Per richieste varie alla sottoscritta: non faccio scambio link e banner, vorrei che le richieste di "amicizia" e di "contatti" fossero accompagnate da presentazioni - grazie!



mercoledì 20 maggio 2015

Varie -78


Periodo di lavoro intenso, studi, prove su carta e prove di scansione: ultimamente non sono molto
presente sui miei blog, ma va bene così.
Intanto ho accumulato un po' di notizie che spero possano interessare:


lunedì 11 maggio 2015

Nuovo lavoro e ritorno alla carta?


Dopo la fine del lavoro su Nathan uscito nel mese  di marzo ("Nathan contro Legs") sono tornata a lavorare su una storia che avevo lasciato a metà anni prima.
Da qualche giorno ho finito anche questa storia (90 tavole in tutto scritte da Mirko Perniola e in uscita su un Agenzia Alfa in autunno), e adesso mi sto preparando alla prossima storia di Nathan - ho già la sceneggiatura e la documentazione.
Per diversi motivi vorrei provare a tornare all'inchiostrazione su carta, ma prima devo vedere come va la mia vista, e soprattutto sapere quali strumenti usare per l'inchiostrazione: le ultime volte che ho lavorato su carta non ne ero molto soddisfatta.

Prima di iniziare a inchiostrare in digitale (con il programma Manga Studio) usavo un pennello ricaricabile della Pentel, il Pocket Brush, e dei pennarelli graduati Staedtler (e anche Pigma). Il Pocket Brush mi piaceva molto usarlo, ma non riuscivo per molto tempo a mantenere un segno sottile - vuoi per mia insensibilità, forse vuoi perchè col tempo la punta perdeva la sua "compostezza" e l'afflusso di inchiostro diventava maggiore.
Lavoravo su un foglio A3 e la gabbia della mia tavola era di 25,5 cm X 36; nonostante questo con i primi problemi di vista (presbiopia) anche con gli occhiali faticavo molto a disegnare i particolari delle vignette (problema che con l'inchiostrazione digitale scompare).

Se ritornassi su carta potrei provare ad ingrandire un poco la tavola, mantenendola sempre all'interno di un A3, ma soprattutto potrei realizzare le matite in digitale, in Manga Studio (Clip Studio Paint), e sfruttare comodi strumenti come i rulers prospettici, e la trasformazione delle selezioni (per correggere le sproporzioni, eventualità che a me capita più spesso del solito perchè lavoro su un tavolo non molto inclinato).
Pensavo che sarei dovuta andare in una copisteria per farmi stampare le matite in cyan su carta con grammatura  di 200 gr. minimo, ma il disegnatore Paolo Martinello mi ha consigliato di usare lo stesso la stampante "casalinga" - e infatti a quanto pare funziona (sono riuscita a stampare su un Fabriano4 da 220 gr.).L'altro giorno sono andata a fare un giro in negozi di Belle Arti e ho trovato un paio di pennelli simili al Pocket Brush ma con la punta leggermente più fine: Sono entrambi dei Fude Pen, uno ricaricabile (XFP5F), l'altro no (XGF35).

Ho iniziato a disegnare soggetti vari, per fare delle prove di inchiostrazione, e mi sono divertita così tanto che l'idea di tornare su carta mi attira sempre di più.

Qui potete vedere un paio di disegni di prova realizzati quasi interamente con i Fude Pen (e un pochino anche con il Pocket Brush): i pennarelli quasi non li ho toccati.
Realizzare le matite in digitale mi eviterà cose come, ad esempio, dover allungare un po' le gambe di Legs (su Facebook c'è la versione originale, non finita) oppure allargare le spalle di Nathan (come ho fatto un pochino qui).

mercoledì 6 maggio 2015

Il misterioso "schermo nero" del Mac


Sono passati già 5 anni da quando scrivevo questo post dove annunciavo l'acquisto di un iMac da 21 pollici (con su Snow Leopard). Praticamente non ho mai avuto problemi con questo computer - nessun crash, nessuna visita in assistenza, in 5 anni ho solo aggiunto  8 Giga di RAM oltre ai 4  in dotazione. Sto lavorando da tempo con il programma Manga Studio, fino all'ultima versione, la 5 (Clip Studio Paint EX) e nessun problema.
Quando arriva il caldo prendo la precauzione di rinfrescarlo un po' con un ventilatore. Questo iMac l'ho usato davvero tanto, sta acceso quasi tutto il giorno - insomma, non posso lamentarmi.

A gennaio di quest'anno ho iniziato a sperimentare lo "schermo nero", ovvero lo spegnimento del monitor mentre il computer continuava ad essere acceso e funzionante. Ben presto ho capito che mettendo il Mac in stop tramite il tasto posteriore e poi dopo poco riattivandolo (magari col mouse) lo schermo si riaccendeva.
Gli episodi non erano frequenti ma quando hanno iniziato a presentarsi due tre volte al giorno (e in aumento di frequenza col passar del tempo) ho chiesto aiuto ai miei amici su Facebook.

Naturalmente il pensiero va a possibili rotture della scheda logica, della scheda video, del monitor, dell'alimentazione; un amico però mi ha suggerito di iniziare a staccare le prese usb, specialmente l'hub che avevo e su cui convergevano 3 prese usb.
Ho cominciato togliendo tutto e lasciando attaccata solo la tavoletta grafica; nell'occasione sono tornata a usare il Magic Mouse mettendogli delle batterie ricaricabili e sfruttando così il bluetooth. Come tastiera ho sempre usato quella bluetooth in dotazione.
Ho smesso di lasciare attaccato il disco esterno con Time Machine, così come le prese delle stampanti; attacco altre prese usb solo in caso di bisogno e poi le stacco.
Questa drastica riduzione dell'uso delle prese usb ha funzionato: non ho più avuto episodi di "schermo nero" fino al 29 aprile scorso.

