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martedì 10 settembre 2013

Una piccola lezione di fumetto

La lezione di fumetto è quella che Antonio Serra ha dato a me durante una telefonata di 20 minuti - ho pensato di parlarne qui perché può essere d'aiuto ad aspiranti fumettisti, o comunque a capire come funzionano certi meccanismi per cercare di migliorare il proprio lavoro.
Le 3 tavole che vedete di seguito fanno parte del Gigante di Nathan Never su cui sto lavorando (ci lavorerò fino al termine del 2014). La scena è una delle poche di questa storia di 220 pagine in cui si parla seduti a un tavolo: ci sono Nathan, Sigmund e Branko, la sala è quella delle riunioni dell'Agenzia Alfa.
Le scene in cui le persone parlano senza muoversi di solito sono abbastanza noiose da disegnare, e forse anche da leggere, nonostante spesso siano fondamentali per certi passaggi narrativi della storia; io cerco sempre di renderle meno uniformi cercando di variare inquadrature e punti di vista.
Torno a ieri: disegnate queste 3 tavole le spedisco via mail allo sceneggiatore Giovanni Eccher e al curatore Antonio Serra; quest'ultimo le vede subito e mi chiama al telefono nel giro di pochi minuti: esordisce dicendomi che dal punto di vista del disegno non ha nulla da dire, vanno benissimo (e aggiunge che da quando ho iniziato il gigante ha notato che il mio disegno è migliorato molto, tra le altre cose non vede più persone sproporzionate - mi capitava - o troppo rigide; persino Nathan finalmente sembra aver perso quell'aria un po' intronata che tendevo spesso a dargli).
Ma di cosa stanno parlando i 3 protagonisti seduti al tavolo delle riunioni? Di rapporti aziendali? Di cosa cambiare nell'arredamento della sala (non so, tipo il tavolo ad esempio...)? No, in verità la discussione dovrebbe essere molto tesa, loro sono molto molto preoccupati per avvenimenti che non posso raccontare, e alla fine pianificano il modo con cui poter risolvere il problema che si trovano davanti: dai miei disegni non si capisce (vedere la prima versione a sinistra).
Quasi vignetta per vignetta Serra mi spiega che con poco posso dare un'espressività diversa ai personaggi - in pratica si tratta di lavorare sulla loro "recitazione": posture diverse, sguardi più intensi o preoccupati, illuminazione diversa - non quella generica che avevo immaginato io all'inizio.
Io non sto in silenzio, la nostra è una conversazione, Serra mi indica una cosa, io ne suggerisco un'altra seguendo il suo ragionamento; contemporaneamente (sono davanti al pc con le tavole aperte in Manga Studio, nella mano sinistra ho il telefonino e nella destra la penna ottica) inizio a correggere e disegnare e subito mi rendo conto di come queste tavole possono migliorare.
Avevo terminato una lunga giornata lavorativa alle 18 e 30, aggiungo un'altra oretta per terminare le correzioni (non posso aspettare, voglio vedere quelle tavole con il nuovo punto di vista).
Le tavole corrette le vedete sulla destra, sono disegnate un po' alla buona perché le correzioni sono state fatte direttamente e velocemente in Manga Studio (mentre gli originali sono su carta).
Cliccare sulle immagini per ingrandirle




©immagini SBE

Forse non faccio una grande figura raccontando questo episodio - avrei dovuto accorgermi anche io che le tavole non funzionavano; a mia parziale (molto parziale) discolpa posso spiegare quanti siano i pericoli del disegnatore seriale: in certi giorni in cui si è più stanchi (io poi lavoro praticamente tutti i giorni, anche se non 8 ore al giorno di filato) si legge la sceneggiatura con superficialità, non notando le indicazioni che spesso sono già presenti nelle descrizioni delle vignette (che la discussione fosse tesa Eccher l'aveva scritto all'inizio). Talvolta ci si dimentica cosa si è disegnato la settimana prima, o l'atmosfera della scena precedente, specie se per i motivi più vari si procede a pezzi e salti; e a volte ci si lascia prendere dalla necessità di risolvere problemi contingenti di disegno e inquadratura - il tavolo, il non ripetere le posizioni - e si dimentica cosa veramente si sta raccontando e come.
Un buon editor serve anche a questo: dal di fuori vede tutto a volo d'uccello, si rende conto di cosa non quadra, soprattutto sa spiegarlo bene e sa tirare fuori il meglio dal disegnatore (secondo le sue possibilità e i suoi limiti): Antonio Serra in questo è bravissimo, e tanto aiuta la sua capacità di disegnatore (non sono mai stati pubblicati suoi fumetti ma Antonio sa disegnare, anche se non ai livelli richiesti per pubblicazioni professionali come quelle bonelliane).

