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Attenzione: NON faccio scambio link e banner - grazie! Vendo tavole originali dei miei lavori bonelliani e realizzo disegni su commissione (per info p.mandanici@gmail.com)



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domenica 8 ottobre 2017

Fumetti, fumetti, fumetti!

 Fumetti interessanti ne escono davvero tanti, io ormai non riesco a stare dietro tutte le uscite e probabilmente mi perdo anche tante cose - supponendo di avere il tempo di leggerle, poi.

Oltre ai fumetti recenti spesso ci sono ristampe di classici, Boris Battaglia ad esempio mi ha ricordato che la Rizzoli Lizard ha pubblicato "Che" di Oesterheld e di Breccia padre e figlio (traduzione di Battaglia medesimo), storia che racconta anche il periodo in cui fu creata (fine anni sessanta).


Passo a due acquisti di altro genere che ho fatto senza pensarci troppo: l'uno fa parte dei miei gusti anche un po' datati di un certo tipo di fantascienza - "Gli uccelli del padrone" della serie di Valerian mi mancava, l'ho visto in edicola e l'ho preso (no, non ho visto il film); l'altro l'ho preso di getto dopo aver sfogliato le pagine e ammirato il disegno e i colori di Vivès (che non sempre mi piace), ignoro cosa racconti la storia: qui ho trovato un'anteprima di "Hollywood Jan" su Fumettologica.


Segnalo anche il cartonato della serie "Tex romanzi a fumetti": "Il vendicatore" di Boselli e Andreucci (Sergio Bonelli Editore), davvero ben disegnato e che aggiungo alla mia raccolta di Tex da studiare per il mio Color Tex (Boselli sarebbe intenzionato a fare uscire la storia il prossimo anno, cosa che darebbe a me e Antonio Serra una scadenza, e quindi...).
A proposito di questo Tex e delle ultime uscite Bonelli qui c'è un articolo interessante di David Padovani: "French kiss from SBE".
Sulle novità nel campo del marketing della Sergio Bonelli Editore e delle critiche o dei dubbi di alcuni lettori qui trovate il parere di Moreno Burattini che risponde punto per punto: "Il lamento del serpente".

Passo al fumetto straniero e soprattutto alle tematiche LGBT legate al fumetto - Wally Rainbow dice che nessuno o quasi ha segnalato la notizia, quindi almeno io lo faccio qui: la DC Comics ha vinto il Visionary Award, premio istituito dall'associazione GLSEN (Gay, Lesbian, & Straight Education Network) "che dal 1990 lavora per combattere il bullismo e la discriminazione basata sul genere e l'orientamento sessuale nelle scuole primarie e secondarie". Più info nell'articolo "Premio in arrivo".


Ho iniziato a lavorare in Bonelli grazie a Legs Weaver (e ad Antonio Serra e Sergio Bonelli, naturalmente), ed è con piacere che segnalo la ristampa in un volume unico di una saga apparsa nella serie regolare, quella delle Dame Nere, attraverso 5 albi disegnati da Marzia, Cozzi, Alberti, Denna e Palomba. Qui l'inizio dell'introduzione di Antonio Serra.
A proposito di Serra segnalo la lunga e significativa intervista che gli ha rivolto Manuel Enrico di Justnerd.it: "La continuity, che dolore!". Gli argomenti sono tanti, c'è anche un accenno alla nuova serie di Star Trek Discovery (che Antonio stronca, e qui non mi trova d'accordo :) , non del tutto almeno).

giovedì 6 aprile 2017

Link vari (e nuove date del webinar su Clip Studio Paint)

Il mio webinar su Clip Studio Paint ha delle nuove date, che potete vedere nell'immagine qui sotto; la prima lezione inizia l'11 aprile, le altre 4 seguiranno a cadenza settimanale. Per info e iscrizioni qui c'è l'email dell'Associazione Autori di Immagini info@autoridimmagini.it



Un po' di link a tema fumetto:
Altro:

venerdì 25 novembre 2016

Qualche riflessione su un incontro (e vari link)

Il mio incontro a Bookcity è andato benino, non benissimo data la giornata piovosa e il luogo un po' difficile da raggiungere; non posso dire che ci fossero molte persone, gran parte delle quali interessate al tema per motivi di appartenenza (deduco).
Ascoltando le esperienze di Luca Enoch (autore di Sprayliz e creatore di Kate) e Antonio Serra (autore che ha voluto fortemente che Legs Weaver fosse lesbica) si è potuto capire quanti passi ancora si hanno da fare nel fumetto mainstream per quanto riguarda la rappresentazione di personaggi omosessuali - ad esempio il fatto che i pochi personaggi gay nei fumetti italiani da edicola siano quasi tutte donne non è un caso (compresa Kerry Kross di Max Bunker): si suppone che il lettore medio di fumetti popolari sopporti molto meno personaggi maschili (e io credo sia proprio così).
In questo articolo di Wally Rainbow (SDOGANAMENTO LESBICO...?) si fa tutto un ragionamento (e una critica) al fatto che si sia usata una forma verbale che suggerirebbe un ottimismo fuori luogo - non credo che nessuno nella comunità gay si ritenga soddisfatto di come si viene rappresentati nel fumetto, ma è anche vero che non ci si lamenta molto, anche perché le appassionate sono poche e mediamente sono abituate a raggiungere certi traguardi per gradi ("sì ma una volta non c'erano neppure Kate o Legs!"); o, più semplicemente, le più giovani leggono i manga dove i personaggi LGBT sono più rappresentati (anche se non si sa quanto in maniera realistica).
Nel mio commento all'articolo di Wally Rainbow e anche all'incontro ho espresso la mia opinione - e cioè che se da parte degli editori più grossi non c'è molta volontà di inserire personaggi omosessuali meno stereotipati è anche perché non vedo proteste o richieste reazioni in tal senso da parte dei lettori [correggo i termini anche perché interpretabili come auspicio di intervento nella volontà degli autori - cosa che è lontana dal mio pensiero: leggere il commento di Jazz nel pomeriggio], proteste (o richieste) reazioni che non dovrebbero provenire solo dalla minoranza della comunità gay  ma anche e soprattutto da quella etero che dovrebbe volere una rappresentazione più realistica della realtà odierna.
Per riassumere il concetto: mi sembra che a nessuno freghi niente se nei fumetti popolari italiani (e ripeto popolari, quelli che vanno in edicola) i personaggi LGBT sono rappresentati poco o male. Ed è un fattore culturale che riguarda la peculiarità del pubblico italiano - magari altrove non è così, e fare paragoni con l'estero va bene per misurare la nostra arretratezza, ma non è certo esclusiva degli editori o degli autori, ma di tutto un ambiente, compresi i lettori.


L'immagine qua sopra è l'originale della copertina (poi elaborata da ComicOut) del mio libro "Cronache dall'Ombra", era stata pubblicata sul mio Tumbrl Fumetti senza fine.

Qualche settimana fa sono stata intervistata alla radio da Eleonora Dall'Ovo della trasmissione "L'altro martedì" di Radio Popolare, ho parlato un po' del mio libro "Cronache dall'Ombra". Purtroppo a un certo punto mi sono davvero impappinata, comunque per chi fosse interessato qui c'è il podcast della trasmissione (dopo il minuto 37).

