Per richieste varie alla sottoscritta: non cerco lavoro, non faccio scambio link e banner, vorrei che le richieste di "amicizia" e di "contatti" fossero accompagnate da presentazioni - grazie!

martedì 21 maggio 2013

Varie - 42

Visti in giro, in ordine sparso:


sabato 18 maggio 2013

Sceneggiatura e disegno: un piccolo problema risolto

Ogni tanto mi si chiedono più post sul "dietro le quinte" del mio lavoro, oggi ne presento uno.
Sto disegnando un gigante di Nathan Never che uscirà nel 2015, scritto da Giovanni Eccher; sono arrivata a finire le prime 14 tavole, di altre 3 ho terminato le matite. Eccher ha già terminato tutta la storia, per cui io ho l'intera sceneggiatura di 220 tavole.
Si è deciso solo da poco di inserire il titolo a tavola 13, che è ideale perché presenta uno stacco rispetto alla tavola precedente; il titolo (che sarà creato e inserito dal letterista) deve stare all'interno di una grossa vignetta, di solito una panoramica o comunque una vignetta che presenta un ampio spazio libero.
Sotto potete vedere la sceneggiatura originale dove nella prima vignetta c'è una panoramica del palazzo dell'Agenzia Alfa, solo che la vignetta non è solitaria su una striscia, e a me occorreva molto più spazio per il titolo (la sceneggiatura  della tavola 13 consiste nelle classiche 3 strisce con 2 vignette sopra, vignettona centrale e altre 2 vignette sotto).


Poco male - penserete -, basta cancellare la vignetta 2 e inserire quel dialogo nella prima vignetta: no, non si può fare perché non si capirebbe bene chi parla con chi (si vedrà successivamente che nella stanza i protagonisti sono 3, oltre ad Herbert e Solomon c'è anche Elania Elmore).


Cambiamento nell'ultima striscia 
Bene, allora si sposta il dialogo della vign. 2 nella vignettona centrale con il totalino (che poi è la soluzione che si è adottata), Solomon parla per primo ed Herbert gli risponde, così ho costruito l'ambiente in maniera che Solomon stia sulla sinistra ed Herbert sulla destra (i balloon devono essere inseriti facilmente secondo l'ordine di lettura), con l'orologio nella parete laterale ben visibile da tutti.
Poi però leggendo la sceneggiatura della tavola 14 mi sono imbattuta nella vignetta 5, dove Herbert deve indicare l'orologio e parla per primo; data la planimetria della stanza mi era davvero difficile creare un'inquadratura dove si vedesse lui alla sinistra ed Elania sulla destra, per poter mettere i balloon nell'ordine giusto. Se non ci fosse stato il problema dell'inserire il titolo con la cancellazione della vignetta 2 avrei potuto ribaltare la vignettona con il totalino cambiando così le posizioni dei protagonisti.

Ipotesi vignetta ribaltata
A questo punto ho pensato di risolvere il problema creando una nuova vignetta nella tavola 14, subito dopo la vignetta 5: ho diviso il dialogo e anche i protagonisti. Antonio Serra (il supervisore della storia) e Giovanni Eccher erano d'accordo, così sono andata avanti.



Allego le stesse tavole inchiostrate (nella 13 inchiostrata manca la vignetta con il palazzo Alfa che ancora non ho terminato); notare le differenza tra le matite e la tavola finita, dove ho potuto sistemare un po' di cose (compreso il capoccione di Herbert nella tavola 14).
Non escludo altri cambiamenti nel disegno, ma quelli potrete notarli solo dopo la pubblicazione del gigante a febbraio 2015.

mercoledì 8 maggio 2013

Fumetti - notizie varie

Rane giganti sul Naviglio


 Ricordo che domenica prossima (il 12 maggio) sarò ad Abbiategrasso (MI) nell'ambito della manifestazione "Fumetti al Castello - Comix Girl", firmerò delle stampe a partire dalle 11  10 e 30 (credo che arriverò prima perché il treno da Milano non mi dà molte scelte - il 12 a Milano c'è il blocco delle auto dalle 10 alle 18); sul sito Facebook linkato si possono vedere in anteprima i disegni delle stampe delle varie disegnatrici presenti alla mostra tra cui il mio (un Nathan Never).

giovedì 2 maggio 2013

Consigli su come diventare un/una fumettista


Scrivo questo post per poterlo linkare in futuro a tutti quegli aspiranti disegnatori che mi
contattano su Facebook o qui: per molti le risposte sarebbero le stesse, e io magari mi risparmio un po' di tempo! In fondo ho messo qualche link utile, credo che lo aggiornerò nel tempo (metterò questo post in banner nella colonna di destra).
Inizio col precisare che io non ho frequentato scuole di fumetto: ho compiuto studi artistici che certamente mi hanno aiutato nella conoscenza tecnica del disegno di base, un po' del colore, la prospettiva, l'anatomia, la storia dell'arte, ecc. - tutte cose comunque utili per chi voglia diventare un giorno disegnatore di fumetti. Ho frequentato liceo artistico e poi Accademia di Belle Arti e mi sono diplomata (all'epoca, adesso è diventata laurea) in Scenografia (non chiedetemi perchè: tra l'altro il teatro l'amo poco).

