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Attenzione: NON faccio scambio link e banner - grazie! Vendo tavole originali dei miei lavori bonelliani e realizzo disegni su commissione (per info p.mandanici@gmail.com)



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lunedì 19 marzo 2018

Due letture (e me e Serra con una nostra tavola di Tex)

Comincio con la prima piccola anticipazione della storia di Tex che sto disegnando su sceneggiatura di Antonio Serra: nell’articolo “Bonelli: viaggio nella casa dei sogni” di Giuseppe Lamola compare una foto con me e Antonio che mostriamo una delle tavole (di più non potevamo far vedere). 
Lamola è uno dei redattori del blog Gli Audaci” (dedicato a recensioni e articoli sul fumetto) che giorni fa ha fatto una visita alla redazione Bonelli; quel giorno c’ero anche io e ho potuto constatare quanto possa essere emozionante per dei veri appassionati poter percorrere i luoghi della casa editrice e poter parlare con chi ci lavora. Il bell’articolo di Giuseppe è corredato da diverse foto.

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A proposito di Tex una delle mie due letture è proprio un Tex fuori serie, il cartonato “Giustizia a Corpus Christi” (che però trovate anche in edicola) scritto da Mauro Boselli e disegnato alla grande da Corrado Mastantuono. I colori di Matteo Vattani mi piacciono molto, ben adatti al segno e alle composizioni di Mastantuono.

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La seconda lettura è un libro che ho trovato alla manifestazione milanese A tempo di libri: “Ragazze con i numeri – Storie, passioni e sogni di 15 scienziate”; scritto da Vichi De Marchi e Roberta Fulci, illustrato da Giulia Sagramola (Editoriale Scienza).
Non so cosa pensare del proliferare improvviso di libri dedicati alle “donne super che ce la fanno nella scienza” – peraltro era ora che se ne parlasse, e meglio troppo che poco tra cui scegliere (sperando sempre che siano da sprone per ragazze che ancora adesso vengono frenate dall’intraprendere carriere scientifiche o in campi solitamente affollati da uomini).

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Questo libro in particolare è inserito in una collana – “Donne nella scienza” – i cui primi volumi datano 2008, se non sbaglio, quindi in tempi in cui si parlava ancora poco di questo argomento.
Ragazze con i numeri” presenta una bella scelta di scienziate, tutte molto interessanti (tra cui la nota Hedy Lamarr), i testi sono redatti in una “finta” prima persona ma piacevoli da leggere, le illustrazioni di Sagramola molto belle.

Un altro testo simile è quello della Salani, “Storie e vite di superdonne che hanno fatto la scienza”, di Gabriella Greison (non è segnalato l'illustratore, ma nell’estratto vedo un disegno di Federico Maggioni, non so se ce ne sono altri). Le biografie non sono raccontate in prima persona, altro non so (ma la parola “superdonna” non mi piace molto).

© Immagini degli aventi diritto

domenica 26 novembre 2017

Di giorno in giorno -3

Serie di post che comincia da qua.

Ho come l'impressione che Star Trek Generation interessi pochi (pazienza, eh), quindi mi porto nell'attualità (per modo di dire) e chiedo agli amanti del cinema cosa ne pensano della serie tv per Netflix che Spike Lee ha tratto dal suo vecchio film Lola Darling (She's Gotta Have It) - 30 anni dopo!
Ho visto i primi 10 minuti del primo episodio (e ho rivisto i primi 10 minuti del vecchio film  - anche questo recuperabile su Netflix), la serie è a colori e mantiene per adesso la stessa struttura e gli stessi personaggi, persino la sigla è molto simile a quella originale, con diverse foto che sono rimaste le stesse. Mi chiedo che senso ha Lola Darling riproposta 30 anni dopo, a meno che Spike Lee voglia parlare del fatto che c'è ancora bisogno di femminismo (ma era così nel film?, confesso che lo ricordo poco nel complesso, mi rimase più impresso il bianco e nero all'epoca).

Una serie che invece ho terminato di vedere è Mindhunter ("in parte girata da David Fincher" come scrivono su Wired), ambientata a fine anni settanta con sobrietà e stile racconta la nascita della sezione dell'FBI che ha inventato in pratica l'analisi comportamentale dei serial killer. Anche qui la questione del rapporto tra il mondo maschile e quello femminile è il fulcro della serie - da una parte il rapporto malato dei serial killer, dall'altro il modo aperto ma problematico con cui uno dei protagonisti (un bravissimo Jonathan Groff già visto in Looking) porta avanti la sua relazione con una ragazza.
La serie parte piano e ingrana lentamente, non abbandonatela; si rinuncia a ritmi frenetici, al sangue, all'enfasi, e tutto è giocato sui dialoghi, i gesti e gli sguardi.

Non dico nulla sulla giornata contro la violenza sulle donne non perché non mi interessi ma perché avrei troppe cose da dire, e non ce la faccio; posso invitare a leggere una riflessione de La giovane libraia che ne parla attraverso la recensione a un libro dove si immagina un ribaltamento del mondo, ovvero dove il potere viene gestito (con la forza) dalle donne: "Ragazze elettriche" di Naomi Alderman non l'ho letto, e non credo lo farò (mi deprimono i libri dove viene raffigurata la sopraffazione, da qualunque parte arrivi e anche se mostrata per criticarla).


Leggerò invece il secondo volume di Atlas & Axis di Pau (Tunuè) arrivato da poco, il primo volume è stato per me una sorpresa (letto non molto tempo fa).

La lettura della sera: Zerocalcare che si è fatto "fregare" dalle fake news (le vicende del liceo Virgilio).

