Per richieste varie alla sottoscritta: non cerco lavoro, non faccio scambio link e banner, vorrei che le richieste di "amicizia" e di "contatti" fossero accompagnate da presentazioni - grazie!

domenica 18 marzo 2012

Il mio esordio da fumettista: intervista a Marcello Toninelli (parte 1)

 
Se avete letto il post  della chiacchierata con Massimo Galletti saprete che il mio vero esordio come fumettista professionista avviene grazie a Marcello Toninelli, "il tuttofare dei fumetti" - come lui si definisce più avanti nell’intervista.
Il racconto del mio primo incontro con Marcello (che io proprio non ricordavo) dipinge una scena quasi da film, dove il "Fato" sembra  metterci lo zampino: chissà come sarebbe andata la mia vita se fossi andata via dalla sede della Ned 50 senza nessun incarico utile per quella casa editrice...domanda oziosa, non solo perché non c'è possibilità di ripercorrere diverse linee temporali alternative, ma anche perché forse sarei finita lo stesso a disegnare fumetti, magari tentando altre strade, più tortuose, più lunghe; e magari no: chi può dirlo? E comunque non credo né al "Fato" né a coincidenze misteriose: spesso si tratta di fortuna, di occasioni, di scelte casuali; in ogni caso l'unico essere che mi sento di ringraziare per come ho iniziato la mia carriera è Marcello Toninelli, che non mi aveva mai visto e che dopo un'occhiata alla mia cartellina ha deciso di darmi un'opportunità.
Marcello è un fumettista di grande esperienza e che lavora in questo campo da tantissimi anni: mi è sembrato giusto chiedergli qualcosa del suo lavoro e della sua lunga carriera, illustrando questo e il prossimo post con alcune delle sue creazioni (oltre che con le mie). Altre notizie e approfondimenti potrete trovarli sul sito degli Audaci, dove Marcello è stato da poco intervistato in maniera più professionale e completa.

Intervista a Marcello Toninelli

D: Ciao Marcello, vorrei che ti presentassi brevemente ai lettori del mio blog, soprattutto che dicessi da quanto tempo lavori nel campo dei fumetti - scrivendoli e disegnandoli.

R:  Credo che l'unico modo di descrivermi sia: sono un tuttofare dei fumetti. Nel corso della mia già lunghissima carriera ho rivestito infatti il ruolo di matitista, inchiostratore, sceneggiatore, autore completo realistico e umoristico, copertinista, editore, redattore, grafico, direttore, coordinatore editoriale, traduttore, letterista, giornalista e critico... se non dimentico qualcosa. In più ho fatto l'illustratore pubblicitario, scritto saltuariamente per alcuni quotidiani locali e terminato due romanzi, uno già pubblicato e l'altro... incrocia le dita per me! Ah, dimenticavo... ho fatto anche il garzone da un panettiere e lavorato tre anni in banca. Faccio fumetti professionalmente da quando avevo 19 anni, ma ne facevo per conto mio su fogli di quaderno da quando ne avevo 10. E già facevo tutti i ruoli in commedia. La mia casa editrice (che produceva una sola copia di ogni albo... ma ne ho prodotti a decine con un gran numero di personaggi) si chiamava Edizioni Eagle. Che pronunciavo come si scrive, non conoscendo l'inglese.

D:  Ci sarebbe tantissimo da dire sulle tue varie esperienze fumettistiche; da disegnatrice bonelliana mi incuriosisce la tua esperienza come sceneggiatore di Zagor (e delle altre testate per cui hai scritto), molto importante: ce ne vuoi parlare un po’?, magari dandomi anche un consiglio di lettura per le storie che reputi più belle tra quelle da te scritte (io sono stata una lettrice molto saltuaria di Zagor, non so se mi è mai capitato di leggere qualcosa di tuo).

R:  Quando Zagor è arrivato nella mia vita professionale facevo fumetti già da una decina d'anni. Tramite un'agenzia mi fu offerto di scriverne le sceneggiature (Sergio Bonelli aveva abbandonato da un po' di mesi i testi della sua creatura) e per me fu la realizzazione di un sogno che non avevo mai neanche osato sognare. Lettore affezionato del personaggio, conosciuto già al tempo in cui usciva in volumetti a striscia, mi sono immediatamente "immerso" a scrivere. Il primo soggetto fu subito accettato, e per dieci anni lo Spirito con la Scure sono stato sostanzialmente io, avendo scritto la maggior parte delle storie pubblicate. Il mio lavoro era molto apprezzato dai responsabili, che mi chiesero di scrivere sceneggiature anche di altri personaggi: il Piccolo Ranger, Kerry il Trapper, Nick Raider e Dylan Dog.
Le mie storie migliori, e/o a cui sono più affezionato, sono: "L'agguato del mutante" (nn. 217/219); "Duello ai Grandi Laghi" (nn. 223/224); "Viaggionella paura" (nn. 231/234); "La palude dell'orrore" (nn. 241/243) e "La maledizione di Tonka" (nn. 282/284).

Shanna Shokk N.1001ShannapagShannagroup

D:  Come disegnatore umoristico hai trovato presto un tuo stile peculiare, una bella linea chiara non usuale qui in Italia, specie se applicata alle storie più narrative (come ne “L’agenzia Scacciamostri” e “Shanna Shokk”): puoi parlarci dei disegnatori che hanno avuto più importanza nella tua formazione?


R: La mia "linea chiara" è maturata nel tempo... per sottrazione. Non a caso, forse, credo si tratti dello stesso percorso fatto da Roberto Raviola (in arte Magnus), uno dei miei principali punti di riferimento. Anche se poi, avendo letto praticamente ogni genere di fumetti e amando un numero sterminato di disegnatori, direi che nella mia formazione hanno avuto importanza... tutti, dagli americani, ai francesi, agli argentini. Solo i giapponesi sono arrivati nella mia vita di lettore quando il mio stile si era ormai consolidato, altrimenti avrei attinto sicuramente qualcosa anche da loro.

D:  Tra le tue attività editoriali risulta anche la fondazione della NED 50 (e qui si arriva poi al periodo in cui ci siamo incontrati, ormai 20 anni fa!): ci racconti un po’ la sua storia, le sue pubblicazioni, i collaboratori.

R:  La Ned 50 è stata solo la seconda casa editrice che ho messo in piedi insieme ad altri colleghi. Prima c'erano state le Edizioni 50 (il nome dipendeva dal fatto che gli autori-editori erano nati tutti in quel decennio), con le quali avevamo prodotto le riviste "Prova d'Autore", distribuita solo per corrispondenza", e "Fox Trot" che tentò invece la via delle edicole. Quelle esperienze ci servirono per affrontare un po' più a ragion veduta l'azzardo di portare in edicola una fanzine già esistente, "Fumo di China", facendola diventare la prima rivista di informazione e critica sul fumetto. Ribattezzammo la casa editrice Nuove Edizioni 50, ragione sociale condensata in Ned 50. La nostra incoscienza fu premiata, perché riuscimmo a tenere la rivista (e la "sorella" uscita dalla sua costola, l'Annuario del Fumetto") in edicola per dieci anni con i conti in pari prima che la stanchezza ci spingesse a cederla a nuovi gestori, la banda riminese di Cartoon Club che continua ancora oggi a pubblicarla ed è arrivata proprio in queste settimane al ragguardevole traguardo del 200esimo numero da edicola.

Dark n.3001Dark tav matitaDark pag.13001

D:  Nel 1992 esce “Dark”, in coproduzione tra NED 50 e Granata Press; qui viene pubblicato il mio primo lavoro professionale, le inchiostrazioni delle tavole di Alfio Scalisi (sul n.3 marzo 1992 e 4 giugno 1992). Cos’era “Dark”? Come eri arrivato alla collaborazione con la Granata Press di Luigi Bernardi?


