Per richieste varie alla sottoscritta: non faccio scambio link e banner, vorrei che le richieste di "amicizia" e di "contatti" fossero accompagnate da presentazioni - grazie!



sabato 27 agosto 2016

Letture estive e playlist video del mio libro

Rispetto all'estate scorsa questa per me è andata molto meglio, sarà che le temperature medie sono state più basse (qui al nord abbiamo avuto molti temporali a giugno e luglio, qualcuno anche ad agosto), sarà che la salute mi ha assistito abbastanza. Il risultato è che ho potuto lavorare, non tanto come avrei voluto ma come detto ho avuto periodi peggiori.
Sto lavorando sì ma  sto leggendo meno del previsto; i libri nella foto ad esempio sono in lettura ma lenta lenta ahimè.
Di “Crisco Disco: Disco music and clubbing gay tra gli anni 70 e 80” ho parlato un po' nel mio blog dei Ritagli, qui; ringrazio l'autore Luca Locati Luciani che me ne ha fatto dono.
Anche "Dall'altra parte" è stato un dono di Moreno Burattini, una raccolta di racconti di genere anche diverso ma accomunati dal filo rosso del tema de "l'altra parte": qui potete leggere un po' di cosa si tratta (c'è anche un racconto inedito di Zagor, e molte illustrazioni di noti disegnatori di fumetti).


Sul mio Kindle Paperwhite sto cercando di andare avanti con un paio di libri, "Embassytown" di China Miéville e "Guerra del Peloponneso" di Marco Bettalli (tra l'altro: una delle cose che non mi piacciono del leggere gli ebook è il fatto che le copertine si vedano in bianco e nero, e anche male) .
Miéville lo puntavo da tempo per le trame dei suoi libri, che mi intrigano molto; in questo caso ho approfittato di un'offerta capitata in un momento in cui la tematica dell'alieno, del diverso, della comunicazione mi è ancora più vicina del solito. Non ne ho ancora letto molto ma mi aspettavo uno stile e un linguaggio un po' più originali.
Il secondo libro (un libretto) m'è venuta voglia di leggerlo dopo che me ne aveva parlato Antonio Serra - libro che Serra cita anche in questa intervista de I dolori della giovane libraia (oltre a tanti altri libri che adesso mi verrebbe voglia di leggere).


Su Youtube ho creato una playlist con tutti i video che più o meno hanno a che fare con  il mio libro a fumetti "Cronache dall'Ombra".
Di recente sulla pagina Facebook dedicata ho postato dei speedpaint di due alieni protagonisti di una delle storie del libro ("Al circolo"); sono disegni realizzati con Clip Studio Paint e lo strumento Symmetrical ruler (a proposito, il gruppo Facebook di Manga Studio/Clip Studio Paint ha superato i 1300 iscritti!); di seguito la playlist che inizia con il video in cui disegno Zkas (il character design l'ho ricavato dalle vignette di quel fumettino di 2 pagine - non mi rimane altro di quella storia).




giovedì 18 agosto 2016

Dalla pagina Facebook di "Cronache dall'ombra" -4

Qui la parte 1, qui la parte 2, la parte 3

7 luglio

Gli strumenti che ho usato per disegnare
La maggior parte dei fumetti presenti in "Cronache dall'Ombra" sono stati disegnati con dei pennarelli graduati come quelli che vedete in foto - le misure vanno dallo 0,05 allo 0,8 credo, quelli che usavo di più erano lo 0,3 e lo 0,5.
"Questa notte" e "Il censimento" invece sono stati disegnati col pennino - non come quello della foto (unico esemplare che mi è rimasto in casa) ma molto simile, ovvero di scarsa qualità. Per ottenere il segno "spesso" di questi fumetti ripassavo più volte sulla stessa linea, quindi impiegavo parecchio tempo.
Il pennello lo usavo poco all'epoca (in nessuno dei fumetti dell'antologia in ogni caso), purtroppo non ho avuto nessun insegnante che potesse insegnarmi le tecniche di inchiostrazione dei fumetti, certe cose le ho imparate confusamente da autodidatta, negli anni.
Con il pennello ho sempre avuto difficoltà di gestione del segno, questo anche perché non sapevo che tipo di pennelli usare e dove trovarli (questo valeva anche per il pennino, in un certo senso, ma con questo me la cavavo meglio); un esempio di uso del pennello in un mio fumetto potete vederlo a questa pagina, sono le tavole di Ossian.
Solo da pochi anni ho scoperto i pennelli ricaricabili giapponesi, mi sono riconciliata con l'inchiostro! Per vederne alcuni potete leggere questo post: Disegni, fumetti, pennelli.
Nell'antologia sono presenti tavole realizzate di recente, in digitale: la prima storia in particolare ("Quella volta") e le tavole della serie "Quartiere" che intervallano le varie storie. Per disegnare in digitale uso una tavoletta grafica Wacom Intuos e il programma Manga Studio (ovvero Clip Studio Paint). Qui su Facebook con l'aiuto di Luigi Coppola ho aperto un gruppo dedicato a questo programma e al disegno digitale: Manga Studio e Clip Studio Paint.