- Continua



venerdì 24 novembre 2017

Di giorno in giorno -1

Ho realizzato che non riesco più a scrivere post "compiuti", magari approfondendo solo un tema. I semplici post di consigli di lettura credo siano poco interessanti sia da leggere che da scrivere (non che voglia smettere del tutto di mettere link ad articoli interessanti o che portano a news nel campo del fumetto).
Se la sera non mi butto a scrivere quel che ho visto o raccolto di giorno so che ci sono poche probabilità che lo faccia in seguito - così ecco questo esperimento, di giorno in giorno inizio a scrivere delle cose che magari continueranno nel post successivo, e così via. Vedremo come va.

Intanto informo che oggi ho aggiornato il post "Consigli per chi vuole fare il fumettista", ho preso spunto da una breve conversazione su Messenger con un giovane aspirante sceneggiatore di manga che mi ha chiesto lettura, like e condivisione del primo capitolo della sua storia (non sono una mangaka e non sono una sceneggiatrice, e anche volendo difficilmente condivido e metto like, per scelta).


Da settimane volevo segnalare l'ultimo numero della rivista Le Scienze ("Non è un mondo per donne") uscito i primi di novembre - stavo aspettando di comprarlo in digitale su Google Play (nonostante il risparmio sia minimo, 0,60 €) solo che l'uscita nell'Edicola digitale è avvenuta appena 2 giorni fa, quando ormai avevo preso il numero in edicola - e mi chiedo perché questo ritardo, mah.
Tra i temi trattati ci sono quelli dedicati al genere ("Quando sesso e genere non corrispondono", "Oltre XX e XY"), perché non è solo l'orientamento sessuale a non essere limitato a quello eterosessuale ma anche la faccenda dei generi non è così semplice come sembrerebbe (non si parla solo di transessualismo ma anche di intersessualità - condizione non così rara).

Questo numero è caduto a fagiolo in un periodo in cui mi sono imbattuta in un paio di episodi di Star Trek: The Next Generation in cui si parla un po' metaforicamente di temi quali l'identità di genere e la libertà di amare seguendo la propria natura. In particolare nella mia re-visione della serie su Netflix (serie che ho visto in tv per la prima volta negli anni novanta) sono arrivata alla stagione 5, una delle più belle forse (ma aspetto di ripercorrere le ultime 2).
A me questa serie piace proprio perché "datata" (osservazioni che ho sentito in merito), ovvero legata all'attualità e ai temi del tempo (fine anni ottanta/anni novanta); amo anche il ritmo non frenetico, la recitazione a volte compassata, persino le scene bizzarre o involontariamente comiche. Nel suo essere a volte approssimativa nella scrittura Next Generation però aveva una franchezza e un coraggio di fondo, spesso gli episodi assumevano un gran valore più per le domande che ponevano che per le risposte (dilemmi etici a non finire).

Bene, come detto a proposito di questo nuovo tipo di post proseguirò il discorso Star Trek nei prossimi giorni.
Vi lascio con una lettura fumettistica, la seconda puntata di "Storia confidenziale del fumetto: Tex" di Paolo Interdonato.

- Continua

venerdì 25 novembre 2016

Qualche riflessione su un incontro (e vari link)

Il mio incontro a Bookcity è andato benino, non benissimo data la giornata piovosa e il luogo un po' difficile da raggiungere; non posso dire che ci fossero molte persone, gran parte delle quali interessate al tema per motivi di appartenenza (deduco).
Ascoltando le esperienze di Luca Enoch (autore di Sprayliz e creatore di Kate) e Antonio Serra (autore che ha voluto fortemente che Legs Weaver fosse lesbica) si è potuto capire quanti passi ancora si hanno da fare nel fumetto mainstream per quanto riguarda la rappresentazione di personaggi omosessuali - ad esempio il fatto che i pochi personaggi gay nei fumetti italiani da edicola siano quasi tutte donne non è un caso (compresa Kerry Kross di Max Bunker): si suppone che il lettore medio di fumetti popolari sopporti molto meno personaggi maschili (e io credo sia proprio così).
In questo articolo di Wally Rainbow (SDOGANAMENTO LESBICO...?) si fa tutto un ragionamento (e una critica) al fatto che si sia usata una forma verbale che suggerirebbe un ottimismo fuori luogo - non credo che nessuno nella comunità gay si ritenga soddisfatto di come si viene rappresentati nel fumetto, ma è anche vero che non ci si lamenta molto, anche perché le appassionate sono poche e mediamente sono abituate a raggiungere certi traguardi per gradi ("sì ma una volta non c'erano neppure Kate o Legs!"); o, più semplicemente, le più giovani leggono i manga dove i personaggi LGBT sono più rappresentati (anche se non si sa quanto in maniera realistica).
Nel mio commento all'articolo di Wally Rainbow e anche all'incontro ho espresso la mia opinione - e cioè che se da parte degli editori più grossi non c'è molta volontà di inserire personaggi omosessuali meno stereotipati è anche perché non vedo proteste o richieste reazioni in tal senso da parte dei lettori [correggo i termini anche perché interpretabili come auspicio di intervento nella volontà degli autori - cosa che è lontana dal mio pensiero: leggere il commento di Jazz nel pomeriggio], proteste (o richieste) reazioni che non dovrebbero provenire solo dalla minoranza della comunità gay  ma anche e soprattutto da quella etero che dovrebbe volere una rappresentazione più realistica della realtà odierna.
Per riassumere il concetto: mi sembra che a nessuno freghi niente se nei fumetti popolari italiani (e ripeto popolari, quelli che vanno in edicola) i personaggi LGBT sono rappresentati poco o male. Ed è un fattore culturale che riguarda la peculiarità del pubblico italiano - magari altrove non è così, e fare paragoni con l'estero va bene per misurare la nostra arretratezza, ma non è certo esclusiva degli editori o degli autori, ma di tutto un ambiente, compresi i lettori.