R:  "Dark" ero un albo in formato comic book, figlio del fenomeno Dylan Dog. Decisi a tentare altre strade editoriali accanto a quella della rivista di critica, io e miei soci tentammo questa via "non bonelliana" alla moda del momento, e per l'occasione mi inventai questo gruppo di giornalisti-cacciatori del paranormale. Consapevoli di non avere le spalle abbastanza grandi per affrontare le tirature richieste dall'operazione, coinvolgemmo nell'operazione la Granata Press degli amici Bernardi e Ghiddi. Devo confessare di non aver gestito al meglio l'operazione. Stretto fra gli impegni professionali, la cura editoriale di "Fumo di China" e la famiglia, non potei dedicare a "Dark" il tempo e l'attenzione che avrebbe richiesto. E l'operazione naufragò rapidamente.

D:  La domanda a cui volevo arrivare dal principio: ma noi come ci siamo conosciuti? Perché mi hai preso a lavorare come inchiostratrice? Ricordo che ero ancora molto acerba rispetto a un tipo di inchiostrazione “realistica”, avevo realizzato sì dei fumetti (usciti su Schizzo) ma erano roba un po’ particolare, disegnata con stile personale. Col senno di poi mi sembra che tu mi abbia dato molta fiducia (cosa per cui non smetterò mai di ringraziarti).

R:  Beh, non ho ricordi così precisi da metterci la mano sul fuoco, ma mi sembra che fu il suddetto Roberto Ghiddi a farmi il tuo nome e a mandarti da me, suppongo dopo che tu eri andata da lui a Bologna a far vedere i tuoi lavori. Ricordo invece benissimo il tuo arrivo in redazione, in via Berna, a Milano. Eri molto timida, ma i tuoi disegni erano invece "decisi", e mi piacquero moltissimo. Una dote che penso di potermi riconoscere è quella di avere "fiuto" per il talento altrui (credo di essermi sbagliato raramente, nel giudicare le possibilità di un principiante. Forse mai), e in te lo vedevo con molta forza. Però era un tipo di disegno che non si adattava al progetto che in quel momento (stupidamente, col senno di poi) volevo più "banal-realistico", e ti dissi che perciò non potevo farti lavorare. Tu ringraziasti e uscisti, suppongo molto delusa. Io in quel momento ci stavo malissimo, perché non meritavi di essere messa alla porta. Così mi inventai su due piedi la faccenda dell'inchiostrazione, di cui effettivamente c'era bisogno, riaprii la porta, ti richiamai indietro e ti proposi quel tipo di collaborazione. Che poi ha avuto tutti i felici sviluppi che sappiamo.

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D:  Ricordo ancora con piacere le giornate in cui passavo alla NED 50, che era situata in un seminterrato; era nei pressi di Inganni, se non sbaglio. E’ stato lì che ho anche incontrato Davide Castellazzi, Federico Memola, Maurizio Rosenzweig: cosa facevano costoro in quel periodo, lì?

R:  Beh, Memola e Castellazzi sono stati due dei redattori-tuttofare di "Fumo di China". Rosenzweig era, come te, un aspirante autore, di cui pubblicammo un paio di storielle sulla rivista, e che poi mi fece anche le matite di uno "Shanna Shokk".

R:  Subito dopo “Dark” arrivo a disegnare degli episodi di “Billiteri” per “L’Intrepido” (dic. 1992-ago 1993) - e questa volta ricordo che sei stato tu a farmici arrivare, giusto?

R:  Sì, mia moglie lavorava alla Universo e conoscevo alcuni redattori. Conoscevo anche Sauro Pennacchioli, e quando fu accettata la sua proposta di "rinfrescare" la storica quanto vetusta testata, oltre a chiedermi di creare una serie ("Turma" coi disegni di Fabio Valdambrini) mi domandò anche nomi di giovani valenti da mettere al lavoro sul settimanale. E io gli feci il tuo, quello di Enoch, di Alberti ecc.
[continua nella seconda parte, a breve]    

Cliccare sulle immagini per ingrandirle, oppure solo sulla prima e andare avanti con le frecce. Copyright© immagini di Marcello Toninelli e degli aventi diritto.
L'ultima tavola di Billiteri si può vedere a colori qui.
 

lunedì 12 marzo 2012

Il maggiore fatale

So che il web fumettistico è pieno di ricordi di Moebius/Jean Giraud in questo momento - ma come farne a meno? A parte la grandezza dell'artista credo che per tutti i disegnatori che hanno dai 40 anni in su Moebius abbia rappresentato tantissimo, anche per chi si sentiva un po' distante dal suo modo di intendere il fumetto.
Io l'ho adorato da subito in quei primi anni ottanta in cui lo scoprivo sulle pagine di Metal Hurlant; assieme a Pratt e Pazienza rappresenterà la triade mitica della mia giovinezza fumettistica.
Dopo la sbornia western che ebbi da quando seppi tenere una matita in mano fino alla fine delle medie ignorai poi del tutto i fumetti di quel genere - per cui niente "Blueberry" nella mia formazione (ed è un peccato, lo so).
Dopo la visione di "Guerre stellari" (e ancora dopo di "Alien") ci furono per me solo astronavi, alieni, e mondi lontani. Su "Metal Hurlant" lessi per la prima volta "L'Incal", che era una storia scritta da Jodorowsky, ma mi colpirono ugualmente le storie brevi e paradossali scritte interamente da Moebius: disegnate da dio, erano una festa per gli occhi.
Nel 1982 uscì un cartonato con copertina nera della Milano Libri dal titolo "Il maggiore fatale" (che è conosciuto anche come "Il garage ermetico" - titolo sotto cui si può trovare oggi, anche se non so se ci sono tavole differenti).
Ecco, quel modo di disegnare svincolato da ogni necessità di sceneggiatura non l'avevo mai visto, mi sembrò una cosa bellissima e pericolosa insieme - intuivo che solo un grande talento come il suo poteva permettersi quella cosa lì.
Ogni vignetta era un mondo - ci entravi dentro e potevi aggirarti senza sosta, trovando ogni volta qualcosa di nuovo, di inaspettato, o incontrando magari qualcosa che avevi sognato e immaginato.
D'altronde le tavole de "Il maggiore fatale" erano state disegnate due alla volta per lo più, a distanza di tempo, nei ritagli tra un "Blueberry" e l'altro (lo racconta lo stesso Moebius nella bella prefazione), senza avere uno schema o una direzione, in un bianco e nero bellissimo, a volte asciutto, a volte pieno di particolari e tratteggi plastici, meravigliosi.
"Il Garage è quindi un tipico esempio di fumetto senza una sceneggiatura prestabilita... ogni volta che mi veniva la tentazione di rinforzare la linea narrativa e si profilava un finale, buttavo tutto per aria e ripartivo alla ventura... non solo, ma ogni tanto mi capitava di aver dimenticato che cosa avevo disegnato il mese precedente... altre volte, mi ricordavo della scadenza all'ultimo momento e spedivo due pagine improvvisate in una notte... che meraviglia! Il fumetto dunque non è un lavoro serio!..."
"Il maggiore fatale" l'ho letto e riletto, ogni vignetta stampata a fuoco nella mente; quella che qui posto era una delle mie preferite: ci vedevo dentro tantissime storie, una serie anzi, e mi dispiaceva quasi che Moebius non fosse ritornato a raccontare delle "banali" storie con sceneggiatura con quei personaggi lì, di cui avrei voluto conoscere tutto.

Non tutti sanno che Moebius ha fatto studi e bozzetti per alcuni film di fantascienza come Tron, Abyss, Il Quinto Elemento, ma soprattutto Alien. Nel 1982 acquistai un bel volume che raccontava con tante immagini "La storia di Alien", e all'interno c'erano tra le altre cose dei disegni di Moebius (qui postati).

