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Attenzione: NON faccio scambio link e banner - grazie! Vendo tavole originali dei miei lavori bonelliani e realizzo disegni su commissione (per info p.mandanici@gmail.com)



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giovedì 1 marzo 2018

Post veloce

Sono settimane che ho iniziato a mettere da parte materiale per un post su Frankenstein e Mary Shelley, prima o poi riuscirò a terminarlo - intanto un po' di segnalazioni varie.

Su Facebook trovate una raccolta fondi per un progetto di pronto soccorso psicologico da parte della Dottoressa Fabiana Di Segni (conosco bene chi la conosce e la sostiene, ma per maggiori informazioni potete scriverle sulla pagina) localizzato a Roma.
Il progetto è ambizioso, interessante e parte praticamente da zero, chi volesse dare consigli pratici credo sia il benvenuto.
Qui parte della descrizione: il pronto soccorso dovrebbe diventare "un punto di riferimento su Roma per tutti coloro che si trovano in difficoltà. Attacchi di panico, depressione, separazioni, lutti, disturbi alimentari, ansia, disfunzioni sessuali, e tanto altro . Il centro sarebbe aperto 24/24h offrendo la possibilità di svolgere delle attività e di essere accolti e accuditi nel momento acuto e di necessità immediata. Sarebbe un modo per restituire dignità a tutti quei pazienti che si trovano a fare la stessa trafila in ospedale di pazienti con problemi fisici e non psichici...".

Altri amici che fanno e dicono cose belle e utili: qui lo storico Davide Jabes intervista Anna Segre, psicoterapeuta e scrittrice: "Scrivere l’indicibile" (Il passato che non passa e il lavoro di sensibilizzazione sui giovani. Come spiegare il genocidio ai ragazzi. L’universo dei nazionalismi estremi. Il dramma contemporaneo dell’accidia culturale).

Atlas & Axis di Pau (Tunuè) e Voci dal buio di Sarah Glidden (Rizzoli Lizard)

Qua sopra due tra i tanti fumetti che sono in attesa di essere letti, chissà quando. Di Pau ho letto il primo volume di Atlas e Axis, ne ho parlato qui.
Spero mi tornino le forze e la voglia di leggere, ultimamente faccio fatica.

Per finire con leggerezza (apparente forse): Gipi è tornato a fare video - gli ultimi 3 sono stati trasmessi a Propaganda Live (che io non guardo, come quasi tutto ciò che va in tv), sono recuperabili sul suo canale Youtube: "si fa così", "il tizio nella buca", "Occhiali mentali".


domenica 3 dicembre 2017

Di giorno in giorno -9

La serie comincia da qua.

La mattina è andata un po' via perché ho dovuto accompagnare un'amica dalla guardia medica - niente di grave, ma comunque un'indisposizione che per come è organizzato adesso il Servizio sanitario costringe chi deve farsi dare dei giorni di malattia ad uscire da casa e alla peggio prendere dei mezzi pubblici (ci sono solo 5 posti a Milano dove poter andare a farsi fare il certificato, quello dove sono andata io poi non ci si arriva facilmente in auto perché in zona semicentrale). Se non stai veramente veramente male nessuno viene a guardarti a casa (ma rischi di avere ricadute peggiori uscendo di casa con questo freddo, assurdo).

Ok, qualche informazione assortita:
- per amanti del fumetto e conoscitori di un pochino di francese: sul sito Les Humanoïdes Associés fino a Natale tutti i giorni in lettura gratis un albo digitale.
Neil Young ha messo online gratis tutte le sue canzoni (da giovane lo ascoltavo anche perché ho un'amica che ne era appassionatissima).
- "Ecco chi è davvero "l'abominevole uomo delle nevi" - Le Scienze (chi l'avrebbe mai detto).

Sono andata avanti un po' con Star Trek The Next Generations (ne ho parlato qui, qui e qui), sono alla settima stagione e mi sono imbattuta forse in uno dei peggiori episodi della serie, non così trash da risultare divertente: "Genesis" (7x19) farebbe rivoltare nella tomba Darwin; se non vi spaventano gli spoiler qui Jammer assicura che oltre al soggetto anche l'esecuzione è stata pessima.
L'inizio dell'episodio non era neanche tanto male - Barclay (uno dei miei personaggi preferiti) qui nelle foto dimostra tutta la sua ipocondria (come lo capisco!), poi lo sbraco graduale, una storia davvero senza senso.





- Continua

giovedì 15 giugno 2017

"Fumetti fuori"" alla libreria Antigone (con me e Sara Spano)

Il 17 giugno (sabato alle 18 e 30 a Milano) ci sarà l'incontro che avevo segnalato qui, la libreria Antigone l'ha intitolato "Fumetti Fuori! Autrici e autori di storie queer" (Sara [Samuel] Spano e Patrizia Mandanici. Conversazione tra la creatrice del fenomeno yaoi italiano Nine Stones e la disegnatrice di Nathan Never e Legs Weaver, in libreria da autrice completa con la sua prima raccolta di storie lgbt.).
Ora io non so quanto siano queer le mie storie (forse se ne parlerà), certamente devo precisare che "Cronache dall'Ombra" non presenta solo storie LGBT ma anche piccoli fumetti di fantascienza o storie quotidiane di vario tipo.