14 luglio

Per chi non conoscesse bene il mio lavoro attuale e passato do di seguito un po' di link: per cominciare una mia breve biografia su Wikipedia, la cronologia dei miei lavori sul sito Jimdo.

Due interviste: una di Pagu del 2010, l'altra di Nick Parisi del 2014.  
Dal sito della Sergio Bonelli Editore un dietro le quinte/intervista a proposito dell'albo "Nathan contro Legs" uscito nel marzo 2015.

Dal mio blog, La fumettista curiosa: i miei esordi da fumettista con un'intervista in due parti a Marcello Toninelli (prima parte, seconda parte) e una a Massimo Galletti.

 Gregory Hunter ©Sergio Bonelli Editore
26 luglio

Tra gli anni '80 e i '90 ascoltavo molta musica, magari la mettevo in sottofondo quando dovevo solo ripassare i disegni (e non quando dovevo pensarci su, che altrimenti mi avrebbe distratto).
I miei ascolti erano abbastanza vari e poco sistematici (a parte poche band), un po' come le mie letture fumettistiche.
Se penso alle storie di Cronache dell'Ombra a cui tengo di più immagino un sottofondo musicale abbastanza malinconico, evocativo, vario.
Ho preparato una playlist su Spotify, non so bene come funziona per chi vorrà ascoltarla (leggo che su tablet e smartphone è gratis, io sto usando Spotify su pc con un account molto vecchio, e non sono abbonata).


lunedì 15 agosto 2016

Ferragosto con "The get down"

Volevo scrivere 2-3 post ordinati e a tema, ma proprio non ci riesco. Così ho deciso di andare avanti con l'ultima cosa che mi ha colpito, la nuova serie Netflix "The get down" ambientata nel Bronx del 1977.


L'altro ieri ho iniziato a vedere il primo episodio e sono rimasta un po' stupita (non mi ero informata granché, meno che mai sullo stile del regista): non so cosa sto vedendo, una specie di musical? una serie tv pretenziosa e sopra le righe?
Forse, e forse è qualcosa di più, meglio guardare lasciandosi andare al ritmo frenetico delle rime, del linguaggio che è musica, dei colori accesi degli anni settanta e dei sentimenti di rivalsa dei giovani neri.
La messinscena è teatrale e nello stesso tempo allude (anche con inserti documentaristici) alla realtà di quel preciso momento storico. Tempo fa ho visto dei documentari su questo tema, e qui se volete trovate anche un podcast: "Il risanamento del Bronx"(qui in un articolo invece).
Due articoli su quel periodo: "“Ladies and gentlemen, the Bronx is burning” -La storia di come New York è sopravvissuta agli anni ‘70" e "Il Bronx degli anni ’70 e le guerre fra bande nell’ultimo video dei Run The Jewels".
Per quanto riguarda la nascita (o lo sviluppo) della cultura hip hop qui un libro (che non ho letto però): "Renegades of funk. Il Bronx e le radici dell'hip hop", qui un altro: "New York 1973-1977. Cinque anni che hanno rivoluzionato la musica".
 E adesso mi è venuta voglia di recuperare questo libro a fumetti: "Hip-hop family tree: 1".
Il trailer non può rendere l'idea di cosa è questa serie tv - tutta basata sul montaggio e sul rapporto tra questo e la musica e il linguaggio: piaccia il risultato o no non si può dire che dietro non ci sia un gran lavoro.




sabato 30 luglio 2016

"Strangers things" senza nostalgia

È la serie del momento, ne parlano tutti, e anche bene direi (con punte di entusiasmo): "Strangers things" sembra fatta apposta per chi è cresciuto negli anni '80, ma non solo (i registi hanno poco più di 30 anni!).
Io negli anni '80 ero già più grande dei protagonisti di questa serie tv, motivo forse del perché non ne sono rimasta così affascinata (pur avendola guardata con molto piacere); non a caso i film che sono citati e frullati in questa serie io li ho visti di sfuggita, li conosco ma non fanno parte della mia formazione (io negli anni ottanta avevo più paura della guerra nucleare e degli attentati che voglia di giocare con i videogiochi o altro).
Nonostante ciò mi stupisco sempre un po' di come la persistenza degli anni '80 sia così forte e generi tanta passione e nostalgia; mi sembra un segnale di qualcosa che è un pochino fuori posto nella nostra vita, oggi. Molti commentatori e recensori ammettono di partire da una fascinazione personale, emotiva, riconoscono un po' di furbizia degli sceneggiatori nell'aver inserito una carrellata infinita di oggetti e temi della mitologia di quegli anni - ma poi (a mio parere) non è che riescano davvero a individuare gli elementi che fanno di questa serie qualcosa di più che una serie citazionista e nostalgica (tranne l'onestà degli autori - che va bene, la riconosco anche io, ma basta questo?).