Confesso che dagli anni novanta in poi ho seguito pochissimo Moebius, dopo il ciclo di Edena (che già mi lasciava un po' perplessa) non riuscivo più a farmi coinvolgere dai suoi pur bellissimi disegni, a volte quasi astratti. Tempi diversi, sguardi diversi. Immagino che adesso vedrei le sue produzioni più slegate al fumetto con rinnovato interesse - ci vorrebbe davvero una sua grande mostra, poter vedere i suoi lavori dal vivo (ne ho visti anni fa, ed è un'esperienza grandiosa).
Concludo con qualche link, tra cui uno in cui Sergio Giardo racconta un suo breve incontro con  Moebius - anche per dare una piccola idea dell'uomo; qui dei video che "raccontano" delle storie brevi degli anni ottanta, e qui un piccolo omaggio con vignetta tratta da "Il maggiore fatale".

sabato 10 marzo 2012

Ultime a tema ebook, fumetti e altro

C'è tanto, troppo da leggere; in casa entrano meno libri di carta, ma quelli in digitale aumentano col passar del tempo. Quando vedo in offerta libri che ho nella mia "lista dei desideri" o che penso siano interessanti non riesco a resistere - e sulla mia libreria digitale di fiducia - Bookrepublic - di offerte ne fanno spesso, senza contare i bookpack (da cui mi sto tenendo alla larga!).
Nella mia foga compulsiva all'acquisto mi è capitato recentemente di prendere due copie dello stesso libro nel giro di due mesi (lo so, dovrei preoccuparmi); a dire la verità avevo l'impressione di averlo già, quel libro, ma una superficiale ricerca con Spotlight all'interno del Mac non aveva dato risultati.
Ho scritto una mail all'assistenza di Bookrepublic il giorno stesso dell'incauto acquisto - ed era anche domenica; dopo poche ore mi hanno risposto dandomi un codice per il rimborso, valevole fino a maggio (l'ho già speso comprando il libro di Leo Ortolani, questo; su Comicus un'intervista a Leo).

Sul tema ebook avevo sotto mano diversi articoli che mi sembravano interessanti da linkare, allora ho colto l'occasione per creare uno/a Storify.
Cos'è Storify? La mia è una scoperta recente, grazie alla lettura di un post di jumpinshark - post che contiene un semplice video tutorial di 5 minuti su come usare questo servizio web.
In pratica con Storify incolliamo diversi pezzi di notizie, articoli, foto, video che troviamo sul web e li mettiamo in un certo ordine.
Il mio Storify è molto scarno e poco accattivante, essendo costituito quasi solo da citazioni di articoli, ma volendo con un po' di fantasia si possono creare delle cose anche abbastanza interessanti (qui potete vederne un po' di quelli creati da jumpinshark).
Il servizio è in inglese, ci sono dei bookmarklet e delle estensioni per browser che consentono di "mettere da parte" subito le cose che troviamo navigando sul web; attenzione che può capitare che il bookmarklet non funzioni su certi siti - come ad esempio su quello del Sole 24 Ore; in quel caso l'alternativa è la semplice copia del testo (leggendo il mio Storify si capisce bene la differenza tra il testo acchiappato con il bookmarklet e quello non).

Qualcosa si sta muovendo sul fronte dei fumetti digitali: Lo Spazio Bianco segnala la nuova piattaforma di distribuzione di fumetti digitali "Retina", con la presenza di opere di fumettisti molto interessanti.
Sull'iBookstore della Apple appare una nuova categoria apposita per i fumetti Marvel denominata "Romanzi grafici Marvel" - proprio così; questo appare nella testata di presentazione, poi se si va a spulciare all'interno delle categorie si trova la dicitura "Comics e narrativa a fumetti".
Nella versione americana dell'iBookstore invece sulla testata principale si può leggere "Comics and graphic novels" - un po' più corretto ed esplicito.

E' appena uscito il libro di Paolo Bacilieri "Sweet Salgari", una amorevole e commovente biografia dell'autore del ciclo dei Pirati della Malesia e diversi altri forse meno famosi. Oltre a episodi della vita di Salgari vediamo scorrere le documentatissime e splendide immagini delle città in cui lui visse a cavallo tra ottocento e novecento - Verona, Venezia, Torino.
Il volume è edito dalla Coconino Press - e a proposito ecco qui il loro blog, nato da non molto. Qui invece un bel video dove Bacilieri parla del suo libro mentre ci stava ancora lavorando.
Segnalo anche un bel post di Laura Scarpa, che parla di Sweet Salgari ma non solo.

Anni fa su X-Men Deluxe uscì una serie davvero diversa dalle solite cose Marvel scritta da Peter Milligan e disegnata alla grande da "Madman" Allred: "X-Statix"; adesso potrete acquistare quelle storie raccolte in volumi da Panini/Marvel - il primo è uscito a gennaio, il secondo uscirà a breve.
Anche se non amate le storie con i supereroi sono sicura che vi divertirete lo stesso.

L'angolo del divertimento: lo "Tsunami" Elisabetta Melaranci in attesa del rifacimento di Tim Burton del suo stesso "Frankenweenie" (operazione che non è attesa spasmodicamente proprio da tutti) mette sul suo blog la prima parte del corto (la seconda la si può trovare facilmente su Youtube).

Disma dal Giappone continua a mandarci belle foto e pezzi di sociologia ed etnologia poco accademici: qui posta un video tratto da una trasmissione giapponese che mette a confronto i comportamenti di persone di diverse nazionalità di fronte a una piccola "provocazione" (se siete interessati solo alla parte "italiana" del video andate verso la fine).

mercoledì 29 febbraio 2012

Il mio esordio da fumettista: conversazione con Massimo Galletti



Illustrazione per Avvenimenti - 1991
Come già scritto diverse volte in precedenza su questo blog chi mi ha "scoperto" e pubblicato per la prima volta le mie storie a fumetti, nel 1991, è stato Massimo Galletti nelle vesti di direttore della rivista "Schizzo" (edita dal Centro Fumetto Andrea Pazienza di Cremona).
Nel mio tentativo di ricostruire i miei primi passi nel mondo meraviglioso dei fumetti ho pensato bene di chiacchierare un po' con Massimo attraverso il mezzo di comunicazione più veloce che avevamo a disposizione (escluso il telefono che avrebbe comportato registrazione e "sbobinatura"), cioè la chat di Facebook; dopodiché ho fatto un copia- incolla e un minimo di editing.
Leggendo la conversazione sia io che Massimo citeremo diversi miei fumetti, quasi tutti già postati in questo blog (ho messo i link); le illustrazioni che si vedono a corredo del post sono state pubblicate tra il 1990 e il 1991 su "Avvenimenti", rivista su cui mi "vide" per la prima volta Galletti (e qui ci sono altre illustrazioni similari).
Le circostanze del primo incontro (telefonico) con Massimo Galletti sono alquanto particolari; io ignoravo del tutto chi fosse, ed equivocando il suo particolare modo di parlare lo presi per un maniaco.
C'è anche una spiegazione per questo: la vecchia Telecom (cioè la SIP ) diede alla mia famiglia un nuovo numero di telefono a fine anni 80/inizio 90 - numero riciclato (non ricordo bene se dopo 6 mesi o un anno) e appartenuto a Cicciolina. Per diverse settimane casa mia venne disturbata da uomini arrappati  che oltretutto credevano che i miei mentissero quando affermavano che lì non c'era nessuna Cicciolina: "Dài, su, non fare così...", dicevano ogni tanto alla mia povera mamma. Ok, chiuso aneddoto divertente.

Prima della discussione con Massimo ecco una sua breve presentazione fatta da lui medesimo (è la stessa presentazione che potrete trovare su Lo Spazio Bianco, sito su cui è possibile trovare una sua Top Ten fumettistica del 2010 - credo a breve apparirà quella del 2011).