Le scuole di fumetto servono?
Non lo so, molti disegnatori di fumetti le hanno frequentate, molti altri no; certamente per chi parte avendo poche basi di disegno (avendo magari studiato in scuole non artistiche) frequentare una scuola fa sempre bene, e magari si ha il modo di incontrare docenti che già lavorano come fumettisti.

Siete aspiranti disegnatori di manga?
Non posso darvi consigli, io disegno da tanti anni per una casa editrice famosa per il disegno realistico - con qualche apertura per un tipo di disegno meno convenzionale (vedi Enoch, Bacilieri ed altri) ma comunque di tipo "occidentale"; se volete poi anche pubblicare i vostri manga in Italia badate bene che esistono pochissime case editrici che lo fanno: rivolgetevi a loro per consigli e domande (se siete appassionati del genere conoscerete le loro testate, mi auguro).

Come contattare le case editrici di fumetti?
Trovate gli indirizzi e i nominativi dei capiredattore in seconda di copertina (di solito), o comunque all'interno degli albi pubblicati dalle case editrici , spesso ci sono anche i numeri di telefono delle segreterie; molti mandano disegni via posta da far vedere, ma è raro che un sistema così funzioni per farsi notare (e comunque se volete farlo mandate buone fotocopie, recenti e selezionate, non solo pin-up - le cose più facili da fare - ma due tre tavole a fumetti con varietà di inquadrature): meglio telefonare e prendere appuntamento con un caporedattore di testata per poter fare vedere i propri lavori più recenti; in caso non ci sia possibilità di essere ricevuti chiedere consigli per il futuro, che tipo di tavole di prova bisogna portare, ecc., e magari riprovare qualche mese più in là.
Anche in mostre e fiere del fumetto potete avere l'occasione di incontrare fumettisti o redattori; portate il vostro book e fate vedere per primi i lavori più recenti; inutile inserire troppi disegni o quelli troppo lontani nel tempo.
Cosa più importante: rivolgetevi a case editrici che pubblicano il tipo di fumetti per cui siete portati, e comunque fate vedere prove e disegni di quel genere; inutile far vedere i vostri disegni in stile manga alla Bonelli, o i vostri disegni in stile realistico alla Disney (come scrivevo in un post recente: è vero che il mondo del fumetto è relativamente piccolo ma non esiste un network che colleghi tutti i capiredattori di tutte le case editrici, cosa che vale ancora di più per disegnatori e sceneggiatori che certamente non hanno canali privilegiati per "introdurre" aspiranti autori).

Esistono canali privilegiati per essere introdotti nel mondo del fumetto?
No, non esistono, anche se potrebbe capitare il caso che un esordiente possa conoscere un autore da qualche parte e si faccia accompagnare in redazione a far vedere i propri lavori (io non conosco casi del genere): in ogni caso la probabilità che venga  preso a lavorare è la stessa di un esordiente che arrivi per altri canali, vengono presi in considerazione la qualità e l'utilità del lavoro, non altro (e per utilità intendo che a volte i criteri possono essere non solo quelli della bravura ma anche quelli dell'arrivare nel momento giusto).
Io ad esempio sono entrata a lavorare in Bonelli in un momento in cui Antonio Serra stava cercando disegnatrici per la neonata testata di Legs Weaver. Marcello Toninelli (grazie al quale ho iniziato la mia carriera fumettistica) sapeva che c'era questa possibilità, ma non è che mi abbia presentato persone in Bonelli che già conosceva (lui ci aveva lavorato per anni): mi ha detto "telefona e prendi un appuntamento". Ho telefonato in segreteria e ho chiesto un appuntamento con Serra, sono andata il giorno convenuto con la mia cartellina, Serra mi ha chiesto di fare due tavole di prova, le ho fatte, sono piaciute, ho iniziato a lavorare disegnando Legs Weaver.
Fossi arrivata in un altro momento probabilmente non sarei mai entrata in Bonelli, avevo uno stile troppo lontano da quello realistico; con gli anni e la pratica ho gradualmente cambiato il mio modo di disegnare per adattarmi alle esigenze dell'altra testata su cui poi ho lavorato, cioè Nathan Never, ma non è stato facile.
In generale c'è da tenere conto che gli aspiranti disegnatori sono tanti e le testate su cui lavorare sempre meno, con sempre meno lettori; ancora prima dell'arrivo di questa crisi generale nel campo dell'editoria l'emorragia di lettori era già iniziata. Se aspirate a diventare fumettisti pubblicati da case editrici tradizionali sappiate che la cosa è molto difficile e che se succede molto probabilmente  dovrete affiancargli un altro lavoro per vivere.