SEGNALAZIONI

mercoledì 20 maggio 2015

Varie -78


Periodo di lavoro intenso, studi, prove su carta e prove di scansione: ultimamente non sono molto
presente sui miei blog, ma va bene così.
Intanto ho accumulato un po' di notizie che spero possano interessare:


venerdì 16 gennaio 2015

Fumetti, attualità, riposo (il mio)

I grigi li ho usati per un livello a mezza tinta

Era l'aprile del 2013 quando ho iniziato a disegnare "il gigante" di Nathan Never che poi è diventato "Le Grandi Storie di Nathan Never" (n.2): il formato dell'albo in edicola sarà come quello del mensile, per grandezza, mentre la foliazione rimane "gigante" - 220 tavole.
In questi giorni ho praticamente ultimato il lavoro, compresa la copertina che mi ha impegnato non poco, visto che non realizzavo disegni a colori da molto tempo (parlo di cose ufficiali, di lavoro, non le mie cosine fatte al volo per i miei blog).


Quando l'albo sarà in edicola potrò postare schizzi, bozzetti, correzioni; per adesso potete vedere la palette di colori che ho utilizzato in Clip Studio Paint (ovvero Manga Studio 5 EX).
Ho esagerato e lavorato a 600 dpi (ma mi è stato fatto capire da chi ha avuto rapporti con le tipografie che alla fine va bene così, meglio più che meno) e il programma ha lavorato come avrebbe fatto con 300 - ovvero lento solo al momento del salvataggio (è un difetto che riscontro in MS 5 a differenza del 4); per questo ho salvato meno spesso di quanto sia abituata con Manga Studio 4 (che invece ho usato per le tavole in bianco e nero).
Ho usato il profilo colore CMYK che vedete nella foto sotto, lasciando perdere le altre opzioni di cui so poco (qualcuno saprebbe spiegarmi per caso?); per avere un minimo di garanzia che i colori che vedevo io a schermo non fossero troppo falsi ho portato il file in redazione e il buon Gianmauro Cozzi mi ha aiutato ad aggiustare i livelli (risultavano troppo "mosci" e poco contrastati).

Come mi sento dopo più di un anno e mezzo di lavoro sulla stessa storia? Meno stanca che qualche mese fa, quando forse ho lavorato a ritmi più alti e con il caldo dell'estate (più i mal di testa dovuti agli occhiali nuovi, credo, e più altri acciacchi di salute che mi hanno angustiato per tutto il 2014); un po' frastornata perchè a dicembre ho avuto testa per altro (faccende familiari), quindi non abbastanza contenta come avrei creduto fino a qualche mese fa per aver condotto in porto un lavoro nel complesso buono (neanche mi soffermo sul fatto che avrei voluto che fosse più buono - tanto sapete come la penso).
Il merito di non essermi mai "stufata" della storia in sé dipende dall'abilità di Giovanni Eccher (lo sceneggiatore di cui potete leggere un'interessante intervista qui, con qualche anticipazione sul tema della nostra storia) di aver sfoderato scenari sempre diversi e alternato scene d'azione a scene più intime ed intense, con personaggi che amo disegnare (grazie Giovanni!).
Dopo un po' di riposo tornerò al lavoro su una storia iniziata...ad aprile 2010!, e interrotta per lavori più urgenti; le tavole da disegnare non sono molte ma mi terranno occupata fino a metà primavera.
E certo, non sarà facile riprendere dopo così tanto tempo una storia, specialmente dal punto di vista del disegno - penso di essere andata un pochino" avanti" da allora. Riguarderò tutte le tavole, alla fine, e cercherò di correggere e armonizzare le parti meno coerenti.


Raramente parlo di attualità, non amo molto intervenire nei dibattiti che spesso si sviluppano nel mondo nel fumetto o che riguardano i grandi avvenimenti mondiali (o anche italiani); qualche volta riporto dei link ad altri articoli, come informazione.
Sui fatti parigini riguardanti Charlie Hebdo ormai ci sono valanghe di articoli, pareri, commenti.
Al di là di tutto, come fumettista e lettrice di fumetti la morte di Wolinski mi ha colpito in maniera particolare (gli altri li conoscevo meno); Paolo Interdonato - che di storia del fumetto ne sa - racconta qui come è nato Charlie e chi erano gli uomini che l'hanno creato. Se non siete ultrasensibili leggete anche la lettera della figlia di Wolinski.

Del caso "Charlie-fumettisti italiani-Corriere" credo si sia parlato molto negli ultimi giorni, per chi ne sapesse poco o nulla ecco un po' di link:
Dalla Parte di Asso: Matite in difesa della libertà di stampa... editori che se ne fregano del diritto d'autore.
Il caso Charlie Hebdo, De Bortoli si scusa: "Siamo a disposizione degli autori. Si tratta di un'operazione benefica" - Wired
Di nuovo sul caso "Corriere della Sera". Quando le pezze sono peggiori del danno
Corriere.it e Internet, un rapporto difficile
Dalla Parte di Asso: Del come il Corriere della Sera sia incapace di dire: abbiamo fatto una cazzata.
In MEDIA stat virtus?
Se pubblico una vignetta su Facebook, davvero chiunque può usarla? Alcuni dati per ragionare | Il Disinformatico
Major italian newspaper angers cartoonists by printing their tribute to Charlie Hebdo without permission


sabato 5 luglio 2014

Sondaggio sul disegno digitale



Nei prossimi giorni farò girare su tutti i social che conosco le domande che trovate qui di seguito,
spero che possiate rispondere (anche solo brevemente) e che facciate girare questo post tra i vostri contatti.
Le risposte mi serviranno per sapere anche indicativamente cosa pensano parte delle persone che leggono o disegnano i fumetti in digitale (ma non solo fumetti) - o che magari non li vorrebbero leggere perché detestano l'idea che non siano realizzati su carta.
L'idea di scrivere un post sulla contrapposizione disegno digitale/disegno su carta mi è venuta quando tempo fa quando per caso ho letto un parere di una disegnatrice sul disegno digitale, molto negativo (e non dal punto di vista tecnico ma per motivi quasi etici, per così dire).
Non che abbia le idee chiare su quello che vorrei scrivere in questo post, ma il supporto di chi vorrà rispondere a queste domande mi sarà molto utile per focalizzare gli aspetti di questo tema, che mi interessa molto.
Non è necessario rispondere a tutte le domande, che possono essere anche accorpate in una risposta.
Grazie a chi vorrà aiutarmi in questa specie di "ricerca" molto informale.