"Nasce a Cremona (dove risiede tuttora) nel 1960.
A 8 anni compra il suo primo “Corriere dei Piccoli”, lo segue nel divenire “Corriere dei Ragazzi”: due testate che rimangono a tutt’oggi le più importanti per la sua formazione fumettistica, culturale, politica.
In quegli anni ha la fortuna di leggere “Il Puffissimo”, di Peyo: in conseguenza a questa lettura, anni dopo, l’avvento nella società italiana di Silvio Berlusconi non lo troverà impreparato.
 Vive la sua adolescenza negli anni di Linus, Eureka, Il Mago, Alter Alter, la sua adolescenza prolungata negli anni di Orient Express, Frigidaire, Totem. Dato questo background, ha sempre saputo a quali livelli artistici e con quanta profondità sa esprimersi il linguaggio fumetto.
Illustrazione per Avvenimenti - 1991
Nel 1983 fa nascere a Cremona un circolo dell’A.R.C.I. locale dedicato al fumetto, circolo dal quale qualche anno dopo nascerà il Centro Fumetto “Andrea Pazienza”, di cui è tra i principali fondatori.
Dal 1990 al 1995 dirige la rivista del Centro Fumetto “Schizzo”. Tra l’ottobre ’92 e la primavera ’95 costruisce 8 numeri e 3 supplementi di questa rivista che ritiene tuttora la cosa più bella che ha prodotto (figlie a parte). In questi 11 numeri pubblica, tra gli altri, i primi fumetti di Maurizio Ribichini, Patrizia Mandanici, Marco Corona, Andrea Bruno, Gianluca Costantini, Matteo Alemanno, fumetti di Ale Staffa, Roberto Grassilli, Sauro Ciantini, Lorenzo Sartori, le prime traduzioni italiane di Lewis Trondheim.
Negli anni del Centro Fumetto “Andrea Pazienza” organizza anche decine di mostre ed incontri con autori, editori, critici del fumetto. Nel 1995 smette di collaborare col Centro Fumetto “Andrea Pazienza”.
Da allora, sue rubriche e recensioni sono apparse sulle riviste: Blue, Fumo di China, Mucchio Selvaggio, Tank Magazine, Scuola di Fumetto, Touch, Animals.
Nel 1998-99 è stato tra gli animatori della cooperativa editoriale “Rasputin libri”(6 libri: Trondheim, Neaud, Ribichini, Sartori, David B, Baudoin). Ha scritto introduzioni a pochi libri, ma di cui è orgoglioso (di Dave Mc Kean, Gianluca Costantini, Miguel Angel Martin, Mauro Ferrari).
Quando vuole vantarsi sostiene di essere stato il primo a scivere benissimo di Gipi.
Fine delle medaglie. (A Suivre)"

Adesso invece la trascrizione della "chattata" tra me e Galletti avvenuta la sera tra il 25 e il 26 gennaio (tra parentesi quadre le mie precisazioni aggiunte successivamente).


 Patrizia:  Io parto dal fatto che non mi ricordo come sono finita a lavorare con Marcello Toninelli, perché ho l'impressione che tutto risalga a te, ai tempi del mio primo incontro con Schizzo [nel 1991].
Io mica lo conoscevo Toninelli...

 Massimo Galletti: Sì, questa cosa o me l'hai già scritta o te l'ho già letta. Ma io non è che me la ricordo perfettamente.
PS.: quanti anni fa era? Lo Schizzo blu ce l'ho a portata di mano, ottobre 90 [Massimo si sbaglia, la mia storia sullo Schizzo Blu è datata ott. 1992].

 P: Dunque, io sono arrivata a Milano a fine 1991, ma all'inizio non ho contattato case editrici di fumetto, deve essere passato un altro anno. Nel frattempo su Schizzo nel 1992 usciva una mia cosa [“Hotel: geografia”], ma non la prima . Nel 1992 ho inchiostrato "Dark", per Toninelli; ecco, no, il mio primo fumettino su Schizzo è del 1991,"Libri" (Schizzo n. 12).

 Massimo:  Su Schizzo Blu è scritto che già facevi le matite per Toninelli - per "Il Giornalino”, le chine per "Dark", le illustrazioni per "Kaos" di Granata, e che stavi preparando una storia per "L'Intrepido". Era già tutto in moto, mi eri già diventata professionista e sfuggita via, non ti ho acchiappato più.
Schizzo n. 12 - ottobre 1991
 Secondo me ci siamo sentiti e conosciuti nel '90, esatto esatto non ricordo quando ma il come sì.

 P: Sì, era prima, ti ricordi che mi hai telefonato e io ti ho preso per un maniaco?
Avevi visto le mie illustrazioni su Avvenimenti [iniziate a uscire sul settimanale Avvenimenti a partire da fine 1989] e la tavola su Spot, che era del giugno 1990.

 Massimo:   E perché per un maniaco?

 P:  Perché parlavi a bassa voce, ti capivo poco, e mi sembrava strano che mi avessi telefonato:
uno sconosciuto che mi telefonava!

 Massimo:   Eh, non l'ho mica fatto solo con te...

 P: Era una tattica per reclutare fumettiste? Fumettisti?

 Massimo:   Ricordo Andrea Bruno che mi giura e rigiura che lui non sa fare e non farà mai fumetti...

 P: Forse dicendo fumetti pensava alle cose canoniche, mainstream - in effetti lui non li fa, no?

 Massimo:  No no, è che bisogna smuovervi, bisogna cercarvi e tirarvi fuori dai gusci, non sempre ma spesso si, bisogna setacciare tantissimo i mille che si propongono loro ed andare ad aprire i cassetti di quelli che non sono certi.

 P:  Hai sempre avuto talento per questo - e sì, è vero, avevo bisogno di essere sgusciata ai tempi; non pensavo ancora che avrei potuto fare come lavoro la fumettista.

 Massimo: Comunque. Io stavo preparando i "miei" Schizzo, che poi a tutt'oggi sono gli 8 colorati e i tre "Posse" venuti a rimorchio.

 P: Però hai fatto qualcosa anche per quelli precedenti, no?

 Massimo: Ne avevo fatti già quattro in precedenza, ma erano per tenere viva la testata preparando quella ambiziosa che doveva arrivare.

Schizzo Posse n. 1 - Novembre 1993
 P:  Caro ambizioso, ma già tu m'avevi "sgusciato" con "Libri", uscito su uno Schizzo di quelli in bianco e nero...

 Massimo: ...che aveva tutta una sua mappa, un suo percorso, e che si era accorto lungo la strada che esistevano talenti in grado di produrre storie brevi, in alcuni casi anche legate tra loro, che non avevano nulla da invidiare a quelle pubblicate sulle riviste "vere" in voga allora.
Alcuni erano già apparsi da soli, incontrati alle fiere, penso soprattutto a Maurizio Ribichini e Stefano Fabbri, che erano un po' l'ossatura del giornale. Cercando altro avevo allora naso e occhi sempre pronti a fiutare.
Non so perché al Centro Fumetto girasse la rivista "Avvenimenti", se qualcuno se la portava da casa, se la leggevo presso la sede cremonese dell'ARCI, che era proprio al piano superiore...

 P: A proposito ma poi come te lo eri procurato il mio numero di telefono?

Massimo: Avevo telefonato ad "Avvenimenti", spiegando il perché e il percome, e me lo avevano dato. Credo.

 P: Sì, credo sia stato l'unico modo.

 Massimo: "Avvenimenti" era una rivista che dava un grandissimo spazio all'illustrazione, e c'erano davvero molti illustratori bravi. Ma tu eri per me un vero e proprio appuntamento settimanale. Quando non c'eri ero deluso. Mi pareva addirittura una settimana buttata via, un'attesa inutile.
Avevi questo segno grosso, angoloso, certo illustrativo ma anche molto espressivo, e che però non so perché io vedevo perfettamente adatto ad un fumetto.
E io sono un po' così, quando mi esalto e ho in mano qualcosa che posso, in quel caso Schizzo... Piano piano mi sale una cosa che poi arriva il momento e mi dò coraggio e lo faccio, telefono.

