Ho ritrovato disegni degli anni ottanta che erano frutto di una ricerca affannosa verso un segno personale, in cui sentirmi a mio agio, e non solo il riflesso di quello che leggevo e amavo.
Disegnavo tanto, su quello che capitava - carta da fotocopie, Fabriano di vario genere, foglietti leggeri presi chissà dove. In quel periodo avevo da poco finito il Liceo artistico e dopo un anno di incertezza mi ero iscritta all'Accademia di Belle Arti, a Scenografia (chissà perché). L'ultima cosa che pensavo era che avrei potuto far diventare un lavoro la mia passione per il fumetto: mi sembrava impossibile, non ero all'altezza dei disegnatori che leggevo in quel periodo (compravo tutte le riviste che all'epoca si trovavano in edicola: Totem, Pilot, Metal Hurlant, Frigidaire, Linus, L'Eternauta, Comic Art, e così via).
Proprio in questi giorni di riscoperta e raccolta di questi miei disegni ho letto l'articolo di Fumettologica che ha pubblicato l'introduzione di Lorenzo Ceccotti (LRNZ) del libro Aficionados di Andrea Pazienza, una ristampa in cui questo disegnatore ha affrontato la colorazione di un'opera che in origine è in bianco e nero. LRNZ spiega bene cosa ha voluto dire affrontare questa prova, molto difficile. Non posso parlare del risultato, per adesso ho visto solo i disegni che illustrano l'articolo, ma quello che mi ha colpito di più è il racconto dello studio e del modo in cui è arrivato a usare quel tipo di colorazione. Studiare i colori, la carta, la resa in stampa - tanti aspetti che io ho sempre colpevolmente trascurato.
Il lavoro di Lorenzo Ceccotti è documentato anche da diversi video che adesso potete trovare sul suo canale Youtube.
E a proposito di Andrea Pazienza: qui un intervento di Makkox che parla del Pazienza vignettista (anche lui a chiedersi "come faceva?").
Andrea Pazienza è stato uno dei miei autori preferiti, e da disegnatrice invidiavo naturalmente il suo talento assoluto, quel segno che gli permetteva di fare qualsiasi cosa, il modo in cui ha saputo rendere unico l'uso dei pennarelli (sul contenuto delle storie il discorso è più complesso, chissà cosa avrebbe raccontato se avesse potuto raggiungere i 50, 60, 70 anni).
La mia vita ai tempi era semplicissima e banale, ma anche da un altro lato terribilmente complicata e ripiegata su me stessa: non avevo molto da raccontare. Disegnare per me era affacciarmi da una finestra di un piano molto alto verso la realtà di sotto, provando a riprodurla, interpretarla con dei segni.
Da una parte c'era l'esigenza di migliorare la tecnica, la resa dell'anatomia, e tutto quello che riguarda il disegno di tipo realistico; dall'altra quella di TROVARE un segno mio, qualcosa che mi desse l'opportunità di esprimere energia, inquietudine, dolore, meraviglia.
Oltre ad Andrea Pazienza un altro autore che amavo tantissimo era Moebius, quindi all'epoca un po' guardavo lui un po' Pazienza (che peraltro filtrava anche Moebius); poi certo non avevo i mezzi, ma era un modo per andare avanti nel lungo e difficile viaggio (mai terminato) verso IL segno.
Un altro autore che all'epoca leggevo su Metal Hurlant e qualche altra rivista (forse) era il primo Loustal, quello che ancora non aveva "rassodato" il suo segno e non colorava con pennellate pastose ma con acquerelli o ecoline leggere, velate. Mi aveva molto colpito una storia di cui si può vedere qui una tavola, ero rimasta affascinata, non ricordo perché.
Da allora ho cercato di smarcarmi dalle rotondità e tridimensionalità dei disegni di Pazienza per andare verso un segno meno realistico, più grafico ed essenziale - alcune volte forse realizzando qualcosa che aveva echi di entrambi i disegnatori. Poi sono tornata verso un disegno più "normale", ma sempre con il desiderio di usare i pennarelli (magari una o due tonalità di grigio per dare profondità).
Colorare ampie superfici piatte col pennarello (Stabilo) era faticoso e anche un lavoro lungo (qui altri disegni colorati con gli Stabilo); non mi piaceva l'effetto del pennarello ripassato, o i segni distesi in maniera ineguale. Avevo fatto tanti tentativi per trovare un modo per rendere la colorazione il più piatta e uniforme possibile. Alla fine i risultati non mi soddisfacevano del tutto, e il tempo occorrente per queste illustrazioni era troppo per me. Non conoscevo altre persone che usassero questa tecnica, avevo poche informazioni e tendevo a fare tutto da sola. Peraltro non conoscevo nessun fumettista, né professionista né aspirante tale.
Sulla mia insoddisfazione come disegnatrice avrei tanto da dire, ma a che pro? Si va avanti lo stesso, si trovano motivazioni o giustificazioni, spesso necessità.
Prossimamente credo che posterò altri disegni "ritrovati" (per i curiosi ci sono anche quelli da bambina e da ragazzina che ultimamente ho postato sul mio Instagram).
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Disegno del 1986 |
Disegno del 1984 (pennino)![]() |
Disegno del 1984 (una copia? non ricordo) |
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Disegno anni ottanta |
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Disegno del 1987 |
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Disegno del 1986 |