"Domande sul disegno digitale:
Mi rivolgo sia a lettori che a disegnatori, rispondete in tutta sincerità (trarrò dalla vostre risposte delle statistiche sommarie per scrivere tra poche settimane un post dedicato al tema):
- cosa ne pensate del disegno digitale?
- avete preferenza di lettura tra disegni fatti in digitale o su carta e perché?
- cosa ne pensate di chi disegna quasi esclusivamente in digitale?
E per i disegnatori:
- perché siete passati al digitale (o altrimenti perché fate una parte del lavoro in digitale)?"


giovedì 10 aprile 2014

Notizie fumettose e un avviso per tutti sulla sicurezza online


Prima l'avviso: molti avranno già sentito parlare di Heartbleed, la grave vulnerabilità che riguarderebbe i 2/3 dei siti web (e sì, anche quelli bancari). Password e informazioni negli ultimi mesi potrebbero essere stati acquisiti da "malintenzionati". L'unica cosa da fare quindi sarebbe quella di cambiare queste informazioni, specialmente le password, ma è inutile farlo prima che i vari siti web abbiano risolto il problema - bisogna attendere quindi le loro comunicazioni, e solo dopo cambiare la password.Tra ieri sera e stamattina ho ricevuto l'avviso da "Draft" e "Wunderlist" che loro hanno risolto e che potevo cambiare la password (ma sono servizi per me minori, il secondo praticamente non l'ho mai usato); Tumbrl ne ha dato notizia con un trafiletto minuscolo in capo alla Dashboard, stranamente non ho visto sul mio stream il solito post dello Staff con cui comunicano agli iscritti le novità - c'è la notizia qui, e mi sembra che non diano un'informazione precisa invitando genericamente le persone a cambiare le password su tutti i siti (non precisando di aspettare le comunicazioni di avvenute "riparazioni").
Qui Paolo Attivissimo dà qualche dritta in più, con l'indicazione di un paio di siti dove fare dei test (sembra che Blogger e Gmail  - insomma Google - siano a posto, e che quindi potrò cambiare la password; mi chiedo però perché ancora nessuna comunicazione dai big).
Qui altre indicazioni, in specie sui siti in cui sicuramente si devono cambiare le password e quelli che no.

Notizie fumettose:

Da diversi giorni è diventata ufficiale la notizia che Gipi con "Unastoria" farà parte della selezione per il Premio Strega. I commenti si dividono tra chi pensa che questa sia un'opportunità per la visibilità del fumetto e tra chi è scettico (come sempre d'altronde); qui una riflessione critica, mentre qui un'intervista a Gipi che fa capire un po' di cose - non solo sui pericoli del successo.

Fumettologica segnala un bel documentario della BBC sul disegnatore Frank Quitely - uno dei miei preferiti degli ultimi anni. Interessante notare come Quitely usi la Cintiq solo per la prima versione delle sue tavole a matita - versione disegnata in blu per non risultare in stampa; se ho capito bene poi se le stampa su carta abbastanza comune e vi disegna sopra le matite definitive (almeno in "All Star Superman" risulta essere inchiostrato da Jamie Grant che è anche il colorista, ma è possibile che vengano usate direttamente le matite di Quitely opportunamente "sistemate"?).

"Un weekend da lupi!" - una mostra di tavole originali di Lupo Alberto a Bergamo e un workshop gratuito di Giacomo Michelon sabato 12 aprile.

Segnalo il concorso dell'associazione PICNIC! - e relativo festival a Reggio Emilia - in cui bisogna disegnare 4 tavole e mandarle entro il 25 maggio: qui tutte le info.

Ho già menzionato qui il libro di David Michaelis su "Schulz e i Peanuts"; sempre su Fumettologica è possibile leggere un corposo estratto dal libro.

Sul sito di Luca Lorenzon "Che cosa sono le nuvole" un intrigante post su un soggetto ricorrente in diverse storie a fumetti - ma anche di come le variazioni sul tema e l'impronta personale possano differenziare (spesso, non sempre) i vari racconti.

L'app di Dragonero si aggiorna, diverse le novità.

Su Kinart il racconto di Antonio Sarchione di come è nata la sua copertina per il volume "Gold Rush" di Delcourt.

Sono usciti gli aggiornamenti di Manga Studio 5 e 5 EX (alla versione 5.0.4), non solo: da adesso è possibile acquistare e scaricare anche le versioni digitali dei programmi.



mercoledì 13 novembre 2013

Discussioni varie sul self publishing

Non c'entra col self publishing - è solo il mio confusionario tavolo da lavoro
Il fenomeno dell'autopubblicazione mi interessa molto sia per i suoi aspetti positivi che per quelli
più problematici. Il digitale e il web sembrerebbero aprire molte possibilità per gli autori (e i lettori), ma per adesso la realtà è che i numeri sono ancora davvero bassi.
In Italia chi si interessa all'autopubblicazione è riuscito ad organizzare anche un festival a Senigallia, a ottobre, l'International Self Publishing Festival (sul sito però non ho trovato resoconti dettagliati di cosa si è parlato - o forse sono io che non ho cercato bene, non so).
In rete ho trovato diversi articoli recenti che mettevano a confronto detrattori e sostenitori del self publishing, ne ho raccolti qui alcuni:
  • Il selfpublishing conviene? |l blog di Bookrepublic : articolo che ha suscitato diverse discussioni (la risposta finale era che no, non conviene al lettore); è intervenuto nei commenti anche Sergio Donato (di cui ho consigliato più volte i racconti) che pur avendo nel tempo ammorbidito il suo giudizio ha rinviato a un suo "vecchio" post, questo: Perché sono contrario al self-publishing.
  • L'articolo di Bookrepublic viene citato e commentato da Davide Mana (Il lettore penalizzato), il quale scrive da tempo sull'autopubblicazione riflettendo sul modo migliore di farlo (qui ad esempio un interessante post su come presentare e vendere il proprio ebook e sull'importanza del blurb).
  • Anche Arturo Robertazzi ha dei dubbi sul self publishing ("Un altro motivo per cui è difficile sfondare da self-publisher, diciamolo chiaramente, è la qualità del libro. Sei sicuro che tu sia in grado di valutare il tuo libro in maniera obiettiva? Sei sicuro di aver fatto un buon editing? Sei sicuro che le case editrici che hanno rifiutato il tuo libro avessero tutte torto?"), però dà l'occasione a eFFe di presentare il sito di PubblicarSì.com - il sito che dà una mano al self-publisher.
  • C'è anche chi dice che "la distinzione oggi non è più tra editoria tradizionale e self-publishing, ma piuttosto tra editori professionisti ed editori improvvisati" - qui l'articolo completo con breve intervista a James Altucher, autore dell'ebook "Scegli te stesso".
  • Volete creare un ebook tutto da soli? In rete si trovano consigli su come fare, anche se non tutti propongono gli stessi percorsi. A cura di Simplicissimus Book Farm ecco il sito di BackTypo che aiuta a costruire degli epub professionali (non è facile come sembra). C'è chi consiglia di usare strumenti di scrittura molto semplici, e c'è chi consiglia di usare Sigil - un pochino più complesso per chi non mastica proprio niente in materia di stili, formattazioni e CSS.
I miei dubbi sull'autopubblicazione li ho espressi in forma stringata nell'intervista ad Alberto Ostini di qualche tempo fa; negli articoli sopra linkati si offrono alcune soluzioni a problemi come i criteri di selezione su quantità incredibili di ebook, si mette in rilievo che per esempio su Amazon si possono scaricare le anteprime e da lì farsi un'idea della qualità dell'ebook, o di come alla fine conti molto il passaparola degli amici (vero, ma anche loro come sono arrivati a "scoprire" un ebook valido o di loro gusto tra le migliaia e migliaia in vendita?).
Io le anteprime di Amazon le uso molto (ma quanti sanno che non bisogna avere un Kindle per leggere queste anteprime e che lo si può fare gratis da qualunque device, pc compresi?), ma alla fine mi accorgo che su decine e decine di scaricamenti e letture anche di 10 pagine alla volta (spesso molto meno per quanto sono scritti o disegnati male i libri, ahimè) ho perso non poco tempo.
La tentazione è quella di ripiegare su classici o autori un minimo noti, o di cui si sono lette recensioni di persone di cui ci fidiamo o che hanno gusti simili ai nostri - e certo, magari ci perdiamo il nuovo e sconosciuto autore di talento, difficile però da scovare senza un minimo di riferimenti certi.
 

