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Attenzione: NON faccio scambio link e banner - grazie! Vendo tavole originali dei miei lavori bonelliani e realizzo disegni su commissione (per info p.mandanici@gmail.com)



mercoledì 9 marzo 2011

Sognare fumetti

Non ne sono sicura ma penso che molti fumettisti sognino con ricorrenza edicole cariche di nuovi e bellissimi fumetti, oppure fiere, fumetterie - insomma, credo non sia strano che la nostra "ossessione" principale (o una delle principali) colonizzi un po' il mondo parallelo dei sogni.
Io in particolare sogno molto, in certi periodi ricordo anche sogni lunghi e articolati, a 3-4 per notte. Con l'età mi capita meno spesso di ricordare questo tipo di sogni - quelli che io chiamo i "miei film". Newsstand, 32nd Street and Third Avenue, Manhattan.photo © 2008 New York Public Library | more info (via: Wylio)
Alcuni di questi hanno appunto per argomento i fumetti: uno dei più ricorrenti è "l'edicola". In questo tipo di sogno mi capita di trovarmi davanti un'edicola nuova, magari mentre sto camminando in parti sconosciute della città; sulle bacheche e sugli scaffali noto delle nuove riviste, o degli albi: le sfoglio con grande interesse, faccio i conti dei soldi che ho in tasca e di quello che posso comprare, commento questa o quella copertina. Spesso ricordo nei particolari disegni e stile, alcuni inventati di sana pianta, altri che ricordano fumettisti esistenti.
In uno di questi sogni dell'edicola ricordo che era appeso una specie di poster disegnato da Moebius: bellissimo, un disegno mai visto nella realtà ma che era una specie di intreccio di varie illustrazioni stile Arzach: ancora adesso ricordo e riprovo la sensazione meravigliosa che mi aveva dato quella composizione, ricca di dettagli e colorata con tonalità ocra-marroni intense.
Stanotte invece ho sognato di entrare in una fumetteria (altro luogo ricorrente); tra l'altro mi ricorda un luogo (inesistente nella realtà) che ho già sognato, un locale costituito da diverse stanze collegate, molto esteso, con tanti scaffali, banchi con scatole piene di fumetti, bacheche, ecc.
In questa fumetteria incontravo amici-colleghi come Laura Scarpa, Lorenzo Sartori, Giorgio Pelizzari (e a proposito questi ultimi sono sulla copertina del numero in uscita di "Scuola di Fumetto" con il loro "Daimon"), ma sopratutto notavo tantissimi fumetti che non avevo mai visto, compresa una rivista dal nome "The Sleepers" (?!) che a dispetto del nome era italianissima e in cui c'erano anche dei fumetti di Sartori, Pelizzari, forse anche di Stefano Tognetti. In uno scatolone c'erano tanti numeri di questa rivista simile come formato a un comic book, e io mi meravigliavo di non averne avuto conoscenza. Il problema nel sogno era scegliere un po' degli ultimi numeri di "The Sleepers"rimanendo all'interno del mio budget, già in parte speso in altri albi.
La parte più bella del sogno però era quella in cui notavo un grande albo cartonato (abbastanza più grande del formato solito dei cartonati alla francese) le cui tavole erano costituite da grosse slash plage perlopiù panoramiche, ma in cui si trovavano comunque dei dialoghi qua e là - a metà quindi tra una storia a fumetti "normale" e le grandi tavole un po' a volo d'uccello piene di avvenimenti, personaggi  e piccole gag alla Jacovitti (da ragazzina ne disegnavo parecchie di questo tipo di tavole-panoramiche, ma tutte ambientate nel west, spesso in villaggi di indiani in cui riuscivo a mettere tante gag, discussioni tra personaggi, sparatorie con cowboy, gare di tiro con l'arco, scazzottate, ecc.: era il mio periodo Texiano).
La storia era ambientata in una mitica preistoria con la presenza di tanti elefanti/mammut (ma senza le lunghe zanne ricurve) che vivevano quasi addomesticati presso una tribù di uomini di un simil-paleolitico. Uno dei protagonisti principali era un ragazzino che cavalcava il suo elefante/mammut, e il tono delle storie doveva essere in parte umoristico nonostante lo stile del disegnatore fosse invece abbastanza realistico. Purtroppo non sono assolutamente in grado di riprodurre lo stile di questo immaginario fumetto, che ricordo nei particolari, dotato di talento e il cui immaginario disegnatore doveva avere il pieno controllo di pennello e pennino, nonché una grande perizia nel tratteggiare anatomie, prospettive, ambienti naturali.
L'albo era naturalmente a colori, lo stile vagamente potrei accostarlo (come tipologia) a un Dodier del "Jérôme K. Jérôme Bloche" più maturo, con un di più di realismo forse.
Purtroppo mentre stavo sfogliando l'albo mi sono svegliata, e non so se sono riuscita ad acquistarlo; mi piacerebbe moltissimo che esistesse nella realtà, era davvero molto bello.

