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lunedì 11 maggio 2015

Nuovo lavoro e ritorno alla carta?


Dopo la fine del lavoro su Nathan uscito nel mese  di marzo ("Nathan contro Legs") sono tornata a lavorare su una storia che avevo lasciato a metà anni prima.
Da qualche giorno ho finito anche questa storia (90 tavole in tutto scritte da Mirko Perniola e in uscita su un Agenzia Alfa in autunno), e adesso mi sto preparando alla prossima storia di Nathan - ho già la sceneggiatura e la documentazione.
Per diversi motivi vorrei provare a tornare all'inchiostrazione su carta, ma prima devo vedere come va la mia vista, e soprattutto sapere quali strumenti usare per l'inchiostrazione: le ultime volte che ho lavorato su carta non ne ero molto soddisfatta.

Prima di iniziare a inchiostrare in digitale (con il programma Manga Studio) usavo un pennello ricaricabile della Pentel, il Pocket Brush, e dei pennarelli graduati Staedtler (e anche Pigma). Il Pocket Brush mi piaceva molto usarlo, ma non riuscivo per molto tempo a mantenere un segno sottile - vuoi per mia insensibilità, forse vuoi perchè col tempo la punta perdeva la sua "compostezza" e l'afflusso di inchiostro diventava maggiore.
Lavoravo su un foglio A3 e la gabbia della mia tavola era di 25,5 cm X 36; nonostante questo con i primi problemi di vista (presbiopia) anche con gli occhiali faticavo molto a disegnare i particolari delle vignette (problema che con l'inchiostrazione digitale scompare).

Se ritornassi su carta potrei provare ad ingrandire un poco la tavola, mantenendola sempre all'interno di un A3, ma soprattutto potrei realizzare le matite in digitale, in Manga Studio (Clip Studio Paint), e sfruttare comodi strumenti come i rulers prospettici, e la trasformazione delle selezioni (per correggere le sproporzioni, eventualità che a me capita più spesso del solito perchè lavoro su un tavolo non molto inclinato).
Pensavo che sarei dovuta andare in una copisteria per farmi stampare le matite in cyan su carta con grammatura  di 200 gr. minimo, ma il disegnatore Paolo Martinello mi ha consigliato di usare lo stesso la stampante "casalinga" - e infatti a quanto pare funziona (sono riuscita a stampare su un Fabriano4 da 220 gr.).L'altro giorno sono andata a fare un giro in negozi di Belle Arti e ho trovato un paio di pennelli simili al Pocket Brush ma con la punta leggermente più fine: Sono entrambi dei Fude Pen, uno ricaricabile (XFP5F), l'altro no (XGF35).

Ho iniziato a disegnare soggetti vari, per fare delle prove di inchiostrazione, e mi sono divertita così tanto che l'idea di tornare su carta mi attira sempre di più.

Qui potete vedere un paio di disegni di prova realizzati quasi interamente con i Fude Pen (e un pochino anche con il Pocket Brush): i pennarelli quasi non li ho toccati.
Realizzare le matite in digitale mi eviterà cose come, ad esempio, dover allungare un po' le gambe di Legs (su Facebook c'è la versione originale, non finita) oppure allargare le spalle di Nathan (come ho fatto un pochino qui).

10 commenti:

  1. Ci sono profondità e armonie diverse. Per me è evidente. Su carta la mano ha più livelli di pressione della Wacom, e questo si vede. Non credevo, ma si vede.

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  2. Ullallà. Un ritorno alla carta dal digitale mi suona nuovo. Curioso. Addirittura proprio il processo contrario, ora. Le matite in digitale e gli inchiostri in "analogico". Ma se il risultato è quello nei disegni che hai postato, tanto di cappello. Il tratto sembra essere più morbido del solito. Bellissimo l'effetto da tratto un po' "slavato" sugli sfondi di Legs e meravigliose le lineette sul panneggio della giacca di Nathan (e anche le pennellate un po' più "grezze" sui neri della maglia). Magari ti diverti, chissà.

    Che goduria le Pentel. Ai bei tempi usavo anch'io la Pocket Brush. Se la Fude Pen ha il pennellino ancora più fine, mi sa che ci faccio un pensierino.

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  3. @Sergio: eh, in un certo senso sì, "armonie diverse" rende bene l'idea. Sto cercando un modo, forse, di sfruttare i due mezzi al massimo (per quel che riesco).
    @Luigi: Sì, mi sto divertendo molto, anche perchè era da tempo che non disegnavo così tanto su carta (ho fatto una full immersion di 3 giorni a fare disegni, alcuni non li posso ancora fare vedere). Devo ancora capire bene in che direzione andare, l'idea è di prendere il meglio del digitale e della carta, e divertirmi al massimo alternando i due.
    Mi hanno detto che molti disegnatori fanno le matite in digitale e poi inchiostrano su carta.
    Prova la Fude Pen, vedrai che ti piacerà.