*Nota sul tavolo: il tavolo a forma di "A" non è facile da disegnare e mettere in prospettiva; avevo fatto dei bozzettini ma non mi convinceva la posizione delle linee di fuga. Ho così deciso di costruirmi un semplicissimo modello in 3D con Google Sketchup - che mi è venuto così così - ma l'importante era vedere in maniera approssimativa come si comportavano le linee sghembe del tavolo a seconda dei vari punti di vista: con il modello potevo ruotare attorno al tavolo con la mia "telecamera". Con soddisfazione mi sono accorta che i miei bozzettini rispettavano quello che vedevo con il modello 3D posizionato allo stesso modo :)

11 commenti:

  1. E' vero. Poche persone si sarebbero messe in gioco in post come questo, scoprendo i propri errori, pur di mettere in luce una "lezione". E questo la dice lunga sul tipo di persona che sei ;)

    Interessante comunque conoscere le "manovre" in fase di progettazione. E mi era capitato già in altri tuoi post di pensare a come avrei risolto io, in fase di sceneggiatura, un problema del genere. Qualche vignetta muta e pensierosa alla finestra? Qualche primissimo piano?

    E in realtà, in questi giorni, certi quesiti me li sto ponendo anch'io :)

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  2. Che pazienza però che ci vuole!

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  3. Occhei, ci sono riuscito.

    Dicevo che è molto interessante sbirciare nel dietro le quinte. Il confronto tra prima e dopo è spettacolare.

    A mio parere non ci fai per niente brutta figura, anzi. Dimostri di essere ancora aperta al confronto, nonostante gli anni di mestiere. Per me ti fa onore.

    Eugenio

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  4. Lo sai cosa fai vedere in questi post, Patrizia? Che il lavoro artistico è fatto di materiali spesso invisibili. Fai bene a mostrare cosa c'è dietro un processo di lavoro, perché l'impressione che viene da fuori è che le scelte siano solo frutto di un non meglio specificato talento iperveloce preso in prestito dai flussi delle retisociali. Invece ci sono tante ore che scorrono via e che finiranno nelle pagine, nella musica o sullo schermo senza che il fruitore d'arte se ne renda conto.
    Brava.

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  5. @Luigi: qualcosa bolle in pentola? :)
    @tutti: grazie, mi fa piacere che questo post sia piaciuto e magari sia stato utile a qualcuno.
    @Sergio: da scrittore sai quanto complesso sia il lavoro creativo; si costruisce un palazzo e al termine le impalcature vengono messe via, e chi lo guarda non ha che poche vaghe idee di come sia stato costruito. In generale meno si vedono le tracce delle impalcature meglio è, chi legge le opere d'invenzione deve fare attenzione ad altro, non al modo con cui sono state create.
    Ogni tanto si possono raccontare un po' di dietro le quinte, specialmente ad uso di chi deve intraprendere questo mestiere. Quello che si può comunicare è la parte più visibile e strutturale del fumetto, il procedimento che si sviluppa anche grazie alla collaborazione tra persone diverse (questo naturalmente per quanto riguarda il fumetto seriale); poi c'è da considerare anche la parte istintiva che interviene in tutto ciò, ma questo è assai meno raccontabile - ci entra l'esperienza, le tonnellate di fumetti letti, la personale sensibilità.

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  6. Una ottima lezione, grazie Patrizia!

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  7. Grazie Boscho, e grazie Passenger, buona Lucca!

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