L'immagine qua sopra è l'originale della copertina (poi elaborata da ComicOut) del mio libro "Cronache dall'Ombra", era stata pubblicata sul mio Tumbrl Fumetti senza fine.

Qualche settimana fa sono stata intervistata alla radio da Eleonora Dall'Ovo della trasmissione "L'altro martedì" di Radio Popolare, ho parlato un po' del mio libro "Cronache dall'Ombra". Purtroppo a un certo punto mi sono davvero impappinata, comunque per chi fosse interessato qui c'è il podcast della trasmissione (dopo il minuto 37).

SEGNALAZIONI

martedì 19 gennaio 2016

Mister No, ancora Netflix, memo e altro

Sul sito della Sergio Bonelli Editore sono state pubblicate le copertine dei primi 12 numeri di Mister No, il personaggio inventato da Sergio Bonelli e disegnato da Gallieno Ferri; in attesa di apparire a breve su tutti gli store (compresi quelli Apple e Google) questi albi in versione digitale sono già disponibili su Amazon e altri store come Bookrepublic.
Questi albi digitali si aggiungono a quelli già pubblicati di Orfani di Roberto Recchioni.



Dopo più di 2 mesi di esperienza con Netflix posso dire di essere soddisfatta, passare dalla visione sul tablet a quella su pc è una cosa semplice e veloce, si riprende subito dagli ultimi secondi visti, e l'uso dei sottotitoli è altrettanto agevole. Per quanto riguarda l'offerta posso dire che aumenta di giorno in giorno, e che comunque c'è anche troppa roba da vedere.
Per quanto riguarda i film siamo ancora un po' carenti come qualità media, ma cose da vedere ce ne sono. Quello che manca in Netflix è una catalogazione efficiente (bisogna sapere un po' cosa cercare), ma è nato da poco un sito - Netflix Lovers - che sta cercando di ovviare a questi limiti catalogando in maniera più raffinata le serie tv, i film, i documentari e i cartoni animati. Oltretutto ci sono le sezioni delle novità e dei prodotti "in scadenza" (per adesso solo uno, un cartone animato), molto utili.
Oltre a Netflix Lovers c'è un altro sito che più o meno adempie alla stessa funzione, SuNetflix.it, "la guida non ufficiale di Netflix", però essendo organizzato in maniera un po' diversa mi è capitato di scovare delle cose che non avevo notato: ad esempio il documentario italiano "Improvvisamente l'inverno scorso", del 2008, che tratta un tema di stretta attualità ("Una coppia omosessuale attraversa l'Italia, documentando l'acceso dibattito che lacera il paese sulla legislazione a favore di gay e lesbiche"; e a proposito, come stiamo messi adesso? Malvino lo dice con il consueto stile senza peli sulla lingua, e se volete sapere nei particolari la faccenda della costituzionalità o no dei matrimoni omosessuali qua un articolo; finisco con un commento ironico su chi sta contrastando questi matrimoni/unioni civili).

Altri spunti dalle serie tv su Netflix: "Master of None" [noto che SuNetflix.it ha spesso descrizioni in lingue straniere - in questo caso l'olandese: bizzarro] vede come protagonista un attore di pubblicità americano di origine indiana (i genitori sono emigrati negli USA quando erano giovani - genitori che tra l'altro appaiono nella serie interpretando se stessi). Aziz Ansari interpreta Dev, un attore di pubblicità alle prese con la tipica vita newyorkese del trentenne medio - amici, relazioni, uscite nei locali, parenti, rapporti con le donne - con in più le tematiche legate alle seconde generazioni degli immigrati (razzismo, rapporto con le proprie comunità di origine).
Non è la tipica commedia dove si ride sempre e per forza, e la serie parte forse un po' sottotono per crescere via via. Aziz Ansari prima di questa serie (ideata da lui e Alan Yang) era noto per la partecipazione a "Parks and Recreation", serie tv che ha visto tra gli attori  protagonisti anche un Chris Pratt non ancora muscolarizzato per "Guardiani della Galassia".
Alcuni episodi di Master of None sono quasi tematici, e tra quelli più interessanti segnalo "Indiani in TV" e "Signori e signore" - quest'ultimo lo consiglierei come visione a commento di ogni discussione/polemica su temi come quelli inerenti i fatti di Colonia, ad esempio.

Il tempo passa, non riesco ad aggiungere altre cose di cui avrei voluto parlare.
Intanto ricordo quello che avevo scritto in questo post: per la prima volta mi rendo disponibile per commission e vendita di tavole a fumetti. Per info: p.mandanici@gmail.com


lunedì 14 ottobre 2013

Varie -52

©SBE
Una vignetta dal gigante di Nathan Never a corredo di questo post, e poi un link all'altro mio blog dei Segni (molto meno visitato di questo, quindi magari qualcuno non ha ancora visto la vignetta colorata - sempre un Nathan dal gigante). A proposito di visite sul blog devo ammettere che però il post con la vignetta colorata citato prima ha fatto un record di visite su quel blog, ben 120 (la media è sulle 17/20 visite giornaliere, con picchi sulle 50 quando carico nuovi post).
Questo blog invece sta gradualmente aumentando le visite giornaliere (si va da una media sopra i 200, con picchi anche che si avvicinano alle 400), ma i numeri che mi dà Blogger si riferiscono solo alle visite reali sul sito - credo; c'è anche un altro modo di leggere i post, ovvero dall'interno di un qualsiasi servizio di lettura dei feed come era Google Reader (a meno che uno abbia impostato sul proprio blog la lettura parziale dai feed, in maniera da essere costretti a venire sul sito per leggerli per intero: io non ho scelto questa impostazione).
L'altro giorno mi è arrivata una mail da un altro servizio di aggregazione dei feed che si chiama Feedspot, mi offriva l'iscrizione Premium gratis per un anno, e per invogliarmi mi ha fatto vedere che il mio blog viene seguito dall'interno di Feedspot da una ventina di persone (molti stranieri, curioso). In realtà ci si può iscrivere gratis e va bene lo stesso, l'account Premium dà delle opzioni in più ma non necessarie; la grafica è meno bella di quella di Feedly che sto usando attualmente, però nel complesso non è male.
Insomma, credo che calcolare le visite reali a un blog non sia facile, anche dall'interno di Feedly ho notato che diverse persone condividono i miei post, e magari non vengono mai a leggere sul sito ma lo fanno dall'interno della app; non che sia un problema per me, non ho pubblicità e non ricavo un soldo dal blog, né devo vantare numeri con chissà chi: è che mi incuriosisce il funzionamento di internet e le dinamiche di scambio e circolazione dei contenuti.
Adesso i soliti consigli di lettura messi alla rinfusa:
Qualche notizia a tema ebook:

