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lunedì 17 novembre 2008

"La mia vita disegnata male" di Gipi


Le immagini sono riprodotte per gentile concessione di Gipi, e sono ©Gipi e ©Internazionale/Coconino Press

 
 
  Gipi è uno straordinario autore e disegnatore le cui opere ormai compaiono su "La Repubblica" (illustrazioni), "Internazionale" (strip settimanali), oltre ai fumetti pubblicati da Coconino editore.

La scorsa settimana è uscito il suo ultimo grosso lavoro, un fumetto pubblicato in coedizione da Internazionale e Coconino, cosa che ha permesso l'uscita anche in edicola - e spero un successo meritato (oltretutto il rapporto prezzo/quantità è ottimo ed è dovuto ai suggerimenti di Gipi).
Qust'ultima sua storia mi ha colpito così tanto che pur non avendo i fondamentali per esercitare una seria critica fumettistica mi permetto qui di condividere con chi vuole le sensazioni che mi ha lasciato "La mia vita disegnata male", o "meglio "LMVDM".

Questo fumetto ha una densità e una complessità di struttura che invitano alla rilettura, come minimo. Il tema autobiografico è più esplicito che nelle altre storie di Gipi, ma più che altro è affrontato con scopi decisamente catartici; non per niente nel racconto protagonisti sono analisti, psicologi, medici con cui Gipi discute rievocando diversi episodi della sua infanzia e adolescenza.
Il modo con cui Gipi racconta dimostra la differenza che c'è tra un' opera che avrebbe potuto essere meramente autobiografica (come ce ne sono tante) e una storia che emoziona, sorprende, e che ci coinvolge pur potendo essere (come me) lontanissimi dalle esperienze lì raccontate.
Già all'inizio c'è il racconto delle sue esperienze con la droga, e le allucinate (e allucinanti) pagine in cui racconta questo trip infinito, un incubo da cui ne esce per miracolo. Qui per un attimo mi sono sentita trasportata in territtorio pazienzesco ("Pompeo"), sia per l'intensità che per l'urgenza del racconto (il disegnare "male"...), ma poi la somiglianza è scomparsa con il prevalere dei modi narrativi propriamente gipiani - un misto miracoloso di umorismo, dramma, sarcasmo, poesia, autoanalisi. 
Quello che Gipi racconta è vero ("quasi tutto vero"...), vero come può essere vero quello che viene trasposto dalla nostra mente in una qualsiasi forma di espressione: tutto poi diventa personaggio, simbolo, evento significante, per noi come per chi racconta. I dottori ad esempio assurgono a grandezza epica, tratteggiati come sono da personaggi tragico-comici; eppure il dolore è vero, e lo sentiamo come passasse dentro di noi, a rivivere in minima parte (ma bastevole assai!) quello che Gipi ha provato.
 
Gipi è intervistato a proposito di questo fumetto-romanzo nell'ultimo numero di "Scuola di Fumetto" adesso in edicola, il n.63.
Una cosa molto interessante che Gipi dice nell'intervista è il modo in cui ha scelto i fogli su cui disegnare questa storia: un misterioso blocco di carta trovato in casa, che attendeva di essere riempito di segni, ma al momento giusto. Il rapporto fisico con il supporto cartaceo riflette quello complesso con i propri ricordi da affrontare. L'urgenza del racconto un giorno prende il sopravvento; i fogli sono di bassa qualità, il formato incredibilmente piccolo (un A5, dice Gipi): meglio, il fumetto deve essere disegnato in fretta, disegnato "male", con tante parti "umoristiche" a compensare quelle "pesanti". Anche la scoperta di un nuovo pennarello (il G tech della Pilot) con la sua punta più fine lo porta a curare meglio le luci, pur rimanendo all'interno di un modus operandi veloce e impressionista.

E' incredibile la quantità di cose che Gipi riesce a raccontare in quegli A5; ogni pagina è densa e potentemente espressiva, sia quando compaiono le scene del trauma originale, sia quando racconta quasi delle gag, che poi a ben vedere hanno sempre un sottofondo tragico.
A un certo punto nel racconto compaiono dei personaggi di fantasia, rappresentazioni di sè o delle sue paure, e il tutto riesce a dare un senso ulteriore alle scene autobiografiche. Lo stesso metodo di riflessione tramite spostamento fantastico viene usato con l'irrompere nel bianco e nero del fumetto di una parte a colori (la parte dei "pirati"), dove viene affrontato il tema dell"amore" - una parte importante e difficile, per chi se ne sente "incapace" a parlarne. Ma Gipi lo fa, con i mezzi della poesia e dell'arte della rappresentazione grafica: un aiuto per se stesso, un dono per noi.
 

 

5 commenti:

  1. Carissima Patrizia, il nuovo romanzo di Gipi è davvero impressionante....anche The Passenger N°1, grazie ancora per il tuo disegno, è venuto molto bene e vorrei darti la copia che ti spetta....ci si becca?
    ps ti linko tra gli amici di The Passenger...;-)

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  2. Grazie per il link,Christian!
    Per la copia ne parliamo...

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  3. cavoli! adesso mi è venuta voglia di vederlo toccarlo leggerlo sto fumetto!!! grazie (ho un po' ricominciato a disegnare) :D

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  4. La prima graphic novel di Gipi che ho letto.
    Mi è piaciuta così tanto che sono andata ad un incontro con lui, l'ho sentito parlare e mi sono innamorata.
    Ora sono una sua fan sfegatata. Lo adoro, lo adoro. E non solo per come disegna, ma anche per ciò che dice, e come lo dice. C'è solo da imparare da una persona come lui.

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  5. Da fan di Gipi immagino che avrai recuperato tutti i suoi lavori precedenti, e che seguirai il suo blog...La notizia che è immerso in un nuovo lavoro fumettistico mi fa molto piacere, spero solo che i tanti impegni dovuti all'improvvisa notorietà non lo distolgano dal suo talento principale, che è far fumetti, appunto.

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