Personaggi da "Cronache dall'Ombra" - 2016 - Edizioni ComicOut

L'incontro alla Libreria Antigone rientra nell'ambito dei festeggiamenti per il suo primo anno di vita, ma coincide anche con il periodo dei Gay Pride. Ne approfitto per segnalare fumetti e altro a tema LGBT:
  • "Un anno senza te" è un fumetto edito da Bao scritto da Luca Vanzella e disegnato da Giopota (lo trovate anche in digitale, qui le prime pagine). Trovo molto utile e interessante leggere questa intervista di Andrea Gagliardi dove Vanzella dà due tipi di risposta (a domande che girano anche intorno alla frase "Non sono omofobo, ma...").
  • "Stato civile - L'Amore è uguale per tutti" è una trasmissione della Rai che ha raccontato attraverso diverse puntate le storie delle coppie omosessuali che hanno potuto unirsi civilmente dopo l'approvazione della legge (il link è a RaiPlay dove sono tutte visibili online). Credo sia importante vedere da vicino quanto queste storie si confondano con le mille altre di chi si sposa attraverso il matrimonio "di serie A".
  • Anche se ci sono paesi dove gli omosessuali hanno raggiunto uguali diritti (o quasi) ce ne sono molti altri (la maggioranza direi) dove si è discriminati, perseguitati, o uccisi: qui in breve se ne parla, su Pride Online.  Su questa rivista a maggio è comparsa una intervista alla sottoscritta da parte di Massimo Basili (che modererà l'incontro del 17 alla libreria Antigone), qui il link all'archivio dei numeri.
  • In Ecuador ci sono alcune cliniche in cui vengono "curati" lesbiche, gay, e transgender: sul Corriere della Sera un progetto fotografico di Paola Paredes basato sulla sua personale esperienza (a cura di Annalisa Grandi)

lunedì 15 agosto 2016

Ferragosto con "The get down"

Volevo scrivere 2-3 post ordinati e a tema, ma proprio non ci riesco. Così ho deciso di andare avanti con l'ultima cosa che mi ha colpito, la nuova serie Netflix "The get down" ambientata nel Bronx del 1977.


L'altro ieri ho iniziato a vedere il primo episodio e sono rimasta un po' stupita (non mi ero informata granché, meno che mai sullo stile del regista): non so cosa sto vedendo, una specie di musical? una serie tv pretenziosa e sopra le righe?
Forse, e forse è qualcosa di più, meglio guardare lasciandosi andare al ritmo frenetico delle rime, del linguaggio che è musica, dei colori accesi degli anni settanta e dei sentimenti di rivalsa dei giovani neri.
La messinscena è teatrale e nello stesso tempo allude (anche con inserti documentaristici) alla realtà di quel preciso momento storico. Tempo fa ho visto dei documentari su questo tema, e qui se volete trovate anche un podcast: "Il risanamento del Bronx"(qui in un articolo invece).
Due articoli su quel periodo: "“Ladies and gentlemen, the Bronx is burning” -La storia di come New York è sopravvissuta agli anni ‘70" e "Il Bronx degli anni ’70 e le guerre fra bande nell’ultimo video dei Run The Jewels".
Per quanto riguarda la nascita (o lo sviluppo) della cultura hip hop qui un libro (che non ho letto però): "Renegades of funk. Il Bronx e le radici dell'hip hop", qui un altro: "New York 1973-1977. Cinque anni che hanno rivoluzionato la musica".
 E adesso mi è venuta voglia di recuperare questo libro a fumetti: "Hip-hop family tree: 1".
Il trailer non può rendere l'idea di cosa è questa serie tv - tutta basata sul montaggio e sul rapporto tra questo e la musica e il linguaggio: piaccia il risultato o no non si può dire che dietro non ci sia un gran lavoro.




domenica 14 febbraio 2016

Bozzetto per "Nathan contro Legs" + consigli di lettura

Il disegno che vedete è uno dei bozzetti preliminari realizzati per lo studio della copertina di "Nathan contro Legs", l'albo da me disegnato uscito nel marzo dell'anno scorso.

Nathan contro Legs ©Sergio Bonelli Editore

E adesso i consigli di lettura:

martedì 19 gennaio 2016

Mister No, ancora Netflix, memo e altro

Sul sito della Sergio Bonelli Editore sono state pubblicate le copertine dei primi 12 numeri di Mister No, il personaggio inventato da Sergio Bonelli e disegnato da Gallieno Ferri; in attesa di apparire a breve su tutti gli store (compresi quelli Apple e Google) questi albi in versione digitale sono già disponibili su Amazon e altri store come Bookrepublic.
Questi albi digitali si aggiungono a quelli già pubblicati di Orfani di Roberto Recchioni.