domenica 10 marzo 2013

Varie - 38

La Legs qui postata è stata realizzata molto velocemente con Manga Studio 5; prima o poi spero di riuscire ad avere più tempo per realizzare delle cose più complesse e soprattutto più "lavorate" e meditate.
Il conto alla rovescia per la fine del mio Nathan è iniziato, mi mancano una decina di tavole che dovrei terminare entro il 31 marzo (è una scadenza che mi sono data io, mi è necessaria per poi avere tempo sia per la preparazione al gigante sia per riposarmi un pochino).

Intanto un po' di consigli di lettura, divisi per tema.
Fumetti:
 Foto:
Ebook:
Varie:



venerdì 7 settembre 2012

Generi, abbigliamento e acconciature

Troppo corti? Io dico di no

Rispetto agli anni 50 e 60 é indubbio che si sono fatti molti passi avanti nella libertà di vestirsi e portare i capelli come più piace a ognuno di noi, uomo o donna; é anche vero però che gli stereotipi e le tradizioni permangono sotto traccia - e spesso anche sopra, e che le mode continuano a limitare le possibilità di trovare determinati tipi di vestiti - specialmente per le persone come me che non amano perdere le giornate a girare per negozi di abbigliamento.
Ammetto la mia allergia a un tipo di abbigliamento "femminile" (e lascio perdere per amor di carità cosa si voglia intendere per "femminile" - è un argomento che mi porterebbe molto lontano), se non altro a partire dal fatto che lo trovo scomodo: il mio criterio guida é la comodità intesa come libertà di muoversi e all'occorrenza di correre o contorcersi senza esserne impediti o rischiare di strappare vestitini bretelline bottoncini e pantaloncini - per non parlare del fatto di poter camminare senza avere vesciche, distorsioni e senza rischiare di cadere.
Odio tutto ciò che é stretto e costringente - come moda impone ormai da anni; aggiungiamo poi problemi di ciccia localizzati, per cui ho bisogno di vestiti non solo comodi, ma anche larghi: potete immaginare i miei problemi nel trovare qualcosa che non mi faccia assomigliare a un'ameba informe.
Quel che vedo in quasi tutti i negozi di abbigliamento nel settore femminile sono misure che sono pensate per delle anoressiche o per delle bambine di 12 anni; spesso non riesco ad entrare neanche nelle taglie maggiori, che di solito arrivano alla XL.
Io non sono neanche obesa, e vedo in giro tante cicciottine: dove cavolo andranno mai a comprarsi i vestiti queste donne?
Talvolta capita che le misure siano decenti, ma i modelli iperfemminilizzati secondo le mode del momento: quindi non adatti a me che prediligo uno stile casual (a motivo della ricerca di comodità, e anche di gusti a volte).
Per forza di cose  sono costretta a cercare nel reparto maschile qualcosa in cui possa entrare comodamente: anche qui spesso si trovano capi di vestiario che sono il contraltare di quelli femminili: troppo estremi nella loro esigenza di proporre l'idea unica e marmorea di mascolinità; c'é da dire però che é più facile trovarci capi sportivi o casual non troppo connotati, ma ovviamente non tutti i modelli sono adatti a un corpo con proporzioni diverse dal canone maschile.
Insomma, vestirmi per me ė un problema e una vera scocciatura; idem per la ricerca di calzature: i tacchi (anche minimi) non li sopporto, i lustrini e le vezzosità di certi modelli neanche. Rivolgermi al reparto maschile vuol dire rosicare spesso davanti a scarpe che mi piacciono molto ma che non hanno il 38 (io porto il 37/37 e mezzo, ma mi adatto, che devo fare?). L'altro giorno alla fine ho preso degli stivaletti bassi nel reparto ragazzi - eh...
Non parliamo del taglio di capelli: io li porto molto corti, per comodità e perché lunghi li ho portati abbastanza per capire che bisogna aver del tempo per curarli e asciugarli - cosa che non ho più, e neanche la pazienza a dire il vero.
I parrucchieri per donna per me rappresentano un mondo alieno del tutto ostile, il regno di tutto ciò che non mi interessa e che come minimo mi annoia: tuttavia sono capace di grande sopportazione se ne vale la pena - ovvero se il parrucchiere/ra fossero disponibili a tagliare i capelli esattamente come li voglio io (che li pago, eh).
Invece no: le reazioni dei parrucchieri/re alle mie richieste vanno dal dubbioso (il che vuol dire che me li tagliano corti solo fino a un certo punto, perché hanno da essere comunque "femminili") al rifiutante: troppo corti non si può.
Di solito mi porto delle foto in cui ho i capelli abbastanza corti, vorrei dimostrare che tagliarli molto corti si può, ci vado in giro, non mi arrestano: niente, solo in un caso sono andati vicino all'acconciatura della foto (non quella qui proposta, ma una in cui li ho un pochino più lunghi - per chi è mio "amico" su Facebook: quella che si vede sul mio profilo), in un locale qui nei miei dintorni - ma il minimo che mi sono sentita dire é stato: "be', non li avevo mai tagliati così corti, mi sono anche divertita..." ma con uno sguardo a me rivolto quasi fossi un essere strano che l'avesse condotta in un'avventura dai risvolti pericolosi (e con un sottile rimprovero per avergli fatto guadagnare meno perché ho rifiutato il balsamo - cosa avrei dovuto farci con i capelli così corti non lo so).
Fino a qualche tempo fa andavo in un posto che aveva sia la sezione per uomo che per donna: mi facevano accomodare nella parte per uomini ma non mi guardavano troppo strano, e in ogni caso l'uomo che mi tagliava i capelli aveva imparato a conoscermi e sapeva già come li volevo - ed era anche simpatico.
Qualche mese fa questo signore é stato mandato via (presumo): al suo posto mi hanno appioppato un figuro di quelli che devono mostrare la loro virilità ad ogni momento con battute di dubbio gusto. Inutile dire che non ci andrò  più.
Data la mia timidezza e passate esperienze non proprio positive non ritengo utile andare in giro per barbieri: mi sento a disagio lì esattamente come nei parrucchieri per donna.
Perché deve essere così difficile per una donna farsi tagliare i capelli corti con un taglio non "femminile"? Perché la gente non si fa gli affari suoi? Perché bisogna uniformarsi alle "tradizioni", al "naturale", alla "maggioranza", alla moda, alle convenzioni più trite e ritrite?
Ma soprattutto perché non si possono varcare quelli che sono considerati i confini invalicabili tra i generi senza che qualcuno rompa le scatole a chi agli altri non le rompe? Queste cose mi fanno diventar matta...
Cosa sia "femminile" e "maschile" non é scolpito in nessuna tavola della legge, se non nei cervelli di quelli a cui non interessa essere veramente liberi e rispettosi di altri modi di vivere pacificamente.
Ok, sono un po' nervosa perché è giunto il momento di dare una tagliata alla zazzera informe e non so dove andare - probabilmente tornerò dalla parrucchiera del balsamo...sigh.