Il ritorno dello schermo nero

Perchè il ritorno dello schermo nero? L'altra volta dunque non era la "gestione dell'energia" degli attacchi usb? Oppure sì e questa volta il problema era un altro?
Le ricerche sui forum di tecnologia in italiano non davano risultati univoci, c'era chi aveva cambiato la scheda video, chi aveva aggiornato il sistema operativo, chi aveva dei connettori usurati.
Lasciare il computer in assistenza non mi piaceva molto, non ho un negozio di fiducia: e se il problema era una cretinata e invece mi facevano cambiare la scheda logica?
Un altro suggerimento che ho seguito è stato quello di collegare un monitor esterno; ho comprato un  cavo adattatore MiniDisplay Port-VGA, ho collegato il monitor e clonato quello del Mac, quindi ho aspettato lo schermo nero: in effetti sul monitor esterno continuava ad apparire la scrivania del Mac.
All'inizio ho continuato a lavorare sullo schermo Samsung che avevo collegato, solo che la risoluzione di quest'ultimo è minore di quello del Mac (1920x1080 contro 1680x1050); per quanto abbia cercato di regolarlo al meglio quello che vedevo sul Samsung era di qualità inferiore, meno definito.
Sono ormai 6 giorni che ho collegato il monitor Samsung al Mac; all'inizio ho avuto un paio di episodi di schermo nero, ma ormai sono 3 giorni che il problema non si presenta. Da due giorni sono tornata a lavorare sul Mac ma ho mantenuto il collegamento con l'altro monitor, tenendolo spento però. Ho disattivato la duplicazione perchè altrimenti avrei avuto la risoluzione del Samsung, ma nelle preferenze risultano i due monitor di cui ho settato il Mac come quello principale.
L'unico fastidio è che ogni volta che accendo il Mac e vado a lavorare in Manga Studio vengono dimenticate le impostazioni della tavoletta grafica che non sa che lo schermo principale è il Mac - quindi non riesce a lavorare sull'intera superficie; devo ogni volta entrare nelle preferenze della Wacom e settare su "Monitor 1".

Il mistero permane, non so se il fatto che ci sia un collegamento con un monitor esterno abbia un senso (monitor che tengo spento). Mi sono stati suggeriti dei link a discussioni in inglese sullo "schermo nero" molto interessanti, ma nessuno mi sembra ha adottato una soluzione simile alla mia: in compenso ce ne sono decine e decine di diverse ("iMac screen goes black, but system runs fine in background", "Why is my display blacking out?").
Qualcuno ha risolto con il reset della PRAM (mai fatto), uno addirittura diminuendo la luminosità del monitor, altri alzandola (io in effetti l'ho abbassata al 50%: quando ho tentato di abbassarla di un'altra tacca ho notato un lieve sfarfallio, quindi l'ho rimessa al 50% - un possibile indizio?).
Un altro ha disattivato l'opzione che col movimento del mouse o il tocco della tastiera bluetooth il Mac rinvenga dallo stop. Altri hanno aperto il Mac (beati loro che sanno farlo, non è facile sul mio modello) e notato dei collegamenti ossidati; qualcuno ha aggiornato il sistema operativo e sembra aver risolto (dovrei farlo anche io, da tempo penso di passare a Mountain Lion, che mi dicono più stabile e sicuro dei successivi); altri ancora avevano un problema di surriscaldamento e hanno risolto facendo abbassare in qualche modo la temperatura; diversi hanno sperimentato i fallimenti dell'assistenza Apple - e così via.

Non sono sicura che il problema sia risolto, anzi. Terrò collegato il monitor esterno un altro po', poi comincerò a staccare il cavo e vedere come va.

giovedì 30 aprile 2015

Conversazione con lo scrittore Sergio Donato


L'idea era fare un'intervista a Sergio Donato simile a quelle che ho già fatto qui sul blog a disegnatori e sceneggiatori; poi (come spiego qui) è venuta fuori una specie di "conversazione" che spero sia interessante per i più. Avverto che il testo è un po' lungo, all'inizio volevo dividerlo in due ma  poi mi sono resa conto che avrei spezzato il ritmo.

Chi è Sergio Donato?
Nato nel 1975. Pugliese in culla, emiliano con la barba. La narrativa breve lo ha reso protagonista in numerose riviste e pubblicazioni, tra le quali "Robot", "Wmi", "Fantascienza.com", "Horror Magazine" e "Thriller Magazine" per Delos Books. "Urania" e "Classici del Giallo" per Mondadori. Ha pubblicato la raccolta "È qui che dobbiamo stare" per i tipi di WePub, “Scorreva rabbia” con Delos Digital ed è stato autore per Nero Press Edizioni ed ESEscifi. Collabora con il blog cararesistente.wordpress.com, per il quale ha osservato i sette vizi capitali.
Ha vinto il Premio Nero Short, il Premio Nero Lab 2011, il Premio Algernon Blackwood 2011 ed è stato finalista dell'edizione 2012; finalista anche al premio Stella Doppia 2012. Ha vinto l'Esecranda 2014.
È giurato del MyFest Gran Giallo città di Cattolica dal 2013.

Patrizia: Ciao Sergio, vorrei che questa non risultasse la classica intervista “io domando tu rispondi”, e soprattutto vorrei che parlassimo non solo del tuo lavoro di scrittore, ma anche di te come persona comunicante e curiosa (e infatti ci incrociamo spesso sui vari social della rete).
Ti parlerò un po’ liberamente, senza pensare troppo a una scaletta, ci passeremo e ripasseremo questo documento, un work in progress.
Sono andata a cercare le prime mail che ci siamo scambiati per vedere che anno era, e noto che ci conosciamo e leggiamo reciprocamente da ben 4 anni: era l’agosto del 2011 e mi chiedevi/non chiedevi di farti un disegno per la tua raccolta di racconti “È qui che dobbiamo stare”.
La mail mi aveva colpito, e poi mi erano piaciuti anche i tuoi racconti, lo stile ma soprattutto l’attenzione ai dettagli, a certi dettagli del comportamento umano, sia psicologico che fisico. 
Poi alla fine avevi scelto un disegno che avevo già realizzato per il mio blog dei Segni (adesso fermo), e la cosa interessante per me è sapere come avevi scoperto il mio blog, in generale poi qual è il tuo interesse per le arti visive, per l'illustrazione, il fumetto.