Dopo più di 2 mesi di esperienza con Netflix posso dire di essere soddisfatta, passare dalla visione sul tablet a quella su pc è una cosa semplice e veloce, si riprende subito dagli ultimi secondi visti, e l'uso dei sottotitoli è altrettanto agevole. Per quanto riguarda l'offerta posso dire che aumenta di giorno in giorno, e che comunque c'è anche troppa roba da vedere.
Per quanto riguarda i film siamo ancora un po' carenti come qualità media, ma cose da vedere ce ne sono. Quello che manca in Netflix è una catalogazione efficiente (bisogna sapere un po' cosa cercare), ma è nato da poco un sito - Netflix Lovers - che sta cercando di ovviare a questi limiti catalogando in maniera più raffinata le serie tv, i film, i documentari e i cartoni animati. Oltretutto ci sono le sezioni delle novità e dei prodotti "in scadenza" (per adesso solo uno, un cartone animato), molto utili.
Oltre a Netflix Lovers c'è un altro sito che più o meno adempie alla stessa funzione, SuNetflix.it, "la guida non ufficiale di Netflix", però essendo organizzato in maniera un po' diversa mi è capitato di scovare delle cose che non avevo notato: ad esempio il documentario italiano "Improvvisamente l'inverno scorso", del 2008, che tratta un tema di stretta attualità ("Una coppia omosessuale attraversa l'Italia, documentando l'acceso dibattito che lacera il paese sulla legislazione a favore di gay e lesbiche"; e a proposito, come stiamo messi adesso? Malvino lo dice con il consueto stile senza peli sulla lingua, e se volete sapere nei particolari la faccenda della costituzionalità o no dei matrimoni omosessuali qua un articolo; finisco con un commento ironico su chi sta contrastando questi matrimoni/unioni civili).

Altri spunti dalle serie tv su Netflix: "Master of None" [noto che SuNetflix.it ha spesso descrizioni in lingue straniere - in questo caso l'olandese: bizzarro] vede come protagonista un attore di pubblicità americano di origine indiana (i genitori sono emigrati negli USA quando erano giovani - genitori che tra l'altro appaiono nella serie interpretando se stessi). Aziz Ansari interpreta Dev, un attore di pubblicità alle prese con la tipica vita newyorkese del trentenne medio - amici, relazioni, uscite nei locali, parenti, rapporti con le donne - con in più le tematiche legate alle seconde generazioni degli immigrati (razzismo, rapporto con le proprie comunità di origine).
Non è la tipica commedia dove si ride sempre e per forza, e la serie parte forse un po' sottotono per crescere via via. Aziz Ansari prima di questa serie (ideata da lui e Alan Yang) era noto per la partecipazione a "Parks and Recreation", serie tv che ha visto tra gli attori  protagonisti anche un Chris Pratt non ancora muscolarizzato per "Guardiani della Galassia".
Alcuni episodi di Master of None sono quasi tematici, e tra quelli più interessanti segnalo "Indiani in TV" e "Signori e signore" - quest'ultimo lo consiglierei come visione a commento di ogni discussione/polemica su temi come quelli inerenti i fatti di Colonia, ad esempio.

Il tempo passa, non riesco ad aggiungere altre cose di cui avrei voluto parlare.
Intanto ricordo quello che avevo scritto in questo post: per la prima volta mi rendo disponibile per commission e vendita di tavole a fumetti. Per info: p.mandanici@gmail.com


sabato 5 dicembre 2015

Varie -82

 
Un mio vecchio disegno del 1988

lunedì 29 giugno 2015

Matrimoni gay e Gay Pride

Il 26 giugno la notizia che la corte suprema degli Stati Uniti consente il matrimonio gay in tutti gli Stati Uniti ha fatto il giro del mondo; in alcuni dei suoi stati  il matrimonio egualitario era già permesso, ma certamente adesso le coppie gay di tutti gli stati non saranno costrette a muoversi e viaggiare per ottenere gli stessi diritti.
Negli ultimi tempi anche Messico e Irlanda si sono aggiunti agli stati che permettono il matrimonio egualitario, ma sappiamo bene che il peso che hanno gli Stati Uniti come cartina di tornasole di certi argomenti (nel bene e nel male) ha attratto l'attenzione di un vasto pubblico (e mettiamoci anche il twitter del presidente Obama).
Se volete leggere un po' di storia dell'istituzione del matrimonio gay potete leggere questo articolo, se invece volete vedere quale è la situazione nel mondo di questo traguardo potete vedere qui una mappa (cliccando sui vari stati potete leggere più informazioni); qui invece una panoramica delle prime pagine di diversi giornali USA.

Certamente non tutte le coppie gay correranno a sposarsi, avendone la possibilità - lo stesso accade per le coppie etero, d'altronde; penso che il punto sia "avere le stesse possibilità di tutti gli altri cittadini" - niente di più, niente di meno (è quello che volevano questi due signori, che hanno dovuto aspettare decenni per vedere riconosciuta la loro unione).

