano per disegnare un Nathan Never a colori (una rarità per me).
Questo Nathan risale al 2005 circa.
Era una prova secondo me non ben riuscita, il segno doveva essere più duttile e sottile, la colorazione un po' diversa.

mercoledì 3 settembre 2008

Un altro vecchio fumetto

Spero di non violare nessun copyright pubblicando questo mio fumettino di metà anni 70 con protagonisti Topolino e Pippo.
La storia e i disegni sono stati inventati totalmente dalla Patrizia di quei lontani anni, e data l'età mi sembro notevolmente più creativa di oggi.
Il fumettino era disegnato su foglietti di circa 10 cm x 10, e la matita inizia a sentire l'usura del tempo. Qui il link all'album su Picasa.
Nelle didascalie che ho aggiunto alla base di ogni immagine (8 in tutto) trascrivo il testo là dove risulta meno leggibile.
La storia si interrompe improvvisamente, come al solito.

Frontespizio dell'albo "La minaccia androide"

Nel secondo numero di "Universo Alfa" esordisce la "Squadra Fantasma" di Legs Weaver e soci in una storia scritta da Stefano Vietti e disegnata da me (maggio 2008).
Il mio disegno aveva pochi margini, per cui, date le esigenze di impostazione grafica del frontespizio, alla fine sembrava un po' sacrificato.
Nonostante i difetti stilistici che noto qua e là con mio rammarico, ecco, io la ripubblico, nuda e cruda, a disposizione dei miei quattro fan.

Immagine: Copyright©SBE.

martedì 2 settembre 2008

Riviste in DVD


Ieri mi sono comprata il dvd doppio della rivista "Le Scienze", 40 anni di articoli al modico prezzo di € 14,90.
Dopo mi sono chiesta: perchè l'ho fatto? Be', mi sono giustificata un po' pensando che così avrei potuto disfarmi della ventina di copie che conservo di questa rivista, e liberare dello spazio prezioso nelle mie librerie.
"Le Scienze" è una rivista che compro saltuariamente, alcuni argomenti mi interessano più di altri (antropologia, paleologia, evoluzionismo), ma ho qualche limite a comprendere gli articoli più tecnici, e quelli ricchi di formule matematiche (ah, visitate anche il blog interno di Dario Bressasini, "la Scienza in cucina", alcuni articoli sono interessantissimi e curiosi).
L'anno scorso per lo stesso motivo (la ricerca di spazio!) avevo acquistato la raccolta completa di "Diario della settimana", anche perchè dopo la battaglia di Deaglio contro i "brogli" avevo smesso di comprarlo; i suoi speciali sulla Memoria però erano imperdibili...
Un acquisto che sta diventando annuale è invece "Internazionale", un settimanale che pubblica una selezione di articoli provenienti da tutte le parti del mondo, tradotti, con un sacco di belle foto, due pagine dedicate ai fumetti più la striscia di Gipi e di Yocci. Andare il venerdì in edicola per comprare questa rivista ormai è un rito, ma già dopo un anno viene fuori che un preziosissimo scaffale viene occupato interamente da essa.
La soluzione: le annate complete raccolte in dvd (l'anno scorso il dvd costava sui 13 € se non sbaglio), una comodità unica, con un motore di ricerca interno molto efficiente.
Non mi chiedete quanto usi poi in effetti questi comodissimi dvd...ce li ho, occupano poco spazio, e tanto basta!

lunedì 1 settembre 2008

¡Que viva España!