Consiglio di leggere ad esempio l'articolo di Andrea Fontana su Fumettologica ("...Se è vero che tutto questo impianto citazionista ha chiaramente un ruolo un po’ ruffiano e furbetto, finalizzato anche a compiacere i nostalgici che (come me) non aspettano altro per sciogliersi in brodo di giuggiole, sono altrettanto vere due cose che nobilitano ulteriormente Stranger Things, distaccandolo dalla semplice e vuota ‘operazione nostalgia’. La prima riguarda, come si diceva, lo spirito con cui l’immaginario eighties è proposto allo spettatore. Tutto, dalla fotografia alle scelte dei movimenti di macchina, passando per la caratterizzazione dei personaggi o dei gruppi di personaggi, concorre a omaggiare ma anche a riproporre con assoluta onestà di intenti proprio quell’atmosfera come mai nessun titolo era riuscito. Il secondo fattore, che ci porta a giudicare Stranger Things come una delle migliori serie di questa stagione televisiva, ha a che fare con l’impianto narrativo. Perché puoi citare e omaggiare quanto vuoi ma senza una storia non vai da nessuna parte."); oppure Diego Castelli di Serialminds ("...Stranger Things è un falso d’autore, una copia così precisa e particolareggiata dell’originale – composto da tanti film, canzoni, libri e serie tv – che l’eventuale fastidio per la banalità del soggetto viene largamente superata dall’ammirazione per la tecnica sopraffina con cui è rappresentato....Ma quindi è solo una questione di semplicità di approccio, di facilità di accesso?
Ovviamente no, altrimenti Stranger Things non sarebbe diversa da NCIS. A contare non è solo la semplicità, bensì soprattutto il recupero di un immaginario. Stranger Things affida il ruolo di eroi a personaggi caratterizzati in primo luogo dalla capacità di sognare, di andare oltre l’evidente e il direttamente percepibile. Sono bambini che vogliono credere alla sopravvivenza del loro amico e all’esistenza dei superpoteri, sono madri disposte a parlare con un mucchio di luci di natale pur di comunicare con il figlio, sono poliziotti che, pur incastrati nel loro ruolo istituzionale, non rinunciano ad ascoltare la pulce nell’orecchio che gli promette qualcosa in più sotto la superficie
."),
Sulla presenza di una storia: vero, storia anche ben scritta, ma che a me sembra figlia dell'attenta lettura di film e libri di quegli anni: una storia in fin dei conti lineare, e già vista (se leggete gli articoli linkati potete anche avere l'elenco di personaggi, trame e situazioni per niente nuove).

Ascoltando poi i commenti di un paio di sceneggiatori mi sembra che uno dei punti che contribuiscono al fascino di "Strangers things" (e di altri recuperi anni '80) è qualcosa che riguarda la tecnologia: qui Francesco Guglieri lo fa notare ("...Il secondo, e più importante, fattore di resistenza degli Ottanta nel nostro immaginario è che sono stati l’ultimo tempo prima di Internet. L’ultimo decennio prima dell’invasione dell’informatica e della rete, dei computer e degli effetti speciali; non si tratta però di un eden precedente al digitale, e perciò irraggiungibile: incarna invece la fantasia perfetta di un tempo in cui questi elementi così presenti nelle nostre vite erano lì, sì, ma erano controllabili, gestibili, avevano ancora un volto umano. Durante l’infanzia del mondo giocavamo a Dungeons & Dragons.").
Ecco, il tema dell'infanzia perduta è presente un po' in tutte le recensioni; qui Giovanni Muriello ne parla senza timore ("Tirando le somme, direi che Stranger Things si candida a diventare un cult della serialità televisiva grazie alla sapiente mescolanza di tutti gli elementi che abbiamo elencato. Per il resto, futuro cult o no, Stranger Things sta riscontrando un grande successo perché sì, siamo nostalgici e vogliamo abusare coscienziosamente di citazioni; vogliamo seguire vicende surreali condotte da ragazzini inverosimilmente geniali, guardare coi loro occhi, far parte della loro comitiva e condividere con loro otto puntate di indagini sfiancanti. Avevamo bisogno di affacciarci su un passato ancora vicino ma che già non ci somiglia più, immergerci in un mistero che non concede risoluzioni fino all’ultimo minuto, su cui si può far luce solo con l’ausilio dei walkie talkie, dei portali interdimensionali e dei poteri soprannaturali di una bambina sconosciuta. Avevamo bisogno di tutto ciò e Stranger Things è riuscito ad accontentarci.").

Osservazioni aggiuntive: curatissima la colonna sonora che "...sembra tratta da uno dei classici film di John Carpenter (che curava egli stesso la musica dei suoi film). Le tracce che compongono la diegesi della serie sono grandi classici della New Wave degli anni Ottanta o pezzi più commerciali ma altrettanto affascinanti: Joy Division, Echo & the Bunnymen, Toto, Modern English" (Andrea Fontana), e Clash.
All'inizio non avevo riconosciuto Matthew Modine (era un po' che non lo vedevo, il brutto di avere una certa età e rendersi conto che gli attori invecchiano con noi); bravi e bravissimi tutti gli attori, manco a dirlo, ma certamente ha un certo rilievo colei che interpreta Eleven, ovvero Millie Bobby Brown, già vista nell'inquietante "Intruders" (dove fa la parte di una bambina posseduta da un uomo adulto!).
Qui potete vedere la giovane attrice ai tempi di "Intruders", qua sotto invece un video abbastanza recente tratto dal suo canale Youtube, fatto di soli video dove canta delle cover.
Secondo Serialminds dovrebbe arrivare una seconda stagione, o comunque dei sequel.






martedì 19 luglio 2016

Prove di inchiostrazione con 4 pennelli

Su Youtube ho caricato un video dove provo l'inchiostrazione con 4 pennelli tra quelli che uso abitualmente per i lavori su carta (coadiuvati da pennarelli graduati per i particolari).
I pennelli sono tutti ricaricabili tranne un Fude Pen (che però è il mio preferito). Durante il video ho aggiunto le mie considerazioni personali sul segno di ciascuno dei 4 pennelli tramite didascalie in sovrimpressione (nelle info del video ci sono nomi e link, ma li riporterò anche qui).