Ieri pomeriggio mentre leggevo di tante persone su Facebook che parlavano di questa notizia e mentre per le strade di Milano si stava svolgendo il Gay Pride mi è venuta voglia di fare un disegno omaggio: ho aperto Manga Studio 5, ho visualizzato per un attimo l'immagine che potete vedere del ragazzo con i capelli "rainbow" (è simile a un personaggio che ogni tanto disegno, con questi capelli un po' "dreadlock"), e ho disegnato per 20 minuti circa.
Ho postato il disegno su Tumbrl, poi l'ho condiviso su Facebook (e anche Frenf.it): in una giornata di solito un po' "morta" come sabato il disegno ha ricevuto un numero di "like" e condivisioni che non avevo mai avuto in passato per nessun altro disegno.
Che dire? Ancora una volta disegnare di getto (e col "cuore") viene apprezzato più che altri miei lavori in cui ho speso ore, e giorni; ci sarebbe da riflettere, ma tutto sommato non mi importa tanto quanto sapere che tanti amici (oltre che sconosciuti) hanno trovato qualcosa di bello in un mio disegno: è una cosa che ogni volta mi commuove sempre un po'.
Se siete andati sul post originale su Tumbrl avrete visto i due link che ho aggiunto per conoscere il significato della sigla LGBTQIA; se non l'avete fatto li rimetto qui, uno è un post in italiano (ma manca il significato di "Asessuale"), l'altro più completo è in inglese.

A proposito del Gay Pride e delle solite rimostranze sulla utilità o meno della "baracconata" invito a leggere questo articolo su Das Kabarett, e riporto anche un brano :
Noi marciamo per l'estensione dei diritti e per l'integrazione, questo sia chiaro. Ciò vuol dire che questi diritti già esistono, ma altri ne godono, mentre noi no, e che vogliamo tutti al nostro fianco, perché è una battaglia che ci coinvolge in quanto società. Non chiediamo il matrimonio omosessuale, chiediamo di potere accedere all'istituto matrimoniale e possiamo anche trattare sul termine, certo che possiamo: siano anche unioni civili, purché l'asse sul quale ci si muove sia quello civile/religioso, non quello omosessuale/eterosessuale, che sarebbe discriminazione. A questo punto, che siano unioni civili anche quelle di coppie eterosessuali sposate in municipio. Non chiediamo di avere accesso al "detto vincolante" di un credo religioso, non si tratta di forzare o di offendere una fede, ci mancherebbe, ma di avere pari diritti in uno stato laico.
Linko anche la testimonianza di un "sentinello" etero al suo primo Pride (milanese), su Facebook.

sabato 25 aprile 2015

Buon 25 Aprile!


Quest'anno ci sono anniversari importanti - il 70° della Liberazione, i 100 anni dall'entrata dell'Italia nella Prima Guerra Mondiale (qui un mio post che ha raccolto link a libri e materiali vari).

Intanto un link che poi scade stasera, nel senso che lo sconto sugli ebook a tema Resistenza dura 24 ore: trovate diversi libri sia sugli store che vendono epub (come Bookrepublic) sia su Amazon che vende in formato mobi.
Segnalo inoltre:

venerdì 27 marzo 2015

Varie -77


Notizie fumettose:

Notizie varie:

lunedì 3 novembre 2014

Varie -71


I miei post iniziano a diradarsi con l'approssimarsi della mia scadenza di lavoro, ma non manca molto, spero di tornare a postare più spesso a gennaio; nel frattempo ci saranno sempre questo tipo di post "raccogli-link", non riesco a fare a meno di dare un'occhiata ai miei feed ogni giorno e a mettere da parte quello che ritengo più interessante.

Nell'ultima settimana ho notato un aumento sostanzioso delle visite al blog (più del doppio), non so bene a cosa sia dovuto; ho avuto un aumento (limitato) di visite anche al mio blog "Fumetti senza fine", che è stato segnalato  dallo staff di Tumbrl (grazie!).

Un consiglio: Pinterest, sito nato come "raccogli-immagini" del web, si è evoluto parecchio nel tempo e adesso si riesce a trovare di tutto, è davvero molto utile; gli ultimi miglioramenti riguardano la funzione di ricerca (due esempi nelle foto sotto: ricerche con più parole, e poi quando c'è un grosso argomento vengono suggerite delle sottocategorie - molto interessante).