Oggi mi è capitato di leggere l'Unità (versione cartacea, ormai bisogna specificare anche questo), e ho scoperto che in Spagna esiste l'Ufficio per la Difesa dei Diritti e delle Libertà (non ho capito però se è un'iniziativa limitata al comune di Rivas, da cui arriva la notizia).
L'articolo di Claudia Cucchiarato descrive l'epidemia di sbattezzi della cittadina di Rivas - facilitata certo dagli aiuti economici e burocratici del comune, tramite questo neonato Ufficio.
Ma, a quanto pare, il Psoe (il partito di Zapatero) vuole garantire per il futuro il diritto all'apostasia; del che se ne deduce che non deve essere facile neanche lì sgusciare via dal soffocante abbraccio della Chiesa cattolica.
Quando leggo certe notizie provenienti dalla Spagna mi sembra di leggere dei racconti di fantascienza. Qui come minimo l'istituzione di un Ufficio del genere verrebbe presa come un attentato alla libertà religiosa, rigurgito di ateismo anticristiano, e chissà cos'altro.
In Italia l'UAAR (Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti) si occupa di fornire informazioni ai cittadini che volessero avviare l'iter per essere cancellati dall'elenco dei battezzati della Chiesa cattolica.
E' bene ricordare che è su questi elenchi che la Chiesa cattolica afferma che il 90% (o giù di lì) degli italiani è cattolico...

domenica 31 agosto 2008

Un vecchio Gregory


Per adesso il trend è quello della nostalgia...
Ecco un Gregory Hunter che credo non sia apparso da nessuna parte. 
Anno di realizzazione: fine anni '90.



Una funzione utile per la nostra navigazione









Se siete dei navigatori perditempo, o anche se state facendo delle mirate e utilissime ricerche, ecco, può sempre capitare di finire per caso su un sito, o una pagina in particolare che non avete voglia o tempo di leggere subito. 
Instapaper è un programmino da installare nella barra del browser che permette di salvare istantaneamente il link della pagina che state visitando. 
La grande utilità di Instapaper è che è multipiattaforma e multibrowser; io ce l'ho installato sul Mac, sul pc, su Safari e Firefox. Una volta salvate le mie pagine in qualsiasi computer potrò ritrovarle in qualsiasi altro, qualunque browser io stia usando.

Come mostrato nella prima immagine, il bottone da schiacciare per la funzione di salvataggio è quello con scritto "Read Later" (dopo due secondi apparirà in alto a sinistra un riquadro con l'avviso "Saved!"); accanto io vi ho inserito, tramite la funzione "Aggiungi a preferiti", la pagina personale ("Instapaper"), protetta da password (si fa il login la prima volta e basta), in cui sono raggiungibili i link che ho salvato.
La cosa bella è che l'elenco è graficamente ben strutturato, e che se se visitiamo il sito una volta esso non scompare dall'elenco del tutto, ma va a finire in fondo, in un settore a parte di link "Già letti". Quando riteniamo di non aver più bisogno del suddetto link, o perchè l'abbiamo aggiunto tra i Preferiti, o perchè ormai inutile, si può cancellarlo cliccando su "Delete".
Come si vede nella seconda foto accanto a ogni link sulla destra c'è il bottone "Text"; questo permette di visualizzare la pagina del link in solo testo.

sabato 30 agosto 2008

Un widget per Mac




Credo che chi passerà da questo blog non sarà un vero e proprio geek  - ovvero un esperto in tecnologia e informatica; così ho pensato di condividere con gli altri certe mie piccole "scoperte" che riguardano lo sfruttare meglio le capacità del nostro computer (in questo caso il Mac).

Per chi ama l'informazione e anche lo sguardo al di là del nostro paese c'è questo widget - iActu - da installare nella dashboard del Mac (la dashbord è una specie di pagina semitrasparente, richiamata da un tasto,  attraverso cui si può accedere a diversi piccoli programmi, chiamati widgets, perlopiù gratis e scaricabili dal sito Apple o collegati).

  iActu presenta una specie di vetrina con le prime pagine di 6 quotidiani da scegliere tra decine e decine di tutto il mondo. Tra i giornali italiani curiosamente la maggior parte sono edizioni di quotidiani molto locali (non so, "La Gazzetta di Mantova, La Nuova Venezia"...), tra cui io ho scelto "Corriere della Sera", "La Repubblica", "La stampa"; poi ho aggiunto "El Pais", "The New York Post", e "Libération".