Sergio: A volte mi capita di provare una specie di comunione con le persone lontane che sento affini per alcune cose della vita come l’arte, le passioni, o semplicemente l’indole, e che si sviluppa sotto forma di una strana telepatia. L’altro giorno, molto prima di questa conversazione, stavo appunto pensando a come sono arrivato a sapere del tuo blog, tanti anni fa, e non sono riuscito a darmi una risposta: in puro stile internet. Internet non lascia memorie, lascia tracce da cui a volte si creano sentieri per le memorie future.
Non riesco proprio a ritrovare il sentiero che mi ha condotto al tuo blog, però non posso dimenticare il disegno che mi prestasti per la copertina dell’ebook fatto in casa che poi interessò l’editore WePub. Il disegno lo trovi qui e, Patrizia, ogni volta che lo guardo a me fa lo stesso effetto di un tempo. È stupendo. È pieno di così tante cose in così pochi tratti. C’è una storia, dentro. Qualunque essa sia, in quello schizzo c’è una storia. Riesci a vederla?
È uno dei motivi per cui mi piacciono la scrittura e il disegno: sono creatori di universi. Devi vederli come la teoria dell’inflazione dell’universo: un punto da cui tutto esplode e prende vita. La scrittura e il disegno hanno un punto di partenza comune, una particella da cui tutto ha origine: l’osservazione.
Un altro esempio della potenza dell’osservazione è in queste tavole di Superman contro il Parassita datate 1978 o giù di lì. Fanno parte di un albo che non ha più la copertina (che non l’ha mai avuta, se ricordo bene, perché nostro padre trovò l’albo così, in fabbrica) e contengono il punto d’inizio di un bambino. Superman dentro l’asfalto e poi Superman che scava l’asfalto spinto da un micidiale uppercut del Parassita fecero capire al bambino che l’asfalto su cui di solito camminava e che era duro, durissimo, poteva essere frantumato, scavato e riempito di storie. Era possibile andare oltre l’osservazione oggettiva di un fatto, di una cosa data per certa. Una sorta di ragionamento fuori dagli schemi ma che per un bambino, in quel momento, era solo una bella storia raccontata dai fumetti.
Le arti visive, e tutte le percezioni umane in genere, hanno un grande attrattiva su di me. Se non vivi non scrivi, dico sempre. Essendo un empatico e non un letterato, ho bisogno della mia vita o di quella degli altri per poter tradurre l’osservazione in scrittura, ma poiché non riesco a essere un nozionista, sono costretto nel ruolo di “assorbitore”. Assorbo le informazioni, le osservazioni, le arti e provo a rimodellarle in storie.

Patrizia: Un sacco di spunti nelle cose che hai detto.
“C’è una storia, dentro. Qualunque essa sia, in quello schizzo c’è una storia. Riesci a vederla?”
Be’, adesso la vedo grazie a te, vedo la tua storia, le tue storie. Anche io ho questa propensione a vedere delle storie dentro le illustrazioni, spesso le intravedo dopo che le ho fatte di getto, e mi piace immaginare che chi osservi quei disegni ne veda altre ancora. Come dici tu: “creatori di universi” - è questo che ci unisce, il piacere di vedere sbocciare e crescere tra i segni e le parole interi mondi, intere possibilità.
L’episodio che racconti a proposito del fumetto di Superman mi fa tornare in mente il tuo racconto di fantascienza
Non gli occhi di suo padre che mi aveva davvero affascinato: riuscivo a visualizzare le scene del tuo racconto quasi come fosse un fumetto, hai una certa capacità visionaria, una bella fantasia sia per la trama che per i luoghi in cui fai muovere i tuoi personaggi. Sarei curiosa di vederti alla prova con una storia di fantascienza più lunga; anche se ti sai muovere bene tra vari generi forse la fantascienza è quella che mi intriga di più - oltre ai racconti thriller con Tallone da Killer naturalmente (a proposito ci vuoi raccontare un po’ delle storie che hai scritto con questo protagonista?).

Sergio: Non possiedo la distanza lunga per natura. Poiché le mie storie nascono da un’osservazione, molto spesso sono scatti brevi, ma anche scatti fotografici. È come se dovessi tenere la maggior parte dei dettagli tutti in testa e tutti nello stesso tempo, e con un romanzo è molto più difficile, e sento di dover andare contro la mia natura che invece mi sussurra: sta qui, stai raccolto, non ti allargare. La fantascienza è stata la mamma della mia fantasia e avrà sempre un posto speciale tra i miei affetti, per questo al momento sto imbastendo un romanzo thriller ma avrei una voglia matta di scriverne uno di literary scifi.
Marion Petit” (pubblicato nell’antologia Esescifi 2014), che è uno spin-off di “Non gli occhi di suo padre” (pubblicato su Urania Collezione n.115), ha appunto lo stesso taglio sentimentale del racconto di origine. La fantascienza (la scrittura fantastica in genere) è una quinta di teatro, è uno sfondo davanti al quale si può rappresentare qualsiasi tipo di storia. Per esempio, è molto più difficile piegare un giallo al sentimento. La fantascienza invece è plastilina, è malleabile, è un organismo artistico che si adatta benissimo alle atmosfere di altri pianeti narrativi.
Il romanzo thriller che sto preparando pesca invece dall’universo di Tallone da Killer, finito sotto forma di racconti in due Gialli Mondadori (n.1322, n.1333). Il personaggio fu un altro botto nato dal nome che mi scoppiò in mente una mattina, così, dal nulla (anche se spesso i suggerimenti mi arrivano dai sogni che a loro volta si nutrono di osservazioni), e venne su già quasi completo e aveva più o meno questa faccia qui. Sono un po’ stanco dei gialli con i commissari e i marescialli, e anche delle indagini classiche. Avevo bisogno di personaggi cattivi buoni, cioè di criminali meno criminali degli altri che aiutavano quelli ancora un po’ meno criminali o semplicemente persone disadattate finite nei guai. Avevo anche voglia di intrattenere il più possibile il lettore, così ho dato un bel pestone sul pedale della scrittura scenografica e ho provato a spingere la macchina narrativa verso la costruzione tridimensionale della storia, così come avevo già fatto con “Non gli occhi di suo padre”. Non è solo show don’t tell. Credo che la buona riuscita di questo tipo di scrittura stia anche nel how to show the show don’t tell, cioè non tanto nel cosa far vedere, ma nel come un’azione viene raccontata. 
  
Patrizia: Hai ragione, nei racconti sei molto bravo, riformulo il mio desiderio: una futura raccolta di tuoi racconti sci-fi (d’altronde mi dici che c’è un filo che lega “Non gli occhi di suo padre” e “Marion Petit”).
Noto quanto il disegno che hai realizzato di Tallone da Killer assomigli a quello che avevo in mente la prima volta che ho letto un racconto con lui protagonista! 
Ok, torno a “Marion Petit”, un breve racconto contenuto in Esescifi 2014 che si trova in vendita qui su Lulu (occhio che Lulu non so perché non indica mai il prezzo comprensivo di tasse: non è 2,99 € ma 3,11): sia qui che negli altri tuoi racconti di fantascienza sono presenti spiegazioni scientifiche soprattutto relative alla fisica dei quanti - a livello divulgativo ne so qualcosa ma ammetto che ogni tanto mi ritrovo un po’ smarrita. In ogni caso è molto bello come usi queste nozioni per dare corpo a una trama che parla di sentimenti, di relazioni tra le persone, di emozioni. 
Siamo immersi in un mondo fisico, noi stessi fatti di atomi e materia che obbedisce a leggi fisiche: a me pare una cosa meravigliosa di per sé pensare a come siamo capitati in questo angolo di Universo e alle interazioni che ci sono tra noi esseri umani grazie a queste leggi. 
Sto divagando: la domanda è come ti informi sulle questioni scientifiche, cosa ti piace leggere, quanta importanza credi debba avere la cultura scientifica per un autore che voglia scrivere di fantascienza - al di là del fatto che uno scrittore debba poi piegare queste nozioni per le sue esigenze artistiche, naturalmente.