I pennelli a Milano si trovano quasi tutti nei negozi di Belle Arti, altrimenti è possibile ordinarli su Amazon o altri siti specializzati nella vendita di materiali da disegno giapponesi (alcuni siti li ho linkati nel mio post "Risorse online per disegnatori").

I 4 pennelli:
Kuretake Sumi Brush Pen Blister -No8
Pentel XFL Fude Pen Ricaricabile
PEN XGF35 PENTEL NERO
Pentel Pocket Brush


Il Pentel XFL è quello che ho usato per inchiostrare questo disegno.

sabato 16 luglio 2016

Notizie fumettose e di scienza

A Milano esiste un Corso di Fumetto alla "Scuola superiore d'arte applicata del Castello Sforzesco". Per info potete iniziare ad andare sul blog da poco creato, qui.
Se abitate in posti dove non ci sono corsi di fumetto potete sempre pensare a frequentare una scuola on line, esiste e si chiama "A scuola di fumetto on line" (i corsi si tengono da ottobre a giugno).


Su Fumettologica un'anteprima di Scuola di Fumetto n.103 (già in edicola); c'è anche una delle pagine dedicata ai miei disegni; sempre sullo stesso sito un articolo di Antonio Dini: Nathan Never, 25 anni di fantascienza inclusiva.

Dal mio Tumbrl due disegni a matita (digitale) di Tex, studi per il futuro Color Tex: qui e qui.

Fattorie galleggianti topolinesche e fattorie galleggianti vere (olandesi): Giorgio Pezzin ne parla nel suo blog, Fumetti e Storie.

Il disegnatore Roberto Zaghi ha linkato questo articolo in inglese di Steve Lieber: "Why I Went Digital" parla dei vantaggi che ha trovato come disegnatore iniziando a lavorare in digitale, specialmente passando a Manga Studio (Clip Studio Paint). Sia io che Zaghi concordiamo su gran parte delle sue motivazioni.

Su afnews si parla di un canale di "bdtuber" - Funenbulles - dove si parla di fumetti con recensioni e approfondimenti; ci si chiede se in Italia adesso ci siano canali simili.

Cristiano Corsani (in arte Cryx) ci parla di 3D e Clip Studio Paint in una serie di post - qui il primo e il secondo.

The Adam demo, un corto di fantascienza in CGI.

Un po' di scienza 
Due articoli sulla storia genetica dei cani: Cani e umani: la lunga storia di un’amicizia, e La doppia domesticazione dei cani.

Per la prima volta, scoperte racchiuse nell'ambra due minuscole ali di dinosauri volanti del Cretaceo:
Quelle "ali d'angelo" di 100 milioni di anni fa.

 Da 700 anni i cebi striati brasiliani usano strumenti di pietra per schiacciare gli anacardi: sono i più antichi utensili creati da primati non umani: Scimmie tecnologiche.

La diversità genetica dei primi agricoltori - Le Scienze

Zoo, gorilla e conservazione. Forse e’ tempo di cambiare


mercoledì 13 luglio 2016

Dalla pagina Facebook di "Cronache dall'ombra" -3

Qui la parte 1, qui la parte 2

20 giugno
Come è nata l'idea per la serie "Hotel" (parte 2, leggere il precedente post per la parte 1)

Tra il 1981 e il 1984 credo di essere stata a Parigi 3 volte, ospite di un mio zio che viveva lì con la compagna francese e che aveva preso in gestione un Hotel a 2 stelle nella zona di Nation. In una di queste volte mio zio mi aveva assunto come aiutante per un mese circa, ho lavorato pulendo le camere e rifacendo i letti di diverse camere disposte su 5 piani (senza ascensore).
L'hotel era abbastanza economico ma situato in un bel quartiere. Molte camere erano praticamente prese in affitto tutto l'anno, o anche più, da persone che per vicissitudini varie si erano ritrovate senza una casa, o senza una famiglia; altre invece (quelle al primo piano) erano riservate agli incontri amorosi di coppiette - niente prostitute, mio zio non voleva guai.
In generale vedevo andare e venire persone le più varie, che a volte mi colpivano molto per la loro particolarità. I miei zii mi raccontavano le storie spesso tristi dei parenti che venivano a trovare i malati dell'ospedale vicino, riservato ai bambini. Oppure le storie più allegre delle coppiette (fedigrafe?) che si vedevano in giorni fissi della settimana - come la coppia giapponese che veniva sempre alla stessa ora e che se ne andava dopo venti minuti circa (io e mio zio scommettevamo ogni volta sul minuto esatto).
Tra quelli che abitavano fissi all'hotel ricordo bene un uomo che comprava ogni giorno una camicia - aveva l'armadio ricolmo; poi il tifoso del Bordeaux che andava sempre a vedersi le partite nella saletta col televisore, quando dovevo rifargli il letto mi trovavo in imbarazzo perché non sapevo dove appoggiare l'orsacchiotto che ritrovavo sempre tra le lenzuola arrotolate; oppure gli alcolizzati ciechi che ogni tanto davano da fare ai miei zii (ricordo in particolare una volta in cui ritrovai varie bottiglie vuote negli angoli più impensabili della camera).
C'era la prostituta malata di tumore, la signora un po' anziana ma un po' bambina che saltava sul letto, l'uomo che rifaceva perfettamente il letto ogni mattina ma che io ero costretta a disfare e rifare lo stesso.
Fu un'esperienza che mi lasciò molto - per non parlare del fatto che nel tempo libero andavo in giro in una delle città più belle del mondo.
Sotto le prime 2 pagine di una delle storie inedite, rimaste a livello di matita/bozzetto.


