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Attenzione: NON faccio scambio link e banner - grazie! Vendo tavole originali dei miei lavori bonelliani e realizzo disegni su commissione (per info p.mandanici@gmail.com)



venerdì 4 ottobre 2013

Intervista al disegnatore Stefano Martino

"Nosferatu" vol. 1 - ©Peru/Martino - ed.Soleil - 2011
Stefano Martino è un disegnatore che è riuscito a lavorare per Bonelli, per i francesi e per gli americani: non male!; soprattutto adopera il digitale per il suo lavoro, ed è anche per questo che
gli ho rivolto delle domande.
Una delle sue ultime collaborazioni con la Bonelli riguarda Nathan Never (l'albo n. 263), altre ce ne saranno; in questo periodo è impegnato in progetti con lo sceneggiatore Olivier Peru con cui ha collaborato per la serie "Nosferatu" pubblicata da Soleil (qui un'intervista a questo autore dove si possono trovare due bozzetti e poi due tavole in B/N di Stefano Martino).
Altre illustrazioni e disegni potete trovarli sul blog di Stefano, qui.

Patrizia:
Ciao Stefano, è difficile riassumere la tua carriera artistica, molto varia e interessante, mi aiuto con un paio di link – uno in particolare che conduce alla tua scheda biografica in Bonelli, in cui hai lavorato dal 1997 disegnando per “Zona X”, “Jonathan Steele”, “Legs Weaver” e “Nathan Never”, l'altro invece porta a un elenco dei tuoi lavori dal 1997 al 2009.
Quando hai iniziato a lavorare per l'editoria straniera? E cosa hai fatto da allora fino ad oggi?

Stefano Martino:
Ho lavorato per la Moonstone in un soggetto di Matherson, per la IDW in comics tratti da serie televisive come Doctor Who o Angel o addirittura con George R.R.Martin in Doorways in una miniserie tutta mia di 4 numeri,  per la Dynamite in un numero di John Carter e finalmente  per la Dc comics l'anno scorso in 4 tavole di Ravagers e 4 tavole per Catwoman; il discorso americano è iniziato nel 2007, se non ricordo male, ma dopo le recenti esperienze non so se andrò avanti…sto aspettando però con ansia mi diano un fill in per Judge Dredd (IDW) uno degli eroi della mia infanzia…

P:
Come mai dubiti che continuerai a lavorare per gli americani? Che tipo di problemi hai avuto?

SM:
Innanzitutto il ritmo di lavoro è indiavolato, in alcuni casi si parla di 23 pagine al mese matite e chine e bisogna essere veramente preparati ad un ritmo così…ma in realtà ho avuto il problema più semplice e basico che possa esistere: immense difficoltà a farmi pagare.
Poi mi hanno pagato, ma con 6-7 mesi di ritardo e neanche delle scuse, non è per me accettabile; inoltre le correzioni realizzate da DC comics sono state semplicemente senza senso (cosa peraltro notata anche in alcune recensioni in rete). Un esempio: perché Catwoman ha la camicia di forza, poi la rompe per uscire dalla cella e poi se la rimette e poi se la toglie? (ovviamente la sceneggiatura originale di Ann Nocenti era coerente…).
Poi, sopratutto, se consegno delle tavole matita e china, perché mi si pagano solo i layout? “Perché le correzioni non le hai potute fare tu”, mi si risponde, “perché non eri disponibile” (ero  occupato con il trasloco, comunicata la data addirittura due mesi prima).
Le correzioni? cioè una faccina leggermente diversa e questa scemenza della camicia di forza che era meglio lasciarla com'era? le chine, tra l'altro sono identiche o pressoché identiche alle mie (basta mettere le tavole originali e quelle rifatte una a lato dell'altra…)… ma le avete fatto ricalcare da un altro…quindi che diavolo avete fumato? insomma, capisco che ho una professionalità già troppo oltre per gente che lavora così.
Questo per quanto riguarda la DC comics.
Per la IDW invece non ho nulla da dire, si sono comportati bene e mi hanno pagato il giusto e in orario; se dovessi tornare a lavorare per il mercato americano sarebbe con loro, senza dubbio. Adesso però sono così preso da presenti e futuri progetti tra Soleil e Bonelli che la vedo difficile, anche fosse solo per una questione di tempo.

P:
Leggo nella scheda della Bonelli che nel 1992 hai frequentato un corso di grafica editoriale, e da allora credo che non hai più smesso di avere familiarità con il computer: quand'è che hai iniziato a sfruttare il pc per il tuo lavoro come fumettista?