Sergio: Qualcuno famoso che ora non ricordo disse una cosa circa il tempo della documentazione di un narratore (tengo a precisare “narratore” perché, quando dipende da me, non voglio più appiccicarmi addosso l’appellativo di “scrittore”. Ha qualcosa di nobile che non possiedo), insomma disse più o meno che la scrittura finale è una pietruzza che viene fuori da una montagna di informazioni.
Non avendo una mente matematica, ma essendo affascinato come un bambino dalla scienza e dall’astrofisica, devo fare di necessità virtù. Quando scrivo fantascienza e mi servono basi scientifiche, uso qualsiasi mezzo per assorbire conoscenza, compresi i saggi e gli incroci di dati, estratti e testi divulgativi. Sono sicuro di commettere molti errori scientifici; anche per questo mi capita di accompagnare il racconto verso tematiche sentimentali o di vita: faccio in modo che la sospensione dell’incredulità trovi almeno un alibi nel tono del testo.
Noi siamo fatti di emozioni, sentimenti e scienza. L’universo è gelido e noi siamo caldi. La scienza è un’algida descrittrice della vita, la quale però è ribollente di stati d’animo e di organismi in continua mutazione. Questa antinomia tra scienza “fredda” e vita “calda” ha un fascino tutto suo.
Mi piace ancora una volta ripetere le parole della scrittrice Enrica Zunic’. Disse: “Anni fa mi chiesi come mai in Amnesty International trovavo così tanti astrofisici. Mi risposi che evidentemente la consapevolezza acuta dell'essere su una minuscola palla appena velata d'atmosfera come una pesca lo è di peluria e rotolante nello spazio faceva apparire molto insensata e ridicola oltre che ogni definizione di Sud o Nord anche ogni discriminazione.”
Bellissima. Hai mai provato a vedere i video della Terra di notte che scivola via sotto la Stazione Spaziale Internazionale? Non ti arriva quel senso di “ma che cavolo stiamo facendo a questa nostra casa? E a noi stessi?”

Patrizia: Ah sì, è emozionante vedere la Terra dallo spazio, e pensarla come una pallina persa nell’Universo rende il tutto più incredibile. Poi facendo quegli zoom da filmone americano arriviamo a vedere i particolari delle vite degli umani che “infestano” il pianeta in ogni angolo e la poesia un po’ scompare, confesso.
A parte le situazioni terribili in cui vivono milioni di persone - la stragrande maggioranza non nel nostro continente - c’è da dire che quello che noto e mi deprime sempre più col passare del tempo è il cinismo, la cattiveria, l’egoismo della società in cui vivo, di cui il riflesso in rete non è che amplificato, non distorto: le cose che sento per strada, nei mercati rionali, nelle file alla posta non sono tanto dissimili dai commenti più atroci che l’anonimato sul web sollecita (molto spesso però non c’è anonimato, non c’è timore, non c’è vergogna).
Sposto l’attenzione verso l’argomento dei social network perché tu sei presente in diversi luoghi sul web, anche se con una certa diffidenza, e perché hai anche aderito ad un esperimento particolare a un certo punto: ce ne puoi parlare?

Sergio: Recentemente ho capito che l’umanità è sempre stata così, e la “tecnologia sociale” di questo decennio non l’ha cambiata poi tanto; ha fatto in modo di farci ascoltare più voci di quelle che trent’anni fa sarebbero state solo quelle del mercato e della fila alla posta. In un picco di pessimismo, dico che da questo punto di vista Internet mi ha tolto un po’ di speranza. Se vivi fisicamente in un posto con gente brutta, un domani speri di poterne abitare uno con gente buona. Internet invece disvela l’umanità per quella che è, o che è ancora. Che i social network possano contribuire a modificare le abitudini degli esseri umani non c’è dubbio, ma quando ragiono su una massa d’individui, una comunità, una nazione, un continente, una specie, devo considerare che i cambiamenti saranno tanto più lenti all’aumentare del numero delle persone soggette alla modifica. Se vuoi, possiamo applicare a una massa sociale d’individui il secondo principio della dinamica che, per farla breve, dice così: a parità di forza, un corpo si muove tanto lentamente per quanto la sua massa è più grande. A proposito di masse, di rabbie, di mancanza di ragionamenti logici e di comportamenti umani, è un po’ quello che accade davanti a un semaforo che da rosso scatta a verde in una lunga fila di macchine. L’ultimo guidatore della fila dirà: «Ma è verde! Perché non vanno?» In realtà, quelli davanti a lui si stanno muovendo, ma tra il muoversi della prima macchina e quello dell’ultima c’è la somma dei tempi di reazione di tutti gli altri guidatori, i quali devono verifcare e attendere che la macchina che li precede si sia effettivamente mossa. Ecco che tra il verde e, diciamo, la decima macchina in coda possono trascorrere anche dieci secondi prima che quest’ultima possa accelerare.
Qui su Bookrepublic, qui su Amazon.
I social spesso mi atterriscono perché diventano un insieme di voci ed emozioni contrastanti in un unico spazio-tempo. È straniante. Gli esseri umani sono organismi analogici e non sono fatti per assorbire così a lungo stimoli digitali accesi/spenti, anche se quegli stimoli sono creati dagli uomini e hanno codici umani riconoscibili, cioè parole, immagini e suoni.
Ogni tanto quindi devo prendermi una pausa. La più lunga è stata di 99 giorni. Ho aderito a questa campagna qui. Che poi, a sua volta, non è che marketing sotto mentite spoglie. Agli inizi credevo che internet fosse un luogo. Invece Internet è soldi. Lo vedi anche dalle ricerche. Si ha quasi sempre la sensazione di stare in un negozio e non tra le pagine di un’enciclopedia della civiltà.
Oggi associo quei 99 giorni a un senso di leggerezza, però anche di consistenza. Quando decidi di eliminare un’attività dal tuo quotidiano, inevitabilmente avrai un avanzo di tempo. Io, per esempio, in una parte di quei 99 giorni ho stabilito che la migliore esecuzione del Concerto n.1 per Violino in sol minore di Max Bruch appartiene a Vadim Gluzman: calda, sostenuta, precisa, appassionata. Bellissima. Non che Facebook non mi abbia arricchito o fatto scoprire persone o cose meravigliose, ma il lavoro di setaccio in mezzo al fango è durissimo e dopo un po’ fanno male le ginocchia, a stare piegato sui ciottoli.
Tuttavia, ammetto che le indagini etologiche e sociologiche mi sono sempre piaciute. Tempo fa iniziai a studiare etologia umana, ma dovetti abbandonare perché i miei amici smettevano letteralmente di muoversi dopo averlo saputo. Credevano li analizzassi. In parte era così, e comunque preferivo degli amici mobili a dei soprammobili. (sorrido)