22 giugno

Io e gli alieni
Se a 12 anni non avessi visto al cinema Guerre Stellari forse avrei continuato a disegnare fumetti western - chi lo sa. L'idea di un Universo con tante specie aliene che potevano incontrarsi in un bar come niente fosse mi colpì molto, all'epoca, e da allora i cavalli e gli indiani furono sostituiti da alieni ed astronavi.
Nel libro ci sono 4 storie di genere fantascientifico, più o meno, e in 2 di queste sono presenti degli alieni; nelle altre dure - "Libri" e "Il seme" - c'è lo stesso protagonista, nella mia mente mi sarebbe piaciuto realizzare una serie di storie brevi dal tono abbastanza malinconico, incentrate sulle vicende di un gruppo di amici e conoscenti.
Come tanti dei miei progetti non sono riuscita ad andare più in là delle due storie di "Tambra 7" (il titolo che avevo dato alla serie), e anzi ho dovuto completare il lettering che era rimasto perlopiù a matita.
A parte questa serie immaginata a inizio anni '90, dove gli alieni non ci sono, tutti gli altri progetti di genere fantascientifico presentano gli alieni, la mia fissazione. In molti casi la metafora degli alieni come "diversi" e stranieri era abbastanza evidente, ma la verità è che mi divertivo anche a disegnarli.
Nelle foto potete vedere due esempi diversi: in una si vede una tavola/layout di una storia unica intitolata "Il passato", disegnata nel 1991 e dedicata a Primo Levi (una delle storie più lunghe da me ideate, 28 pagine).
Nelle altre due foto c'è un disegno con i personaggi della serie "Lo straniero", storia a cui ho pensato per anni buttando giù studi, soggetti, realizzando illustrazioni e anche un paio di tavole. Non sono mai riuscita a trovare la chiave per raccontare una storia che non fosse troppo banale, sapevo che dovevo puntare sul tono, sulle atmosfere - troppo oltre le mie possibilità.
Molto in sintesi "Lo straniero" raccontava di un terrestre che finiva su un lontano pianeta (abitato) a causa di un evento cosmico - la stessa cosa capitava anche ad altri alieni di pianeti diversi, solo che questi erano stati catapultati lì assieme ad altri della loro specie; il mio protagonista quindi si trovava solo in un mondo pieno di alieni diversi, con tutti i problemi di convivenza del caso (gli alieni "immigrati" venivano accolti e seguiti da un Ministero apposito). Col tempo ho cambiato un po' la trama, che per un periodo si era trasformata quasi in un thriller (o comunque presentava degli elementi di mistero che volevo svelare molto lentamente); gli appunti che avevo preso non so dove siano andati a finire, comunque non fa niente perché il soggetto non era niente di particolarmente originale, non mi interessa in alcun modo riprendere in mano quest'idea.


26 giugno

Nel mio libro le storie a tematica omosessuale sono nel complesso poco più di un terzo, ma avrebbero potuto essere di più se si fosse anche potuto inserire un fumetto che fu pubblicato nell'antologia della Mondadori "Principesse azzurre 2" (uscita nel 2004 e fuori catalogo ormai).
Nel 2004 era ancora di là da venire la proposta di legge dei DICO (2007), primo tentativo di legalizzare fra le altre anche le convivenze tra persone dello stesso sesso. Per chi è curioso e vorrebbe ripercorrere quei momenti (che sembrano roba molto più vecchia di quello che in effetti è) lo può fare guardando un documentario che si trova sia su Netflix che su altre piattaforme a pagamento, tra cui Youtube (a 2,99 €): "Improvvisamente l'inverno scorso" è stato girato da Luca e Gustav, una coppia che va in giro per Roma (in quel periodo) a raccogliere le opinioni delle persone riguardo l'approvazione di quella legge (molto istruttivo). C'è anche un documentario francese che racconta questa storia, intitolato senza giri di parole "Homophobie à l'italienne".
Il link a questi due documentari li trovate nella mia playlist LGBT  che ho aggiornato di recente; tra le altre cose ho aggiunto un'intervista a Susanna Scrivo, autrice del testo "Nuvole e Arcobaleni. Il fumetto GLBT", molto interessante e ben scritto; trovate questo libro anche in ebook (PDF).
Sul tema omosessualità nei fumetti non può mancare l'apporto di Massimiliano De Giovanni, autore tra le altre cose delle storie di Matteo ed Enrico: potete vedere un video con la sua intervista sempre andando alla mia playlist su Youtube sopra linkata.
Il disegnatore Fabrice Neaud ha linkato un articolo di un sito francese che fa una selezione dei 10 migliori fumetti a tema LGBT, qui.