E ora link!:

lunedì 16 giugno 2014

I mondiali di calcio


[Aggiornato il 17/6 con nuovo link in fondo]
A me il calcio é sempre piaciuto come sport, da ragazzina ci giocavo - anche se con gli amichetti del quartiere - e fino a una certa età seguivo anche i campionati e compravo le figurine per gli albi Panini (e le usavo per giocare, anche!).
Non sto qui a raccontare cosa é diventato il mondo del calcio e quello che ci gira intorno, cosa significhi poi a livello sociale avere questa macchina fabbrica-illusioni e distraente - senza parlare dei fanatismi che scatena a tutti i livelli; c'é di che aver voglia di non occuparsene affatto, lo so.
Peccato però che per chi ha tanto amato il gioco in sé é difficile non farsi coinvolgere almeno dalla visione delle partite che possono presentare un certo interesse sia per intensità che per tecnica (certo, non capita spesso); certi colpi, certi passaggi, certi gesti atletici ancora mi attirano e mi fa piacere guardarli, non ci posso fare niente (e questo nonostante negli ultimi tempi i giocatori - esteticamente - per me siano inguardabili).
Nel 1982 in famiglia avevamo ancora un televisore in bianco e nero, minuscolo, fu proprio in occasione dei mondiali che mio padre decise di prendere un nuovo favoloso televisore a colori (solo chi é cresciuto col bianco e nero può capire lo choc di questo passaggio). Quando vinse l'Italia mio padre per festeggiare aprí una bottiglia di spumante, eravamo solo io e la mia famiglia, intorno nessun casino o quasi, vivevamo in un piccolo centro isolato in periferia di Roma.
Non ricordo per quale motivo ho fatto la foto a Tardelli durante una delle decine di riproposizioni della finale che ci furono negli anni seguenti, forse avevo in mente un progetto di qualche tipo (ovviamente non capendo nulla di fotografia non ho impostato i tempi giusti per poter "fermare" le immagini video; ho usato una Nikon F ).


L'altro ieri ero curiosa di vedere che razza di nazionale sarebbe venuta fuori con la partita con l'Inghilterra, e nonostante io di solito vada a nanna molto presto sono riuscita a resistere fino alla fine - aiutata forse dalle mie contemporanee occhiate su Twitter, che ho usato come uno specchio degli umori italici (almeno della parte che stava guardando la partita).
Non mi addentro in commenti tecnici, non sono neanche una tifosa in senso classico - mi fanno sorridere sia gli entusiasmi precoci e fuori luogo così come le critiche anticipate e autodistruttive: un mondiale è sempre frutto di occasioni ed eventi inaspettati.
La partita è stata meno noiosa di quel che pensavo (anche se ci sono stati momenti di melina, comprensibili non fosse altro per il caldo tremendo che c'era - bastava guardare i volti dei giocatori prima che iniziasse la partita), con momenti che per chi ama questo gioco valevano la visione: quel tiro di Balotelli salvato sulla linea da un inglese (fosse entrato sarebbe entrato sicuramente nel podio dei gol più belli del mondiale), il traversone di Candreva verso lo stesso Balotelli che poi ha infilato di testa, la punizione di Pirlo che ha sfidato le leggi della fisica. Molto bello anche il gol inglese in contropiede (!); in generale ho apprezzato il fatto che non ci sia stata cattiveria in campo.

Su Twitter naturalmente si trova di tutto: gente che si sfoga, gente esaltata, ironia e sarcasmo (più il secondo direi); il povero Paletta è stato il bersaglio principale, il commento più gentile che ho trovato è stato questo:


La "sabbia in campo" fa riferimento al campo di gioco di Manaus che pare fosse indecente - da qui il facile gioco di parole (molto abusato in diversi twitter, come il seguente, che però ha un guizzo di originalità).


Come sempre nelle manifestazioni che tendono a monopolizzare l'interesse delle masse c'è sempre chi ribadisce il proprio disinteresse:


Ho notato una grande quantità di donne presenti a commentare la partita - non tutte con motivazioni stringenti:


Comunque la partecipazione è molto sentita e appassionata, pure troppo:



C'è chi cerca di urlare piano:


Chi è vittima di pratiche superstiziose:


Non mancano i commenti che abbassano drasticamente il livello di testosterone:



Riferimenti a go-go allo spray con cui gli arbitri segnano il limite delle barriere nei calci di punizione in questo mondiale (qui un'interpretazione di Pierz):


E a proposito di "barriere":



Qualche metafora sociale e politica non poteva mancare:


Nè chi chi si è fatto irretire da offerte commerciali e materiali:


C'è posto anche per un pensierino ai lavoratori:


Vedere l'Italia tenere palla e l'Inghilterra giocare in contropiede ha sorpreso non pochi:


Segnalo anche l'uso occasionale di termini non comuni da parte della tifoseria:


Naturalmente il calcio è anche occasione di rivalsa sociale ed etnica, palliativo temporaneo a frustrazioni di ogni tipo:


Per finire un paio di link: uno a una ricerca scientifica su come viene percepito il fuorigioco dai nostri sensi (praticamente facilissimo sbagliare, quasi obbligatorio), l'altro a chi è un minimo interessato al calcio ma non riesce ad ascoltare nessun giornalista o trasmissione radio e televisiva (e li capisco), per chi vuole un poco di pacatezza e commenti unicamente sportivi può ascoltarsi Gigi Garanzini qua.
Aggiornamento: trovato questo bel video con diverse azioni da gol, animazione di Richard Swarbrick.