Patrizia: Ho seguito il link al Concerto di Max Bruch (che non so chi sia) e ho scoperto di avere ancora accesso al mio vecchio account (gratis) di Spotify. Mi è piaciuto ascoltare un po’ di musica a cui non sono abituata. Non sono granché come ascoltatrice, confesso.
Dopo aver parlato di tante cose diverse io tornerei alla letteratura: quali sono gli scrittori che ami di più? E quelli con cui sei cresciuto?

Sergio: La mia sarà una risposta semplice e abbastanza comune. La lettura arriva dai grandi, come per qualsiasi attività ricorsiva dei genitori che trova un nuovo ciclo di riproduzione nei figli. A volte possono esserci attività che, seppure ripetute, vengono stoppate dai figli e rigettate, ma non mi è mai capitato di sentire qualcuno che abbia detto: «Io non leggo perché quando ero piccolo mia madre leggeva così tanto che mi ha fatto odiare i libri.»
Quindi leggo perché mio padre leggeva tanto e leggeva solo fantascienza e gialli. Per la stessa proprietà transitiva dovrei leggere solo questi generi, ma poiché per fortuna non siamo solo la copia dei nostri genitori, quei generi mi hanno semplicemente spalancato una porta a doppio battente, e per rispondere alla tua domanda dovrei redigere un elenco di autori lunghissimo e strano per accostamenti. Te ne dico alcuni, buttati così: McEwan, Carver, Wallace, Tevis, Franzen, Davide Longo, Nabokov, Cheever, Simenon, Marai, Turgenev, Simmons, Lansdale, Lem, Sturgeon.
Sono cresciuto (nel senso del primo processo di lievitazione del pensiero letterario, da piccolo) con la trilogia de “I sovrani delle stelle” di Edmond Hamilton. Space-opera purissima. Poi sono passato ai romanzi di Skylark di E. E. Doc Smith e dopo ho incontrato il mio amico Asimov. Mi sono innamorato del misconosciuto “Galassia maledetta” del francese Francis Carsac, e ho messo su famiglia con quel genio di Stanislaw Lem, quindi l’ho tradito andando a libri con tutti gli altri, pescando a destra e a manca, senza badare a nazionalità o generi. Un’orgia che continua tuttora e che andrà avanti finché non perderò la vista, e a quel punto potrei sempre passare agli audiolibri, perché quando mi capita di non leggere per lunghi periodi di tempo mi prende come un senso di colpa; verso chi e perché non è dato sapere.

Patrizia: Vero che chi cresce tra libri è facilitato a continuare questa abitudine, e magari a trasformarla in passione (io mi chiedo ancora da dove è venuta la mia passione per i fumetti e i libri, non avendo avuto la tua fortuna: e meno male che comunque sono stata assecondata, e poi anche aiutata).
Condivido anche la passione per gli audiolibri, spero che questo mezzo “per leggere diversamente” venga sempre più diffuso.
Credo che potremmo avviarci verso la conclusione  di questa interessante conversazione, ma non prima di averti domandato qualcosa sulle tue abitudini di scrittura, le tue modalità. 
E aggiungo anche: avresti voluto che ti facessi qualche altra domanda, o che toccassi altri argomenti?

Sergio: Sono un narratore disordinato. Quando leggo di scrittori che si danno orari e modi, e rituali, io lo capisco ma mi prende un brivido. A meno che non siano tempi dettati da altri impegni, pianificare un orario quotidiano per la scrittura mi toglierebbe qualsiasi guizzo. Se mi dici di stare in un posto perché sono costretto a starci io farò di tutto per andare via da lì, e vale anche per lo scrivere. Sono già troppo preso dall’idea (vana) di riuscire a mettere una parola dietro l’altra in un modo così prossimo alla perfezione che non potrei sopportare altri vincoli. Però quando scrivo devo stare da solo (e per fortuna vivo in un posto in cui, se si sta attenti, ci si accorge del modificarsi della fauna), o al massimo posso accettare la compagnia di una musica senza adrenalina: classica o un’indie leggera, sfumata. Niente martelli rock e niente italiana, perché le parole della canzone inciamperebbero in quello che sto scrivendo.
Rileggo tanto mentre digito. Sono lento. Quando finisco un periodo devo lasciarmelo alle spalle con la falsa certezza di non tornare più indietro. Revisiono molto poco, ma se un editor mi dice “qui è da rifare, o voglio un finale diverso, o perché non facciamo così” io ascolto, contratto se è possibile, e poi mi do da fare.
E poi disegno. Così, per serendipità. Uso il tratto per liberare la mente e fare spazio alle nuove parole da digitare.
Altre domande, dici? Credevo di riceverne di più sui fumetti, ma mi avresti trovato impreparato, perché li metto nel calderone delle arti da cui prendo ispirazione. Però se dovessi dire un titolo, non so: “The Complete Essex County” di Jeff Lemire. Ha una profondità incredibile.

Patrizia: Pensa che non ho letto niente di Jeff Lemire e adesso naturalmente dovrò recuperare “The Complete Essex County”  (che ho scoperto essere uscito anche in italiano, e si trova pure in ebook).
Ti ringrazio tanto per la tua disponibilità e per il divertimento che mi hai procurato con questa modalità di “conversazione”; è qualcosa che mi piacerebbe provare con altre persone, in futuro, autori con cui vorrei scambiare delle chiacchiere, ma non è detto che sarebbero disposti a provare qualcosa di così particolare. Vedremo.