lunedì 4 luglio 2016

La presentazione del mio libro al Pigneto

Il 29 giugno sono stata ospite alla manifestazione Bande de Femme al locale-libreria Tuba, al quartiere Pigneto di Roma.
Non ero mai stata in questo quartiere durante la mia vita romana (ho abitato a Roma - in periferia nord - dal 1974 al 1991); sono rimasta colpita dal suo aspetto di "paese", popolare, con le sue case basse (massimo a due piani), la vivacità e varietà dei suoi abitanti.
Il Pigneto ha una sua storia (come tanti quartieri di Roma) anche cinematografica - qui ad esempio trovate qualche informazione; in breve un affresco del Pigneto anche sul sito di Infern8, il locale dove ho cenato con alcuni amici e che ha ospitato la mostra di disegni di Laura Scarpa.

Nella foto qua sotto potete vedere il Tuba e i suoi tavoli all'aperto un po' di tempo prima dell'incontro  per la presentazione di "Cronache dall'Ombra" (che si è svolto davanti allo stand con gli ombrelloni bianchi, dove venivano venduti libri e fumetti).


Oltre a Viola Lo Moro (una delle organizzatrici di Bande de Femme), alla mia presentazione c'era accanto a me Laura Scarpa, la mia editrice, e Anna Segre che ha discusso con me del libro.
Anna è scrittrice, psicoterapeuta, amica, appassionata di fumetti. Nonostante la mia timidezza davanti al microfono e le domande dirette (e anche acute) di Anna credo di aver parlato in maniera abbastanza comprensibile, tutto sommato. C'era un piccolo folto pubblico, attento, e tra di loro diverse persone hanno acquistato il mio libro alla fine (le copie presenti sono state vendute tutte, in effetti).
Qua sotto la foto di Anna dentro la libreria (che ha una selezione mirata e intelligente di libri) e a destra lo stand all'aperto del Tuba.


Alla fine dell'incontro ho fatto qualche dedica a chi aveva preso il mio libro; dopo che ho terminato i miei disegnetti sono stata avvicinata dalla giornalista Marta Facchini che lavora per la 27esima Ora del Corriere.it, mi ha fatto un'intervista che per problemi logistici si è svolta sui gradini di un portone nei pressi. L'articolo che ha scritto la giovane Facchini lo trovate qui, e devo dire che è riuscita a riassumere bene e senza alcun errore sia l'evento che le cose che ho detto al suo registratore.

Qui trovate invece il video con l'intervista a Viola Lo Moro e Luca Modesti (organizzatore anche lui di Bande de Femme); si vedono immagini dell'evento tra cui anche alcuni momenti della mia presentazione.

Ringrazio tutte e tutti dell'accoglienza, sono stata benissimo, ho visto tante belle persone e ho fatto anche incontri un po' inaspettati. Questo libro mi sta offrendo occasioni di riflessione sia su me stessa che sulle relazioni che riesco a stabilire con gli altri.

venerdì 1 luglio 2016

Dalla pagina Facebook di "Cronache dall'Ombra" -2

[Nel post precedente la prima parte di questi testi e immagini presi dalla pagina Facebook del libro "Cronache dall'Ombra"]

9 giugno
Ieri mattina mi sono collegata via Skype con l'Accademia di Palermo, invitata a parlare di fumetti e del mio libro dal professor Renato Galasso. Era presente anche l'avvocato Pina Palmeri, esperta di Diritto civile e di famiglia, che nell'occasione ha commentato le mie storie a tematica omosessuale facendo cenno anche alla recente legge Cirinnà e di come potrebbero cambiare le vite di molte persone (e anche no, rispetto a tutte le cose lasciate fuori - figli, adozioni).
Io avevo in mano una copia di Babilonia (il mensile su cui sono stati pubblicati miei fumetti e illustrazioni) del 1992, con in copertina la foto delle coppie gay "civilmente sposate" da Paolo Hutter (allora consigliere comunale) a Milano a Piazza della Scala.
Quel giorno c'ero anch'io ad assistere alla cerimonia simbolica (ma molto sentita), arrivata da non molti mesi da Roma, in cerca di lavoro e di una vita nuova.
Il video che illustra questo evento del 1992 lo potete trovare in una playlist che ho inaugurato da poco sul mio canale Youtube.