lunedì 7 marzo 2011

Fumetti digitali

Dopo i post sugli e-book e gli e-readers (quiqui e qui) non poteva mancare uno sguardo al settore che mi interessa in maniera particolare, quello dei fumetti in formato digitale.
Ancora più che per i libri noto molta diffidenza verso l'ipotesi di una lettura dei fumetti su supporti non cartacei, ma, soprattutto, difficoltà a immaginare i possibili sviluppi di questo nuovo (diverso) modo di lettura.
Anzitutto c'è il problema del supporto digitale: se non ci si accontenta dello schermo del computer (molto scomodo in mobilità, persino per i portatili più leggeri) le alternative non sono molte: tablet o smartphone; escluderei per adesso gli e-book readers, in bianco e nero e con scarse risoluzioni (anche se ho notato che diverse persone tentano lo stesso di leggervi fumetti in bianco e nero, specialmente manga; qui ad esempio si mette a disposizione un programma che dovrebbe ritagliare e adattare scansioni di tavole per la lettura su e-readers). 
Adattare un testo scritto su supporti di diverso formato è un compito relativamente semplice, e che non comporta grossi cambiamenti sul significato dei contenuti (o no? cambiare esageratamente la font - e quindi la lunghezza del testo per pagina - di un testo usualmente leggibile su cartaceo in un determinato layout non cambia anche il nostro rapporto con la lettura, di quel libro o in generale con il nostro modo di leggere, e quindi anche sul modo in cui interpretiamo quel libro? Per non parlare della mancanza di esperienze sensoriali legate al libro oggetto, ecc.; questione che aprirebbe un lungo discorso, che non affronterò adesso); per il fumetto invece il problema è dato dal rapporto in continuità che c'è tra le vignette di una tavola (più facile invece leggere le comic strip, evidentemente).
Questo problema si presenta per l'adattamento di un fumetto già esistente destinato ad essere letto in un formato più piccolo di un A4 - fumetti che siano in origine costituiti da diverse vignette o disegni liberi ma complessi (come in certi fumetti americani); già leggere fumetti come Alan Ford o Diabolik sarebbe molto più semplice, anche su supporti piccoli.
Nonostante ciò la Marvel ad esempio ha provato qualche soluzione, non del tutto malvagia: sull'iPod Touch ad esempio la lettura si effettua vignetta per vignetta, "sfogliando" con il dito; se la vignetta si sviluppa in orizzontale si posiziona l'iPod di conseguenza, e la vignetta si adatterà automaticamente occupando al meglio lo spazio. C'è la possibilità di zoomare, di sfogliare l'intero albo tramite visualizzazione quasi a 3D, o di vedere (per quel che si può in uno schermo così piccolo) l'intera pagina prima di inoltrarsi nella lettura a singola vignetta (con effetti anche studiati laddove due vignette sono unite in contiguità, o dove la costruzione della tavola sia meno rigida).
Immagino che questo genere di lettura sia ancora migliore sull'iPad e affini, dove la visione generale della tavola si avvicina di più a una fruizione quasi "realistica" (posto che si può sempre zoomare, manipolare, ecc.).
Oltre alla Marvel sull'iTunes Store si possono trovare altre case editrici (quasi tutte americane) che hanno delle app per poter scaricare fumetti su iPhone/iPod Touch/iPad, alcuni anche gratis, per promozione. Se si digita "comics" nella casella di ricerca si troverà un lungo elenco di app o fumetti singoli (come ad esempio il fumetto "The Umbrella Accademy", uscito in cartaceo anche in Italia qualche tempo fa, o la prima parte di un albo dell'Hellboy di Mignola).
Se invece digitiamo "fumetti" si trovano delle app per poter leggere fumetti di CattivikSturmtruppenSingloids, il John Doe dell'Editoriale Aurea, il Canemucco di Makkox, e altro si sta aggiungendo con il passare del tempo; segnalo ad esempio questo articolo sullo sbarco di Zezelj su iPhone/iPadquesto sull'arrivo di Blake e Mortimer, e questo su alcune presenze di Toffolo e Toppi, ecc.
Non conosco bene il settore delle app per smartphone, però per il sistema Android ad esempio ci sono diverse applicazioni, qui e qui qualche esempio.

