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venerdì 5 marzo 2010

Un fumetto dalle gambe corte


Negli anni ottanta disegnavo tantissimo, per mio diletto. E leggevo tanto, anche, libri e soprattutto fumetti : era l'epoca d'oro delle riviste-contenitore, ma soprattutto era l'epoca in cui si sperimentava sia col segno che con il modo di raccontare le storie.
Il fumetto francese mi piaceva moltissimo, diciamo la scuola "Métal Hurlant" con i suoi Moebius, Bilal, Loustal, ecc. In Italia c'era Frigidaire ed è inutile dire quanto fu rivoluzionaria quella rivista e gli autori che ci giravano attorno.
Tutta questa creatività mi stimolava a mille, pur non essendo io un'autrice - come scoprii più tardi (ma tanto non è che disegnassi fumetti per la pubblicazione, neanche ci pensavo). Esploravo, sperimentavo, mi divertivo.

Tra le tante cose buffe (e inutili) che ho prodotto in quel periodo ecco uscire da una delle mie cartellette questa tavola che è l'inizio di una storia che non voleva raccontare granchè, ma solo giocare con certi meccanismi narrativi: peccato che per fare del metafumetto bisogna comunque avere qualcosa da dire, o un'idea/non-idea da esprimere.
Credo di non essere andata più in là di un abbozzo della seconda tavola (che non ho), l'idea era quella di partire alla ventura senza nessuna sceneggiatura nè una vaga idea di dove andare: infatti la mia voglia si è esaurita presto. "E la donna?": ecco, probabilmente me lo domandai anch'io in quel momento, stroncando sul nascere questa storia evanescente.
A quell'epoca (1986) usavo tanto gli Stabilo; lo stile è uno strano mix di Pazienza, Loustal, e non so cos'altro.

8 commenti:

  1. Beh, l'inizio potrebbe ricordare qualche storia di Altan! mancano solo le note sotto le vignette :-)

    Adesso non sperimenti proprio più?

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  2. Ciao Massimo: no, non sperimento e direi di più, non disegno alcunchè di non bonelliano, non ho più il tempo...Da giovane mi "campavano" i miei e a scuola i "compiti" mi occupavano davvero poco, anche in Accademia (di Belle Arti) - avevo molto tempo libero!

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  3. be', direi che buona parte della produzione odierna di consumo (non mi riferisco strettamente al mondo dei fumetti che conosco poco) ha ben poco da dire e gioca molto e solo con i meccanismi narrativi... pero' da un punto di vista banale o scontato, per lo scopo unico di compiacere il pubblico e di vendere la propria merce... questo per dire che il meta-qualcosa si puo' benissimo fare senza aver nulla da dire... anzi forse e' proprio di moda (una dimostrazione vivente e', secondo me, wenders e i suoi film degli ultimo 20 anni)

    la tavola che hai postato e' interessante. mi piacciono le palme e l'atmosfera del penultimo box... pero' la scritta "storie" è tremenda!!! :-)

    ciao

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  4. onelulu@: hai ragione, la scritta fa schifo! In generale non sono mai stata brava a scrivere i titoli, certe volte ci perdevo più tempo a pensarci che la struttura della tavola stessa, e i risultati comunque rimanevano modesti.

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  5. beh , secondo me non era male...

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  6. Bufi@: il titolo, intendi? no, dài, è bruttino, messo in diagonale senza un motivo, nel riquadro nero...

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  7. non no , quello è proprio brutto! :^)
    intendevo la tavola in generale e il segno

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  8. Ah, ok...
    sì in effetti non dispiace molto neanche a me.

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