giovedì 24 ottobre 2013

Fumetti: novità, siti, ricordi

Di "Orfani", la nuova testata a colori della Sergio Bonelli Editore, si sta parlando un po' dappertutto - complice anche l'attivismo di Roberto Recchioni che vorrebbe far conoscere l'albo anche a chi solitamente è un po' lontano dai gusti bonelliani (o anche chi legge pochi fumetti).
Il risultato prevedibile è quello di esporsi molto e di attirare le attenzioni di tutti, non solo il pubblico a cui potrebbe essere rivolto il fumetto (peraltro in parte del tutto sconosciuto e imprevedibile), ma anche quelli che aspettano al varco ogni nuova pubblicazione Bonelli per poterne poi (s)parlare secondo i propri gusti e umori. Tutto normale, cori di entusiasti, cori di delusi, cori di incavolati, e poi opinioni più equilibrate ed attendiste - in giro in effetti si trova un ampio spettro di commenti.
Vorrei segnalare qualche post in cui si mettono in rilievo alcune cose di Orfani, non sempre prese in considerazione da quel tipo di lettori che si aspettavano una cosa ben precisa (ed evidentemente non l'hanno avuta): qui un intervento di Laura Scarpa molto "tecnico", sia sulla copertina che sul primo numero - come dice lei introduttivo (ma da molti è stato giudicato come fosse una storia singola: quindi banale, troppo veloce, con psicologie poco approfondite, ecc. - in metà albo praticamente vengono presentati almeno 8/9 personaggi principali, difficile per chiunque dare già un ritratto approfondito di ognuno, ma vabbè...); qui il sempre equilibrato Luigi Bicco aggiunge altre considerazioni che mettono a fuco altri aspetti - prezzo, omaggi (e non "copia", ma su questo molti altri dissentono), e il fatto che questa uscita non è "un miracolo", né una rivoluzione nel fumetto italiano (molti forse hanno confuso una campagna pubblicitaria inusuale per la Bonelli con proclami di chissà cosa); qui ancora si parla sulle aspettative che si erano create, e sulla pretesa di originalità.
Di mio vorrei dire tante cose ma evito, non ho voglia di entrare all'interno di discorsi che lascio ad altri essendo troppo coinvolta nell'argomento. Dico solo una cosa però: leggo di troppa gente che mette a confronto le pere con le mele - a volte è semplice ignoranza, a volte no, e questo mi sorprende sempre un po' (solo un po', non sono così ingenua).

E' nato da poco un nuovo sito di informazione fumettistica: Fumettologica. Il direttore è Matteo Stefanelli, che abbandona quindi il suo blog Fumettologicamente.
Tra i tanti articoli, interviste e anteprime da segnalare su Fumettologica mi preme linkare due articoli che ricordano Luigi Bernardi, scomparso pochi giorni fa: questo in cui viene ricordato da Vittorio Giardino, e questo in cui si racconta un po' cosa ha fatto per il fumetto italiano.
Io l'ho conosciuto davvero poco e in un'altra epoca, quasi, quella in cui era attiva la Granata Press - ne ho raccontato brevemente un po' qui; quello però che non ho raccontato, credo, è che in quel periodo Luigi Bernardi aveva letto i layout di 4/5 storielle della mia serie "Hotel" (qui ce n'è un esempio, uscito sulla rivista Schizzo) e gli erano piaciuti, mi aveva consigliato di accorciare gli episodi di una tavola (o di allungarli di una, non ricordo più bene), avrebbe voluto pubblicarli sulla rivista "Nero". Io in effetti ci lavorai un po' su, ma poi la rivista chiuse, e poi anche la Granata, e di quel progetto non se ne fece più nulla. Ero ancora una disegnatrice (e autrice, anche se per poco) molto acerba, ancora ripenso alla fiducia che comunque Bernardi mi diede in quel caso, alla gentilezza dei suoi modi, alla curiosità che aveva verso tutto.

Notizie varie:

  • Tra una settimana c'è Lucca, e io non ci sarò come al solito, però ci andranno un sacco di fumettisti e ci saranno molte belle uscite - tra le altre l'imperdibile volume de "Il Dottor Oss" di Mino Milani e Grazia Nidasio: le info sul blog di Comicout.
  • Nell'ultimo mio post ho parlato dei problemi con le immagini caricate su Blogger (in realtà su tutti i servizi Google); una delle persone che ha affrontato e risolto il problema è stato il disegnatore Davide De Cubellis: colgo l'occasione per segnalare il suo blog
  • Luigi Bicco scova un altro interessante disegnatore: Feng Zhu Design.
  • Non è un fumetto ma animazione stile Wallace and Gromit - ed infatti il creatore è lo stesso: sono i video di Creature Comfort (peccato che non capisca quasi nulla di quello che dicono - sono divertenti?).


sabato 7 settembre 2013

Intorno al film "Into Darkness": una conversazione a due (seconda parte)

La prima parte è qui.
Illustrazione di ©Giacomo Pueroni per la rivista Robot

P:
E a proposito di “fare le pulci” rispetto a un supposto canone sacro di Star Trek: nonostante il fatto che Abrams ci stia sostanzialmente raccontando di uno Star Trek alternativo in Into Darkness ci sono un sacco di riferimenti a episodi delle varie serie – faccio un esempio che persino io ho notato: la presenza (breve ma importante) degli esserini pelosi autoreplicanti di “The Trouble with Tribbles” (in italiano “Animaletti pericolosi”); a me la loro apparizione ha divertito molto, ma sospetto che per altri la cosa sia apparsa assurda (o sbaglio?).
So che tu hai scovato un sacco di citazioni, puoi raccontarne qualcuna?

G: 
Volentieri. Accettato il fatto che il film sarebbe stato un re-boot, gli autori hanno voluto dimostrare che la vecchia serie era sempre lì, che se la ricordavano. Come dicevo prima, qualcuno la chiama una ruffianeria, ad altri sembrano omaggi. De Gustibus, come al solito, così è se vi pare. Nel film precedente c'era stata tutta una lunga serie di particolari con riferimenti passati: Spock burlato a scuola (si vedeva nella serie animata, che però molti fan non hanno mai visto considerandola infantile), la ragazza "verde" orioniana, la divisa di Pike da ammiraglio, l'accento caricato russo che usava Walter Koenig (che interpretava Checov nella serie classica), dove cambiava sempre le V in W ma sembrava un russo da operetta. E l'origine del soprannome di McCoy, mai rivelata prima. La stessa storia tra Spock e Uhura, a riguardarsi con occhio clinico la serie classica si nota che in diverse puntate Spock aveva un occhio di riguardo verso Uhura.