Cliccando sui vari giornali le prime pagine vengono ingrandite, e vengono mostrate in anteprima quelle successive; per leggere queste ultime però bisogna abbonarsi alle versioni on line dei vari quotidiani.

Io lo trovo abbastanza utile, e anche visivamente bello. Quando si è collegati a internet basta premere il tasto della Dashbord e instantaneamente vengono caricate le prime pagine del giorno.

venerdì 29 agosto 2008

"Real", un bel manga



L'altro giorno sono passata in fumetteria (ci vado un paio di volte al mese) e vi ho trovato finalmente il nuovo volume di uno dei miei fumetti preferiti di questi ultimi anni: il manga "Real" di Takehiko Inoue.
Il numero che ho preso è il settimo, ma il primo è uscito ben 4 anni fa! Neanche una media di due volumi all'anno, e all'ultima pagina c'è l'avviso della prossima uscita: nel 2009 (arrgghh!!).
Voglio parlare di "Real" anche per invogliare i non patiti dei manga a leggere qualcosa di diverso, che potrebbe anche appassionarli; a parte la "scomodità" del senso di lettura alla giapponese ( ma è abitudine che si assume abbastanza facilmente) la storia è talmente ben scritta e disegnata che credo sia alla portata di tutti.
Per i più esperti Inoue è l'autore di un grande successo del passato come "Slam dunk" (ambientato nel mondo del basket), di cui credo siano stati trasmessi in tv anche i cartoni animati, e poi di "Vagabond", in cui il tema è invece è il mondo dei samurai - quindi un'ambientazione storica.
"Slam Dunk" non l'ho letto (se non un paio di volumetti, dei tanti pubblicati) perchè l'ambientazione e il tono erano troppo giovanilistici per me - per così dire. Il tratto poi era meno maturo che quello mostrato in "Vagabond", dove invece, specie nei primi numeri, raggiunge una notevole raffinatezza.
"Real" è ambientato nel mondo del basket in carrozzina, ovvero il basket praticato dai ragazzi con handicap, ma non è solo un manga sportivo, o un manga "educativo" che ci parla di una minoranza che vive con alcune difficoltà.
Il punto forte di Inoue sono sempre stati il disegno (è davvero un grande talento) e la caratterizzazione psicologica dei personaggi, tanti e diversi.
Qui i vari personaggi sono descritti in relazione gli uni agli altri, ma anche in parallelo, a tracciare una specie di varietà di caratteri e personalità che hanno ognuno un modo diverso di vivere la disabilità, ma anche la propria vita in generale.
Uno dei protagonisti principali poi è un "normodotato", Nomiya, che però ha contribuito all'incidente in cui perde l'uso delle gambe una sua amica - cosa che la farà sentire perpetuamente in colpa. E' un grande appassionato di basket, e per questo entra poi nella cerchia di persone che giocano in una squadra di basket in carrozzina.
Poi c'è Takahashi, un ragazzo un po' sbruffone che vede cambiata totalmente la sua vita da un incidente di strada; sarà costretto sulla carrozzina dopo una lunga riabilitazione e molte sofferenze, a causa del suo non voler accettare questa sua nuova condizione.
Togawa invece è paraplegico da diversi anni, aveva giocato al basket in carrozzina ma poi si era allontanato dalla sua squadra - anche qui Inoue approfondisce tutte le motivazioni, i problemi, i sogni di ogni ragazzo di questa bellissima storia.
Mi sembra un post già abbastanza lungo, termino qui con un'ultima osservazione: il tono della storia non è retorico o pietistico, anche se presenta molte scene drammatiche (ma anche umoristiche, in pieno Inuoe-style) e commoventi.

Inoue è pubblicato dalla divisione Planet manga della Panini. Per trovare i sette volumi fin qui usciti è consigliabile andare in fumetteria o ordinarli on line.