Sergio: Grazie a te, Patrizia, soprattutto per lo spazio e il tempo che hai sentito di regalarmi.


mercoledì 29 aprile 2015

Riflessioni e consigli di lettura


L'idea di "Fumetti in giro" (leggere qui per sapere cosa è) mi è venuta settimana scorsa dopo aver letto un commento su Facebook. Pareva anche ad altri un'idea carina, pensavo forse un po' ingenuamente che qualcun altro avesse fumetti che per varie ragioni non portava già in biblioteca o non regalava agli amici, e che avrebbe trovato simpatica l'idea di lasciarli nei parchi o comunque in luoghi non usuali, magari con un bigliettino per spiegare l'iniziativa - fumetti che magari avrebbero potuto essere sfogliati, e chissà, letti, da persone che non si avvicinano di solito alle edicole a magari neanche alle biblioteche.
Sulla Pagina Facebook in 5 giorni sono stati messi 248 "like" e ci sono stati 1419 contatti. Nessuno ha aderito a questa iniziativa "rilasciando" fumetti, né mi ha scritto che l'avrebbe fatto (ci sono stati giorni di pioggia, ma insomma...); in compenso un paio di persone hanno sollevato dubbi sull'utilità di questa cosa, con argomentazioni che forse vengono pensate anche da altri.
Su un forum di appassionati l'idea di liberarsi di fumetti è stata considerata un'eresia - ed evidentemente faccio parte della minoranza di persone che compra fumetti non solo per collezionarli e tenerli da parte con cura ma anche per leggere generi e storie di tutti i tipi, per curiosità, senza iniziare collezioni, magari incappando in buone storie ma non memorabili, oppure in storie piacevoli ma non da tenere quando in casa non c'è più posto.
Credo quindi che da una parte manchi proprio la "materia prima" - i fumetti da donare, magari dati già in beneficenza a biblioteche o amici - dall'altra non sembra così poetica, forse, l'idea di rilasciarli nei parchi in belle giornate di sole, né utile invitare le persone a parlare di come si potrebbe fare per invogliare la lettura dei fumetti, sconosciuti ai più.
Sono mancate anche le segnalazioni di posti dove già vengono lasciati i fumetti - negozi, bar, ristoranti (tranne in un caso a dire la verità) che potrei inserire in una mappa Google (come quella che ho messo sul blog come esempio con alcune fumetterie di Milano).
Tra un mesetto tirerò le somme, tenere aperto il blog e la Pagina non mi costa molto, anche se non succederà nulla - e forse è meglio che non succeda nulla, anche perchè certe azioni, pur se disinteressate e non pericolose, possono essere interpretate da alcuni in altro modo.
Dal mio Tumbrl "Fumetti senza fine"

C'è un altro aspetto che mi colpisce dopo aver passato un po' di tempo a creare gruppi sui social network o blog vari: le persone non leggono mai a fondo le descrizioni o le spiegazioni (nel caso dei gruppi su Facebook: la ragion d'essere di un gruppo e soprattutto le regole), spesso non ci provano nemmeno, gli basta vedere la parola "fumetto" o "manga" o qualsiasi altro termine che abbia a che vedere con i loro interessi e subito arrivano a chiedere, pubblicare, pubblicizzare.
Spesso mi capita di essere contattata da persone che dicono di aver visitato il mio blog, ma poi dimostrano di non aver letto quasi nulla,  soprattutto i post che parlano dei temi che interessano loro (ci sono le etichette e i box sulla colonna destra).
Col tempo ho capito che superate le 5 righe la gente lascia perdere, o legge di fretta, superate le 10 proprio non c'è speranza. Purtroppo nel gruppo Manga Studio Italia su Facebook ci sono tante cose da spiegare a chi arriva la prima volta nel gruppo, e il post bloccato in alto, quello che dice "LEGGETE PRIMA QUI!" - più o meno - supera le 10 righe.
Anche con l'iniziativa "Fumetti in giro" ho faticato a far capire che la cosa non è in concorrenza con la pratica di lasciare i fumetti e i libri nelle biblioteche, e che comunque lo spirito deve essere un po' quello gioioso/poetico di un gesto fuori dalle solite pratiche. Magari non mi so spiegare, magari le persone leggono solo quello che già vogliono leggere, non lo so; quello che posso dire è che sta diventando sempre più faticoso per me cercare di comunicare al meglio nei vari spazi social su cui sono presente, mi sembra che il fraintendimento sia sempre dietro l'angolo.

Domani dovrei pubblicare la prima parte di un'intervista/discussione con lo scrittore Sergio Donato, di cui ho già parlato in occasione della pubblicazione di diversi suoi racconti (qui, qui, qui).
L'incontro con Sergio (e qualche altra preziosa persona) mi fa sempre pensare che il web ha (anche) degli aspetti molto positivi (e non parlo di quelli utilitaristici, evidenti); mi ripaga comunque della fatica quotidiana nello schivare troll, frustrati, maleducati, e così via.
Io e Sergio non ci siamo mai incontrati, eppure parliamo e discutiamo di un sacco di cose, sapendo di poterci permettere sincerità senza paura di incappare in fraintendimenti o malumori. Data la natura di questo rapporto la classica intervista con domande preformulate e mandate via email mi sembrava un po' limitante; così ecco l'idea (di Sergio) di creare un documento condiviso su Google Drive su cui "dialogare" con calma, intervenendo a turno e creando un percorso a seconda delle risposte di ognuno.
Una volta per caso ci siamo trovati contemporaneamente online sul documento aperto, è stata un'esperienza molto divertente "chattare" sullo stesso spazio fisico - un po' straniante.
L'unica cosa che nessuno di noi due è riuscito a fare riguardava le notifiche: nel menu dove avrebbe dovuto esserci la voce per attivarle - e sapere così se il documento era stato modificato - non compariva l'opzione; si doveva aprire il documento e vedere così  l'ora e il giorno in cui era stato modificato.

Ora passiamo ai consigli:
Un progetto Indigogo  che sta per terminare e che necessita ancora di aiuto - quello di RIM CITY - e un altro progetto proposto da poco: AGENZIA INCANTESIMI: BELLEZZA GLACIALE.

Al Mutty di Castiglione il 9 maggio si inaugura la mostra "Nihon: arti e grafica dal Giappone" -  
con buffet e inaugurazione della mostra collettiva degli artisti e illustratori AYUMI KUDO, KENJI ANDREA NAKASONE, SATOE TONE (fino al 31 maggio).

