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giovedì 22 marzo 2012

Il mio esordio da fumettista: intervista a Marcello Toninelli - parte 2

Seconda parte dell'intervista a Marcello Toninelli - qui la prima parte.

D:  Nel 1993 escono sul “Giornalino” 4 storie di “Agenzia Scacciamostri” in cui mi hai fatto disegnare le matite. Ricordo che mi sono divertita parecchio, anche perché la serie mi piaceva molto; quando l’hai creata, e come? Se non sbaglio tu mi davi la sceneggiatura e una bozza delle tavole, poi io ti portavo le tavole a matita, abbastanza pulite da quel che vedo dalle poche fotocopie che mi sono rimaste: è così?

R:  Dopo essermi inutilmente proposto come autore al Giornalino al tempo in cui responsabile dei fumetti era Claudio Nizzi (mi disse che il mio disegno non era adatto per il loro settimanale, né quello realistico, né quello delle strisce umoristiche), fui chiamato a collaborare da Gino D'Antonio (ne aveva preso il posto quando Nizzi era andato a lavorare in Bonelli) che aveva visto alcune mie storie sulla succitata "Fox Trot". Prima mi affidò qualche "finalino", come lì chiamano le storie autoconclusive. Poi proposi la serie, e l'accettarono subito. Dopodiché lo stesso D'Antonio propose al direttore anche il mio Dante, la Divina Commedia a fumetti. Don Tom(maso Mastrandrea) fu entusiasta della proposta. "Sono dieci anni che cerco il modo di portare la Commedia sul Giornalino!" mi disse tutto felice. A dimostrazione di quanto fiuto avesse Nizzi nello scegliere i collaboratori. Tornando all'Agenzia Scacciamostri (o professor Van Der Groot come l'ho sempre chiamata io), sempre indaffarato su mille fronti come ero, non sempre riuscivo a tenere il ritmo richiesto, così pensai di chiederti di aiutarmi a fare le matite di qualche episodio. Però non ricordo di averti fatto "bozze", ma solo normali sceneggiature.
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D:  Nel 1995 esce “Ossian”, la miniserie scritta da Martino Barbieri e pubblicata dalla Star Comics. Questa serie formato pocket era una delle tre serie assieme a quella di “Sprayliz” di Enoch e la tua “Shanna Shokk” - se non sbaglio tu ne avevi la cura editoriale (giusto?). Come sono nati questi progetti?

R:  Fu Cavallerin a telefonarmi. Io non lavoravo più per Bonelli, e lui mi chiese di creargli un bonelliano. Io gli feci (sbagliando di nuovo? Non lo sapremo mai) la controproposta di albi tascabili (in quel momento la Granata Press stava proponendo in quel formato "La Bionda" di Saudelli). E ne mettemmo in cantiere appunto tre: Sprayliz di Enoch, il mio Shanna Shokk e Ossian. Tanto per rovinarmi ancora un po' la vita, mi presi anche l'impegno di supervisionare la realizzazione di tutte e tre le serie. Shanna Shokk era una serie umoristico-fantascientifica, una specie di Alan Ford dello spazio.

D:  Per me questa è stata l’esperienza più importante fino a quel momento, ho dovuto rispettare scadenze, disegnare con una certa velocità molte tavole, disegnare anche le copertine (una cosa che non mi è più capitata, e che mi è piaciuta molto!). Di “Shanna Shokk” purtroppo sono usciti solo 4 numeri. A me piaceva molto e mi dispiace non abbia avuto un futuro; vuoi parlarcene un po’?

R:  Con la Star avevamo un contratto per dodici numeri di ogni serie, successivamente abbassati a otto, mi pare. Le vendite, purtroppo, non andavano benissimo. Barbieri e Enoch chiesero comunque il rispetto del contratto e li fecero tutti. Io, con Don Tom che mi pressava per avere con maggiore continuità i miei lavori, quando l'editore Bovini mi disse che le vendite erano bassissime, decisi di non insistere inutilmente, e accettai di far chiudere la testata al quarto numero, anche se mi vennero pagati regolarmente anche i due numeri di scorta già prodotti nel frattempo. La serie di Shanna aveva qualche buono spunto, e forse in un altro momento o in un altro contesto (e se avessi potuto ragionarci sopra con maggiore calma di quella che avevo all'epoca) avrebbe anche potuto funzionare. Ma è inutile piangere sul latte versato.
Peccato che nessuno ti abbia più fatto fare copertine. Quelle di Ossian erano bellissime.
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D:  Nonostante tu non sia più un giovincello (scusa eh!) non sei per niente diffidente rispetto alle nuove possibilità del digitale: molti tuoi fumetti si trovano in versione app, pronti per essere acquistati e scaricati. Vuoi parlarci di questo rapporto con il supporto digitale? Cosa pensi del futuro del fumetto rispetto a questa forma di pubblicazione?