SM:
Già nel 96 creavo i miei propri retini… non applicandoli in forma digitale però!, creavo delle texture a punti, le stampavo su pellicole autoadesive trasparenti e le applicavo come fossero normali letraset…un lavoraccio; per di più la colla di quei film trasparenti non era nemmeno tanto buona e si accartocciava dentro il calore della stampante. Adesso, se uso retini, è tutto molto più facile, elegante e rapido. Ho smesso di utilizzarli, ovviamente; mai sottovalutare il lato masochista di un disegnatore.


P:
Immagino che in tutti questi anni si sarà evoluto il tuo modo di lavorare (mi riferisco ai fumetti soprattutto), anche tecnicamente: che strumenti usavi ad esempio quando disegnavi le storie per Zona X e  Jonathan Steele?

SM:
In realtà il metodo è quasi lo stesso: all'epoca di Zona X usavo matita 2b, pennini e pennelli con inchiostro di china e i famigerati retini. Adesso ho sviluppato un metodo digitale che è la trasposizione esatta di quello che facevo prima: perché? perché così non getto alle ortiche 18 anni di esperienza :-) quello che è cambiato è che ho studiato molto anatomia e i volti…ma questo ben poco c'entra con un computer.

P: Quando hai iniziato ad usare il computer per intervenire (o disegnare) sulle tavole a fumetti che programmi usavi? E che programmi usi adesso? Come si è evoluto il tuo modo di disegnare in digitale?

SM:
Il passaggio dal mondo cartaceo a quello digitale è stato completo e si è risolto tutto nel giro di un mese; già studiavo la forma di poter fare tutto il processo in digitale da un paio di anni, ma sempre ero bloccato dai software che non mi offrivano la velocità a cui ero già arrivato con procedimenti normali: Painter era troppo complesso, Photoshop non mi garantiva la possibilità di tracciare linee prospettiche con le irregolarità tipiche di un passaggio a china tradizionale (il che rende tutto molto più freddo e innaturale) e Manga Studio, il favorito di molti, mi risultava…lento. Poi è uscito Sketchbook  e vedendo il video di presentazione ho compreso che era proprio quello che cercavo; un mese dopo già facevo squadratura della pagina, layout, matite e chine tutto in digitale.
Bisogna anche ricordare che prima di comprare una Cintiq tutto questo sarebbe stato impensabile per me.

Metodo di lavorazione con Sketchbook Pro - ©Stefano Martino
P:
Noto che molti disegnatori si trovano bene con la Cintiq e nessuno ha mai accennato al problema che ho incontrato io usandola per un paio di giorni (un prestito): la punta della penna ottica non coincide del tutto col segno che poi appare sullo schermo – c'è come una sorta di piccolissima distanza dovuta alla pellicola dello schermo. Questo gap mi confonde molto e mi mette a disagio, data la natura “mimetica” della Cintiq in cui si cerca di ricreare il tipo di rapporto che c'è con la carta; per questo preferisco la distanza apparentemente meno naturale tra tavoletta grafica classica e schermo.
Tu dunque ti trovi bene con la Cintiq: che modello hai?

SM:
Ho una Cintiq 21 pollici di un paio di anni fa e non è in hd come gli ultimi modelli. Quella distanza tra schermo e penna effettivamente disturba giusto la prima settimana poi ci si abitua facilmente; anzi, la verità è che ci si chiede, nel giro di un mese, come si viveva senza :-)

P:
Vantaggi e svantaggi del digitale nel fumetto e nell'illustrazione – a tuo parere.

SM:
Avendo trasportato da carta e matita a digitale lo stesso metodo di lavoro, devo dire che il tempo di produzione è…rimasto lo stesso! ma posso fare nello stesso tempo una tavola più ricca, particolareggiata e raffinata - voglio dire…posso cancellare la china quante volte mi pare! già solo questo ne vale la spesa :-) inoltre questo punto è realmente importante perché mi ha permesso di "sciogliermi", di lasciarmi andare a sperimentazioni senza il timore di rovinare ore di lavoro o di costringermi a tonnellate di bianchetto.
Lo svantaggio principale è che non esistono originali e che certe tecniche risultano ancora "freddine" rispetto alle controparti "analogiche"…ma è più una limitazione mia che dello strumento, credo. Un altro problemino (ma è più un dilemma di abitudine) è che le linee tracciate non hanno la definizione visiva che hanno in manga studio in certi gradi di zoom anche se poi il risultato finale è esattamente lo stesso; diciamo che mentre ci si lavora quello che si vede è leggermente diverso dal risultato finale ( decisamente migliore).

P:
Tu che lavori anche per case editrici estere quali sono le differenze più evidenti nelle modalità di lavoro rispetto all'Italia?