martedì 29 giugno 2010

Telefilm anni '80 e animazione

C'è qualcuno che si ricorda del telefilm "Il fantastico mondo di Mister Monroe"? Io lo ricordo mandato in onda a fine anni settanta (se non sbaglio), ignoro se sia poi stato fatto vedere in qualche altra riedizione - magari in tivù private.
Mr. Monroe è un disegnatore la cui figura è ispirata a quella del disegnatore del "New Yorker" James Thurber; le sue "avventure" si svolgono a cavallo tra le sue fantasie animate e la quotidianeità della sua vita familiare (ha una moglie e una figlia sugli 8-10 anni).
Mi è venuto in mente questo telefilm guardando qualche spezzone della "Signora in giallo" in cui compare l'attore William Windom (che a Cabot Cove interpreta il dottore); io lo ricordavo tanto più giovane in questo strano telefilm dove l'animazione interveniva spesso a interagire con la realtà del disegnatore  mr. Monroe. L'attore protagonista per questo ruolo vinse anche un Emmy Awards (e un altro lo vinse la "bizzarra sit-com"), e successivamente ha lavorato in molti film e telefilm, più che altro come caratterista (compare anche in Star Trek serie classica).
All'epoca ero rimasta molto colpita dalla fantasia sprigionata dal telefilm, e mi piaceva molto anche la musica caratteristica (la si può ascoltare alla fine della sigla); ricordo poco del contenuto delle storie, mentre invece ho ancora vivida l'immagine della figlia con l'apparecchio dentale che spesso mandava bagliori metallici!



Qualche ricerca su internet e qualche lettura mi hanno fatto vedere questo telefilm anche sotto un'altra luce: il tema del telefilm non è la sfrenata fantasia di Monroe, quanto la sua necessità di sfuggire una realtà vissuta come opprimente - e l'oppressione è data dalle donne della sua famiglia.  Io non ho ricordi di queste donne come delle megere; mi sembra che la moglie lo rimproveri di non parlare con la figlia, di comunicare poco, e non so che altro. Mettiamo anche che queste donne siano "disturbanti" - e lui povero uomo "succube": non so, sposarsi gliel'ha prescritto il medico? Disegnare e fare qualsiasi lavoro creativo (o non) esime dall'occuparsi un minimo della famiglia?
Questo telefilm è stato realizzato nel 1969-70 - un'epoca di cambiamenti di ogni genere tra cui anche il rapporto tra uomini e donne (perlomeno negli States); mi viene da pensare che certe paure e certe resistenze dell'epoca possano ritrovarsi in filigrana anche in telefilm come questo (qui un promo della NBC di questa serie).
Su Youtube se interessa si può anche ritrovare in originale (il titolo della serie è "My world and welcome to it") un intero episodio diviso in 3 parti.

lunedì 17 maggio 2010

Programmini per Mac, e una segnalazione

La segnalazione - o meglio il consiglio - la dò subito: sul numero di "Linus" in edicola (maggio 2010) c'è una pagina tratta da "Hélèn Bruller è una vera stronza" che si intitola "La puttana - Così definita dagli uomini". Ne consiglio la lettura perchè mi sembra che tratti con ironia  e sapienza il modo che hanno molti uomini di apostrofare in tal modo le donne (tra l'altro questo fumetto di Hélèn Bruller non è tra i miei preferiti perchè a tratti mi piace a tratti mi annoia - più la seconda...).

Un Widget per Mac per me indispensabile è un timer da inserire nella Dashboard, veloce da impostare e con  allarme sonoro annesso: quando si lavora al computer mettendo la roba sul fuoco è addirittura vitale! Qui potete scaricare gratis "3-2-1", simpatico Countdown.