Come contattare fumettisti per chiedere consigli?
Su internet ormai tantissimi fumettisti hanno blog, siti, oppure sono presenti su Facebook - trovate anche readattori e curatori di testata, potete chiedere consigli anche a loro; fate una ricerca su Google o Bing o Yahoo digitando il nome che cercate (aggiungendo magari "fumettista", o "disegnatore", o qualche altra qualifica).
Il fumettista a cui scriverete di solito non ha molto tempo, per cui siate brevi, non mandate subito allegati, magari pure grossi e pesanti: chiedete prima di farlo. Non siate insistenti e non chiedete di essere seguiti e assistiti nei vostri miglioramenti: questo lo può fare un insegnante in qualche scuola di fumetto, è un lavoro che porta via tempo ed energie, sarebbe bello fosse pagato.
Personalmente qualche parere lo posso dare, ma ricordate che io non insegno, non ho mai insegnato e non sono neanche portata per farlo; sono una disegnatrice media, non di talento eccelso ma molto disciplinata e costante (queste ultime due qualità contano nel fumetto seriale), per consigli davvero utili e  "profondi" meglio chiedere a fumettisti che già hanno insegnato in corsi di fumetto o che sono molto famosi e bravi.

Consigli sparsi.
Non basta saper disegnare bene per essere un buon fumettista: bisogna saper raccontare, saper scegliere le inquadrature giuste, avre il ritmo giusto, disegnare tavole equilibrate e non troppo piene o confuse. Tante cose si imparano col tempo, con la pratica e lo studio, qualche manuale può sempre servire, ma più di tutto serve leggere, leggere tanto e un po' di tutto.
Guardate film, telefilm, leggete libri di ogni genere: ogni cosa può essere utile per poter arrivare un giorno ad avere una propria voce, un proprio stile, soprattutto la capacità di comunicare e "far vedere".
Se siete davvero appassionati di fumetti dovreste averne letto un bel po' per poter averne assimilato il linguaggio; non è detto che si inizi da bambini a disegnare e inventare fumetti, forse neanche leggerli - certamente rivolgersi con i propri fumetti a una casa editrice conoscendo appena quello che la stessa pubblica non è una buona cosa.
Se siete giovani non giudicatevi, lasciatelo fare agli altri; ascoltate i consigli, pensateci su anche quando vi sembrano sbagliati. Confrontatevi con altri che hanno la vostra passione, scambiatevi informazioni, non siate troppo rigorosi nei vostri gusti e nei vostri giudizi, un giorno la penserete in maniera diversa.
Internet è una opportunità per il fumettista esordiente non solo per far conoscere i propri lavori ma per trovare informazioni e materiali utili per migliorare il proprio disegno. Inoltre potete aprire con altri esordienti blog collettivi, unire le forze è la cosa migliore per chi compie i primi passi in questo campo.

Qualche link utile per chi vuole sfruttare le risorse del web li ho raccolti in un documento che ho redatto per una lezione che ho tenuto alla Scuola Superiore d'Arte Applicata del Castello Sforzesco, qui il link per scaricarlo.

Qui si trova anche la riproduzione del famoso libretto di Alfredo Castelli "Come si diventa autori di fumetti"; è uscito nel lontano 1983, ma per la maggior parte dei consigli che vi troverete è ancora abbastanza attuale (scorrere la pagina verso il basso per leggere il contenuto del libretto).
Per gli aspiranti sceneggiatori di fumetti (ma anche disegnatori) può essere utile leggere i consigli di Moreno Burattini, curatore e sceneggiatore di Zagor: qui e qui; in breve trovate delle sue considerazioni anche qui.

Un libretto utile è anche "Praticamente fumetti. Piccolo manuale per diventare autori" di Laura Scarpa, che mi sembra un po' difficile da trovare - ma provateci; in caso chiedete all'autrice, che tra l'altro ha fondato un'associazione che promuove il fumetto (ComicOut) e dirige una scuola di fumetto online.

venerdì 26 aprile 2013

Ebook e fumetti digitali - nuove uscite

Ultimamente ci sono state molte uscite per quanto riguarda il catalogo digitale della Tunuè, fumetti e saggi; non ne cito nessuna in particolare perché sono tante, potete vederle qui (sono tutte in Social DRM).
In digitale arriva anche uno storico saggio uscito nel 1999, "Mangamania, 20 anni di Giappone in Italia", a cura delle Edizioni IF.
Segnalo anche recenti uscite della Rizzoli Lizard - in particolare "La Casati" di Vanna Vinci e "Roy Mann" di Sclavi e Micheluzzi - ma questi ebook sono pdf protetti da DRM (e costano quasi 12 € ciascuno) e li sconsiglio (del perché ne ho parlato qui); prenderli in cartaceo è l'unica scelta possibile.
Su Amazon si trovano 4 numeri di ristampe in ebook del fumetto Geppo di Tiziano Radice e Piero Luigi Sangalli (sul sito - in basso - si può leggere una presentazione dell'opera a cura di Radice); presente anche l'ultima raccolta di Zerocalcare, "Ogni maledetto lunedì su due".
Dopo un periodo in cui la collana Urania si era fermata con le uscite in ebook ecco invece le recenti - e DRM free! Segnalo "La tigre della notte" di Alfred Bester (di cui parla Daniele Barbieri qui), "La compagnia del tempo" di Kage Baker, "Le fontane del paradiso" di Arthur C. Clarke (bizzarramente queste uscite non sono catalogate nella sezione fantascienza di Bookrepublic): se qualcuno nei commenti sa dirmi qualcosa su questi libri è il benvenuto (magari anche sul libro "L'Ambasciatore di Marte alla corte della Regina Vittoria" di Alan Baker, per curiosità).
La storia di Rodolfo Walsh l'ho conosciuta grazie a questo podcast di Wikiradio; qui trovate in ebook il suo famoso libro di investigazione giornalistica "Operazione Massacro", uscito nel 1957.
E' uscito in ebook "Infinite jest", il monumentale e famoso libro di David Foster Wallace; lo segnalo perché è un esempio di come in alcuni casi l'ebook è quasi indispensabile per leggere libri che pesano chili (sono 1300 pagine circa in cartaceo). Il costo dell'ebook è di quasi 10 €, a fronte di un prezzo cartaceo che in origine è di 27 € (ma sugli e-store si trova scontato anche a 23 €); la differenza è quasi ragionevole, anche se spendere 10 € per un file protetto e che non si può regalare o rivendere mi sembra ancora troppo. Esempi peggiori però ce ne sono: "Tutto e subito" di Morgan Sportès delle edizioni e/o in ebook costa quasi 12 €, a fronte delle 19 in cartaceo (che con i soliti sconti online diventano circa 16); oppure "Immaginare Babele" di Mario Liverani (Edizioni Laterza) che in ebook costa quasi 21 € - tanto, anche se in cartaceo sono 35 € (con lo sconto 28!).
Un po' di segnalazioni e consigli:

giovedì 25 aprile 2013

25 aprile 2013



Zona piazza Abbiategrasso - Milano
Questa striscia di Makkox è di due anni fa ma va sempre bene.

mercoledì 24 aprile 2013

Un'altra app per leggere ebook: Readmill

Readmill fa parte di quella serie di app che cercano di socializzare l'esperienza di lettura digitale; è disponibile solo per il mondo Apple.
Come DotDotDot (di cui ho scritto recentemente) si possono sottolineare e commentare frasi dei libri, per poi condividerle; a differerenza di DotDotDot non si possono mettere tag o creare scaffali e cartelle; soprattutto in Readmill tutto è concentrato sull'ebook inteso come libro, e non sugli articoli che si possono trovare in rete (anche se c'è un modo per importarli nella libreria, ne parlerò più avanti).
Gli account che non hanno ancora personalizzato il loro avatar si presentano come gufi
Gli ebook che si possono importare sono quelli in formato epub, PDF, e anche gli ebook protetti da DRM: in questo caso si importa il file ACSM, poi una volta aperto all'interno dell'iPad o dell'iPhone verrà richiesta la password per accedere all'ID Adobe, infine verrà scaricato il libro (io ho fatto una prova con l'Urania "Universo senza luce" di Daniel F. Galouye, consigliato da Luigi Bicco; per l'occasione ho sperimentato l'acquisto su Google Play, che adesso consente anche lo scaricamento del file sul computer - certo non lo consiglio per i file protetti, ma insomma...).
Con Readmill si ha la creazione di un account con relativo spazio web dal quale controllare la nostra libreria, leggere i commenti e le sottolineature nostre e altrui, scoprire e mettere libri nella nostra "wishlist", ecc., ma non potremo leggere gli ebook: quello lo si può fare solo sui device Apple (al contrario di DotDotDot che permette la lettura dei testi anche via browser).


Non si possono importare ebook Kindle, iBooks o Barnes and Noble, perché hanno una loro speciale protezione, però bizzarramente si possono importare le sottolineature dagli ebook Kindle usando un bookmarklet all'interno del nostro account Amazon.
Readmill è rivolto a un pubblico prevalentemente di lingua inglese, può capitare che le copertine non vengano importate (come è successo col mio Urania); in questo caso si possono caricare manualmente.
Questa app (come quella Kobo, se non sbaglio) monitora i nostri progressi e calcola anche la stima del tempo che rimane per finire di leggere il libro; questo alla prima apertura può essere settato come privato o pubblico, in maniera che commenti e sottolineature possano essere visibili solo da noi, oppure condivise sul sito Readmill - o su Twitter e Facebook; una pecca la trovo nella scarsa scelta per la grandezza del carattere (vedere foto), e anche nel fatto che la pagina ha margini molto ampii (e se si ruota il device in senso orizzontale il testo non si adatta in larghezza).


Readmill consiglia molti ebookstore, la massima parte sconosciuti a noi italiani, da cui è possibile mandare direttamente l'ebook acquistato all'interno dell'app; nell'elenco che vedete nelle foto appare anche Readlist, un sito che raccoglie articoli scovati sul web tramite l'app Readability.
Un modo quindi per importare in Readmill articoli dal web è quello di aprire un account Readability, installare il bookmarklet nella menubar, e dopo aver collezionato un po' di articoli mandarli direttamente in Readmill (nella foto di esempio ho trovato una raccolta in italiano su Readlist e ho fatto la prova mandandomela nel mio account Readmill).
Nella terza foto a destra si vede la possibilità di aggiungere brani da libri che non si hanno in digitale tramite un servizio chiamato Pingbook, collegato al nostro account Readmill; in realtà per poter aprire quella finestra bisogna cliccare su un titolo che già appare nella nostra libreria - in cui ci sono  per forza di cose ebook che abbiamo caricato o comprato noi; non vedo quindi la possibilità di "add highlights from physical books" come sostenuto nella pagina Support di Readmill (magari non ho capito io, eh).


domenica 21 aprile 2013

Domande e riflessioni

Vignetta tratta dal Nathan Never che ho finito di disegnare poche settimane fa
Inizio con una domanda: perché un post che evidentemente avevo pubblicato nel 2009 (questo, che ho ripristinato), è sparito dal blog per finire nelle bozze? Mi riferisco a quello che pensavo fosse un mio errore, cioè aver saltato il post n. 3  delle minilezioni di Manga Studio , che in effetti non trovavo più (eppure è stato pubblicato, aveva anche molti commenti!).