Fino a qui si è parlato dell'adattamento di fumetti già esistenti su cartaceo ai nuovi supporti digitali; ma che dire dei fumetti appositamente pensati e creati per il digitale?  Sono così diversi dai loro parenti di carta? Devono chiamarsi in altro modo?
Innanzitutto c'è da fare la distinzione tra i fumetti nati per essere visualizzati su schermo pc e quelli appositamente realizzati per smartphoneiPad e simili - qui si può pensare anche a un'interazione quasi "fisica", se si vuole, perchè lo schermo touch lo favorisce (e in certi casi si scivola dal "fumetto" al "fumetto game" - vedi l'esempio di cui parla Ilarialab: "A separate world" oltretutto è un prodotto italiano, abbastanza ben fatto ma che porta in una direzione diversa dalla narrazione fumettistica in quanto tale).
"Deep comix" invece è un progetto che cerca di sfruttare il supporto digitale - in primis iPad e iPhone - tentando di intraprendere strade nuove: come giustamente osserva Matteo Stefanelli non è tanto l'uso dell'effetto 3D che più interessa, quanto la cura negli elementi che caratterizzano la fruizione digitale - le transizioni tra vignetta e vignetta, l'uso dei livelli (anche quelli dei balloon e delle didascalie che possono essere rimossi), la non staticità del disegno quindi rispetto al fumetto su carta.
Se l'attenzione per adesso è tutta rivolta alla novità del "contenitore" e non al "contenuto" mi sembra anche normale: per immergermi poi nella storia (posto che sia interessante) devo prima capire come leggerla nel modo giusto, e magari nuovo - diverso il mezzo, diverse le sensazioni.
In quest'altro articolo  Stefanelli lascia la parola a Stefano Ascari, uno degli autori del progetto insieme a Emanuele Tenderiniè chiaro che le possibilità tecniche ed espressive del fumetto digitale sono diverse, ma anche non facili da decifrare in un contesto così radicalmente diverso dall'ambiente nativo del fumetto: un foglio di carta, un rettangolo bidimensionale, autonomo, che dialoga solo con le altre pagine coeve.
Se si vuole immaginare una narrazione che si serva del linguaggio grafico del fumetto ma che si esprime in tutt'altro contesto bisognerà sforzarsi di dimenticare in un certo modo le sue origini e pensare a un'altra forma di espressione e a un altro modo di leggere. Le tentazioni della multimedialità non necessariamente vogliono dire innovazione: arricchire la lettura di una sequenza di vignette (come potrei fare anche dal "vivo") con una colonna sonora non crea davvero qualcosa di nuovo - aggiunge forse un "colore" alla "tavolozza" di cui è composta la storia a fumetti (mi chiedo se sia questo il caso di "Gietz!" di Campanella Pasqualini per iPad, che oltre a colonna sonora si arricchisce di contenuti speciali rispetto al cartaceo).
Facciamo un altro esempio: se trasformo in audio gli effetti sonori nei fumetti non val la pena allora doppiare direttamente anche i dialoghi e lasciar perdere le visualizzazioni dei balloon? E il fumetto così non diventa più simile a un'animazione in 2D, molto banalmente?
Certo, l'arricchimento del fumetto digitale con questi effetti non è male se si vuole guardare al "mercato", a possibili nuovi fruitori, giovani e meno legati a un "vecchio" modo di leggere le cose; non sono contraria a possibilità del genere se si tratta di invogliare persone a leggere storie a fumetti (o storie disegnate, diciamo) tendenzialmente svogliate o aliene a questo mondo. Penso anche a un progetto, sempre italiano, espresso attraverso il fumetto per iPhone/iPod Touch "Perfect Echo" (se ne parla qui), che sembra andare in questa direzione.
Non avendo un iPad non ho potuto provare a leggere "Sulphur and Dana" di cui si parla qui, ma sul sito che presenta il progetto ci sono abbastanza spiegazioni (e un trailer) per farsi un'idea.