Un Tribolo era già apparso, semi nascosto, nel film precedente, sul pianeta di ghiaccio, in una gabbietta sulla scrivania dell'ufficio di Scotty. Il personaggio di Carol Marcus era apparso nel secondo film (L'Ira di Khan) e ci era stato detto che era stata una donna importante per Kirk, al punto di avergli dato un figlio. Ma molti fan contestarono a suo tempo che nella serie non era mai stata nominata. Nel film porta la stessa pettinatura caratteristica che aveva Sally Kellerman nel secondo episodio pilota classico, "Oltre la Galassia"*.
Sia nel primo film che nella serie animata precedente ci hanno mostrato nell'equipaggio anche diversi alieni, cosa non ripetuta troppo nelle varie serie, più che altro per problemi di budget, limitandosi a poche protesi facciali, ma Roddenberry sostenne più volte che avrebbe voluto un equipaggio interraziale anche extramondo. Nei due film di Abrams ci mostrano molti alieni inseriti in posti tradizionali, in federazione e fuori: un'ostetrica, un guardiamarina sul ponte, una cadetta orioniana (lo ragazza verde), e nel film recente Kirk si sveglia nel letto con due ragazze leonine, e sono della razza caitiana, apparsa solo nella serie animata. Ci mostrano che è normale in questo futuro trovarsi a fianco degli alieni, e che essi non sono pericolosi, ma integrati
perfettamente, dimostrando la validità dello scopo della Federazione.

Illustrazione inedita di G. Pueroni con i 3 protagonisti di Jonathan Steele (di F. Memola)
La stessa "missione quinquennale" è il caposaldo della serie classica. La prima direttiva, il comando primario della Federazione: la non interferenza con razze aliene con grado di sviluppo inferiore. Una delle costanti era che spesso veniva violata, ma mai ci mostravano le conseguenze. Qui ce lo mostrano con quell'eccezionale conclusione a sorpresa della sequenza prima dei titoli. Checov in origine era un giovanissimo genio, che sostituiva Spock alla sezione scientifica, anche se poi gli facevano fare sempre il navigatore. Qui ci mostrano che è capace di fare l'ingegnere capo, e la cosa ci può benissimo stare. Sulu si ritrova sulla sedia del comando e deve dare un ordine a John Harrison con tono pericoloso, e ci riesce benissimo, e poi commenta che è stato bello sedersi su quella poltrona e avere quel potere. E noi lo sappiamo che a suo tempo diventerà il comandante della USS Excelsior (in ST 6), e ci hanno mostrato che ha stoffa e carisma e le palle. La luna di Kronos (il pianeta Klingon) appare distrutta. Noi possiamo immaginare si tratti di Praxis, una delle sue lune, che esploderà in futuro (6° film). Vedendola distrutta ti viene naturale dire "É lei, è Praxis!". Scendono sul pianeta usando una navetta sequestrata nella vicenda Mudd, e il riferimento è a un personaggio ricorrente della classica, suggerendoci che tra i due film ci hanno avuto a che fare (la vicenda è stata raccontata nelle serie a fumetti attuale della IDW). Kirk ordina alle due guardie con la maglietta rossa di cambiarsi d'abito, e in fondo dice a noi che quei due non moriranno come facevano sempre tutte le guardie con la maglietta rossa.
Il fatto che McCoy parlava sempre a base di metafore, e qui viene proprio detto in maniera esplicita.
Spock e Uhura? Come accennavo prima, riguardando adesso la serie classica ti accorgi che nelle prime stagioni Spock aveva davvero un atteggiamento protettivo verso di lei. E lei, spesso nell'ultima stagione, era  quasi trattata da macchietta, limitandosi a farle dire "Frequenze di chiamata aperte" e davvero poco altro. Qui  le creano una storia con Spock. E quindi? "Interessante, vediamo come procede..." pensa il fan che è dentro di me. "Che orrore" pensa invece un altro fan. Chi di noi ha ragione?

La sezione 31 era stata inserita da Ronald Moore nella serie Deep Space Nine, ed era diventata una delle più grosse cause di discussione tra i fan: una federazione pacifista aveva al suo interno una sezione militarizzata di bastardi carogne e disposti a tutto? Ma se esisteva perché non l'hanno usata contro i Borg, per esempio? E come facciamo a non sapere che potrebbero prendere il controllo della Federazione? E infatti in Into Darkness lo hanno fatto, e il cerchio si chiude.
La nave di Marcus può essere guidata da anche una persona sola, ed era una cosa che da tempo i fan si domandavano: "Ma l'Enterprise può essere guidata da una persona sola?" ovviamente no, visto che aveva il navigatore, il pilota, eccetera. Qui però mostrandoci una nave con questo particolare, ci dicono che per le altre navi serve un intero equipaggio.

P: 
Sì, io ci ho visto più rispetto per i fan della serie che altro, non certo una presa in giro. Poi in un film di 2 ore come fa a entrare tutto lo spirito di una serie, come si fa a presentare e magari approfondire bene 7/8 personaggi?...Non so, per me qualsiasi cosa si fosse fatta avrebbe scontentato qualcuno – molti direi.
Altra cosa che ho letto in giro: “si rompe sempre tutto, questa tecnologia è inaffidabile, e oltretutto quando le cose si rompono si riparano a furia di calci! Che cavolata!”
Non so tu, ma a me sembra che anche nella serie classica ci fossero di queste “leggerezze” - che poi fanno parte della natura di certa fantascienza in cui è presente il lato comico/umoristico (che in Star Trek c'è); senza parlare del fatto che noi non sappiamo nulla di tecnologia che “sarà inventata tra secoli”, no? Chi lo dice che non sarà sensibile a certe sollecitazioni meccaniche?
Faccio per dire, a me non interessa nulla della verosimiglianza di cose che sono state inventate dal nulla da degli scrittori di fantascienza a cui interessa il conflitto umano, in fondo, e non come funziona esattamente la reazione del dilitio nei motori a curvatura...

G:
"Come funziona il teletrasporto?" pare che chiesero una volta agli autori di Star Trek. "Bene, grazie" fu la loro risposta. Quando si sente che gli scienziati stanno studiando come realizzare la velocità dell'Enterprise, significa che stanno studiando il principio ipotizzato nel telefilm, non che cercano di farlo funzionare con il dilitio. Quando si dice che alcuni scienziati hanno fornito la consulenza a Star Trek, si dimentica di dire che questa consulenza si è limitata a correggere le distanze citate nella storia, o a correggere qualche svarione tecnologico, e non invece che la scienza di Star Trek sia reale e funzioni in quel modo.
E allo stesso modo Asimov non aveva idea di come funzionasse davvero un cervello positronico. Uno dei capisaldi di ogni serie di Star Trek era l'incidente, il guasto, il danno alla nave, che dava il via all'avventura. Quante volte hanno avuto problemi con qualche computer? Quanti problemi ha dato il ponte ologrammi? Nella serie classica era sempre citato che Scotty era in grado di fare miracoli nelle riparazioni, quindi qualche problema da riparare c'era sempre.
Tavola da Nathan Never n. 249 (Masala/Pueroni/Vietti) inchiostrata da G. Pueroni

Una delle discussioni più accese che ci sono state riguardava la nave sott'acqua all'inizio del film. É assurda, come fa a muoversi, che scopo ha, eccetera. Io faccio il ragionamento opposto, che ho imparato in tanti anni passati a lavorare con gente creativa che scrive.
Tu, autore, decidi che Kirk violerà la prima direttiva per salvare un amico. É già stato fatto in passato, ma non è mai stato mostrato cosa voglia dire oggettivamente violare la prima direttiva. Il discorso è che non bisogna mai interferire con una società primitiva: divieto di mostrarsi o di interferire con il loro sviluppo naturale. E cosa c'è di più memorabile su grande schermo (non in tv, ricordiamolo bene) e che ti rimane bene in testa che non mostrare che gli indigeni vedono proprio la nave spaziale (se fosse rimasta in orbita non l'avrebbero vista)? Io a questa scena volevo applaudire, per come mostrava chiaramente un concetto che finora avevamo sempre trattato in maniera ipotetica.
In 8 dei 10 film precedenti la trama era semplicemente buoni contro cattivi. Eppure nei film di TNG si raggiungeva il colmo che in tutti e 4 alla fine SEMPRE il cerebrale capitano Picard aveva uno scontro fisico col cattivo di turno, nemmeno fosse James Bond. Ma adesso pare che le botte contro i cattivi in un film di Star Trek siano intollerabili.

