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sabato 12 gennaio 2013

Libri, India, incroci

Sono tornata da poco da una visita di qualche giorno dai miei genitori, che abitano a più di 600 km da me; di solito questi giorni di riposo li chiamo "vacanze" - e in effetti non ho fatto quasi nulla tranne che leggere molto (e disegnare qualche bozzettino su ciò che rimane della sceneggiatura del Nathan in lavorazione).
Armata del mio Kindle ho potuto passare il periodo di lettura più intenso dei miei ultimi anni, una vera goduria: ho finito di leggere tre ebook, in più sono in dirittura d'arrivo per il tomone dell'autobiografia di Salman Rushdie, "Joseph Anton", di cui avevo già letto le prime 80/90 pagine (in tutto il cartaceo ne vanta più di 600, io l'ho letto in ebook).
In "Joseph Anton" l'autore si racconta in terza persona - cosa che mi aveva lasciata un po' perplessa all'inizio - e il cardine del libro è naturalmente la vicenda della "fatwa" lanciata da Khomeini nel 1989, con tutto quel che ne conseguì per la vita dello scrittore.
Il linguaggio usato nel libro è molto piano, "normale", ma proprio questa non eccessiva "letterarietà" riesce a trasportare il lettore nella realtà della vita dell'autore, e se ne rimane avvinti: ed è molto interessante perché a partire dalla "fatwa" si innescano tutta una serie di problematiche sia politiche che culturali che io personalmente conoscevo solo in maniera superficiale, mentre qui sono esposte nel loro mutare nel tempo e soprattutto con il "dietro le quinte". Rushdie durante la sua battaglia per il principio della libertà di espressione (oltre che per la sua vita) incontra tutta una serie di personalità dei governi occidentali, scrittori, attori, cantanti, e così via - insomma, la lettura da una parte fa riflettere molto su temi importanti, dall'altra è piena di aneddoti a volte gustosi e divertenti - e questi comunque si alternano a momenti drammatici (come la morte del traduttore giapponese de "I versetti satanici" o il ferimento di quello italiano).
Ho sottolineato molte parti di questo libro, che spero di riportare in parte sul mio blog dei "Ritagli", ma qui voglio riportare un brano che mi ha ricordato un post recente di Luigi Bicco -  Rushdie scrive un'immaginaria lettera a un membro del consiglio delle moschee di Bradford che lo aveva attaccato duramente:
"[...] Sulle pagine dell’“Independent” lei ha sostenuto che un libro come I versi satanici e un film come Brian di Nazareth dovrebbero essere “rimossi dalla conoscenza pubblica” perché si fondano, cito, su “metodi sbagliati”. Certo, potrà trovare persone d’accordo con lei sul fatto che il mio romanzo non vale nulla; ma è quando attacca il Circo Volante dei Monty Python che, per usare il termine caro a Bertie Wooster, lei prende la sua cantonata. Quello stravagante circo e il suo lavoro sono amati da molti, e ogni tentativo di rimuoverli dalla conoscenza pubblica si scontrerà con un esercito di avversari armati di pappagalli morti, che avanzano con camminate strambe e intonano inni sul lato positivo della vita, e immagino conosca gli sketch cui faccio riferimento.[...]"

Quando ho preso il treno per il viaggio di ritorno ho pensato di prendere un numero di Internazionale, che ultimamente per ragioni varie leggo di rado; era ancora in edicola il numero speciale di "Storie" che di solito contiene articoli lunghi di reportage o narrativi. Per puro caso questo numero era costituito di storie scritte da autori indiani, selezionate da Chandrahas Choudhury, scrittore ed editor di narrativa e di poesia della rivista indiana The Caravan.
Chandrahas Choudhury nella sua prefazione spiega che ha cercato "di mettere insieme stili quanto più diversi tra loro per mostrare come l'autore indiano di narrativa sia innanzitutto - nella sua forma più libera - un autore indiano di narrativa. In altre parole, pur ispirandosi al mondo che lo circonda, genera il suo stile attingendo da influenze che non conoscono confini. Ai suoi occhi Calvino può contare più di Salman Rushdie. Per decifrare le menti degli abitanti di un villaggio, il realismo di Giovanni Verga può servirgli più del lavoro dei grandi realisti indiani".
Ecco, questa attenzione degli scrittori indiani verso la letteratura italiana mi ha un po' sorpreso - e c'è da dire che Calvino viene citato molto da Rushdie in Joseph Anton.
Comunque ho letto tre dei racconti di questa antologia, compreso il racconto scritto dallo stesso curatore, e non è che ne sia rimasta particolarmente colpita.
Come tradizione ci sono a corredo degli articoli illustrazioni di grandi autori come la Giandelli, la Ghermandi, Ricci, Ale & Ale, Fior, Gipi: di quest'ultimo sono presenti acquerelli molto belli, uno in particolare un po' diverso dal solito, a riprova di come Gipi sia sempre in ricerca di qualcosa di diverso - senza rivoluzionare lo stile, ma lentamente esplorando modi diversi del segno e del colore.

Tornata a casa ho trovato nella casella di posta un altro sconto per ebook da acquistare su Bookrepublic.it: ne avevo un paio che avevo messo nella lista desideri, ma mancava meno di un euro per arrivare alla cifra totale scontabile. Sfogliando il catalogo di Bookrepublic mi sono imbattuta nel libro "L'uomo che volle farsi re - I costruttori di ponti", di Rudyard Kipling: mi è sembrata una scelta adatta alla mia "settimana indiana"...




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