Infine tra le utility da desktop segnalo un'alternativa più completa a "Promemoria", il programma che crea dei post-it da "appiccicare" sulla Scrivania: "SketchBox" è dotato anche di un allarme sonoro connesso alla nota. Nella Foto si vede  la finestra di impostazione della data: per cambiarla posizionare il mouse all'interno delle tre sezioni e usare il trascinamento in alto o basso.

Per trovare tanti programmi simili, freeware, consiglio il sito "The FreeMac": i programmi sono divisi per tipologia e la scelta è davvero ampia e di qualità.

mercoledì 17 giugno 2009

L'abbandono di un libro

Su "aNobii" - il sito dove ho messo su la mia libreria virtuale - i libri possono essere catalogati in molti modi, e si può scegliere quel è il loro status in quel momento: "non iniziato", "in lettura", "finito", "non finito", e poi "abbandonato".
Di "abbandonati" una volta ne avrei avuti pochissimi, per me il libro andava letto fino alla fine anche se brutto: beata gioventù! Con l'età ho imparato ad ottimizzare lo scarso tempo disponibile per la lettura, quindi se un libro palesemente disattende le mie aspettative non mi faccio più molto scrupolo di abbandonarlo: ne ho decine e decine da leggere, molti dei quali interessantissimi (spero).
Pochi giorni fa ho iniziato a leggere "La fine dell'Eternità" di Isaac Asimov, libro che avevo comprato l'anno scorso dopo aver letto dei pareri molto entusiasti su uno dei gruppi di discussione su aNobii ai quali sono iscritta (il thread era "Qual è il più bel libro di fantascienza di sempre").
More about La fine dell'eternità
Cliccando sull'immagine si andrà alla pagina del libro su "aNobii".

Di Asimov ho letto diversi libri, come si noterà dall'elenco di questi nella mia "libreria"; quelli del ciclo di "Lucky Starr" sono molto leggeri ma anche molto divertenti ed avventurosi, quelli del "ciclo dei robots" presentano delle riflessioni interessanti sulla nostra umanità, e hanno hanno una discreta trama gialla. Mi manca il ciclo della Fondazione (confesso, avevo provato a leggere il primo del ciclo, l'avevo trovato noioso: anche qui un abbandono!). Tra i "fuori ciclo" mi piacerebbe rileggere "Neanche gli dei" - letto tantissimi anni fa - che mi era parso bellissimo.
Insomma, tutto ciò per dire che anche se non posso ritenermi una fan sfegatata di Asimov tuttavia mi sembra di apprezzarlo abbastanza da non avere pregiudizi contro questo autore.
"La fine dell'Eternità" tratta di viaggi temporali, ma non solo. Per la trama di questo libro rimando ai commenti sulla pagina di "aNobii", che quella su Wikipedia rovina la lettura per gli ignari che vogliano comprare il libro. Il protagonista è un "tecnico" dell'organizzazione che gestisce viaggi nel tempo e piccole correzioni nello stesso lungo secoli e secoli e millenni nel passato e nel futuro. Una storia d'amore si inserirà come elemento perturbante, a quanto ho capito, nella vita altrimenti abbastanza tranquilla del tecnico - perturbazione le cui consequenze avranno ricadute importanti nel continuum spazio-temporale.
Orbene, iniziando a leggere il racconto ero giunta a un punto in cui mi sembrava di capire che non fossi molto coinvolta dalla lettura; forse lo stile, forse la trama, non saprei dire. Poi qualcosa mi ha fatto decidere definitivamente di abbandonare questo libro al suo destino di regalo o di rivendita: sembrerà forse poca cosa ai più, e lo capisco dal fatto che non ho ancora incontrato nessun lettore che l'abbia perlomeno accennato, ma la questione dell'immaginare un futuro dell'umanità che fa progressi incredibili in ogni campo - magari con ricadute e regressioni - ma in cui l'immagine della donna rimane quellla degli anni cinquanta in cui fu composto il libro, insomma, questa cosa qui mi ha grandemente infastidito.
Dagli accenni che fa Asimov nel descrivere i secoli a venire la donna è sempre subordinata dal punto di vista sociale: non a caso nell'organizzazione degli "Eterni" non ve n'è traccia. Questo mi ha deluso tenendo conto del fatto che Asimov dimostra una bella immaginazione nel creare mondi futuri, future tecnologie e sociologie: possibile che neanche come desiderio lontano la figura femminile sia considerata come pari all'uomo?
Detto ciò il libro non l'avrei abbandonato per irritazione "ideologica" se la scrittura mi avesse coinvolto e interessato; ma di tempo ahimè ne ho sempre meno, come già detto. Adesso devo decidere quel è la prossima lettura (oltre a quelle parallele già attive): compito arduo, troppi libri tra i quali scegliere...

AGGIORNAMENTO: se si va alla mia pagina di "aNobii" dove è presente il commento al libro di Asimov si potranno leggere dei commenti al mio commento ("lascia la tua opinione") dove si evince che avrei fatto meglio a finire il libro, prima di accusare questo libro (non Asimov tutto) di maschilismo.
Mi ha ingannato il fatto che Asimov all'inizio non descriva in che senso avvengano le manipolazioni temporali da parte degli Eterni; pare che il protagonista sia in lotta con la sua stessa organizzazione responsabile dell'arretratezza delle società umane nei secoli (almeno dal lato sociale, incluso il maschilismo).
Mi fido e faccio ammenda, lascio in linea questo post dalle conclusioni sballate (credo) a dimostrazione di come forse io debba abbandonare quasi del tutto il tentativo di leggere in maniera rilassata le opere di narrativa; le trovo spesso deludenti, mi irritano facilmente, non ho la pazienza di entrarci dentro (non più, da vecchia ed avida lettrice di tomoni come i classici russi, ad esempio).
Riproverò a finire il libro in questione? Certo che sì, per curiosità almeno, ma non adesso!

