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domenica 18 marzo 2012

Il mio esordio da fumettista: intervista a Marcello Toninelli (parte 1)

 
Se avete letto il post  della chiacchierata con Massimo Galletti saprete che il mio vero esordio come fumettista professionista avviene grazie a Marcello Toninelli, "il tuttofare dei fumetti" - come lui si definisce più avanti nell’intervista.
Il racconto del mio primo incontro con Marcello (che io proprio non ricordavo) dipinge una scena quasi da film, dove il "Fato" sembra  metterci lo zampino: chissà come sarebbe andata la mia vita se fossi andata via dalla sede della Ned 50 senza nessun incarico utile per quella casa editrice...domanda oziosa, non solo perché non c'è possibilità di ripercorrere diverse linee temporali alternative, ma anche perché forse sarei finita lo stesso a disegnare fumetti, magari tentando altre strade, più tortuose, più lunghe; e magari no: chi può dirlo? E comunque non credo né al "Fato" né a coincidenze misteriose: spesso si tratta di fortuna, di occasioni, di scelte casuali; in ogni caso l'unico essere che mi sento di ringraziare per come ho iniziato la mia carriera è Marcello Toninelli, che non mi aveva mai visto e che dopo un'occhiata alla mia cartellina ha deciso di darmi un'opportunità.
Marcello è un fumettista di grande esperienza e che lavora in questo campo da tantissimi anni: mi è sembrato giusto chiedergli qualcosa del suo lavoro e della sua lunga carriera, illustrando questo e il prossimo post con alcune delle sue creazioni (oltre che con le mie). Altre notizie e approfondimenti potrete trovarli sul sito degli Audaci, dove Marcello è stato da poco intervistato in maniera più professionale e completa.

Intervista a Marcello Toninelli

D: Ciao Marcello, vorrei che ti presentassi brevemente ai lettori del mio blog, soprattutto che dicessi da quanto tempo lavori nel campo dei fumetti - scrivendoli e disegnandoli.

R:  Credo che l'unico modo di descrivermi sia: sono un tuttofare dei fumetti. Nel corso della mia già lunghissima carriera ho rivestito infatti il ruolo di matitista, inchiostratore, sceneggiatore, autore completo realistico e umoristico, copertinista, editore, redattore, grafico, direttore, coordinatore editoriale, traduttore, letterista, giornalista e critico... se non dimentico qualcosa. In più ho fatto l'illustratore pubblicitario, scritto saltuariamente per alcuni quotidiani locali e terminato due romanzi, uno già pubblicato e l'altro... incrocia le dita per me! Ah, dimenticavo... ho fatto anche il garzone da un panettiere e lavorato tre anni in banca. Faccio fumetti professionalmente da quando avevo 19 anni, ma ne facevo per conto mio su fogli di quaderno da quando ne avevo 10. E già facevo tutti i ruoli in commedia. La mia casa editrice (che produceva una sola copia di ogni albo... ma ne ho prodotti a decine con un gran numero di personaggi) si chiamava Edizioni Eagle. Che pronunciavo come si scrive, non conoscendo l'inglese.

D:  Ci sarebbe tantissimo da dire sulle tue varie esperienze fumettistiche; da disegnatrice bonelliana mi incuriosisce la tua esperienza come sceneggiatore di Zagor (e delle altre testate per cui hai scritto), molto importante: ce ne vuoi parlare un po’?, magari dandomi anche un consiglio di lettura per le storie che reputi più belle tra quelle da te scritte (io sono stata una lettrice molto saltuaria di Zagor, non so se mi è mai capitato di leggere qualcosa di tuo).

R:  Quando Zagor è arrivato nella mia vita professionale facevo fumetti già da una decina d'anni. Tramite un'agenzia mi fu offerto di scriverne le sceneggiature (Sergio Bonelli aveva abbandonato da un po' di mesi i testi della sua creatura) e per me fu la realizzazione di un sogno che non avevo mai neanche osato sognare. Lettore affezionato del personaggio, conosciuto già al tempo in cui usciva in volumetti a striscia, mi sono immediatamente "immerso" a scrivere. Il primo soggetto fu subito accettato, e per dieci anni lo Spirito con la Scure sono stato sostanzialmente io, avendo scritto la maggior parte delle storie pubblicate. Il mio lavoro era molto apprezzato dai responsabili, che mi chiesero di scrivere sceneggiature anche di altri personaggi: il Piccolo Ranger, Kerry il Trapper, Nick Raider e Dylan Dog.
Le mie storie migliori, e/o a cui sono più affezionato, sono: "L'agguato del mutante" (nn. 217/219); "Duello ai Grandi Laghi" (nn. 223/224); "Viaggionella paura" (nn. 231/234); "La palude dell'orrore" (nn. 241/243) e "La maledizione di Tonka" (nn. 282/284).