11 giugno
Ieri sono stata invitata da Antonio Serra e Ira Rubini alla trasmissione "Cult" di Radio Popolare. Dovete sapere che l'idea di parlare attraverso un media mi atterrisce più che parlare davanti a un pubblico, ed è solo l'età che mi permette di nascondere in parte questi sentimenti. Da quando Laura Scarpa mi ha proposto di pubblicare il libro di fumettini ho pensato che l'unico atteggiamento possibile da parte mia avrebbe dovuto essere questo: "vada come vada, mi butto".
Dopo la trasmissione Ira Rubini mi ha detto che la mia voce si era sentita bene, e Laura Scarpa mi ha anche detto che sono stata brava. Io non lo so, ho risposto alle domande di Serra e non ricordo molto, ma mi fido. 
Non avevo ancora visitato la "nuova" sede di Radio Popolare pur essendone un'assidua ascoltatrice. Non ho avuto tempo di fare un giro fatto bene, però ho incontrato e salutato Disma, finalmente, a cui diverso tempo fa avevo disegnato una delle testate del suo blog
Quest'anno Radio Popolare festeggia i suoi primi 40 anni. Quando arrivai a Milano 24 anni fa, sola e senza quasi alcun contatto o amicizia, la mia prima compagnia e punto fermo fu proprio Radio Popolare; quando stavo a Roma ascoltavo una radio (di cui non ricordo il nome) che citava spesso questa mitica Radio Popolare di Milano, può essere anche che ci fosse una collaborazione tra di loro. Ho imparato a conoscere Milano proprio grazie a questa radio. 

                        
12 giugno
Questo disegno anche se non fa parte delle strisce della serie "Quartiere" (che si trovano nel libro a intervallare i fumetti veri e propri) è stato disegnato nello stesso contesto: il parco vicino casa mia frequentato con la mia cagnolina Kristal. Le passeggiate mattutine e pomeridiane erano spesso piene di incontri con l'umanità più varia, che mi piaceva osservare.
In origine l'intento era di fare quasi ogni giorno un "minifumetto", l'impressione sintetica di quello che avevo visto durante la passeggiata (qui un esempio su Issue ). Alla fine sono riuscita solo a realizzare 6 di questi quadretti, e neanche il fatto che mi fossi creata una gabbia fissa di 4 vignette mi ha permesso di andare avanti - un po' la mancanza di tempo, un po' il diradarsi delle passeggiate e il cambiamento di abitudini di Kristal.
Ieri sera io e Paolo Bacilieri abbiamo discusso di fumetto al Piccolo Festival delle Arti Applicate; Paolo ha sfogliato il mio volume e le cose che gli sono piaciute di più sono stati proprio questi quadretti del "Quartiere". Chissà se riuscirò a portare avanti questo progetto.
Aggiungo che la serata di ieri è stata davvero piacevole con un pubblico attento e interessato (grazie molte a Lorenzo Sartori, Cinzia Zagato, Lucio Ruvidotti). Attraverso i nostri racconti di fumettisti sono riuscita a sapere qualcosa di più di Paolo Bacilieri, che è uno dei miei autori preferiti; non solo, al ritorno sul tram 1 Paolo mi ha raccontato dei Caravaggio che ha visto un po' in giro in Italia e nel Mediterraneo - ed è stato come entrare in quei quadri, in quelle esperienze. Fantastico.

20 giugno
Nel libro ci sono tre storie della serie "Hotel", due lunghe 3 pagine e una 4. Ho le matite/bozzetti di altre tre storie lunghe ognuna 4 pagine - tutte in origine erano da 3, ma dopo che feci vedere a Luigi Bernardi le due già realizzate e i bozzetti delle altre mi consigliò di allungare queste ultime a 4, c'era in vista una possibile pubblicazione sulla rivista Nero della Granata Press o su quella che ne sarebbe seguita.
Era il 1993/94, di lì a poco la rivista Nero avrebbe chiuso, e la Granata Press cessava la sua vita editoriale nel 1996. 
Bernardi mi conosceva fino ad allora come illustratrice, diversi miei disegni erano stati pubblicati sulla rivista Kaos.
La storia "Geografia" fu pubblicata su Schizzo nel 1992, il segno realizzato con i pennarelli e i retini erano quelli adesivi che dovevano essere ritagliati.
 La storia "Scemo!" presentava due tavole finite - con ripasso e retini - e l'ultima a matita, rimasta così dal lontano 1992. La terza tavola dunque l'ho "ripassata" pochi mesi fa, in digitale con Manga Studio: esperienza un po' bizzarra cercare di riprodurre uno stile che non uso da molto tempo (guardando i retini si nota di più la differenza).
La storia "La collezione" invece era costituita solo dalle 4 tavole a matita, quindi anche queste le ho ripassate in digitale poco tempo fa.
Qui sotto la prima pagina (la tavola a matita del 1992 e quella inchiostrata digitalmente poco tempo fa).



mercoledì 29 giugno 2016

Dalla pagina Facebook di "Cronache dall'Ombra" -1

Per chi non bazzica Facebook ho pensato di raccogliere in vari post i testi e le immagini che si trovano nella pagina dedicata al mio libro "Cronache dall'Ombra" (edizioni ComicOut).
Il prossimo post sarà pubblicato tra 2 giorni.