Un video tutorial con testo in italiano su Manga Studio 5, adatto a chi conosce molto poco il programma: Manga Studio - Linee e righelli / Tutorial Comic / Dalì School

Su Lo Spazio Bianco l'articolo "La gabbia bonelliana, questa sconosciuta", qui la prima parte e qui la seconda.



Potrebbe interessarti:http://www.bresciatoday.it/eventi/mostre/nihon-mutty-castiglione-maggio-2015.html
Seguici su Facebook:http://www.facebook.com/pages/BresciaToday/201440466543150
con buffet e inaugurazione della mostra collettiva degli artisti e illustratori AYUMI KUDO, KENJI ANDREA NAKASONE, SATOE TONE

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sabato 25 aprile 2015

Buon 25 Aprile!


Quest'anno ci sono anniversari importanti - il 70° della Liberazione, i 100 anni dall'entrata dell'Italia nella Prima Guerra Mondiale (qui un mio post che ha raccolto link a libri e materiali vari).

Intanto un link che poi scade stasera, nel senso che lo sconto sugli ebook a tema Resistenza dura 24 ore: trovate diversi libri sia sugli store che vendono epub (come Bookrepublic) sia su Amazon che vende in formato mobi.
Segnalo inoltre:

venerdì 24 aprile 2015

"Fumetti in giro" su Facebook


Dopo l'idea iniziale di "lasciare fumetti in giro" (qui) e dopo aver discusso il nome di questo gruppo di "rilasciatori" (qui), ecco arrivare la Pagina su Facebook dedicata a questa attività: Fumetti in giro.
La Pagina dovrebbe rappresentare un punto di raccolta delle testimonianze di chi lascia i fumetti in giro (anche tramite foto o video) e magari un luogo di discussione su come incentivare la lettura dei fumetti. Si potrebbero anche indicare i luoghi delle fumetterie nelle varie regioni d'Italia, fare una sorta di elenco, o di mappa; tutte idee che potranno essere discusse sulla Pagina (nel frattempo cercherò dei collaboratori per la sua gestione).
Tutti potranno pubblicare dei post sulla Pagina previa mia (e altrui) approvazione: avendo esperienza di un gruppo dove non c'è moderazione preventiva dei post so che facilmente la situazione può sfuggire di mano con l'arrivo di spammatori o di persone che vanno totalmente OT (ovvero Off Topic).
Chi mette "Mi piace" sulla pagina potrà seguirne gli aggiornamenti.

Quindi per riassumere: sulla pagina "Fumetti in giro" si potranno postare testi, foto, video di chi ha rilasciato fumetti, chi vorrebbe farlo, chi propone idee per la diffusione del fumetto, o ne vuole parlare, chi indica fumetterie e incontri a tema. Non parliamo di corsi di fumetto, non facciamo pubblicità a scuole e corsi (ci sono altri luoghi indicati), il tema sono i possibili nuovi lettori di fumetti, non i già appassionati, i collezionisti, tanto meno i disegnatori e gli aspiranti disegnatori.

Il nome di questa iniziativa è stato scelto dopo un sondaggio (breve) tenuto grazie a un modulo di Google Drive: potete leggere qui l'elenco delle risposte, in tutto 45 (alcune erano predefinite ma c'era spazio anche per le proposte personali). Ce n'erano diverse molto belle ma alla fine credo che questo nome che vedete sia stato quello più votato e apprezzato (anche da me).



Qualche consiglio per chi vuole lasciare fumetti in giro: non lasciatene troppi in un solo punto, non deve sembrare spazzatura, né ingombrare posti che sono comunque pubblici.
Se volete potete inserire all'interno del fumetto un post-it con il link della Pagina Facebook (https://www.facebook.com/fumettiingiro), sarebbe bello che qualcuno venisse a raccontare cosa ne pensa del fumetto trovato (e sperabilmente letto). Sto pensando anche di creare delle piccole immagini con logo, link e magari codice QR da poter scaricare  e stampare per i più volenterosi.
Prima di lasciare fumetti in giro verificate le previsioni del tempo, che ci siano almeno 3 giorni di non-pioggia.
Naturalmente vanno bene fumetti di ogni tipo e genere; eviterei quelli troppo difficili da capire come quelli che fanno parte di lunghe storie (tipo i Marvel, DC e compagnia bella, a meno che siano one shot molto facili da leggere).

Personalmente su Facebook detesto abbastanza gli inviti quotidiani che ricevo per cliccare "Mi piace" su questa o quella pagina, per cui non manderò questo genere di inviti tramite il mio elenco di contatti: se vi piace l'idea condividete la pagina, oppure parlatene in giro, grazie.
Ah, l'immagine e il logo potrebbero essere cambiati dietro suggerimento dei colleghi fumettisti.

giovedì 23 aprile 2015

Il gruppo dei "liberatori di fumetti in giro"


[EDIT: qui la Pagina su Facebook: https://www.facebook.com/fumettiingiro]

Nel mio ultimo post ho raccontato di come abbia lasciato sulle panchine di un parco dei fumetti che non posso tenere più in casa. Su Facebook molti amici e contatti si sono dimostrati interessati a questo gesto e ho pensato che se altri vogliono seguire la stessa filosofia - ovvero quello di cercare di "acchiappare" qualche possibile lettore - sarebbe stato bello segnalarlo su qualche posto preciso, magari un gruppo su Facebook (inutile non sfruttare questa "piazza virtuale" in cui c'è mezza Italia).
Ho messo online un modulo con un sondaggio per scegliere il nome, qui, dove poter scegliere tra alcuni proposti da me, oltre a poter aggiungere il proprio. Fino ad ora sono state date online 27 risposte, che si assommano ad altre risposte date su Facebook, che qui elencherò:

  1. "Fumetti liberati" prende 8 voti
  2. "Fumetti al parco" 5 voti
  3. "Fumetti da strada" 4 voti
  4. "Fumetti in giro" 3 voti
Poi ci sono con 1 voto ciascuno: "Fumettiamo?", "Free Comics", Fumetti fuori", "Meno fumo più fumetti", "Nuvole in viaggio", "Segnali di fumetto"; Su Facebook segnalo "Fumetti contagiosi", "Seminare fumetti", "Fumetti al vento", "Porgi l'altro fumetto", "Fumetti a te", "Fumetti in panchina".