P: 
Grazie a Giacomo per avere accettato di fare questa strana cosa, nata quasi per caso durante uno scambio di pareri in Facebook (tramite messaggi privati). Questa origine "spezzettata" - e i nostri impegni - hanno fatto sì che la conversazione non sia molto "sul pezzo", il film "Into Darkness" ormai è cosa vecchia per i ritmi moderni.
Se qualcuno vuole intervenire nei commenti e dire la sua sarà il benvenuto, e per i fan di Star Trek io e Giacomo lanciamo una specie di quiz: chi sa riconoscere tutte le Enterprise rappresentate nel disegno della prima parte del post?  Giacomo sul suo blog spiega anche come è nata quell'illustrazione.

* Star Trek classico ebbe due telefilm  pilota. Il primo fu "The Cage" (Lo zoo di talos), e c'era Jeffrey Hunter come comandante (il comandante Pike), e un primo ufficiale donna (Majel barrett, che poi farà l'infermiera Chapel, che era che la moglie di Roddenberry).
Non piacque ai capi, ma il produttore G.L. Coon riuscì a convincerli a dar loro una seconda possibilità, e un anno dopo partirono con "Oltre la galassia". Jeffrey Hunter ormai era un divo da cinema, così chiamarono un giovane attore di origine canadese, tale William Shatner, e inventarono il capitano Kirk; Spock fu promosso primo ufficiale, venne cambiato il medico di bordo, le divise, i prop, anche la nave venne leggermente modificata.
In Italia venne trasmessa la serie ma non il primo pilota. O meglio, "nì". Poiché il primo pilota era costato tanto, pensarono di riutilizzarlo; per cui scrissero una puntata doppia, "L'ammutinamento", in cui inserirono, come flashback, buona parte della sequenze del pilota. Per cui vedemmo il pilota lo stesso.
Nella sua forma originale arrivò solo molti anni dopo, circa a metà degli anni '90, in VHS, con le sequenze originali solo in bianco e nero. Ora è stato recuperato integralmente ed è inserito come bonus nei dvd.
De L'ammutinamento non c'è la pagina italiana di memory alpha, ma c'è quella inglese.

venerdì 6 settembre 2013

Intorno al film "Into Darkness": una conversazione a due (prima parte)

Avvertenza per i lettori: se non siete appassionati di Star Trek e di fantascienza meglio saltare questo post e la sua seconda parte, che sarà pubblicata a breve!
Nota sulle illustrazioni (cliccarci su per ingrandirle): nel secondo post lanceremo un quiz legato all'illustrazione di Giacomo Pueroni; a proposito della mia, diversissima da quelle che faccio di solito: la traccia è biecamente ricalcata da un famoso poster, e il cocuzzolone di Pine quindi è proprio così.
 I commenti sono disabilitati perché credo sia meglio riunirli nel secondo e ultimo post, dove si completa il discorso.


Disegno di ©Giacomo Pueroni
Non sono una fan sfegatata di Star Trek, non sono insomma una trekker , ma mi piace la
fantascienza da quando ero adolescente e film e telefilm in tema  li guardo sempre volentieri, spesso anche se la qualità non è eccelsa.
Di Star Trek ho visto praticamente tutte le serie, e anche i film cinematografici; poi magari non ricordo tutto, specialmente se non l’ho rivisto, ma insomma conosco alla buona l’universo di Star Trek, che ho amato molto per il sottofondo scientifico-esplorativo, per l’intento utopico di convivenza pacifica universale, e poi per la varietà di alieni che si sono visti all’interno delle varie serie (ho una passione per i personaggi alieni e mi piace molto disegnarli, se posso).
Non mi interessa qui parlare bene o male di “Star Trek Into Darkness”, quanto prendere spunto dalla reazioni di chi l’ha visto per fare un discorso più complessivo sulla “sacralizzazione” di una serie, di personaggi di finzione - in questo caso di un telefilm/film, ma credo che il discorso potrebbe essere allargato anche a certi fumetti di tipo seriale.
In questo ultimo film di Abrams posso cogliere diverse citazioni, ma non tutte; sia per questo motivo, sia perché mi sono ritrovata a discutere di Into Darkness con Giacomo Pueroni (bravissimo disegnatore e trekker patentato) ho pensato che non era una cattiva idea mettere in chiaro sul blog le nostre chiacchiere in proposito.

Patrizia:
Ciao Giacomo, una tua breve presentazione per i lettori del mio blog.

Giacomo:
Ciao ciao, e un saluto a tutti. Sono un disegnatore dal 1996 (un novellino al tuo confronto), ho lavorato prevalentemente su Zona X e Jonathan Steele, e al momento sono impegnato tra Dragonero e Nathan Never come inchiostratore. Da sei anni sono uno degli illustratori ufficiali della rivista di fantascienza Robot, edita da DelosBooks. Dalla mia più tenera adolescenza sono stato un appassionato di fantascienza, in tv, al cinema e sui libri. E più o meno da allora sono diventato anche un trekker. O anche trekkie, alla fine non è poi considerato così offensivo.

P:
Come dicevo a inizio del blog non vorrei entrare nel merito della bontà o meno di questo film – credo che tutti siano d'accordo sul fatto che non sia un capolavoro del genere fantascientifico, e che il suo scopo dichiarato è quello di “intrattenere”; purtuttavia tra “film d'intrattenimento” e “film per cretini” credo ci siano ancora delle differenze, almeno credo - e sul concetto di intrattenimento, di film leggero, scemo, poco profondo o che so io ci si potrebbe perdere: io la faccio semplice, de gustibus! Dato che persone anche intelligenti e colte hanno opinioni diversissime sulle stesse cose ho capito che arrivata alla mia età mi importa solo di una cosa: mi sono divertita?  E questo indipendentemente dalla complessità dell'opera, dai “messaggi”, dalla fattura, dalla leggerezza, dalla coerenza, ecc.