1 giugno
Queste due tavole a fumetti non ci sono nell'antologia, sono state scartate per diversi motivi.
La storia è stata realizzata nel 2002 in occasione della mostra "Corto Maltese: le autrici di fumetto interpretano l'eroe di Hugo Pratt" organizzata a Lugano da MANORFUMETTO nel 2003.
Hugo Pratt è stato uno dei primi autori che ho incontrato dopo il mio "periodo western", durato dagli 8 ai 12-13 anni circa, in cui mi sono abbuffata di Tex (non solo, ma prevalentemente).
Verso i 14 anni i miei genitori ebbero un colpo di genio e per Natale credo mi regalarono "Una ballata del mare salato" nell'edizione Mondadori (la mia copia è datata 1979): fu un colpo di fulmine.
Il personaggio che mi colpì di più fu Pandora (be', sì, oltre a Rasputin), per cui la scelta del soggetto della storiella a fumetti nel 2002 fu quasi naturale.
L'anno dopo una compagna di classe di liceo mi regalò "Corte sconta detta arcana" (sempre edizione Mondadori), un albo che ho letto e riletto e che ritengo uno dei più belli di Pratt.



3 giugno
Tra i fumetti che compaiono in questa antologia solo quelli usciti per Babilonia sono stati realizzati su commissione, per lavoro (avendo comunque la massima libertà di soggetto - il limite era la lunghezza), e poi quello uscito su Mondo Naif, la cui storia è anche l'unica non scritta da me, ma da Giovanni Mattioli. Tutti gli altri li ho disegnati per "diletto", nel tempo libero, o per una forma di interiore necessità (come quello di 15 pagine che apre l'antologia). 
Da sempre disegno storielle a fumetti, da me inventate, sin da quando ero bambina; l'avrei continuato a fare anche se non avessi avuto la fortuna di poterlo fare per lavoro. Non ho mai sognato di "diventare fumettista" perché neanche sapevo di avere la possibilità di diventarlo, mi sembrava una cosa impossibile; al limite sognavo di diventare illustratrice, o qualcosa di simile. Io i fumetti li disegnavo non in vista di una possibile pubblicazione, ma perché mi piaceva farli. Anche il mio primo approccio con una casa editrice nel 1990, la Comic Art, era intesa come possibilità di togliermi una soddisfazione - la pubblicazione di una dilettante in un periodo in cui si cercava di dare una vetrina ai giovani disegnatori (con l'allegato SPOT, ad esempio). 
Sapevo che i miei fumettini non avrebbero raggiunto un grande pubblico, magari solo i miei amici più intimi, ma li disegnavo comunque come se potessero leggerli tutti là fuori; cercavo di disegnare fumetti che avrei amato leggere sulle riviste, e quelli che leggevo usavano un determinato linguaggio, una determinata tecnica. Da autodidatta questa tecnica cercavo di assimilarla con la lettura di tutti i fumetti che riuscivo a recuperare, di ogni genere e tipo (molti prestati, o comprati usati). Non era un intento voluto e perseguito coscientemente: era un atteggiamento istintivo.
Sarà per questo che non ho mai riflettuto sul mio stile, sul fatto che dovessi trovare la mia voce personale, unica. Disegnavo come mi sentivo in quel determinato periodo, influenzata dalle cose che leggevo, e che mi piacevano - che erano tante, e anche diverse tra loro. Mi sentivo libera perché non avevo uno scopo, non avevo la necessità di essere presa in considerazione da qualche casa editrice (poi ho incrociato Massimo Galletti e il Centro Fumetto Andrea Pazienza e da lì è partito tutto). 
I fumettini che ho disegnato "per me stessa" possono dare qualcosa anche agli altri? Quello che è necessario per me può avere qualche interesse per gli altri? Se uno ha del talento probabilmente sì, anche perché in quanto esseri umani abbiamo tante cose in comune, ed è possibile così trovare un pubblico. Inutile aggiungere che ho sempre avuto dubbi sul mio talento di autrice, di narratrice completa - ma tanto so che ci sono persone che mi spernacchiano quando dubito di me, quindi non vado oltre! Talento o non talento a volte col fumetto si riescono a raggiungere persone che magari non immaginiamo, ed è per questo che alla fine ho detto "sì" a Laura Scarpa che mi aveva proposto di pubblicare questa antologia.

5 giugno
In questo libro ci sono una decina di fumetti brevissimi (quasi tutti di una pagina) pubblicati sul mensile Babilonia negli anni tra il 1993 e il 1997. Oltre a questi fumetti su Babilonia sono state pubblicate diverse mie illustrazioni, alcune a corredo di articoli (e che quindi ne rispecchiavano più o meno il contenuto), altre a corredo di racconti (come il disegno qui presente con il diavoletto, realizzato a commento di un racconto di Maria G. Di Rienzo).
A parte qualche vago suggerimento da parte di qualche redattore di Babilonia (che mi consigliava di non disegnare fumetti "troppo tristi") ho avuto libertà di tema per le storielle, e anche di stile. Non è facile raccontare qualcosa nello spazio di poche vignette (non essendo io una disegnatrice di comic strip, oltretutto, non avendo quella verve e quel modo di sintetizzare), ci ho provato, e mi sono sforzata anche di variare i toni - certe volte malinconici, altre volte più allegri.
La cosa più bella dell'andare nella redazione di Babilonia era che avevo a disposizione diversi album fotografici con tanti uomini ignudi, quindi perfetti per i miei studi di anatomia!