giovedì 25 aprile 2013

25 aprile 2013



Zona piazza Abbiategrasso - Milano
Questa striscia di Makkox è di due anni fa ma va sempre bene.

domenica 31 marzo 2013

Link di Pasqua e pasquetta

Spero di non aver già consigliato dei link in precedenti post (di solito controllo, ma possono sfuggirmi).



venerdì 7 settembre 2012

Generi, abbigliamento e acconciature

Troppo corti? Io dico di no

Rispetto agli anni 50 e 60 é indubbio che si sono fatti molti passi avanti nella libertà di vestirsi e portare i capelli come più piace a ognuno di noi, uomo o donna; é anche vero però che gli stereotipi e le tradizioni permangono sotto traccia - e spesso anche sopra, e che le mode continuano a limitare le possibilità di trovare determinati tipi di vestiti - specialmente per le persone come me che non amano perdere le giornate a girare per negozi di abbigliamento.
Ammetto la mia allergia a un tipo di abbigliamento "femminile" (e lascio perdere per amor di carità cosa si voglia intendere per "femminile" - è un argomento che mi porterebbe molto lontano), se non altro a partire dal fatto che lo trovo scomodo: il mio criterio guida é la comodità intesa come libertà di muoversi e all'occorrenza di correre o contorcersi senza esserne impediti o rischiare di strappare vestitini bretelline bottoncini e pantaloncini - per non parlare del fatto di poter camminare senza avere vesciche, distorsioni e senza rischiare di cadere.
Odio tutto ciò che é stretto e costringente - come moda impone ormai da anni; aggiungiamo poi problemi di ciccia localizzati, per cui ho bisogno di vestiti non solo comodi, ma anche larghi: potete immaginare i miei problemi nel trovare qualcosa che non mi faccia assomigliare a un'ameba informe.
Quel che vedo in quasi tutti i negozi di abbigliamento nel settore femminile sono misure che sono pensate per delle anoressiche o per delle bambine di 12 anni; spesso non riesco ad entrare neanche nelle taglie maggiori, che di solito arrivano alla XL.
Io non sono neanche obesa, e vedo in giro tante cicciottine: dove cavolo andranno mai a comprarsi i vestiti queste donne?
Talvolta capita che le misure siano decenti, ma i modelli iperfemminilizzati secondo le mode del momento: quindi non adatti a me che prediligo uno stile casual (a motivo della ricerca di comodità, e anche di gusti a volte).
Per forza di cose  sono costretta a cercare nel reparto maschile qualcosa in cui possa entrare comodamente: anche qui spesso si trovano capi di vestiario che sono il contraltare di quelli femminili: troppo estremi nella loro esigenza di proporre l'idea unica e marmorea di mascolinità; c'é da dire però che é più facile trovarci capi sportivi o casual non troppo connotati, ma ovviamente non tutti i modelli sono adatti a un corpo con proporzioni diverse dal canone maschile.
Insomma, vestirmi per me ė un problema e una vera scocciatura; idem per la ricerca di calzature: i tacchi (anche minimi) non li sopporto, i lustrini e le vezzosità di certi modelli neanche. Rivolgermi al reparto maschile vuol dire rosicare spesso davanti a scarpe che mi piacciono molto ma che non hanno il 38 (io porto il 37/37 e mezzo, ma mi adatto, che devo fare?). L'altro giorno alla fine ho preso degli stivaletti bassi nel reparto ragazzi - eh...
Non parliamo del taglio di capelli: io li porto molto corti, per comodità e perché lunghi li ho portati abbastanza per capire che bisogna aver del tempo per curarli e asciugarli - cosa che non ho più, e neanche la pazienza a dire il vero.
I parrucchieri per donna per me rappresentano un mondo alieno del tutto ostile, il regno di tutto ciò che non mi interessa e che come minimo mi annoia: tuttavia sono capace di grande sopportazione se ne vale la pena - ovvero se il parrucchiere/ra fossero disponibili a tagliare i capelli esattamente come li voglio io (che li pago, eh).
Invece no: le reazioni dei parrucchieri/re alle mie richieste vanno dal dubbioso (il che vuol dire che me li tagliano corti solo fino a un certo punto, perché hanno da essere comunque "femminili") al rifiutante: troppo corti non si può.
Di solito mi porto delle foto in cui ho i capelli abbastanza corti, vorrei dimostrare che tagliarli molto corti si può, ci vado in giro, non mi arrestano: niente, solo in un caso sono andati vicino all'acconciatura della foto (non quella qui proposta, ma una in cui li ho un pochino più lunghi - per chi è mio "amico" su Facebook: quella che si vede sul mio profilo), in un locale qui nei miei dintorni - ma il minimo che mi sono sentita dire é stato: "be', non li avevo mai tagliati così corti, mi sono anche divertita..." ma con uno sguardo a me rivolto quasi fossi un essere strano che l'avesse condotta in un'avventura dai risvolti pericolosi (e con un sottile rimprovero per avergli fatto guadagnare meno perché ho rifiutato il balsamo - cosa avrei dovuto farci con i capelli così corti non lo so).
Fino a qualche tempo fa andavo in un posto che aveva sia la sezione per uomo che per donna: mi facevano accomodare nella parte per uomini ma non mi guardavano troppo strano, e in ogni caso l'uomo che mi tagliava i capelli aveva imparato a conoscermi e sapeva già come li volevo - ed era anche simpatico.
Qualche mese fa questo signore é stato mandato via (presumo): al suo posto mi hanno appioppato un figuro di quelli che devono mostrare la loro virilità ad ogni momento con battute di dubbio gusto. Inutile dire che non ci andrò  più.
Data la mia timidezza e passate esperienze non proprio positive non ritengo utile andare in giro per barbieri: mi sento a disagio lì esattamente come nei parrucchieri per donna.
Perché deve essere così difficile per una donna farsi tagliare i capelli corti con un taglio non "femminile"? Perché la gente non si fa gli affari suoi? Perché bisogna uniformarsi alle "tradizioni", al "naturale", alla "maggioranza", alla moda, alle convenzioni più trite e ritrite?
Ma soprattutto perché non si possono varcare quelli che sono considerati i confini invalicabili tra i generi senza che qualcuno rompa le scatole a chi agli altri non le rompe? Queste cose mi fanno diventar matta...
Cosa sia "femminile" e "maschile" non é scolpito in nessuna tavola della legge, se non nei cervelli di quelli a cui non interessa essere veramente liberi e rispettosi di altri modi di vivere pacificamente.
Ok, sono un po' nervosa perché è giunto il momento di dare una tagliata alla zazzera informe e non so dove andare - probabilmente tornerò dalla parrucchiera del balsamo...sigh.