Perché con tutti i modelli di eReader che adesso girano l'unico che abbia un bel dizionario integrato inglese-italiano è il Sony? Per integrato intendo che quando seleziono una parola di qualsiasi testo posso visualizzarne all'istante la traduzione - e per qualsiasi testo intendo anche quelli caricati da noi, non solo quelli comprati e scaricati dallo store di riferimento (come succede mi sembra con gli ebook di Kobo: per me ad esempio è una pecca non da poco).
Per Kindle, come già detto in un altro post, esiste la possibilità di installare e usare altri dizionari oltre quelli monolingua a disposizione, ma di decenti in vendita non ce ne sono: anche quello più costoso contiene solo 20.000 lemmi - tanto vale installarsi quello gratis che si trova in rete e che credo sia anche più corposo; la qualità comunque non è paragonabile al dizionario Collins del Sony.
Gli eReader Sony non hanno un grande schermo, che è poco "luminoso", e sono più costosi dei concorrenti; io ormai sono abituata a leggere anche sull'iPad, e passare alla relativa oscurità del mio Sony 350 mi costa molta fatica.
In generale quando si vanno a guardare le pagine web con le presentazioni dei vari eReader presenti sul mercato non si mette molto in rilievo questa caratteristica che è un valore aggiunto del leggere ebook: la facilità con cui si possono leggere testi in una lingua diversa (se se ne ha una infarinatura); sulla pagina dell'ultimo modello Sony non sono neanche menzionati i dizionari (che credo esistano come sul modello 350), su quello del Kobo non si precisa che i dizionari integrati funzionano solo per i "loro" ebook (l'ho scoperto leggendo il forum di Simplicissimus).
Bah!

Perché continuo a leggere sul web cose che mi deprimono? Ovvero, perché non riesco ad evitare di leggere cose che so già non mi porteranno nessuna nuova conoscenza, nessun aiuto, nessun divertimento?
Questa è una domanda retorica, so già la risposta, anche se non mi convince del tutto: perché assieme a tanta roba che farei bene ad evitare c'è anche tanta roba interessante, ed è spesso difficile evitare un aspetto se mischiato o vicino è presente anche l'altro.
Tempo fa mi ero ripromessa di stare un po' lontana dal web, ma l'intenzione si è rivelata molto difficile da perseguire; ci sono delle cose che mi interessano molto, e che mi fa piacere leggere, non potrei più rinunciarci.  Inoltre stare troppo lontani dalla rete significherebbe per me perdere il contatto con innovazioni e notizie che riguardano non solo il campo in cui lavoro, ma anche quello che - chissà - un giorno potrebbe essermi molto utile per vivere (o sopravvivere); per tante ragioni (compreso il declino costante dei lettori di fumetti) non credo sia scritto da nessuna parte che io finirò i miei giorni con la matita in mano.
Per motivi che sono stati indagati da psicologi e studiosi di ogni tipo (e che qui non voglio affrontare) scrivere sul web libera le persone da ogni remora e anzi acuisce certi lati non proprio piacevoli dell'animo umano: penso sarà capitato a tutti, anche senza volerlo, di essere coinvolti in discussioni spiacevoli (come minimo), oppure semplicemente di leggere commenti aggressivi, insultanti, disinformati o presuntuosi.
Questo è un aspetto del web, ma non il solo, che mi mette a disagio quando mi capita di girare per blog; l'altro è quello che riguarda... [e niente, ho cancellato una parte corposa che probabilmente avrebbe sollevato qualche polemica - cosa che non voglio, e non vale neanche la pena; non a caso qui non parlo di religione e di politica. Potrei invece proseguire con: "...l'altro è quello che riguarda il mio carattere, la paura di impelagarmi in discussioni animate e in generale di affrontare argomenti controversi"; ma qui si va troppo sul personale e quindi per adesso lascio perdere].