 Massimo: E ricordo benino (non ricordo la faccenda del maniaco) che anche tu come Bruno eri stata molto dubbiosa sull'eventualità di poter fare fumetti...[poco ma sicuro, ero davvero pessimista]

 P: Oltre a te chi faceva questa opera di ricerca in giro, per Schizzo?

 Massimo: Quegli Schizzo erano miei, i quattro prima, gli otto colorati e i tre Posse sono roba mia. Quasi in tutto e per tutto, soprattutto i disegnatori. Solo Elettra era già apparsa su un'altra cosa del CFAPaz, tra quelli delle storie lunghe.
Va detto anche che effettivamente c'era già stato il tuo tentativo su Spot, di cui mi avevi parlato e annunciato al telefono (sbaglio o avevano pubblicato una tavola di quelle poi messe in Posse?) [No!]. Spot su cui era apparso anche il nostro Stefano Fabbri. E vari altri che poi pubblicarono qua e là. E soprattutto se non erro ci pubblicò anche Leo Ortolani.

 P: Sì, Ortolani e Frezzato. Su un altro Spot pure Luca Enoch.

 Massimo: Spot era un insertino de L'Eternauta uscito due tre volte [tre] per segnalare esordienti. Era fatto male stampato male e curato male (dopo dico il perché), ma, e vedo che anche tu coi tuoi nomi mi aiuti, è incredibile anni dopo come si vede quanto serva poi a posteriori qualsiasi operazione tesa a lanciare e trovare talento negli esordienti...
 Dico curato male perché  tu mi avevi raccontato come il curatore di Spot (io il nome non lo faccio, se vuoi lo fai tu...) ti avesse rifiutato una storia breve che io ancora oggi amo (e ritengo una delle tue cose migliori, e forse una delle, che so, cinquanta storie brevi italiane migliori di sempre) perché secondo lui non si capiva il finale [in effetti lo hanno capito in pochi, quindi non ne farei una gran colpa].
E che per colpa sua tu non hai mai chinato quella storia, che né io né altri abbiamo mai pubblicato. Sto male tutte le volte che ci penso.
Schizzo n. 1 nuova serie - Ottobre 1992
Però il tentativo per Spot dimostrava che tu la voglia di fumetto l'avevi, il fatto che al telefono mi parlavi del tuo amore per i super eroi e i fumetti in genere significava che il background l'avevi, e quando poi mi è arrivata la storia a matita "del vecchio", come la chiamo io, beh, quando uno scrive una storia così può scriverne tante... C'era il problema del guscio...

 P: Ecco, mi stai raccontando una cosa che già non ricordavo più - cioè che "La rapina" [ la storia "del vecchio" di cui non si capisce il finale] l'avevo fatta leggere in Comic Art...e sai che non ricordo chi praticamente mi disse di no.

 Massimo:  Comunque, con quella storia nella mia cartellina [le fotocopie] , insieme a quelle di Maurizio, Stefano, Elettra, e altri, io per un paio d'anni sono andato alle fiere mostrando a destra e a manca con che bei materiali stavo costruendo la mia bellissima futura rivista.
Lo scioccherellone di "Eternauta-ComicArt" era Rodolfo Torti, se non erro. Erro?
Ricordo anche uno che sulla tua storia aveva fatto un apprezzamento particolare: Thomas Martinelli, de "Il Manifesto" [per “Il Manifesto” realizzai qualche illustrazione prima di venire a Milano, prima o poi dovrò parlare anche di questo].

 P: Sicuramente era con Rodolfo Torti che parlavo, mi ricordo che avevo provato a fare un fumetto di prova su testi di un altro esordiente, solo che avevo provato a disegnare e inchiostrare "normalmente" e non ero capace; tuttavia lui mi aveva detto che avevo talento, sembrava davvero dispiaciuto che non riuscissi a trovare una soluzione (e ce n'è voluto prima che imparassi a inchiostrare). Io Torti lo ricordo molto gentile e disponibile, ma non è che potesse farmi da insegnante o maestro, non era il suo compito.

 M: E, come ti dicevo, cercando autori e promozionando, e vendendo i quattro pre-Schizzo, ero presente a un casino di fiere. Marcello Toninelli allora era direttore factotum di Fumo Di China, e per lo stesso motivo anche lui era presente alle fiere molto più di adesso. Marcello è una bella persona, ed è uno generoso nel provarci, aveva appena rotto con Bonelli, mi pare, ed aveva molti progetti in ballo, da solo, con Star Comics, con "Il Giornalino".

 P: Vedi?, magari m'hai detto tu di provare a contattarlo, a Milano.

 Massimo:  No, credo di averti promozionato  con Bernardi e con Roberto Ghiddi (il grafico della Granata Press), da lì devi essere stata consigliata a Marcello Toninelli [in effetti in quel periodo Granata Press e Ned 50 di Toninelli coprodussero il progetto “Dark”, sui cui esordirò nel 1992].

 P: Hai detto niente! praticamente ho iniziato a lavorare con Marcello, gli devo molto ("Ossian" ad esempio è stato fondamentale per poi andare in Bonelli, quando andai da Serra pensavo di essere una perfetta sconosciuta, invece lui aveva letto "Ossian" e si aspettava che prima o poi sarei passata di lì – anche in questo caso Toninelli fu fondamentale nello spingermi ad andare a fare un colloquio con Serra, che in quel momento cercava disegnatrici per Legs Weaver).
Tu però sei responsabile del mio incontro per la Granata, dei lavori per  Kaos...

 Massimo: Sì, ne erano scaturite le illustrazioni di Kaos [1992/93]; ma per i fumetti Luigi Bernardi comandava e ha sempre avuto i gusti suoi...[ricordo però che Bernardi in realtà era interessato ai miei fumettini della serie Hotel, anche se non era certo dove potessero essere collocati all'epoca; tanto che su suo suggerimento ridisegnai i layout di quelle storie per accorciarle di una tavola, da 5 a 4, se non sbaglio – poi non se ne fece più nulla anche perché non esisteva la rivista su cui poterli pubblicare]
Io non è che ti facevo lavorare, al massimo ho parlato bene di te con qualcuno che mi era amico, ma perché ero convinto ne valesse la pena!

 P: Sì, intendevo che grazie a te poi ho trovato da lavorare - e devo dire che tutto quello che ho fatto mi è sempre stato pagato, sempre.

 M: Sulle tue chine di allora e quelle di oggi non dico nulla che se no mi picchi, ma io quelle di allora le amo tantissimo ancora oggi, e sono veramente felice dell'unica "Hotel" pubblicata, perché  è lì ancora oggi a stagliarsi e a dire che cosa potevi fare, d'altro.
Taglia pure, ma metti almeno: "Massimo non è d'accordo col giudizio mio e di Torti sulle mie chine di allora”.
I tuoi "fermo immagine" in sequenza ravvicinata...

 P: Ma sì che lo metto, perché devo tagliarlo? Per me poi non è stata una questione di scelta migliore o peggiore - semplicemente in Bonelli quelle chine non possono esistere, e bon.

 Massimo: Certo, quello lo so.
E però rimane una splendida via di mezzo tra gli Hotel e i Nathan Never, che sono i tuoi Billiteri.

 P: Davvero? A te piacevano i miei Billiteri?

Illustrazione per Avvenimenti - 1990
 Massimo: E mi piaceva anche Billiteri come personaggio! Un'occasione persa del fumetto italiano. (Ma io li ho, e so dove sono; e piccolo applauso anche per Pennacchioli e il suo Intrepido coraggioso).

 P:  Su questo hai ragione, era un personaggio che con apparente leggerezza dava uno sguardo sull'Italia di quei tempi.