giovedì 23 agosto 2012

Diario di viaggio... letterario -14

Il viaggio inizia da qui. Tutti gli altri post sono leggibili sotto l'etichetta "Diario"

22/8/2012


Grondo sudore in maniera immonda. Ho un ventilatore nello studio e  uno in camera, ma quando mi sposto o devo fare delle cose altrove mi sembra di ardere - che brutta sensazione.
L'estate comunque si avvia verso la sua fase finale, un'estate particolarmente triste sia perché sono venuti a mancare diversi artisti - l'ultimo è il grande Sergio Toppi - sia perché in giro vedo intensificarsi gli effetti della crisi; per non parlare degli incendi sempre più numerosi e dei cambiamenti climatici che fanno prevedere tempi difficili per la Terra e gli esseri umani che ci vivono (non si stanno sciogliendo solo le calotte polari, basta vedere lo stato dei ghiacciai sulle Alpi - e i conseguenti aumentati incidenti mortali anche di guide esperte).
Non è che mi senta più catastrofista del solito: da tempo osservo l'andazzo delle cose umane, e cerco di informarmi nella maniera più scientifica possibile. Oltre ai dati nudi e crudi esiste sempre la variabile umana, che ogni tanto presenta delle sorprese (in senso positivo); tuttavia dato che dalla storia impariamo poco e che man mano che passano i secoli sarà sempre più difficile tornare indietro per certe cose, anche se avessimo un improvviso rinsavimento generale non è detto che avremo la possibilità di invertire la china.
Siamo usciti indenni dalla guerra fredda (che fredda non lo era tanto), e io che l'ho vissuta (anche se da giovane un po' ingenua) so quanto ci sembrava vicina la possibilità di una catastrofe nucleare; col senno di poi sembra impossibile che per qualche divergenza di opinione o addirittura per qualche errore si sarebbe potuto scatenare un conflitto con missili nucleari che sarebbero volati di qua e di là: però quando vivi dentro un'epoca e un'atmosfera certe cose non le puoi immaginare.
Nella prima metà degli anni ottanta sembrava impossibile che l'URSS sarebbe finita meno di un decennio dopo; io ero convinta che avrei vissuto tutta la vita o quasi osservando da lontano la cortina di ferro. Forse ho avuto sentore prima della gente comune che tutto questo sarebbe finito presto: mio padre era un militare (un militare non militarista, come si è sempre definito, il cui destino è stato condizionato - come per tanti siciliani - dalla necessità), lavorava al settore delle comunicazioni; ricordo un periodo nella seconda metà anni ottanta in cui ci furono delle tensioni tra i due blocchi non mi ricordo per quale avvenimento internazionale: si temeva una qualche forma di intervento sovietico.
Mio padre mi confidò che non sarebbe successo nulla: le navi sovietiche erano quasi bloccate nei loro porti a causa della mancanza di carburante; un bel campanello di allarme per "l'impero del male".
Ho divagato, ma quello che intendevo dire è che non sempre le cose vanno come sembra debbano andare; e certo spesso non ci vanno perché l'essere umano diventa ragionevole, ma perché costretto da contingenze particolari ed improvvise.
L'immagine della morte però mi ha accompagnato nelle mie riflessioni degli ultimi mesi, per ragioni diverse; non ne voglio parlare qui, adesso, in maniera approfondita, però è strano che gli stessi temi li abbia ritrovati in posti diversi. E poi voglio almeno consigliare la lettura (non facile - nel senso di emotivamente impegnativa) di un libro che ho avuto il coraggio di terminare l'altro ieri dopo un lungo centellinamento (nonostante la brevità e la bellezza del libro): "La strada" di Cormac McCarthy.
Riporto una mia specie di commento scritto abbastanza in fretta su aNobii:
"Ho iniziato questo libro qualche mese fa, ne leggevo poche pagine alla volta come se stessi maneggiando qualcosa di prezioso; eppure volendo il libro si potrebbe leggere in poco tempo, la prosa è asciutta e la storia é semplice - e una volta iniziato a leggere si é dentro senza scampo.