Riflessione: ho letto per caso questo post di Matteo B. Bianchi (autore di diversi romanzi) che parla della "passività dell'esordiente"; ovviamente si parla di esordienti scrittori, ma a parte le naturali differenze vi ho trovato diverse analogie con l'atteggiamento di alcune tipologie di esordienti (o aspiranti) disegnatori di fumetti.
Cito dal post: "Inoltre ho verificato che esiste una formula esoterica in grado di riaccendere all’istante un’intera sala di ascoltatori disinteressati e sonnecchianti, più efficace e immediata di una botta di cocaina: “Ora vi fornirò un elenco di case editrici che pubblicano esordienti”. Ecco che tutte le nuche si rialzano, gli occhi si accendono, le orecchie si spalancano, le penne poggiano tremanti sul foglio pronte a trascrivere ogni parola. La famosa chiave d’accesso al mondo dorato: ve la sto svelando. Dalle continue richieste (scusi può ripetere?) mi rendo conto che si tratta di case editrici da loro mai sentite nominare prima, ma questo non sembra rappresentare un problema: è importante capire bene il nome dell’editore, non conoscere il suo catalogo. Raramente avviene che, dopo questo elenco magico, qualcuno mi faccia domande su che tipo di libri pubblica questa o quell’altra casa, che voglia indagare l’ambito narrativo dell’editore per capire se il proprio testo possa essere adatto." 
Precisando che non tutti gli aspiranti disegnatori che mi hanno contattato avevano questo atteggiamento, mi è capitato più di una volta di sentirmi chiedere indirizzi di case editrici a cui far vedere i propri fumetti; alcuni mi chiedono di dare loro un parere su disegni o tavole, ma altri mi domandano direttamente a chi rivolgersi per pubblicare fumetti (magari senza specificare che tipo di fumetti si disegnano).
Alcuni palesemente non leggono molti fumetti, non conoscono la varietà di case editrici che esistono in Italia, non capiscono che se se disegnano manga è inutile rivolgersi a chi disegna fumetto realistico - e così via.
Ci sono aspiranti disegnatori che si presentano dandosi già un giudizio di valore, altri che sono convinti esistano corridoi privilegiati attraverso cui far vedere i propri lavori ai redattori delle case editrici (considerate come una grande lobby interconnessa - tipo che ci conosciamo tutti e quindi io potrei "raccomandare" un disegnatore alla Disney, per dire).
Saper riconoscere un disegnatore carismatico da un altro come tanti è indice di buon occhio critico, dietro cui probabilmente c'è non dico il talento ma almeno la passione e la conoscenza; rivolgersi a me per aiuti pratici e pareri sul proprio lavoro invece che ad altri disegnatori più bravi e importanti mi dà da pensare (come sono stata trovata io sul web possono essere trovati molti altri disegnatori che hanno un blog, un sito, o che sono presenti su Facebook).
Inoltre io non sono a conoscenza (se non per caso e in maniera non approfondita) delle serie o miniserie nuove su cui si sta eventualmente lavorando in casa editrice: se si vogliono presentare delle prove è bene rivolgersi direttamente ai caporedattori delle varie testate (e il nome si trova nelle informazioni presenti nella prima pagina di ogni albo - posto che un aspirante disegnatore dovrebbe leggere e conoscere gli albi della casa editrice per cui vorrebbe lavorare).
Posso dare è vero qualche parere personale sui fumetti o disegni che mi si mandano in visione (meglio link, meglio cose recenti e selezionate), ma io non insegno, non sono un caporedattore, non sono insomma la persona che può dire "questo va bene, questo no" come se il mio giudizio potesse contare veramente ai fini di una possibile futura pubblicazione.
Qualche consiglio lo posso dare, per quel che vale: se volete entrare nel mondo del fumetto sia come autori che come disegnatori non limitatevi a migliorare la vostra tecnica, ma approfondite la conoscenza del fumetto in generale - storia, riviste, testate, autori, ma soprattutto leggete tanto e di tutto, non limitatevi a guardare le cose che vi piacciono.

giovedì 18 aprile 2013

Varie - 41 (e una mostra a cui parteciperò)

Come sanno quelli che hanno provato a invitarmi a mostre e incontri difficilmente esco da casa per queste occasioni (i motivi sono vari: mancanza di tempo, difficoltà a organizzarmi col cane, disagio a stare in pubblico); questa volta ho accettato un invito di Daniele Statella a essere presente alla manifestazione "Fumetti al Castello - Comix Girls"  - anche perché Abbiategrasso è molto vicino a dove abito (almeno a distanza d'auto).

Copio dal comunicato dell'evento: 
"Il Festival FUMETTI AL CASTELLO - COMIX GIRLS è organizzato dal comune di Abbiategrasso con la collaborazione dell'Ass.Creativecomics, la progettazione e la direzione artistica dell’evento sono a cura dei fumettisti Bruno Testa e Daniele Statella. L’evento si svolgerà il 12 maggio 2013 presso il castello visconteo di Abbiategrasso(MI); all'interno, nella piazzetta, sarà allestito il palco per il cosplay, le stanze della biblioteca ospiteranno i laboratori per le scuole e nel bellissimo sotterraneo ci sarà una mostra di tavole e gli incontri con gli autori. Il filo conduttore dell'evento sarà "rosa" perché le mostre saranno dedicate ai personaggi femminili del fumetto italiano e ci saranno ospiti varie autrici di fumetti. Gli incontri si svolgeranno nella "sala del camino" nella biblioteca del castello. Saranno presenti vari autori e autrici e sarà stampato un disegno in tiratura limitata di ciascun disegnatore. Queste stampe saranno distribuite gratuitamente ai visitatori e autografate durante la session di firma nelle sale della biblioteca." 
Sarò alla mostra il 12 maggio di mattina e firmerò delle stampe con un disegno di Nathan Never (che sul sito su Facebook sarà anche pubblicato nei prossimi giorni); con me ci saranno diverse altre disegnatrici, tra cui Anna Lazzarini.