 Massimo: "Libri": due cose su Libri. Non la trovavo così "finita bene", non era bella come La rapina e Hotel, ma era una sceneggiatura gradevolissima, intelligente, e colta, nelle sue tre pagine, e comunque mostrava un'autrice solida di cui io sapevo già avremmo pubblicato di meglio (ce l'avevo in mano): e quindi l'ultimo Schizzo prima di quelli veri mi era sembrato un posto dove forzare una tua presenza.
Agli autori le promesse non piacciono, devono vedersi tangibilmente su carta, e tu ne avevi bisogno; e poi due parole su quella piccola meraviglia pubblicata su Posse che tu ti tenevi lì da tempo, e che nemmeno volevi darmi perché era un esercizio di tanto tempo prima, e perché era così diversa da tutte le cose che facevi ora (allora)...e che per fortuna hai rimesso in giro sul tuo blog un po' di tempo fa [si tratta del fumetto "Questa notte"]; in cui c'è tutta un'anima arrotolata ma potente, e voglio anche dirti di quanto erano belle e coerenti appese al muro del centro sociale in cui organizzarono il primo splendido happening Underground.

 P: Quello che ci fu a Milano?

 Massimo: sì, tutti a Milano, ma il primo con le tue tavole al Centro Sociale Garibaldi - non ancora al Leoncavallo...
E poi ti ho persa, come critico presunto potrei ancora scrivere della/e tua/e storia/e per Blue, dove si ritrova a distanza di anni la sensibilissima sceneggiatrice de La rapina; delle storie su Babilonia (idem come sopra ma in una due tavole) [qui c'è l'illustrazione per una copertina], e soprattutto però della splendida storia nell'inserto Fumetti di questa rivista, tre tavole ma con un gioco di sceneggiatura che vorrei rileggerlo (non so dove ce l'ho) ma credo abbia ancora oggi degli effetti di una modernità impressionante, ricordo un qualcosa di ispiratamente e linguisticamente "nuovo" [di quel fumetto non ho più le tavole originali e la stampa fu talmente pessima che faccio fatica a leggere il testo sull'inserto – ma anche il disegno è tutto un pasticcio, impossibile postarlo qui sul blog].
E va aggiunto che è un po' di anni che non vengo a rovistarti i cassetti - ma tanto ora mostri a tutti in diretta...

 P: Ho fatto pochissimo di fumetti, come vedi.

 Massimo: Vedo comunque che "Lo straniero" non ti molla mai del tutto, e che i mondi nei quali giochi sono sempre un po' i suoi... chissà mai...
Ciao, ti lascio dormire, a presto (che ti ho fatto fare notte!) [era quasi l'una di notte, io di solito vado a nanna non oltre le 23!]

Ringrazio molto Massimo per la disponibilità, lui che cerca di districarsi tra turni al lavoro e famiglia; e prossimamente l'intervista in due parti a Marcello Toninelli!


sabato 25 febbraio 2012

"ComicOut", fumetti, segnalazioni

Chiusa prematuramente l'esperienza della rivista "Animals" l'iperattiva Laura Scarpa rilancia fondando l'associazione "ComicOut", "che si propone di diffondere, far conoscere e far capire meglio il fumetto, la sua arte e la sua storia. Lo farà attraverso corsi, incontri, manifestazioni e pubblicazioni."; rimando al blog dell'associazione per gli approfondimenti, non dimenticando di informare gli aspiranti fumettisti (o i semplici appassionati) che sono sempre aperti i corsi di fumetto online tenuti da diversi professionisti del settore e coordinati da Laura.

Lo sceneggiatore Alberto Ostini adesso ha un sito dove è possibile dare un'occhiata ai suoi lavori non solo fumettistici, ma anche nel campo cinematografico e fotografico (quest'ultima è solo una passione, per adesso). Per scorrere i lavori trascinare la barra bianca, e cliccare sulle immagini delle tavole a fumetti per vederle interamente.

Pensavo di aver citato Comicom in qualche mio post precedente, invece no: "comunicare a fumetti" è il campo d'interesse del sito, che si presenta così: "Comicom vuole esplorare le potenzialità comunicative del fumetto e dell’illustrazione, linguaggi troppo spesso relegati nell’immaginario collettivo ad un pubblico infantile o ad una nicchia di appassionati. Le applicazioni nella comunicazione sono infinite, efficaci e maggiormente interconnesse al panorama quotidiano rispetto a quanto si creda. Questo blog vuole essere un percorso di analisi e di sensibilizzazione."

Su Comicsblog si informa di un albetto che sembra bellissimo di Chris Ware, acquistabile online a soli 5 € sul sito dell'editore tedesco Mono: per  aficionados.

Da ComicsBay una bella segnalazione per disegnatori (e non) amanti della fantascienza e del mecha design.

Sul Tropico del Libro si segnala l'arrivo dei fumetti digitali anche su Facebook: Archie Comics ha aperto una pagina dove è possibile scorrere le anteprime dei suoi albi e decidere se acquistarli e leggerli.

Io nel frattempo continuo a lavorare sulla storia di Mirko Perniola, sto quasi per arrivare a metà strada - posto qui una vignetta con May.

mercoledì 22 febbraio 2012

"Il censimento", fumetto pubblicato su Frigidaire nel 1992

Continuo la panoramica sui miei lavori degli anni 1991/92, quelli in cui ho cominciato a lavorare nel campo dei fumetti.
"Il censimento" è una storia di cui non ricordo né come è nata (anche se conosco la data di realizzazione, il 1990), né come è arrivata a "Frigidaire"- una rivista che negli anni ottanta per me è stata fondamentale per farmi vedere i fumetti (e non solo) sotto un altro punto di vista.
Il numero su cui è uscito il mio fumetto è del settembre 1992, quindi lavoravo già con Marcello Toninelli e avevo già realizzato illustrazioni per "Kaos" della Granata Press; è possibile che qualcuno di loro abbia parlato di me con qualcuno della redazione di Frigidaire, poiché ricordo bene che non non sono stata io ad andare a cercarli, bensì mi fu chiesto se avevo qualche fumetto pubblicabile - aggratis, che i tempi erano cambiati e sulla rivista ormai uscivano fumetti di giovani di vario (e alcune volte incerto) valore.
"Il censimento" l'avevo già disegnato per conto mio (tranne il lettering), sapevo che sarebbe rimasto altrimenti nelle mie cartelline, così accettai la pubblicazione. Credo anche di aver spedito delle fotocopie (e comunque gli originali li ho con me), e tutto sommato se il lettering me lo fossi fatto da sola forse era meglio...
Altra cosa che non ricordo è perché ho anche la versione a colori delle prime due tavole - rifatte in maniera identica, tra l'altro! - ah, avessi avuto il computer...ma non usava allora.
Tecnica usata per le tavole a colori: ecoline e inchiostro.
Come al solito seguire il link per leggere la storia di 6 pagine su Picasa WebAlbum.








venerdì 17 febbraio 2012

Disegni inizio anni '90 e un anniversario

Copertina di Giuseppe Palumbo
L'anniversario che ricordo qui non è quello di Mani Pulite, che è abbondantemente ricordato da giornali e siti, ma è quello che mi riguarda personalmente: nel 1992 iniziavo la mia carriera di fumettista.
Come già accennato in vari post ho iniziato a lavorare nel campo dei fumetti grazie a Marcello Toninelli, che mi ha affidato il ripasso a china di un paio di albi della rivista "Dark".
Di quella storia parlerò più estesamente tra qualche post, oltre all'intervista-chiacchierata con Galletti ne ho in cantiere una molto bella con Marcello, in cui abbiamo rievocato proprio quel periodo.