G: 
Io tempo fa con gli amici inventai l'esempio della Nutella. A me piace, posso esserne ghiotto, ma allo stesso modo ci sarà qualcuno a cui non piace. E i motivi per questo possono essere gli stessi per cui invece a me piace. Ovvero ognuno di noi ha delle attese, esperienze o richieste, in base alle quali emetterà un giudizio personale. La Nutella è buona? Io dico di sì, tizio magari dirà che gli fa senso che sia spalmabile. Ma rimane comunque un giudizio soggettivo.
Se tizio dice che il sole non sorge, o che il sole gira intorno alla terra, io posso correggerlo, ma se parla di un film o di un telefilm la cosa è più difficile.
Anch'io ho letto in giro alcune "espressioni forti" sul film, e ho anche dei buoni amici che sostengono le stesse cose. Ma non ci litigo, e ormai abbiamo imparato che possiamo avere opinioni differenti.
Conosco altri trekker più o meno dal 1990 o poco prima. Più o meno dal 5° film cinematografico in poi, e posso dire che dopo ogni film o telefilm ci sono state discussioni imperniate sugli stessi argomenti usati oggi contro i film recenti: non è Star Trek, non è credibile, gli attori non vanno, la storia fa acqua... niente di nuovo sotto il sole.

P:
Hai ragione Giacomo, io a tratti riesco lasciare perdere e a non leggere niente nei forum, poi ci ricasco. Ad esempio diverse settimane fa sul thread del film in un forum ho letto questo (l'ho letto su diversi altri posti, a dire il vero): "se al posto dell'Enterprise ci fosse stata un'altra navicella con altro equipaggio non sarebbe cambiato nulla, è un film d'azione fantascientifico non un film di Star Trek." Certo, bisognerebbe pure sapere cosa si intende  per "film di Star Trek”...

G:
É questione proprio di punti di vista. Se io ci vedo quello che considero un omaggio, ne sono felice, e dico che è proprio Trek. Uno a cui non piacerà la vedrà come una brutta scopiazzatura, e dirà che non ha nulla di Trek. Chi ha ragione?
In passato film e telefilm di Star Trek ci hanno dato di tutto e di più, a volte contraddicendosi, e ogni volta si diceva "É Star Trek perché lo hanno fatto i soliti autori, e ci fidiamo". Non era esattissimo però, spesso gli sceneggiatori cambiavano, o alcuni utilizzavano (male) personaggi inventati da altri, rivoltandoli o aggiungendo nozioni non indispensabili (penso ai Borg), che però strizzavano l'occhio ai fan. Ma quando vedevo certe cose, mi domandavo cosa avessero di trek oltre al nome nel titolo.
Adesso abbiamo altri autori, completamente differenti. E danno la loro visione. E qui puoi decidere che la visione è trek o non lo è. Per me lo è, così come ho accettato che fosse trek molto materiale del passato che mi sembrava discutibile.
Tempo fa mi incastrai in una discussione inutile, con gente che contestava che quello di Abrams fosse un universo parallelo. Non gli interessava che la cosa fosse detta nel film, venisse ripetuta più volte, loro sostenevano che avevano cancellato tutto il futuro come lo conoscevamo noi, considerando questo uno spregio verso tutto lo Star Trek del passato, "cancellato" secondo loro. E per confermarlo citavano episodi televisivi che non credo abbiano mai capito... e non parliamo solo di ragazzini, ma anche di gente adulta, seria, posata e con famiglia.

P:
Disegno di Patrizia Mandanici (ArtRage+Manga Studio 5)
Questa cosa della cronologia, del rispetto della stessa nelle varie serie post-classica...è una cosa che va oltre i miei ricordi da pesce rosso (e sarà che sono settata sul non dare peso alle incongruenze, non lo so). A partire da The Next Generation per finire a Enterprise, e poi i vari film, mi sembra che le divergenze (magari minime) con la serie classica iniziano da subito - o no? Quand'è che le differenze possono essere chiamate "universo parallelo"?

G:
Una serie televisiva che ha nel suo passato molti episodi ed una lunga storia, è dannatamente difficile da scrivere. Perché ci sono mille e mille cose dette e fatte in passato che non si possono contraddire.
Eppure ogni tanto accade. In una storia un viaggio nel tempo crea un paradosso, in un'altra quel paradosso non si genera.
Ma una serie come Star Trek, che ha un passato di quasi un migliaio di episodi e diverse serie, ha molti problemi a  proseguire il suo corso. Con tutte le cose dette e raccontate, quando viene fatta con una certa ottica, è comprensibile solo da chi ha visto una buona parte di quei telefilm. Chiunque altro avrà l'impressione di guardare il secondo tempo di qualcosa, e non sempre avrà voglia (e tempo) di recuperare e guardarsi il primo tempo. Per cui tendi a rivolgerti sempre allo stesso pubblico. Nei film trek al cinema, ci si rivolgeva a costoro, chi aveva già visto i telefilm. Ma col tempo si era visto che  questi appassionati non bastavano più. E a causa di grossi errori nella produzione degli ultimi due film (L'insurrezione e Nemesis) parte di questi appassionati erano rimasti delusi, ed era diventato evidente  che realizzare un film solo per i fan, non sarebbe bastato, in futuro. In quel momento, dopo la cancellazione anche della serie tv Enterprise, Star Trek era ufficialmente morto. Nessun interesse nel fare nuovi film, né per serie nuove. E per anni non s'è mosso nulla. Ma proprio nulla.
E poi un giorno hanno provato a rilanciarlo. Questo marchio che aveva perso buona parte della sua popolarità, e hanno scelto di ripartire dall'inizio. Se pensi a come il cinema ha trattato molte vecchie serie TV, non c'era da stare allegri: Charlie's Angels, Mission Impossible, The Saint, Starsky & Hutch, Hazzard, tutti film lontani anni luce da quello che erano i telefilm.
Se devi ri-raccontare una storia come fai? Come fai a rendere credibile un personaggio che sai che non può morire in quella vicenda, perché diventerà un comandante eccetera? Qui gli sceneggiatori avevano in mano una serie di Fantascienza, ed hanno creato una trovata da fantascienza.
Potevano fregarsene di ciò che è stato fatto in passato, invece lo hanno preservato. Sapendo che gli appassionati avevano visto le puntate sui viaggi nel tempo, dove un evento passato cancella un evento futuro, hanno scelto di stabilire che ciò che cambia nel passato non distrugge quello che era avvenuto dopo, ma creava una nuova linea temporale. Era una trovata che la fantascienza letteraria aveva usato mille volte, ed esistevano ormai mille e mille variabili sui viaggi nel tempo. Ma essendo - appunto - un'invenzione della fantasia, non ha regole, se non quelle che stabilisce chi le scrive. E in questo caso ci è stato detto "É un universo parallelo, alternativo". E serve a rassicurare tutti noi, a dirci che la vecchia linea temporale è sempre là, che nessuno vuole cancellarla.

P:
Sì, poi è chiaro che una scelta così dà libertà di inserire cose nuove, e giustamente salvaguardare le vecchie serie. Credo che certe persone sacralizzino troppo i loro ricordi di gioventù (tra l'altro fallaci), e trattino i personaggi di fantasia come persone esistenti, e le trame come realtà: inquietante...

G:
In fondo lo facciamo un po' tutti, con le cose che amiamo. Mi prendo la mia parte di colpe. Ti piace pensare che sia un'universo esistente da qualche parte. L'importante è quando sapere fermarsi.
É un po' una cosa che leggevo recentemente relativa alla serie tv di Under the Dome, da Stephen King. King raccontava che accettava venissero cambiati certi personaggi, accorpato altri e cambiato anche le cause dell'evento, perché la serie TV doveva durare mesi e non una settimana come nel libro. E perché se rimaneva identico a nessuno sarebbe interessato il finale, sarebbe stato sufficiente leggerlo sulla Wikipedia. Per cui che ben venissero certi cambiamenti. Poi - aggiungeva King - i libri mica erano cambiati. Stazionavano sempre sullo scaffale, identici a prima.