Altre notizie fumettose:
Link vari:

venerdì 12 aprile 2013

Cose che mi sono successe di recente (e osservazioni su Manga Studio 5)

Il 10 aprile sono andata a tenere una "lezione" alla Scuola Superiore d'Arte Applicata del Castello Sforzesco; sono stata invitata da Lorenzo Sartori che da anni vi insegna fumetto, e il tema era "La rete: come sfruttarla professionalmente".
Le persone che mi conoscono e che passano sulla rete meno tempo di me mi immaginano come una piccola "guru" del web, quando è chiaro che sono una semplice curiosa che col tempo ha raccolto informazioni e qualche dritta - ma nulla rispetto ai veri conoscitori di come funzionano i meccanismi della rete, anche tecnicamente.
Tuttavia quello che mi aveva chiesto Lorenzo era dare qualche consiglio a giovani aspiranti disegnatori su come muoversi sulla rete per far conoscere il proprio lavoro e soprattutto come trovare risorse utili - documentazione, tutorial, ecc. Ho raccolto una serie di link da mostrare divisi per tema (la sicurezza in rete, come trovare documentazione di vario tipo, come aprire un blog, dove trovare tutorial, ecc.), con l'aiuto di un proiettore collegato a un pc (e la collaborazione di Giorgio Pelizzari) ho mostrato un po' di siti e spiegato poche cose - con la solita fatica che faccio nel parlare in pubblico (c'erano forse una ventina di ragazzi, o poco meno); spero di non
aver annoiato nessuno, e magari di essere stata utile a qualcuno.
Tra i ragazzi solo due avevano aperto un blog (due ragazze per la precisione), mentre qualcun altro credo fosse interessato alla cosa (anche all'apertura di un sito vero e proprio); non so se sfrutteranno i link che ho dato (sono stati poi spediti a tutti via mail) per essere più presenti in rete con i loro lavori, ma data la giovane età è probabile che siano nella fase in cui tutte le energie sono rivolte a produrli, questi lavori, magari a cercare ancora un proprio segno e una propria strada; verrà dopo il momento di fare vedere a un pubblico più vasto ciò che si è creato.

L'altro ieri ho tentato di condividere la connessione internet dal mio iMac all'iPad, come faccio spesso: l'Ipad si connetteva alla rete wi fi del computer ma non riusciva ad andare su internet; stessa cosa con l'iPod. Inutile dire che non avevo cambiato nessuna impostazione né sul Mac né su sull'iPad e iPod.
Ho provato ad attivare un router e a collegarvi l'iPad e l'iPod, con quello funzionava tutto, la navigazione su internet era senza problemi.
Io non sono una grande conoscitrice di come funziona internet e il wi fi, in caso di necessità ho sempre seguito le guide o letto articoli sul web: spesso sono arrivata alla soluzione di certe difficoltà passate un po' fortunosamente. Anche in questo caso mi sono intestardita a cercare una soluzione, ho confrontato le opzioni del network del Mac e dell'iPad, e c'erano in effetti numeri diversi (ma non so se debba essere così normalmente). Ho notato che sull'iPad il campo DNS era vuoto, mentre sul Mac erano segnati dei numeri in grigio; ho provato a inserire sull'iPad il primo dei due numeri che apparivano sul Mac e - magia - sono riuscita a navigare su internet: ignoro del tutto cosa sia successo, e cosa significano quei numeri. Ecco, tanto per spiegare ai miei cari amici che di certe cose proprio non capisco nulla (e pensare che di cose ne leggo in giro, ma basta andare a leggere qui, dove c'è una persona che ha avuto problemi simili ai miei - anche se io non ho aggiornato il sistema operativo - per capire che è un po' un casino tra DNS, IP, configurazioni e roba varia).