A inizio anni '90 avevo trovato questo segno grosso e "puntuto" che gradualmente ammorbidirò, un segno con cui realizzerò dei fumetti (come quelli per "Schizzo") e delle illustrazioni, come quelle per la rivista "Kaos" edita dalla Granata Press.
La rivista "Kaos" trattava di temi per me del tutto alieni - i giochi di ruolo e il fantasy (be', già il fantasy lo masticavo di più, grazie alla lettura de "Il signore degli anelli" e al fumetto di "Conan il barbaro", ma a parte questo non ero certo un'appassionata). Conobbi Bernardi e Ghiddi (il grafico della Granata, ma non solo) grazie a Galletti o Toninelli - entrambi ricordano di avermi indirizzato verso Bologna (e io non mi ricordo nulla, naturalmente); comunque era il 1992 di sicuro.
A quei tempi oltre a "Kaos" e a vari volumi di fumetti vari (tra cui dei manga, allora del tutto snobbati in Italia) la Granata Press editava la bella rivista "Nova Express" (anche di questo mi piacerebbe parlare in un post apposito - ovvero delle riviste che uscivano nelle edicole a cavallo di anni '80 e '90).

Qui sotto potete vedere alcune delle illustrazioni realizzate per "Kaos"; di solito c'erano dei racconti da illustrare, e quindi erano strettamente a tema.
Quelle in bianco e nero erano disegnate con pennino e, se presenti, con retini applicati (quelli del disegno con l'uomo col falco ad esempio sono applicati a parte su un acetato); quelle a colori sono realizzate con ecoline e inchiostro.
Sul Conan a colori (non eccelso) ho un ricordo preciso: guardandolo Ghiddi ne fu un po' deluso soprattutto perché non avevo pensato a disegnare il fiato condensato che un uomo al gelo avrebbe dovuto avere (e aveva ragione); questo minava il senso di verosimiglianza che il disegno, pur nella sua "graficità", doveva esprimere.
Ho postato anche un disegno di quel periodo lì mai pubblicato, una specie di illustrazione "pubblicitaria" per una delle tante storie che mi inventavo e di cui di solito sopravvivono schizzi, studi, soggetto, layout, e se va bene le prime tavole complete. Con quel tipo di segno lì, molto dispendioso in termini di tempo, non mi era facile disegnare storie lunghe; la storia "La condanna" la immaginavo come una serie a episodi, il protagonista era un "alieno" che era stato processato e  condannato a vivere in una Terra post-catastrofe, dove non esisteva più la tecnologia e la civiltà e gli esseri umani vivevano raggruppati in tribù che adoravano come totem i resti tecnologici dei nostri tempi (magari di questa storia parlerò un'altra volta); niente di nuovo, ma a rivedere i personaggi qui disegnati mi è tornata un po' di nostalgia, sembrano avere una loro storia precisa e articolata, pronta per essere raccontata.

Tutti i disegni sono stati realizzati tra il 1991 e il 1992; cliccare sulle immagini per ingrandirle.







domenica 12 febbraio 2012

Fumetti digitali, segnalazioni veloci (più il mio Incal scomparso)

Fumetti digitali, ovvero fumetti nati per essere fruiti su supporti digitali, o anche fumetti adattati per essere letti in digitale - non è la stessa cosa, ma tanto dei primi ancora si vede poco in giro, e se c'è è un semplice riproporre lo schema della tavola cartacea.
In ogni caso il fatto di poter leggere lo stesso fumetto sia su carta che su supporto digitale in effetti allarga  potenzialmente il bacino di lettori - di poco per adesso, un giorno chissà.
In un post di qualche settimana fa avevo linkato il sito di Giorgio Pezzin e Manuela Marinato, ma non avevo fatto cenno al fatto che Pezzin crede molto nel futuro digitale del fumetto e sta lavorando per convertire in formato digitale (per iPad) la sua produzione fumettistica indipendente (qui potete  vedere quello che è già scaricabile - ci sono storie realizzate in coppia con Cavazzano, Marini, Perconti).
Sul suo blog poi potrete leggere notizie sul suo lavoro, sui suoi progetti digitali, e magari potrete scambiare dei pareri su questo argomento (e in generale sui fumetti!).

Anche il fumettista Pino Oliva si sta interessando alle possibilità del digitale, in questo caso come vetrina dei suoi lavori: la app che contiene sue storie a fumetti, illustrazioni, musiche, si può scaricare gratis qui.

L'Incal di Moebius (1981)
Tra i portali di fumetti che permettono l'acquisto di fumetti digitali io frequento Izneo e AveComics, sul primo i fumetti si possono anche "prendere in prestito" per la lettura per 10 giorni a 1,99 € (oltre che per poterli acquistare), sul secondo no, si possono solo comprare; su ambedue i siti gli albi possono essere letti sia online, che sull'iPad/iPhone tramite le app dedicate, accedendo al nostro account.
Ultimamente su AveComics ho visto quella che sembrava una nuova edizione de "L'incal" di Jodorowsky e Moebius (ne hanno fatte a bizzeffe, credo), invece è proprio un fumetto nuovo disegnato da Jose Ladronn e dal titolo "Final Incal". 
Sfogliando l'anteprima online mi è balzata subito agli occhi la vignetta a tutta pagina in cui John Difool si getta nell'abisso della gigantesca città futuristica - nel 1981 quando vidi quella stessa vignetta disegnata da Moebius mi fece una grandissima impressione, così come tutta la storia che fu pubblicata a puntate sulla rivista Metal Hurlant (versione italiana) a partire dal numero 2.
I 12 numeri di quella rivista sono all'origine del mio amore per la fantascienza fumettistica (per la fantascienza filmica devo risalire al 1977, quando vidi "Guerre stellari" al cinema: smisi improvvisamente di disegnare cowboy e indiani, come fatto dall'età di 5 anni, e iniziai a disegnare astronavi, alieni, e così via).
Su Metal Hurlant non si riuscì a completare la storia de "L'Incal", per cui pur avendo letto a pezzi e bocconi il seguito (chissà dove) non ho mai posseduto una versione intera della saga.
Non molto tempo fa le edizioni BD hanno fatto uscire questo volume, che io avevo comprato e messo poi nella pila delle cose da leggere; non avevo urgenza dato che la storia è un classico che conosco (anche se mi ricordo poco e niente della storia, che non mi hai mai interessato molto a dire la verità).
L'Incal di Ladronn
Adesso volevo andare a sfogliare il volume e vedere le differenze tra la storia disegnata da Moebius e quella disegnata da Ladronn, ma...il volume è sparito! Non lo trovo più, ho cercato dappertutto, in tutti gli scaffali, senza risultato. Sono sicura di non averlo prestato a nessuno, così la realtà è che per qualche motivo il volume sia stato fagocitato in qualche libreria del mio studio. 
Ho anche immaginato che qualcuno potesse averlo sottratto, ma l'unica persona non conosciuta che è entrata in casa è un tecnico della caldaia (io non ero lì presente), ma ipotizzare che tra tutte le cose che poteva prendersi l'uomo (cosa improbabilissima in effetti) sia stato "L'incal" sa un po' di...fantascienza!
L'unica spiegazione possibile è che il volume sia appunto nascosto da qualche parte (anche se non capisco perché avrei dovuto fare questa cosa); purtroppo ciò equivale ad ammettere che il volume è andato perduto, per avere un possibilità di trovarlo dovrei in effetti mettere ordine nel caos che ho in studio, il che vorrebbe dire avere una settimana a disposizione di vacanze per poter fare solo questa cosa: impossibile
Tornando a "Final Incal": a parte la fedeltà di Ladronn nel ricostruire le ambientazioni moebiusiane, e le somiglianze di alcune vignette, per il resto si narra credo la stessa storia ma con personaggi diversi e diversa trama. Dell'Incal originale di Moebius (quello pubblicato sulla rivista nel 1981) non ricordavo i colori così accesi, che a vederli oggi non mi piacciono granché; quelli attuali di Ladronn sono naturalmente più "pittorici" e realistici (anche se un po' monotoni), e il suo modo di disegnare è pieno di particolari e sfondi ricostruiti maniacalmente.
Non mi interessa paragonare due artisti così diversi, di cui uno ha fatto la storia del fumetto; dico solo che per quanto non capisca granché questa nuova versione de "L'Incal" il lavoro fatto da Ladronn è molto buono, se lo si prende per quello che è.
Ladronn è un disegnatore che ha cominciato con uno stile smaccatamente kyrbiano, poi si è evoluto andando verso una linea chiara più europea: un disegnatore che apprezzo, ma senza esagerare.