giovedì 29 gennaio 2009

Varie - 2

Tre segnalazioni: andate a visitare il neonato blog di Lorena Canottiere, bravissima illustratrice e fumettista che qui ha iniziato a postare (in attesa forse di trovare un editore, come meriterebbe) delle strip ispirate alla sua esperienza di mamma.
Per i curiosi di sapere come disegnavano i fumettisti da piccoli (e per i fumettisti che volessero contribuire) segnalo il divertente blog "Ciucci", ancora in divenire (la maggior parte dei fumettisti partecipanti forse sono ancora poco noti ai più).
Per finire segnalo una discussione sul blog di Loredana Lipperini (giornalista che ha scritto tra le altre cose un interessante libro, "Ancora dalla parte delle bambine") che ha espresso un personale giudizio su una copertina di un fumetto - "Il massacro del Circeo", edito da BeccoGiallo.
Il giudizio della Lipperini era limitato alla copertina (che le suscitava ribrezzo), non dava giudizi di merito sull'opera (non letta perchè non ancora uscita) nè tantomeno sul mezzo fumetto (basti vedere i post che ha dedicato al fumetto, che la giornalista segue con attenzione e apprezza, al contrario di molti altri giornalisti e letterati).
Al di là dell'essere d'accordo o no sul giudizio della Lipperini è interessante seguire il dibattito che è scaturito attraverso i commenti; sono intervenuti fumettisti (tra cui Gipi, con cui concordo del tutto), critici del fumetto, lettori, molti hanno equivocato, molti esagerato, alcuni hanno sottilmente offeso. Quando si tratta della rappresentazione della violenza sulle donne, o delle rappresentazione del corpo della donna tout court, emergono sempre le differenze di sensibilità tra uomini e donne; e purtuttavia diversi uomini hanno concordato più o meno con il punto di vista della Lipperini ( e di altre donne intervenute nel dibattito). Evoluzione della sensibilità maschile sul tema? Non del tutto, a leggere dei post ancora francamente lontani dal cercare di comprendere le ragioni di chi quotidianamente si scontra non solo contro pericoli di violenza reale, ma anche contro la violenza suggerita delle immagini.
Il discorso però non si è limitato all'argomento del libro in senso stretto, ma è andato anche a finire sulla responsabilità di illustratori e fumettisti nel cercare di trasmettere nella maniera più efficace determinati messaggi.
In un altro post la Lipperini affronta il tema più generale della rappresentazione della violenza, in cui gli intervenuti più o meno riprendono il filo del post sul "Massacro del Circeo".

Aggiornamento: dopo aver scritto questo post mi è capitato di leggere un articolo di Michele Medda sullo stesso argomento dal titolo "Ho qualcosa nell'occhio": lettura consigliatissima.

domenica 30 novembre 2008

Foto storiche su Flickr

Flickr è un servizio on line dove poter caricare le proprie foto, e credo sia uno dei migliori tra i tanti che si trovano sul web: ha un'ottima interfaccia grafica, una vocazione "social" molto sviluppata (possibilità di commentare le foto, essere in contatto con i propri amici, poter esplorare altre foto attraverso le tag, ecc.), e una fama che consente di trovare davvero una marea di fotografie, molte sotto licenza Creative Commons, o addirittura libere da ogni restrizione come le fotografie recentemente pubblicate su Flickr dalla Libreria del Congresso degli Stati Uniti: sono diverse centinaia di foto storiche, raggruppate per tema (ce ne sono a colori degli anni 30-40, e molte altre in bianco e nero degli anni intorno al 1910 e oltre).
Io sono rimasta colpita da un gruppo di foto che riproduceva delle manifestanti che intorno al 1913 erano andate a Washington a reclamare il diritto di voto per le donne. Oltre al salto nel tempo che foto come queste fanno fare, c'è da riflettere sul fatto che la nazione ai quei tempi più avanzata si attardava ancora a dare un diritto fondamentale a metà della sua popolazione, che avrebbe dovuto aspettare fino al 1920.
Le foto della Libreria del Congresso sono anche una fonte straordinaria di documentazione per fumettisti e illustratori di ogni genere - mettere il sito tra i "Preferiti" è altamente consigliato...

Aggiunta: Un altro bel set fotografico storico è qui, dove ci sono splendide fotografie di una delle prime spedizioni antartiche australiane (1910-1914).

venerdì 14 novembre 2008

Contro la violenza sulle donne


Il 25 novembre è la giornata mondiale contro la violenza sulle donne. Telefono Donna ha ha proposto questa pubblicità al Comune di Milano, ma non si sa se verrà accettata.
Nel link in fondo la notizia e le dichiarazioni dell'assessore all'Arredo urbano.
Come scrive una mia amica in giro sul web:
"...i nudi di donna si sa possono essere usati sempre e comunque... in modo ammiccante, volgare e strumentale al di fuori di alcun contesto ma guai in alcun modo ad alludere...", alludere a contenuti e problematiche ben serie che l'uomo medio generalmente si rifiuta di affrontare.

Leggendo un po' di pareri in giro sul web ho fatto qualche altra riflessione, e qualche dubbio mi è venuto.
Posto qui  una discussione in cui viene aspramente criticata questa pubblicità; nei commenti però trovo alcune considerazioni opposte che mi trovano parzialmente concorde. Il tema è molto meno semplice del previsto, a causa forse dell'eccessivo simbolismo dell'immagine (e del riflesso condizionato che c'è ormai nel vedere un'immagine di donna nuda, qualsiasi essa sia).