A fine marzo ho iniziato a notare che la linea del telefono presentava dei fruscii durante le telefonate, ma questi non impedivano la conversazione; a un certo punto si è iniziato a sentire in sottofondo anche un "tu-tuuu" ripetuto, come di segnale di occupato. Non mi ero ancora decisa a telefonare alla Telecom, anche perché uso talmente poco il telefono che certi problemi se non sono gravi tendo a dimenticarli.
Il primo aprile ricevo una telefonata sul cellulare da un signore che si presenta come "Telecom", mi dice che ha telefonato per il guasto, sa che ho chiamato e quindi mi manderà il tecnico. Ho esclamato di getto: "Ah, quindi vi siete accorti del guasto?", subito dopo ho riflettuto sul fatto che in realtà io non avevo chiamato nessuno; l'ho detto, ma il tipo ha affermato, un po' scocciato "guardi che ha chiamato lei". C'era la probabilità dell'1% che avesse chiamato qualcun altro da casa mia senza dirmi niente  per cui non mi sono sentita di affermare categoricamente che non fosse partita una chiamata di assistenza dal mio telefono, ma il tono di voce di rimprovero, e le frasi sul "mettermi d'accordo con gli altri in casa prima di chiamare" mi ha fatto escludere di volere ricevere qualsivoglia persona in casa mia. Il tipo mi ha fatto presente che se ora rifiutavo l'assistenza la prossima volta non era detto che avrebbero risposto a una mia altra richiesta, al che mi sono imbizzarrita: ho detto che la linea era a mio nome, che solo io ero titolata a chiedere l'intervento di un tecnico, che non l'avevo fatto prima, e che se ne avessi avuto bisogno prossimamente loro erano tenuti a venire. Il tono di voce del tipo è cambiato sino a diventare di delusione, "allora adesso non vuole l'intervento?...". No, ho ribadito.
Ora: chiaramente nessuno da casa mia ha mai telefonato al 187 (me ne sono accertata), il "guasto" era di una tipologia che in passato era stato risolto da "remoto", e l'andamento della telefonata mi faceva sospettare qualcosa di losco; riflettendoci credo che fossero davvero della Telecom (come facevano a sapere dei miei problemi sulla linea?), ma ho il sospetto che le riparazioni adesso siano date in appalto a diverse ditte esterne, e che queste siano pagate a "intervento": è possibile una cosa come questa? Che si prevengano addirittura le telefonate al 187? ammesso poi che questi tecnici possano sapere in anticipo quali sono le linee disturbate o guaste e accedere quindi al numero del mio cellulare.
Le riparazioni sono incluse nel salato canone che pago (e se rimango ancora con Telecom è perché fino ad adesso i pochissimi problemi di linea che ho avuto in 20 anni sono sempre stati risolti velocemente - in un caso erano da cambiare i fili della vecchia linea telefonica), quindi da me i tecnici non avrebbero ricevuto un soldo - a meno che avessero tentato di convincermi del contrario, non lo so, tutto è ormai possibile in questa Italia in cerca di persone da raggirare.
Nei giorni seguenti la linea più o meno è tornata a posto senza che io telefonassi al 187 (non avevo voglia di perdere tempo a spiegare ciò che mi era accaduto a un qualsiasi addetto di un call center - che non mi avrebbe certo fatto parlare con un responsabile). Adesso, a distanza di 10 giorni, il problema si è ripresentato, aggravato, quindi ho davvero telefonato al 187, e il risultato è  stato che sì, c'è un degrado della linea, i tecnici andranno a vedere la centralina (non verranno da me) e il guasto sarà riparato in 48 ore (spero, ma le altre volte hanno sempre mantenuto gli impegni). Tra l'altro ho raccontato cosa mi era successo il 1 aprile, ma il tipo del call center non ha fatto alcun commento.

Ho iniziato a lavorare sul gigante di Nathan Never, e con mio dispiacere ho lasciato perdere l'ipotesi di usare Manga Studio 5 (non ha le Story ma in estate, con l'arrivo delle versione EX, avrei potuto importare i file singoli creati fino a quel momento).
All'inizio avevo pensato di disegnare anche le matite in digitale, dato che in Manga Studio 5 adesso lo strumento matita è molto più personalizzabile (si possono arrivare a imitare un po' le matite di grana grossa con il trucco di applicare delle texture al segno). Ebbene, non sono riuscita a riprodurre la versatilità della mia matita vera, che con poco mi può dare un segno sottile e preciso oppure più spesso e granuloso: in Manga Studio 5 perdevo troppo tempo nel variare la grandezza del segno, e anche l'intensità (pur avendo la Wacom questa possibilità ha dei limiti - si rischia di graffiare la superficie aumentando troppo la pressione). Inoltre lavorare in grande a matita mi riusciva molto più innaturale che in fase di inchiostrazione; alla fine ho lasciato perdere e sono tornata a disegnare le matite su carta.
L'altro problema, più grosso, è che anche con il pennello (pen) mi sono trovata male: pur avendo molte più possibilità di personalizzazione per pressione, grana, e altre opzioni (ma non c'è quella che esiste in Manga Studio 4 di poter cambiare la forma della punta - da tonda a rettangolare o altro) ho notato che il segno non sembra rispondere al 100% al gesto che creo sulla tavola, come se alla fine ci sia una piccola correzione. Ora, questa caratteristica c'è in Manga Studio, si chiama appunto "correzione" (in Manga Studio 4) e "stabilizing" in MS 5: però si può azzerare, come ho fatto io in MS 4, e come ho fatto anche nel 5 - ma i risultati non sono gli stessi.
L'impressione può essere soggettiva, dovuta al modo di disegnare che ognuno di noi ha, e quindi non è detto che questa mia impressione sia valida anche per altri; so solo che in Manga Studio 4 mi trovo meglio a inchiostrare che in MS 5.
Aggiungo che ci sono altre piccole cose che mi disturbano un po' - ad esempio in MS 5 lo strumento selezione "free" non permette di rendere indipendenti i 4 angoli, ma solo di spostare "liberamente" in maniera ortogonale i 4 lati: sembrerà una cosa piccola, ma io uso molto la selezione totalmente free che ha MS 4 (c'è il mesh transform eventualmente, ma questo mi fa perdere più tempo perché ci sono diversi punti da spostare - spesso non ho bisogno di una trasformazione così precisa); poi c'è la "squadratura" che in MS 4 e 5 si crea in maniera diversa - e in MS 4 è più veloce e comoda (per come ho costruito la mia personale routine di creazione della tavola).
Attenderò l'estate e le prime recensioni di Manga Studio 5 EX per conoscere le nuove features, e sapere se varrà la pena per me spendere altri soldi per comprare un programma che tutto sommato non userei per lavoro - se così rimanessero le cose; vedremo...