Io propendo per "Fumetti in giro" e lascio la spiegazione a Marcello Toninelli:
"mi sembra che "Fumetti in Giro" contenga le due "anime" dell'operazione: fumetti lasciati in giro, dove capita, e l'operazione di riciclaggio dei fumetti che "girano" (anche perché chi li prende e legge, poi può rimetterli in giro, appunto)."
Infatti quello che avevo in mente io (ma non è detto che altri concordino del tutto) è di far girare fumetti che altrimenti rimarrebbero nei solai o addirittura verrebbero buttati. Chi ha biblioteche o scuole a cui donarli faccia pure, è meglio così.
Quello che mi piace dell'idea di lasciare fumetti in luoghi diversi dal solito (non solo parchi, ma anche fermate degli autobus, bar, studi medici, ecc.) è la possibilità di raggiungere persone che o non leggono più da tempo (e non solo fumetti) o che proprio non ci pensano, che magari non frequentano le edicole, che neanche hanno idea di cosa esce adesso.
Magari solo per curiosità queste persone potrebbero prendere uno di questi strani albi e darci un'occhiata, magari verrano presi e portati in casa per i figli, i nipoti, per loro stessi - chi lo sa.



"Fumetti liberati" è un bel nome ma dà l'idea che invece quei fumetti fossero "incarcerati", e non è proprio così (magari dimenticati, magari nascosti, ma non prigionieri); d'altronde non vorrei neanche che ci fosse un'assonanza con la Liberazione, perchè non è così (non in questo caso).
"Fumetti al parco" rispecchia l'idea che avevo all'inizio, ma adesso lo trovo limitante.
Ho aggiornato il modulo, adesso (credo) potete anche cambiare voto se volete. Lascio ancora una giornata di tempo e poi domani vedremo.

Per il gruppo su Facebook [o forse anche una Pagina Facebook, per gli scopi di cui stiamo parlando forse è meglio] io pensavo anche a un punto di raccolta di suggerimenti per le persone che eventualmente raccolgano il fumetto e trovino all'interno le indicazioni per raggiungerci: potremmo mettere link alle fumetterie, fare un elenco, mettere link agli store online e persino per quelli digitali.
Pensavo infatti che all'interno di ogni fumetto "rilasciato" si potrebbe mettere un Post-it con disegnato il logo del gruppo (qui in foto un esempio, se ne avete altri più belli mandateli) e l'indirizzo web.
Chi invece rilascia i fumetti potrebbe fare delle foto e postarle nel gruppo, raccontarci un po' come è andata (suggerirei anche di non rilasciare troppi fumetti in un solo punto: non vorremmo creare "spazzatura" o farla passare per tale, né incoraggiare pratiche di accumulazione e magari rivendita!).
Nei miei sogni con questa pratica forse si recupera qualche lettore, forse qualche lettore verrà sul gruppo e ci spiegherà perchè non legge più fumetti, cosa vorrebbe leggere - insomma, avviare anche delle discussioni, spero interessanti per lettori e autori.
Ogni suggerimento è ben accetto.

mercoledì 22 aprile 2015

Fumetti al parco


[EDIT: qui la Pagina Facebook dedicata all'iniziativa]

Come tutti gli appassionati di fumetti ho la casa che straripa di albi e collezioni varie, senza parlare dei libri di narrativa, saggistica, ecc. La mia casa non è molto grande e ho praticamente raggiunto la capienza massima, quindi ogni tanto mi tocca fare un po' di selezione (ne ho parlato diverse volte qui nel blog).
Con l'arrivo della bella stagione ho deciso di lasciare in giro nei parchi un po' di fumetti che non posso tenere, sperando anche di incuriosire persone che magari non leggono abitualmente fumetti o che hanno smesso da tempo.
No, non è un bookcrossing (ne ho fatto esperienza tempo fa e ne ho parlato in questo post), troppo complicato. Sono andata in un parco non molto lontano da casa mia, ho lasciato 2-3 fumetti su una panchina, e via.
Ho fatto questa cosa la mattina, il tardo pomeriggio sulla panchina della prima foto i fumetti erano stati già presi da qualcuno (non ho potuto controllare le altre panchine).
Probabilmente farò altre azioni simili, utili o no che siano.



martedì 21 aprile 2015

L'ultimo disco de Lo Sconosciuto: "Profeta in Patria"



Lo Sconosciuto è il mio amico Federico Moi, "Profeta in Patria" è l'ultimo suo disco che contiene
10 tracce e che io ho avuto la possibilità di ascoltare in anteprima diverso tempo fa, quando ancora non era stata fatta la selezione dei brani (che infatti erano di più).
Di Federico avevo già parlato in occasione dell'uscita del suo primo cd come Lo Sconosciuto (Decalogo+1) un paio d'anni fa, qui.
Come nel precedente CD anche qui Federico scrive dei testi che colpiscono, lucidamente disperati, umani, ironici, in qualche caso caustici come in "Attraversare" (Un vecchio/Su una Panda Young/E sono morto).
"Gugol" può essere un altro esempio dello stile di Federico: Cerco/ come salvare la mia anima gemella/ per poi venderla al demonio online...Cerco di essere migliore/ Cerco/ dove scaricare la coscienza/ legalmente/ dove poter craccare/ la cattiveria della gente.
E anche: Ti sembrerà/ patetico/ aver pianto per amore e sul latte versato/ Ti sembrerà/ triste anche se umano/ aver sperato in un domani migliore in un destino sensato/ E guarderai commosso/ quel brutto tatuaggio/ sul tuo avvizzito corpo/ un avvizzito messaggio/ che non ha più radici/ e che non ha più rami/ che ha come nutrimento/ le lacrime che hai pianto ("Ex-Post").
Un'altra canzone che mi piace molto è "Sempremeno", che chi supera una certa età può comprendere meglio, credo: sempre meno voglia/ di fare qualcosa per impiegare/ sempre meno tempo/ un futuro che è come una scatola/ sempre meno grande/ da riempire con quello che vorresti/ fare/ ora che sei sempre più vicino a.../ sempre meno gioia/ farà parte dell'insieme delle /sempre meno emozioni/ evaporate come neve al sole...
Musicalmente io ci ho trovato echi di certe sonorità a cavallo tra anni 80 e 90, che amo in maniera particolare. Non so dire di più perchè non sono una grande esperta, ho sempre ascoltato la musica in maniera discontinua e parziale, ma quando mi piace qualcosa la ascolto con attenzione e in alcuni casi con passione.

 Qua sotto potete vedere il video di "Primavera", mentre il disegno a lato è mio, un omaggio al disco e alle sue tematiche (disegno suggeritomi da Federico).