martedì 7 febbraio 2012

Due vecchie storie uscite su "Schizzo"

Due post fa parlavo di una "chiacchierata" fatta con Massimo Galletti che pubblicherò tra non molto; tra i fumetti che citeremo ci sono anche queste due mie brevi storie pubblicate  su "Schizzo" -  la prima sul numero 12 del 1991 e la seconda su Schizzo 1 (nuova serie, quello blu) del 1992.
"Libri" è stato il mio primo fumetto uscito su rivista, anche se un po' di nicchia come la rivista del Centro Fumetto Andrea Pazienza - di nicchia ma molto importante come vetrina per tantissimi giovani autori che successivamente si sono affermati nel mondo del fumetto e delle arti in generale.
Per dire, su quel numero del 1991 c'erano fumetti di persone come Matteo Alemanno, Roberto Grassilli, Stefano Fabbri, Lewis Trondheim, Elettra Gorni...
Sullo Schizzo blu, molto bello graficamente e più ambizioso del 1992 vedo la presenza di interviste a Berardi e Bacilieri, Lupoi e Chiaverotti, fumetti di Ribichini, poi ancora Fabbri, Trondheim ed Elettra Gorni tra gli altri.
La storiella di "Libri" risente della grande influenza che avevano su di me in quel periodo le letture della fantascienza di certo fumetto francese (Moebius su tutti, ma non solo), anche se a dire la verità quell'epoca stava già per chiudersi.
Lo stile è quello che ho usato molto in quegli anni, derivato (come spiego qui) dal mio amore per la linografia. Fumetti e illustrazioni presentavano questo segno grosso, un po' grafico, che parzialmente rimediava alle mie mancanze come inchiostratrice - se ci si riferisce al fumetto di tipo realistico, cosa che ai tempi non mi interessava per niente, peraltro.
La storiella di "Hotel" invece è ispirata a una mia esperienza giovanile di lavoro in un hotel di Parigi, ne ho fatto una piccola serie di cui esistono ancora 3 o 4 storie a layout, questa è l'unica che ho realizzato (da notare la presenza dei retini, quelli veri tipo Letraset; il lettering invece non è il mio).
In gioventù ho avuto la fortuna di poter andare spesso in Francia grazie a due zie francesi acquisite; uno dei miei zii con la sua compagna aveva in gestione un hotel a Parigi, e da inizio anni '80 ho potuto  soggiornare spesso in quella splendida città; l'aver studiato francese alle medie mi aveva aiutato a non sentirmi sperduta, la giravo da sola senza problemi e dopo i 18 anni anche in automobile.
Nel 1981 (avevo 16 anni) rimasi più di un mese a Parigi dando una mano ai miei zii nel lavoro giornaliero all'hotel - in pratica dovevo sistemare e pulire le camere.
L'esperienza fu davvero molto interessante, l'hotel era un 3 stelle senza pretese, sistemato su 5 piani senza ascensore (non vi dico che fatica fare su e giù), pieno di ospiti che si suddividevano in tre categorie: gli ospiti fissi, quelli che non avevano abbastanza soldi per pagarsi un affitto normale in un appartamento, i clienti degli appuntamenti (alcuni ricorrenti, si riconoscevano coppie fedifraghe), i parenti di persone malate che stavano in un ospedale lì vicino.
Forse però dovrei dedicare un altro post a questo racconto (pieno di personaggi interessanti), magari per l'occasione posterò i layout delle altre storielle.
Se cliccate sulla prima immagine potete poi scorrere con i tasti freccia le altre tavole, in sequenza.












domenica 5 febbraio 2012

Fumetti e discussioni

Essendo una persona dalle poche certezze vengo particolarmente attratta dai temi che sollevano tante discussioni, specialmente se le opinioni sono molto polarizzate. Talvolta mi trovo a navigare tra queste opinioni trovando del giusto qua e là, ma non sentendomi alla fine mai parte di una "fazione" piuttosto che dell'altra.
Mi piacciono le opinioni meditate, dubbiose, possibiliste - non sempre, ma spesso.
Ora l'argomento del giorno nel fumettomondo sono i prequel di Watchmen, il fumetto di Alan Moore e Dave Gibbons apparso nel 1986.
Assurto presto a capolavoro, spartiacque di un certo modo di fare fumetto - o comunque del fumetto supereroistico - Watchmen e il suo creatore sono stati un po' santificati dalla parte più "focosa" dei loro estimatori (persino la voce di Moore su Wikipedia avverte della parzialità delle opinioni lì espresse...).
Io ho amato molto Watchmen (e non so se sia "invecchiato" come dice Interdonato - forse sì, non lo so, fatto sta che è stabilmente nella mia top ten); ho amato e amo di Moore anche "Top 10" e l'operazione ABC, "V for vendetta" e in subordine "La Lega degli Straordinari Gentlemen".
Non sono una fan di Alan Moore, certe cose non mi hanno interessato per niente, altre le trovo troppo esoteriche e complicate per i miei gusti, altre come "The Hell" sto cercando il tempo e la concentrazione giusta per leggerle (starò diventando meno sveglia ma se a una storia complessa mi si aggiunge un disegno che non mi aiuta a distinguere personaggi e avvenimenti non mi viene tanto voglia di leggerla).
Ai paventati prequel di Watchmen (sì, si sta parlando di qualcosa che ancora nessuno ha letto, anche se la presentazione del progetto e le copertine mostrano l'intento prettamente commerciale) non avrei prestato molta attenzione se non fosse che se ne parla dappertutto, e vabbè, adesso m'è venuta voglia di darci almeno un'occhiata - come faccio con tutte le novità, peraltro.
I post di Recchioni, Stefanelli e Interdonato illustrano quasi tutte le posizioni in merito, specialmente leggendo i commenti che danno conto delle sfumature delle varie opinioni ma anche della loro durezza.
Ecco, quello che più mi ha colpito forse è l'indignazione forse esagerata per un progetto che si ritiene lesivo dell'opera di Moore (e Gibbons, su, che forse non sarà un genio del fumetto ma che ha servito molto bene l'idea di Moore - anzi, meglio lui che un artista "originale" che avrebbe forse reso più confusa la storia, dato anche la quantità di particolari da illustrare) - o meglio lesivo dell'idea personale che si ha dell'opera di Moore.
Tutte le riserve e le critiche su questa operazione hanno la loro fondatezza, per carità, ma inalberarsi come se qualcuno fosse venuto a strapparci di casa la nostra copia o fossimo obbligati a comprare questo prequel mi sembra un po' strano - ma forse sono io che cerco di prendermela calma per tutto in generale, che mi sembra non valga la pena farsi il fegato a pezzi per cose del genere, e quindi non capisco.
Al di là della legittimità o no della DC comics di fare questa cosa, della validità o meno degli artisti coinvolti (Darwyn Cooke sì e gli altri no - perché?, non è che la sua opera sia giudicabile al di fuori del progetto che la contiene, più o meno bella delle altre che sia/sarà), ecco, sono passati 25 anni (che sembrano secoli con i parametri moderni) e Watchmen è diventato un classico del fumetto: lo aspettano quindi interpretazioni, rifacimenti, tradimenti, e così via...
Ironico poi che l'opera di Moore - che per quanto compiuta in sè (neanche io sentivo il bisogno di prequel e sequel) tratta pur sempre di "supereroi" - venga usata a distanza di anni prelevando quei personaggi e ritrasformandoli in banali supereroi da miniserie (almeno così sembra).
Comunque per sdrammatizzare un po' consiglio la lettura di questo post di Leo Ortolani...