P:
Esatto! Come quelli che dicono "hanno rovinato quel tale personaggio o quella tale serie" solo perché si introducono nuove varianti in serie successive, o in adattamenti, non tenendo conto che questi cambiamenti: 1) piacciono a diverse altre persone; 2) i cambiamenti non sono retroattivi e le opere che ci sono tanto piaciute rimangono intatte, pronte a essere rilette o riguardate; 3) nessuno obbliga nessuno ad andare a vedere/leggere certe cose – basta guardare le anticipazioni o leggere recensioni per farsene un'idea più che chiara, specie per gli esperti/fan/sgamati.
Denigrare chi apprezza  i film di Abrams (o solo alcuni di quei film, come me), il nuovo volume della Lega dei Gentlemen, l'adattamento tal dei tali, e così via non mi sembra molto bello – voglio dire, criticare i film si può e si deve, dopodiché i film vengono visti da occhi diversi in modo diverso, e in momenti della propria vita diversi: non si può dire che lo spettatore sia solo massa indistinta, sarebbe sottovalutare il diritto di ognuno di interpretare e reinterpretare un'opera, bella o brutta che sia; inoltre i film vengono visti e recepiti in maniera diversa a seconda dei momenti particolari della nostra vita (probabilmente 20 anni fa non sarei andata a vedere questo film o se ci fossi andata non mi sarebbe piaciuto - chi lo sa...).      [...Continua nella seconda parte]

martedì 21 maggio 2013

Varie - 42

Visti in giro, in ordine sparso:


mercoledì 24 ottobre 2012

Amazon e i libri cancellati

Simpatico scambio di commenti sul post di Cory Doctorow
La notizia è di pochi giorni fa, e sembra fatta apposta per mettere in guardia ogni appassionato di ebooks: una lettrice norvegese proprietaria di un Kindle si è vista cancellare tutti i suoi libri dall'eReader e dal suo account Amazon, che è stato chiuso; le richieste di spiegazioni al servizio clienti Amazon hanno generato risposte del tutto elusive e surreali.
La signora Linn ignora i motivi di questa sospensione (che sarebbe dovuta a violazioni del contratto Amazon - non direttamente da parte sua, ma di un altro account a lei collegato).
La storia sembra essere vera (e se non lo fosse rimangono comunque reali le condizioni del contratto Amazon, il quale non ci vende ebook ma ce li mette a disposizione per l'uso finché non gli salta il ghiribizzo di cancellarli dal nostro account), e qui Cory Doctorow ipotizza anche quale sia la violazione del contratto da parte della signora Linn. 
L'ultimo aggiornamento sulla vicenda riguarda il ripristino di tutti gli acquisiti effettuati dalla signora Linn su Amazon, il tutto senza aver dato spiegazioni (imbarazzo dopo il can can mediatico di questa notizia? In ogni caso si rischia di far peggio).
Già nel 2009 c'era stata una cancellazione da tutti gli account Amazon di una edizione di "1984" e de "La fattoria degli animali" di Orwell (Amazon si era accorta dopo che gli editori non avevano i diritti di pubblicazione); in quel caso dopo delle scuse (e il rimborso) Amazon si era impegnata a non cancellare più niente da remoto senza l'autorizzazione dell'utente o senza una sentenza che l'imponesse (a parte l'aver disatteso queste intenzioni, pare allora che non esista legge che regolamenti questi eventuali comportamenti).
La questione è cruciale, e non riguarda solo Amazon (sebbene con Amazon le cose siano peggiori perché il suo sistema è quello più chiuso di tutti): quando acquistiamo un ebook ne siamo proprietari o no?  Possibile che ancora non ci siano leggi certe e chiare che regolamentino l'uso e l'acquisto dei file digitali?
Ho da poco un Kindle, e sebbene non abbia per adesso fatto grossi acquisti sullo store Amazon (perlopiù classici e qualche libro scaricato gratuitamente) l'idea che possano essere cancellati i miei ebook dall'account (per qualsivoglia motivo) non mi garba affatto. 
In questo post si arriva a ipotizzare che io non sia neanche proprietaria del Kindle stesso, perché pare che il dispositivo  possa essere bloccato da remoto da Amazon; non ho trovato in rete notizie più precise su questa possibilità, che sembrerebbe una cosa davvero enorme, se confermata, e non ho ancora avuto risposta in seguito a un mio commento che è ancora in moderazione su quel post, questo: "Il Kindle adesso è a mio nome, è tutto a posto, non sapevo della possibilità di poter bloccare il dispositivo, vorrei saperne di più perché se Amazon ha anche questa facoltà (ovvero se c’è scritto da qualche parte nel contratto che può lei bloccarmi il mio dispositivo) allora sarebbe come minimo da divulgare ampiamente; se non c’è questa regola nel contratto ma la cosa è avvenuta nei confronti di qualcuno mi piacerebbe saperlo – e sapere se ci sono gli estremi per una denuncia.
Immagino che se ci fosse questo rischio si potrebbe evitare non usando il Wi Fi, ma questo impedirebbe di aggiornare il firmware, se non sbaglio."
In merito alla mia ultima frase sono andata a controllare e il firmware per il Kindle (almeno per adesso) posso scaricarlo sul computer e caricarlo sul Kindle tramite cavetto usb.
La password di cui si parla nel post sopra citato forse è quella che si può applicare al dispositivo per evitare che possa essere usato in caso di furto, e se Amazon fosse capace di decifrarla certamente per ipotesi potrebbe bloccarmi il Kindle da remoto (sempre se uso il wi fi - ma se non lo uso? E se non imposto una password?): non sarebbe una cosa davvero fuorilegge? Questa possibilità non mi sembra citata nel contratto d'uso.

Adesso che è arrivato il Kobo in Italia sono andata a vedermi le condizioni d'uso degli ebook acquistati, prima sul sito inMondadori.it, poi su quello Kobo a cui mi si rimandava: io non ho trovato nulla, se qualcuno sa darmi qualche indicazione lo ringrazio.
Se si acquistano ebook sul sito Kobo questi verranno scaricati in un formato "epub-kobiano", ovvero un formato particolare leggibile solo suoi suoi eReader (o sulle sue varie app); questo è necessario per poter eventualmente usare la sincronizzazione delle letture su diversi device, ma a quanto pare se si entra nel proprio account Kobo questi ebook possono essere riscaricati in formato epub "normale", in maniera che se un giorno volessimo caricarli su un altro eReader questo potrebbe essere fatto - almeno così ho capito; ed è comunque già cento volte meglio che la politica Amazon.
Ho letto che anche acquistando ebook su store diversi da quello Kobo/Mondadori (tipo Bookrepublic.it o Ultima Books) questi possono essere caricati sul Kobo.
Per adesso quindi non posso far altro che consigliare Kobo invece del Kindle, per i motivi sopra esposti; ciò non toglie che tutta la materia riguardo il possesso e l'uso dei file digitali debba ancora essere affrontata con chiarezza e consapevolezza (e che il Kindle come prodotto elettronico sia molto bello e ben fatto, ma...).
Se qualcuno sa darmi delucidazioni in merito ai dubbi da me esposti prego intervenga nei commenti, grazie!