Shanna Shokk N.1001ShannapagShannagroup

D:  Come disegnatore umoristico hai trovato presto un tuo stile peculiare, una bella linea chiara non usuale qui in Italia, specie se applicata alle storie più narrative (come ne “L’agenzia Scacciamostri” e “Shanna Shokk”): puoi parlarci dei disegnatori che hanno avuto più importanza nella tua formazione?


R: La mia "linea chiara" è maturata nel tempo... per sottrazione. Non a caso, forse, credo si tratti dello stesso percorso fatto da Roberto Raviola (in arte Magnus), uno dei miei principali punti di riferimento. Anche se poi, avendo letto praticamente ogni genere di fumetti e amando un numero sterminato di disegnatori, direi che nella mia formazione hanno avuto importanza... tutti, dagli americani, ai francesi, agli argentini. Solo i giapponesi sono arrivati nella mia vita di lettore quando il mio stile si era ormai consolidato, altrimenti avrei attinto sicuramente qualcosa anche da loro.

D:  Tra le tue attività editoriali risulta anche la fondazione della NED 50 (e qui si arriva poi al periodo in cui ci siamo incontrati, ormai 20 anni fa!): ci racconti un po’ la sua storia, le sue pubblicazioni, i collaboratori.

R:  La Ned 50 è stata solo la seconda casa editrice che ho messo in piedi insieme ad altri colleghi. Prima c'erano state le Edizioni 50 (il nome dipendeva dal fatto che gli autori-editori erano nati tutti in quel decennio), con le quali avevamo prodotto le riviste "Prova d'Autore", distribuita solo per corrispondenza", e "Fox Trot" che tentò invece la via delle edicole. Quelle esperienze ci servirono per affrontare un po' più a ragion veduta l'azzardo di portare in edicola una fanzine già esistente, "Fumo di China", facendola diventare la prima rivista di informazione e critica sul fumetto. Ribattezzammo la casa editrice Nuove Edizioni 50, ragione sociale condensata in Ned 50. La nostra incoscienza fu premiata, perché riuscimmo a tenere la rivista (e la "sorella" uscita dalla sua costola, l'Annuario del Fumetto") in edicola per dieci anni con i conti in pari prima che la stanchezza ci spingesse a cederla a nuovi gestori, la banda riminese di Cartoon Club che continua ancora oggi a pubblicarla ed è arrivata proprio in queste settimane al ragguardevole traguardo del 200esimo numero da edicola.

Dark n.3001Dark tav matitaDark pag.13001

D:  Nel 1992 esce “Dark”, in coproduzione tra NED 50 e Granata Press; qui viene pubblicato il mio primo lavoro professionale, le inchiostrazioni delle tavole di Alfio Scalisi (sul n.3 marzo 1992 e 4 giugno 1992). Cos’era “Dark”? Come eri arrivato alla collaborazione con la Granata Press di Luigi Bernardi?


R:  "Dark" ero un albo in formato comic book, figlio del fenomeno Dylan Dog. Decisi a tentare altre strade editoriali accanto a quella della rivista di critica, io e miei soci tentammo questa via "non bonelliana" alla moda del momento, e per l'occasione mi inventai questo gruppo di giornalisti-cacciatori del paranormale. Consapevoli di non avere le spalle abbastanza grandi per affrontare le tirature richieste dall'operazione, coinvolgemmo nell'operazione la Granata Press degli amici Bernardi e Ghiddi. Devo confessare di non aver gestito al meglio l'operazione. Stretto fra gli impegni professionali, la cura editoriale di "Fumo di China" e la famiglia, non potei dedicare a "Dark" il tempo e l'attenzione che avrebbe richiesto. E l'operazione naufragò rapidamente.

D:  La domanda a cui volevo arrivare dal principio: ma noi come ci siamo conosciuti? Perché mi hai preso a lavorare come inchiostratrice? Ricordo che ero ancora molto acerba rispetto a un tipo di inchiostrazione “realistica”, avevo realizzato sì dei fumetti (usciti su Schizzo) ma erano roba un po’ particolare, disegnata con stile personale. Col senno di poi mi sembra che tu mi abbia dato molta fiducia (cosa per cui non smetterò mai di ringraziarti).