E' polemica per il manifesto della donna nuda in croce - cronaca - Repubblica.it

venerdì 12 settembre 2008

Questioni di genere


Penso che ci siano, specialmente in questa epoca, molti uomini che rifiutano il maschilismo che, sottotraccia (e anche no, in certi casi), permane ancora nella nostra società; non è facile liberarsi da secoli - millenni - di patriarcato.
Con tutta la buona volontà, dubito che questi uomini riescano però a capire fino in fondo cosa voglia dire subire delle discriminazioni di genere, specialmente quelle che sono più sottili e meno evidenti. E' normale: per capire cosa significa vivere da donna bisognerebbe esserci nati.
Ieri sono capitata sul sito dell'Anonima Fumetti e ho scovato questa notizia: nel 1938 la Walt Disney rispondeva a un'aspirante disegnatrice (animatrice, più precisamente) che loro non accettavano donne, perchè semplicemente quello era un lavoro da uomini. Per le donne forse c'era la possibilità, in Disney, di fare qualche altra cosa tipo riempire le linee o qualcosa del genere - il solito lavoretto laterale, di sostegno, di serie b insomma. Il tutto scritto a macchina su una carta da lettere non ironicamente decorata da Biancaneve, i sette nani e animaletti vari. In fondo alla lettera, se non sbaglio, chi firma è un qualche responsabile donna: ironico, questo sì, ma nient'affatto sorprendente se si pensa che in un sistema siffatto le donne, per poter avere delle possibilità qualunque, vi si devono adeguare; spesso senza avvertirne l'ingiustizia.
La cosa che più mi ha colpito, però, è stato un commento letto sul sito che forse conteneva la notizia originale, dove Suzanne Holland scrive di sentirsi le lacrime agli occhi, leggendo questa storia, e ricordando la sua personale (e bruciante) esperienza di discriminazione quand'era a scuola (se non sbaglio la nostra prima media), diverso tempo fa: lei amava suonare i tamburi (o la batteria - maledetto inglese - ma dubito che a quell'età a scuola la facessero suonare), ma le dissero che no, non poteva, poichè quello strumento era roba da maschi; adesso invece le ragazze possono farlo, per fortuna - concludeva la Holland.
Le ragazze adesso possono fare un sacco di cose (ma non tutto); ma quante di noi 20, 30, 40 anni fa si sono sentire dire "non puoi perchè sei una femmina?" Alcune possono rischiare di sentirselo dire anche adesso; ed è una frase che se ascoltata in giovane età può produrre frustrazioni devastanti.
Io per quanto riguarda il mio lavoro non ho avuto mai problemi di questo genere; ma durante la mia vita quella frase - "Non puoi perchè sei una femmina" - l'ho sentita, sì, ed è una cosa che suscita delle sensazioni che un uomo, come dicevo prima, non può capire.

La lettera qui riprodotta la trovate all'indirizzo Flickr di Sim Sandwich, nipote dell'aspirante disegnatrice.

domenica 7 settembre 2008

Donne e demografia


E' noto a tutti il problema della bassa natalità che interessa diversi paesi dell'Europa e anche di qualche altra parte del mondo (il Giappone, ad esempio).
Su Internazionale n. 759 (uscito il 29 agosto) c'è un articolo di Russel Shorto che approfondisce la questione, e che mette in luce alcuni apparenti paradossi: uno di questi è che le nazioni considerate più "familiste" (e in cui la donna lavora meno fuori casa) il tasso di fertilità è tra i più bassi al mondo (Italia, Grecia, Spagna). 
Qui in Italia spesso si sente dire che le donne fanno meno figli anche perchè hanno questo smodato desiderio di rendersi indipendenti e voler lavorare, anzi, alcune di loro ambiscono anche a fare "carriera", trascurando i loro doveri principali (occuparsi dei figli, della casa, del marito).
Lasciando stare queste opinioni, forse minoritarie, ma che stanno assumendo una certa rilevanza - trascinate assieme ad altre opinioni retrive nel calderone delle battaglia di retroguardia dei neocon - si sa che il problema di allargare la famiglia è di origine soprattutto economica, specialmente là dove lo stato non mette a disposizione delle famiglie strutture apposite a gestire questa nuova società, dove la donna ha pieno diritto di realizzarsi anche al di fuori dell'ambito familiare.
Non a caso i paesi del nord hanno un alto tasso di fertilità, e il più alto tasso di occupazione femminile; come mai? Forse perchè lo stato aiuta la famiglia, le donne? O forse anche perchè l'uomo partecipa molto più che nei paesi "familisti" del sud alle faccende considerate di pertinenza femminile? Quest'ultima ipotesi ha più peso di quel che sembra.
Un sondaggio di Eurobarometro del 2006 svela che le donne europee intervistate vorrebbero avere una media di 2,36 figli: molto più del 2,1 necessario ad assicurare la stabilità di una popolazione. 
Qui in Italia ci sono diversi ostacoli al mettere al mondo e crescere più di due figli: scarsità di strutture statali per i bambini, minori stipendi delle donne a parità di mansione, scarso aiuto da parte del partner, tarda età delle donne che hanno il primo figlio - derivante dalla situazione tipicamente italiana per cui le case costano troppo, e gli stipendi iniziali sono bassi, con lunghe gavette; le famiglie si formano tardi, per forza di cose. 
Aggiungiamo anche il fatto che  certe coppie sono ostacolate nel loro desiderio di procreare (quelle con problemi di sterilità, ma non corrispondenti all'idea "sacra" di famiglia della Chiesa cattolica), o addirittura dissuase dal farlo (le coppie omosessuali).
L'articolo è molto più interessante di questo mio piccolo sunto; a chi volesse recuperarlo consiglio di andare nelle biblioteche con emeroteca e di ordinare l'arretrato.