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  4. Immagino che la storia sia la famigerata-in-rete Il Ritorno di Besciamella Kid, ovvero il grimaldello con cui il signor Perniola ha superato il portone di via Buonarroti anni fa.
    La mia talpa SBEllica ha da qualche parte la polaroid del papà di Mister No che si sganascia come un cavallo di Jacovitti mentre Marvellous Mirko riassume il plot della sua storia a cavallo tra lo sci-fi di Never, il supereroico di Magic Patrol ed il fantasy di Zagor. Un coraggio da leone considerato che SBE non amava il fantasy ( è noto che leggeva ogni singola riga di tutto quello che era stampato, ma- secondo il mio "soffia" - ascoltava le nuvolette di Brendon nell'auricolare del suo cellulare mentre era al poligono con la sua balestra - Chiaverotti doveva fare tutte le vocine e le onomatopee ed è x questo che scriveva roba tanto bizzarra ed il suo prossimo lavoro sarà un fumetto post apocalittico ). Sebbene la storia non sia mai stata pubblicata fino ad ora - SBE aveva riso, ma il suo pollice era andato lesto a sud xchè non è mai riuscito a superare completamente il fatto che il suo papà lo credesse " + bravo a scrivere cose come Paperino " - ritengo che abbia buone chances di fare breccia nel lettore mainstream zerocalcarico makkoxiano e post-ortolaniano.
    Immagino che sia cambiato dalla bozza di Marva Mirko, ma ecco quel che ricordo della storia: molto prima che la Storia cominciasse a registrare gli accadimenti dell'uomo, esisteva una valle tra montagne tanto alte e a picco che era impossibile penetrarla o lasciarla. La valle era abitata da una tribù di filosofi ipovedenti che nei secoli si erano abituati a intravedere il prossimo all'ombra delle montagne. Erano pacifici, ma ogni tanto dovevano fronteggiare torme di barbari semi-umani che ruzzolavano a terra e cercavano di rubare loro una radice dal vago sapore di carta inchiostrata di cui erano ghiotti. I filosofi erano devoti del culto della besciamella perchè erano incappati, nel profondo di una grotta, in una sorgente naturale e perenne di un addensante burroso e dolciastro. Ogni generazione produceva un prescelto, un Primus Inter Pares rinominato Pip appunto , che prendeva un bagno nella besciamella ed emergeva rinnovato e capace di mangiare + carta di chiunque altro. Quando i barbari erano alle porte , il Pip divorava tutte le radici e questi dovevano tornarsene in quota con la panza vuota.
    Non so come questo si leghi alla Agenzia Alfa, ma MarMirko ha scritto una storia dello Spirito della Scure ripiena di slitte, dimostrando che nulla lo spaventa e quindi posso ipotizzare che un terreno su cui nei millenni sia stata estirpata tutta la carta, possa avere nel futuro innescato la Maledizione del Digitale ovvero la discesa sulla Terra del Digitus Dei, un virus informatico senziente che punta il dito contro i siti in cui la presbiopia dei residenti impedisce di mettere a fuoco una verità cosmica: verba volant, scripta manent. Non vedo l'ora di leggerlo.
    PS le gambe di Legs non saranno mai abbastanza lunghe: consiglio ai disegnatori SBEllici di lasciare da parte l'Uomo di Vitruvio e considerare Guido Crepax o Celia Calle. O Ceronetti.

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  5. Anche il processo inverso è interessante... Sicuramente grazie al digitale puoi disporre meglio le figure nell'ambiente, o crearti dei modelli su cui lavorare.
    P.S. Io uso la Pilot S-50FDM-B che ne pensi?

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  6. A me è capitato di notare quanto cambi il lavoro digitale a seconda del monitor da cui si vede. Ad esempio ultimamente sto ritoccando in digitale dei lavori fatti con l'acquarello e mi è capitato di notare differenze di tono, ma anche di tratto alcune volte, a seconda se guardo il disegno dal monitor di casa piuttosto che dal computer del lavoro. Come si può spiegare questa cosa? E se pubblico un lavoro su internet come posso esser sicuro che tutti vedano quello che vedo io?
    Paranoia time :)
    Cordialmente, Luca.

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  7. Hai ragione! Ma io ho notato differenze anche tra un monitor 4:3 e uno 16:9 (immagine allungata?)... Possibile?

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  8. @CREPASCOLO: mhmm...no, acqua! Per le gambe di Legs: vero :)
    @P. Alexis: ti avevo già risposto altrove ma lo faccio anche qua: non conosco la Pilot che citi.
    @Luca: ogni monitor è tarato a modo suo, è normale che si vedano colori diversi. Per i professionisti esiste un aggeggio chiamato colorimetro, io non l'ho mai usato però. Credo che non avremo mai la sicurezza che gli altri vedano gli stessi colori nostri - non per adesso; un giorno chissà.

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  9. Mi sono incuriosito leggendo e mi permetto un commento, visto che non si parla di digitale : pennello Winsor & Newton serie 7 , non credo ci possano essere paragoni

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  10. Proverò a vedere se ce l'hanno nei negozi in Brera.

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