SM:
Nessuna differenza rilevante; la lingua gioca dei brutti scherzi a volte. Cercare di capire una sceneggiatura è a volte un' impresa già nella propria lingua natale! sopratutto i riferimenti alla cultura popolare come tv, musica e cose così; prima era un incubo, meno male che adesso c'è Google.
Comunque se si è capaci di fare fumetti e raccontare bene, cambiano solo i formati della gabbia e poco più; con gli americani c'è un taglio più spettacolare, più ravvicinato, con i francesi invece si tende alla narrazione più verbale….Ma sono solo teorie; poi esistono bande dessinée d'azione spettacolare e comics americani verbosi e lentissimi.

P:
Veniamo adesso a Sketchbook Pro, il programma di cui abbiamo parlato un po' nei nostri messaggi su Facebook: mi hai scritto che lo usi da due anni nel lavoro, puoi spiegare in che modo?

SM:
Innanzitutto uso un Macintosh e non un Pc; sono passato dal Pc al Mac per problemi di affidabilità e non me ne sono mai pentito.
In secondo luogo, ho passato ore e ore a "crearmi" col programma  le MIE matite e le MIE chine, il più fedeli possibile a i risultati che ottenevo precedentemente. si parla di ore e di prove su prove, ma è tutto tempo che vale la spesa.

Adesso il processo:
passo uno, creo la gabbia (guardando la sceneggiatura che tengo a lato) con un programma che si chiama Comics Life e salvo l'immagine delle vignette vuote in tiff a 400 dpi; potrei farlo con Sketchbook  ma è più veloce ed immediato con Comics Life e mi permette di conservare le misure e i formati differenti passando da una tavola francese a una americana senza perdere tempo in misure e corbellerie varie.
Passo due: apro l'immagine con Sketchbook Pro 6, aggiungo un livello e su questo faccio il layout, cioè riempio le vignette con gli spazi occupati dalle figure, i protagonisti e la posizione delle inquadrature (come da esempio).
Passo tre: riduco l'opacità del livello del layout fino al minimo visibile in modo da ottenere delle linee guida che non mi confondono quando farò le matite; quindi aggiungo un livello e su questo eseguo le matite.
Passo quattro: elimino il livello del layout e riduco l'opacità del livello delle matite, così da non confondermi quando eseguo il ripasso a china.
Passo cinque: eseguo il ripasso a china, elimino il livello delle matite (quindi niente sgommatura e tavole rovinate) e unisco tutti i livelli (cioè i due rimanenti, le chine e le vignette vuote).
L'ultimo passo è con Photoshop, apro la tavola (che ho salvato in tiff o in psd, per comodità) e trasformo la pagina a colori (perché Sketchbook la produce a colori, anche se si lavora solo in bianco e nero) in b/n senza tonalità di grigio, in modo da avere (per la stampa Bonelli è importante) solo bianco e solo nero.
Il procedimento è tutto qua, e visto che il programma offre la possibilità di usare china bianca sul nero, degli ottimi righelli che funzionano in modo molto simile a quelli veri cioè potendo tracciare una linea retta che però varia di spessore  a seconda della pressione esercitata, proprio come i vecchi tiralinee.
Insomma credo che chi ha dei dubbi col digitale  perché affezionato ai metodi di lavoro tradizionali con una Cintiq e questo programma se li fa passare velocemente.

Grazie a Stefano Martino per la disponibilità e la gentilezza, e anche per il bellissimo Conan disegnato appositamente!

martedì 1 ottobre 2013

Varie -51

domenica 29 settembre 2013

Creatori (e cercatori) di cose belle

A Roma ci sono i miei amici più cari (oltre che i miei genitori), non è stato facile lasciare tutto e trasferirmi a Milano 22 anni fa (dove non conoscevo nessuno - a parte la persona che mi ospitò i primi mesi).
Due di questi amici più cari li ho conosciuti frequentando l'Accademia di Belle Arti, e da allora cerco sempre di vederli quando torno a Roma.
Di Anna Retico avevo già segnalato mesi fa il suo account Instagram e le sue bellissime foto scattate in giro per Roma, dove con il suo senso dell'inquadratura e dei colori riesce a rendere interessante qualsiasi cosa; le foto qui presenti ritraggono invece alcune delle collane, braccialetti, anelli e orecchini che Anna crea grazie al vetro, alle varie plastiche e anche a materiali riciclati che adopera (ad esempio i fiori rossi che si vedono sospesi nella prima foto sono pezzi di bottiglie di plastica).