R:  Beh, non ho ricordi così precisi da metterci la mano sul fuoco, ma mi sembra che fu il suddetto Roberto Ghiddi a farmi il tuo nome e a mandarti da me, suppongo dopo che tu eri andata da lui a Bologna a far vedere i tuoi lavori. Ricordo invece benissimo il tuo arrivo in redazione, in via Berna, a Milano. Eri molto timida, ma i tuoi disegni erano invece "decisi", e mi piacquero moltissimo. Una dote che penso di potermi riconoscere è quella di avere "fiuto" per il talento altrui (credo di essermi sbagliato raramente, nel giudicare le possibilità di un principiante. Forse mai), e in te lo vedevo con molta forza. Però era un tipo di disegno che non si adattava al progetto che in quel momento (stupidamente, col senno di poi) volevo più "banal-realistico", e ti dissi che perciò non potevo farti lavorare. Tu ringraziasti e uscisti, suppongo molto delusa. Io in quel momento ci stavo malissimo, perché non meritavi di essere messa alla porta. Così mi inventai su due piedi la faccenda dell'inchiostrazione, di cui effettivamente c'era bisogno, riaprii la porta, ti richiamai indietro e ti proposi quel tipo di collaborazione. Che poi ha avuto tutti i felici sviluppi che sappiamo.

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D:  Ricordo ancora con piacere le giornate in cui passavo alla NED 50, che era situata in un seminterrato; era nei pressi di Inganni, se non sbaglio. E’ stato lì che ho anche incontrato Davide Castellazzi, Federico Memola, Maurizio Rosenzweig: cosa facevano costoro in quel periodo, lì?

R:  Beh, Memola e Castellazzi sono stati due dei redattori-tuttofare di "Fumo di China". Rosenzweig era, come te, un aspirante autore, di cui pubblicammo un paio di storielle sulla rivista, e che poi mi fece anche le matite di uno "Shanna Shokk".

R:  Subito dopo “Dark” arrivo a disegnare degli episodi di “Billiteri” per “L’Intrepido” (dic. 1992-ago 1993) - e questa volta ricordo che sei stato tu a farmici arrivare, giusto?

R:  Sì, mia moglie lavorava alla Universo e conoscevo alcuni redattori. Conoscevo anche Sauro Pennacchioli, e quando fu accettata la sua proposta di "rinfrescare" la storica quanto vetusta testata, oltre a chiedermi di creare una serie ("Turma" coi disegni di Fabio Valdambrini) mi domandò anche nomi di giovani valenti da mettere al lavoro sul settimanale. E io gli feci il tuo, quello di Enoch, di Alberti ecc.
[continua nella seconda parte, qui]  

Cliccare sulle immagini per ingrandirle, oppure solo sulla prima e andare avanti con le frecce. Copyright© immagini di Marcello Toninelli e degli aventi diritto.
L'ultima tavola di Billiteri si può vedere a colori qui.

10 commenti:

  1. Risposte
    1. è una storia bellissima; in più riprese. Che non so spiegare (ma non ce n'è bisogno, no?).

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    2. Eh, non ci pensavo che potesse essere una storia "bella" anche per chi non si occupa di fumetti...

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  2. ah, ah... grande Marcello, una pasta d'uomo! Ti vedo, aprire la porta e suonare beethoveniamente il Destino per Patrizia: "Ferma! Aspetta! Ci sarebbe una cosa..."

    dovresti scrivere un libro di memorie, altro che bei romanzi mal distribuiti ;-)

    un abbraccione a entrambi!
    Loris

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    1. L'idea non è male, un libro di memorie scritto da Marcello sarebbe davvero interessante!

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  3. Quanta roba succulenta sul fuoco!!!
    Aspetto trepidante la seconda parte dell'intervista.
    Quelle tavole di billiteri sono stupende. Quanti ricordi :)

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    1. Ciao Luigi, grazie. Entro 2-3 giorni pubblicherò la seconda parte.

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  4. Io acquistai Dark... ancora mi chiedo a che pro la sportellata al gatto... ohibò!

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    1. Credo me ne avessi già parlato, accidenti; non ricordavo, altrimenti l'avrei chiesto a Marcello!

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