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venerdì 10 aprile 2015

Un'occhiata a "Periscope", l'app del momento


Di Periscope non avevo mai sentito parlare fino a settimana scorsa, quando su Radio Popolare ho ascoltato una trasmissione dove avevano iniziato a usarla.
Cos'è Periscope? Probabilmente l'ennesima app che titilla l'ego narcisista del possessore medio di telefonino, e che attira valanghe di persone annoiate e perditempo - oppure no, potrebbe diventare qualcos'altro, chi lo sa (qui Mantellini sembra molto scettico, ad esempio; qui invece c'è una lunga e approfondita analisi che prende Persicope molto sul serio).
Con Periscope si può trasmettere live il video che stiamo girando con il nostro telefonino (per adesso solo iPhone); altri utenti che hanno la stessa app possono vedere il video e commentarlo "in diretta"; si possono vedere alcuni di questi video anche sul browser (quindi senza dover avere l'app) se su Twitter troviamo dei link diretti al video (naturalmente non si potranno commentare via web).

Utenti da tutto il mondo, tanti dai paesi del Golfo, tanti dalla Turchia.
Qui si filmava qualche cosa legata a un corso di fotografia. Kuwait? Katar? Il numero in basso a destra è quello degli utenti che stanno guardando il video in quel momento.

Da curiosa del fenomeno ho installato Periscope sul mio vecchio iPad 2, e ho iniziato a osservare. Quello che più mi ha colpito era vedere scorrere i video di decine di persone al minuto - di quel preciso minuto - provenienti da tutto il mondo; e i commenti che si potevano raggruppare in tematiche ricorrenti, ma che tuttavia univano nelle stesse modalità persone di tutte le nazionalità.
Di strumenti e programmi per andare in diretta video ce ne sono da tempo, ma forse solo adesso si è raggiunto questo tipo di mobilità e di velocità di esecuzione (ci vogliono pochi secondi per essere "live").
Credo che molti ancora non abbiano ben compreso cosa voglia dire farsi vedere su un video che potenzialmente può essere visto da mezzo mondo, in diretta; e commentato anche in maniera spiacevole. Per adesso i video hanno vita breve (sul concorrente Meerkat cessano di esistere un secondo dopo lo stop, in Periscope possono essere rivisti entro 24 ore, e comunque i nostri video possono essere salvati nel rullino fotografico, credo senza i commenti degli altri), la qualità media è bassa - dipendendo dal device e dalla linea; non c'è un chiaro modo per distinguere i tipi di video e selezionarli (a meno che si cerchino account precisi) ed è tutto un po' caotico.

Possibili usi e abusi: live dalle aule di scuola, ragazzine esposte (volontariamente ma anche no) a commenti offensivi o allusivi. Altri commenti ricorrenti: "Dove sei? Cosa fai lì? "

Ho fatto un video di prova: quello che bisogna fare è loggarsi attraverso Twitter, premere il pulsante di registrazione, scegliere un titolo, eventualmente abilitare la geolocalizzazione (io non l'ho fatto), e poi via, inizia lo streaming. Il mio video è durato poco più di 2 minuti e non ha raccolto neanche una visualizzazione - può capitare, dipende dal momento, se affollato o meno, o se il nostro titolo non stuzzica la curiosità di nessuno.
Non mi è quasi mai capitato di vedere video che raccogliessero più di 50/60 "spettatori", anche in account relativamente famosi (me ne sono capitati pochi, un Enrico Ruggeri, qualche account di radio o tv estere); se l'appuntamento live non viene annunciato prima e pubblicizzato per adesso non ci sono tanti collegamenti contemporaneamente. Non oso pensare a quando l'app si diffonderà (se lo sarà), con la possibilità di commentare e interagire in diretta la vedo dura maneggiare questo mezzo senza scadere nel caos; è probabile che saranno necessari cambiamenti nella struttura e nelle modalità d'uso.

Commentatori meschini o istigatori: "Buttati nell'acqua"; "vecchio, barbone" (il "barbone" a un certo punto ha iniziato a rispondere a questi commenti, diceva: "certo che avete dei problemi, dovete curarvi")
Saltare da un luogo all'altro del mondo, sapendo che il momento è identico per tutti, ha un suo certo fascino. Non tutti i video sono di perditempo che spesso li fanno appositamente per chiacchierare con sconosciuti in momenti di noia; alcuni vanno in giro a fare passeggiate e riprendono bei posti. Altri fanno vedere backstage di band, trasmissioni radio o tv, riunioni; in alcuni casi dei giornalisti hanno usato questo mezzo per intervistare persone durante qualche evento.
Diversi sono i video che riprendono viaggi in auto; qualche volta si sente solo la musica della radio come sottofondo, altre volte c'è la chiacchiera del passeggero, che magari dà un'occhiata al telefonino per rispondere ai commenti. Mi è capitato di finire a guardare il live di un paio di amici in auto, turchi, che giravano di sera; non mi ero accorta di essere l'unica collegata con loro in quel momento, per cui a loro è apparso il mio nome (non ho uno pseudonimo su Twitter), che a un certo punto hanno pronunciato abbastanza chiaramente.
La sensazione è stata stranissima, di essere quasi lì da sola con loro, due sconosciuti neanche tanto affabili, che parlavano e commentavano qualcosa su di me, che non capivo nulla. Ho chiuso subito il collegamento, quasi contemporaneamente al loro: un voyerismo reciproco che è risultato imbarazzante.

Le stazioni ferroviarie si assomigliano tutte.

Potevano mancare cani e gattini?
Sia dal Golfo che dall'Europa ogni tanto ci si dimentica che Periscope adotta solo il formato verticale.





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