©Anna Retico - www.annareticodesign.it
Le sue creazioni sono state esposte al negozio del Moma di New York e tra poco saranno visibili anche al negozio del Palazzo delle Esposizioni di Roma.
Anna lavora da sola nel suo piccolo negozietto di Trastevere (in Vicolo de' Cinque 13), mi piacerebbe che un giorno potesse assumere un aiutante e magari andare a stare in un luogo più confortevole per il suo lavoro (Anna decora con stencil anche tende e stoffe in generale).
Un altro mio caro amico è marito di Anna e si chiama Mauro Rossi: lui realizza dipinti, murales a trompe l'oeil o a grottesche, decorazioni, e bellissimi acquerelli di cui potete avere qualche esempio sul suo blog di schizzi e disegni dal vero, Quelchevale.

Quadri di Mauro Rossi esposti nel laboratorio di Trastevere (Vicolo de' Cinque, 13)

Due illustrazioni di André Édouard Marty
L'ultima passione di Mauro è quella di scovare libri illustrati della prima metà del secolo (specialmente francesi) dove si possono trovare esempi molto belli di linea chiara - due di questi li vedete qui in foto, le illustrazioni sono di André Édouard Marty.
Adesso Mauro legge molti meno fumetti, ma una volta erano un nostro comune argomento di conversazione (è a lui che ho regalato questo).
Il figlio di questa coppia creativa non sembra voler seguire le orme dei genitori, ma ha una grande passione per la tecnologia e i computer; di lui pubblico una bella foto "artistica" realizzata con un Nexus 7 che non aveva mai preso in mano (ci ha giocato un po' usando la funzione "Foto panoramica"; per vedere in realtà cosa si può fare rimando a una mia foto del lungolago di Anguillara).


mercoledì 25 settembre 2013

Un giorno a Roma

A Roma ho vissuto per  18 anni; di questa grande città conosco abbastanza la zona nord e poi il centro, da me molto frequentato  poiché il mio liceo e poi l'Accademia si trovavano lì.
Di quanto ami Roma - nonostante il caos e certe abitudini dei romani - parlerò un'altra volta, il discorso è complesso; nella mia recente visita sono solo potuta passare velocemente in Trastevere e poi in Largo di Torre Argentina e via del Gesù, dove si è svolta la Critical Comics.
Le strade erano piene di turisti, confusione e sole; a un angolo di Largo Argentina ho trovato anche il WiFi pubblico della provincia di Roma, adesso vi si può accedere senza password.
Al centro della piazza c'è un pezzo notevole della Roma antica, messo lì come fosse robetta, con erbacce a crescere (e credo anche danneggiare) in un luogo molto importante della nostra storia. Era così anche ai miei tempi, forse peggio; ho saputo che poi c'era stata una sorta di riqualificazione, ma forse mi sbaglio. Di certo non c'era l'angolino riservato a un'associazione che si prende cura della comunità di gatti che da tempo immemore vive tra i resti romani.
Della 3 giorni della Critical Comics posso dire poco, dato che ho assistito solo al primo incontro del pomeriggio di sabato, quello con Sergio Brancato, Andrea Tosti, Boris Battaglia, e l'intervento scritto di Daniele Barbieri (senza contare gli intervenuti dal pubblico, Ferruccio Giromini, Luca Raffaelli e altri, e la moderazione di Alessio Trabacchini e Laura Scarpa).
Nella CArt Gallery erano esposte alle pareti bellissime tavole originali di Enrique Breccia; sulla parete sopra l'ingresso si poteva intravedere un'opera di Magnus (si vede in una delle foto).
Gli incontri di Critical Comics sono stati filmati con un iPad, e a breve credo saranno messi online (quando avverrà ne darò notizia).

domenica 22 settembre 2013

Un "mio" vecchio Dylan Dog

In omaggio alla nuova conduzione del mensile di Dylan Dog ad opera di Roberto Recchioni ho rispolverato questa illustrazione che realizzai per un caro amico nel 1992 (credo fosse per il suo compleanno).
Questa che vedete è la fotocopia di un disegno realizzato con le solite ecoline e il tratto a pennino (il formato originale è quasi un A3).


sabato 21 settembre 2013

Riposare disegnando


Da pochi giorni sono a casa dei miei genitori, in riva al lago di Bracciano.
Il clima é ottimo, la cucina ancora migliore (mia madre é un'ottima cuoca), e oggi dovrei rivedere dei miei carissimi amici di Roma.
Nel frattempo però non perdo contatto con il gigante di Nathan Never in lavorazione: nell'immagine si può vedere il bozzetto di una tavola. Di solito faccio dei bozzettini preliminari più piccoli, questa volta ho sfruttato la grandezza dell'album da disegno per farne di più grandi e definiti, in maniera che quando disegneró le matite vere e proprie potrò essere un po' più veloce.