Il libro é un impasto miracolosamente riuscito di simbolico e realistico: non sappiamo di che genere è la catastrofe che ha trasformato la Terra in un deserto grigio e quasi disabitato, non sappiamo quanto tempo é passato da quando é successo e non sappiamo quasi nulla dei due protagonisti, un papà e il figlio: non ha importanza.
Il tono della prosa di McCarthy rende questo libro totalmente diverso dai tanti libri (e film) post-catastrofici che abbiamo letto negli ultimi decenni; e in definitiva non é un libro sulle apocalissi prossime venture: é un libro che parla della vita e della morte, di quello che siamo in quanto esseri umani, del bene e del male.
Il bambino non è un semplice bambino, é la nostra coscienza, é il nostro futuro, la nostra speranza di non lasciarci andare al male, alla non-umanità; eppure nonostante quello che rappresenta all'interno del libro non sembra meno reale di qualsiasi altro bambino, e questo grazie all'estrema cura con cui lo scrittore ha saputo caratterizzare i personaggi.
Le parole sono usate con parsimonia ed attenzione, e costruiscono un mondo vivo - per quanto poco di vivo ci sia - cupo e dolente. Ci inoltriamo con i protagonisti in lande grigie e desolate, aggrappati ai pochi segni di umanità che incontriamo, non desistiamo, non lo facciamo anche se non esiste un perché.
Da anni non leggevo un libro così bello, così triste , così denso e semplice al tempo stesso: la semplicità dei grandi temi che tormentano da sempre l'essere umano.
Lo confesso: ho pianto come una bambina alla fine, ho pianto con i protagonisti, ho pianto per quello che sono, per quello che mi attende, per quello che so e che non so."
L'uomo protagonista del libro sta camminando attraverso un mondo morto, non c'è speranza, non per lui o quelli come lui; ma è convinto di non poter privare il bambino di una possibile flebile fiammella di futuro, fosse pure un'illusione.
Mi sembra che ci sarebbe altro da dire su questo libro, ma non me ne sento capace, non ancora.
Non ritengo sia un libro spirituale, non mi sembra (poi ognuno ci può vedere quello che vuole, ovviamente); quello che ci ho trovato di bello è che parla della vita, anche quando il mondo che descrive è un mondo di morte.
Di morte parla anche Roberto Recchioni sul  suo blog, ne ha parlato poco prima che si diffondesse la notizia del suicidio di Tony Scott - coincidenza incredibile. Io con Recchioni non sono d'accordo quasi mai, ma leggendo una prima volta quel post mi sarei detta d'accordo del tutto, d'istinto; poi ho riflettuto su quello che dice un commentatore, che della morte in ogni caso non si può dire nulla, e mi sono detta che in fondo è così che la penso anche io, se voglio essere onesta con me stessa: come scriveva Virginia Woolf "la morte è l'unica esperienza che non descriverò".
Quello che mi spaventa veramente è la vecchiaia, la malattia e il dolore; sto pensando al povero Richard Thompson, l'autore della striscia "Cul de Sac", che è costretto a smettere di disegnare perché affetto da morbo di Parkinson. Ci sono delle ricerche promettenti volte a trovare le cause e di conseguenza la cura per questa malattia che colpisce milioni di persone nel mondo, ma ci vorrà ancora del tempo, non credo che Thompson abbia la speranza di poter tornare a disegnare. Peccato perché è davvero un ottimo disegnatore (e peccato per lui personalmente, la sua vita è stravolta, gli auguro di poter combattere la malattia al meglio) - io poi personalmente non mi sono affezionata ai suoi personaggi, ma capisco chi invece li ama e li ha seguiti fino ad adesso.

E niente, la smetto qui perché mi rendo conto che un post così deprimente non l'ho mai scritto fino ad adesso; e il "viaggio del giorno" è evidentemente "La strada" di sui sopra, se siete in forze leggetelo che ne vale la pena.