
Vorrei qui parlare di due autori - due grandi fumettisti - alle prese con il fumetto "popolare", pur avendo nel loro segno caratteristiche abbastanza lontane dal realismo che di solito occorre avere nel fumetto mainstream.
In edicola ancora adesso si può acquistare il "Il grande Diabolik", collana semestrale del noto fumetto quindicinale della Astorina in cui ha avuto la possibilità di esibirsi (è il caso di dire) il grande Giuseppe Palumbo, che di grandi Diabolik ne ha disegnati diversi. Il titolo dell'albo è "Io sono Diabolik", soggetto di Mario Gomboli e Tito Faraci, sceneggiatura di quest'ultimo.
Palumbo appartiene alla generazione di quelli che hanno vissuto la grande ventata di novità portata da riviste come Frigidaire, il suo personaggio più noto - Ramarro - è nato in quei dintorni.
Da quei tempi ormai lontani Palumbo ha sviluppato un segno già talentuoso e originale, dato da una pennellata duttilissima e precisa, grafica e al tempo stesso ricca di particolari - un segno che vieppiù è diventato pittorico in alcune illustrazioni ed esperimenti fumettistici di vario tipo (rimando per ciò al suo blog personale e anche a quello di Andrea Plazzi, pieno di articoli e interviste interessanti a Palumbo).
Nonostante l'originalità del lavoro del Palumbo più artistico io continuo ad ammirare il modo

I retini sono a cura di Leonardo Vasco, bravo nel posizionarli con leggerezza e sempre al servizio del disegno raffinato e pieno di particolari di Palumbo.
Ogni vignetta è da osservare con attenzione, non è mai disegnata a caso o velocemente, gli equilibri tra bianchi neri e grigi del retino sono sapientemente calibrati - e poi c'è il segno maturo di un grande disegnatore che non si risparmia mai, è una gioia degli occhi scorrere queste pagine che vengono vendute per la miseria di 4,90 euro.
Ancora in edicola c'è il numero 7 di "Jan Dix" (Sergio Bonelli Editore) , il recente nuovo personaggio di Carlo Ambrosini che è seguito alla conclusione della serie "Napoleone". Già in quest'ultima serie aveva esordito dal punto di vista bonelliano un autore del tutto alieno allo stile "seriale" come Paolo Bacilieri, fumettista originalissimo fin dai suoi primi lavori, tra cui il più famoso è certamente "Barokko", uscito su Comic Art dal 1988.
Anche in questo caso per saperne di più su Bacilieri rimando al sito di Comicus dove si possono trovare oltre ad approfondimenti sulle sue opere anche una bella intervista.
Il segno di Paolo Bacilieri mi ha sempre affascinato, fin da quando leggevo "Barokko" su Comic Art e ci vedevo molto Pazienza, ma anche una prepotente originale personalità. Dopo tanti lavori "d'autore" Bacilieri grazie alla fiducia di Ambrosini è approdato alle tavole "ingabbiate" bonelliane, dove il suo spirito eclettico e anarchico è riuscito miracolosamente a filtrare nonostante la necessaria "normalizzazione", perlomeno strutturale. Qui le onomatopee e gli inserti testuali non proliferano e non vagano attraverso la tavola, ma il segno è sempre quello antirealistico e nello stesso tempo preciso nel riprodurre volti, edifici, strade, in un lavoro certosino di linee e volumi costruiti con magnifico senso estetico ed espressivo.
I personaggi poi sono dei racconti di per sè, questa storia di "Jan Dix" permette alla sensibilità di Bacilieri di esprimersi al meglio - bellissime tra le altre le tavole ispirate ai quadri di Rousseau.
Capisco che il modo di disegnare di Bacilieri, così particolare, possa risultare indigesto a diversi lettori bonelliani abituati al "classico", ma per tutti gli altri è una fortuna, credo, poter leggere un autore così originale che riesce ad adattarsi al canone del fumetto "popolare" rendendolo proprio e vivificandolo, in qualche modo.
Qui il suo blog.
Immagine di Bacilieri tratta da "Jan Dix" n. 7 ("La guerra", soggetto e sceneggiatura di Ambrosini) - Copyright Sergio Bonelli Editore e dei detentori diritti.