DANTER: Beh, io non sono quello che si dice una persona appassionata di tecnologia. Già installare un videoregistratore per me è sempre stato un dramma. Se sono riuscito a restare attaccato al treno del computer, è per merito dei conti in rosso di "Fumo di China". Per farli quadrare, infatti, ci decidemmo a passare al desktop publishing che, tagliando fuori un paio di figure professionali, ci permise di ritornare rapidamente in pareggio. E, intanto, io ho cominciato a smanettare un po' coi Mac. Sono tuttora negato per la tecnologia, ma ho imparato comunque quanto basta per restare in linea con le richieste dell'editoria attuale che ormai ragiona completamente in termini digitali... e dove non arrivo da solo, ho per fortuna due figli che invece parlano coi computer da pari a pari. Dopo molte titubanze, recentemente ho deciso anche di provare a vendere alcuni miei lavori sul mercato del digitale, affidandoli a una piccola struttura, la ManFont, che si occupa di "lavorarli" e fornirli alla distribuzione. Nei confronti di questa nuova frontiera dell'editoria ho al contempo titubanze e entusiasmi. I timori vengono dal fatto che le nuove generazioni ormai sono abituate a "scaricare" tutto gratuitamente. Per un autore, questo significa la morte professionale, ovviamente. Gli entusiasmi invece vengono dalle possibilità di autogestione che il digitale offre agli autori e, in un futuro non lontano, potrebbe anche rendere inutile la figura dell'editore, almeno come la concepiamo oggi. Insomma, diciamo che sto a guardare, immergendo ogni tanto l'alluce nell'acqua della tecnologia per sentire se è fredda, o se si può già rischiare di fare il bagno. Mi incuriosisce anche il fatto che la tecnologia potrebbe cambiare proprio il modo di fare i fumetti, offrendo al nostro linguaggio possibilità narrative-illustrative fin qui inesplorate. Finora tutti i ragionamenti che ho fatto con un amico programmatore, portano solo a una "cartonanimatizzazione" del fumetto, che ovviamente non serve a niente, ma qualche primo pensiero su come arricchire il racconto fumettistico grazie al digitale incominciamo quantomeno ad "annusarlo". Vedremo se il nostro cervello, o quello di altri, ci farà fare qualche passo in quella direzione. Resta il fatto, comunque, che il fumetto è  una forma narrativa, e questo non cambierà. Inoltre, quale che sia la tecnologia che lo distribuisce e il modo in cui viene fatto, un fumetto per avere motivo di esistere dovrà sempre e in ogni caso essere ben scritto, ben disegnato, interessante e originale quanto basta da spingere qualcuno a pagare per leggerlo. Altrimenti, finisce tutto.

D:  Da poco è uscita una serie di episodi della tua serie “La classe perduta“ disegnata da Frosi e pubblicata su “Il Giornalino”; quali sono gli altri tuoi fumetti pronti per essere pubblicati o che stai disegnando? Progetti per il futuro?

PSposi001R:  Sempre per il Giornalino scrivo le sceneggiature della serie "Le fiabe sbagliate di nonno Nedo", affidate a diversi disegnatori. Per il resto, oltre alla scrittura di romanzi che vorrei intensificare, mi occupo prevalentemente di strisce umoristiche, che i miei lettori hanno dimostrato negli anni di prediligere rispetto ad altre mie produzioni. Al momento realizzo le strisce di "Capitan G" sempre per il Giornalino, "Tinì Trantran" e "Rokko Cipolla" per Gazzenda, l'agenda scolastica della Gazzetta dello Sport, "Renzo e Lucia, i Promessi Sposi a fumetti" per Fumo di China, il panel satirico "Il Peggio Evo" per Panoramitalia, rivista trilingue di Montreal, e le vignette del gabbiano Boiadé per il quotidiano online QuiLivorno.
Sto anche lavorando a un paio di progetti per la Francia con un disegnatore... conosciuto su una testata che hai frequentato anche tu! Per scaramanzia, non aggiungo altro.

Be', un grosso in bocca al lupo a Marcello e un ringraziamento speciale per avermi concesso del tempo per questa bella intervista.
Qui un link con un po' di suoi personaggi umoristici usciti durante questi anni, qui il link alla app che contiene la versione digitale del primo volume di "Berlustory", qui quella che permette di scaricare "Strip Wars", la divertente parodia di "Guerre Stellari".
Le due strisce di Marcello qui sopra postate sono tratte da "Dante. La Divina Commedia a fumetti" e da "Renzo e Lucia: I promessi sposi a fumetti".
La tavole di "Agenzia scacciamostri - Prof. Van Der Groot" sono tratte da "Varco al centro della Terra" pubblicato su"Il Giornalino" N. 17 del 28 apr. 1993. Il n. 2 di Ossian è del Giugno 1995, le due tavole in BN sono tratte da lì.

Copyright© immagini di Marcello Toninelli e degli aventi diritto.

2 commenti:

  1. Stupendo. Complimenti sincerissimi a Toninelli e al pezzo di storia del fumetto che si porta dietro e complimenti a Patrizia che ci ha regalato questo spaccato davvero interessante.
    In ogni caso ricordo i quattro numeri di Shanna Shokk davvero con nostalgia e come una serie che avrebbe meritato ben altra attenzione rispetto a quanta gliene venne riservata all'epoca. Ma non si sa mai, no? Un giorno potrebbe tornare ;)

    P.S.: Non ho mai leggo Agenzia Scaccia Mostri, ma le vostre tavole a 4 mani sono stupende.

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  2. Grazie Luigi, anche io tifo per un ritorno in qualche maniera di Shanna Shokk, come dici tu non si sa mai:)
    La serie del Professor Van Der Grot era rivolta sì al pubblico giovanile de Il Giornalino ma era molto godibile anche per i più grandicelli - a me poi piaceva davvero tanto.

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