Come accennato all'inizio il computer rimane ancora il mezzo (elettronico) più comodo per leggere fumetti - nati digitali oppure no. Tutti più o meno ne hanno uno, al lavoro o a casa; e a tutti capita ormai di leggere fumetti o strisce o vignette su schermo, che si sia dei feticisti della carta oppure no.
Tra l'altro il web permette ciò che prima era quasi impossibile per chi non fosse un collezionista munito di denaro: leggere e guardare interi archivi di fumetti storici (per adesso ne segnalo un apio - il Digital Comic Museum , e il Comic Strip Library - ma ce ne sono tanti altri, più siti e blog che presentano le scansioni di interi albi di ogni genere). E come scrive Matteo Stefanelli qui l'iPad e affini trovano la loro ragion d'essere come device casalinghi, prolungamenti più comodi su cui leggere (anche) i fumetti.
afNews ci segnala un articolo in cui si parla dei programmi che ci servono per visualizzare i fumetti al meglio su schermo, mentre qui ci informa di iZneo (portale francese) che ha pensato appositamente a una forma di pagamento e visione di fumetti on line; Lo Spazio Bianco nota come certi fumetti (nati per la visione a schermo) siano facilmente leggibili con un tocco di rotella di mouse - e qui si può segnalare il sito di "Verticalismi" oltre che il classico "Coreingrapho".

Certamente nessun fumetto digitale potrà mai sostituire il nostro rapporto con il fumetto cartaceo, specialmente se legato alla nostra giovinezza, a dei particolari volumi dove la carta e l'albo intero hanno un particolare e preciso significato. Come anche per i libri ci sono delle cose che non possono essere sostituite; però ci sono letture fatte anche solo per piacere momentaneo, per voglia di leggere delle storie che non necessariamente rimarranno scolpite "nella nostra anima" (faccio per dire, aborro la parola "anima"). Bene, questo tipo di letture possono benissimo essere raccolte e collezionate, se si vuole, in formato digitale - occupano poco spazio, e per chi ha passato decenni ad accumulare non è alternativa da poco: tenere fisicamente l'imperdibile,  dare via (o digitalizzare) il resto.     

venerdì 4 marzo 2011

Memo: corso di Manga Studio a Verona

Ricordo a chi è interessato al corso di Manga Studio che condurrò a Verona che le iscrizioni devono essere effettuate entro il 31 marzo.
Il corso dura due giorni, il 9 e il 10 aprile, ed è organizzato dall'associazione culturale Joy (che organizza molti altri corsi, di ogni genere).
Io mi occupo esclusivamente del contenuto del corso, quindi per ulteriori informazioni è meglio andare su questa pagina e in subordine scrivere agli organizzatori: corsi@joybox.it.
Come base prenderò a modello la versione Debut di Manga Studio, ma poi parlerò anche delle funzioni in più che ha la versione EX; si farà pratica sui portatili che gli iscritti porteranno al corso (su cui dovrà essere installata almeno la demo del programma), e io farò continuamente vedere con esempi pratici cosa si può realizzare con questo bel programma.
Manga Studio è pieno di funzioni ma anche poco intuitivo: serve molta pratica e un po' di pazienza (come quella che occorre per leggersi il manuale in inglese di 400 pagine). In due giorni di full immersion spero di poter insegnare le basi che potranno permettere anche a una persona digiuna di software digitali di aggirarsi in Manga Studio senza sentirsi sperduto!, mentre per i più esperti ci sarà la possibilità di imparare in fretta a usare strumenti e trucchi del programma e a personalizzarli secondo le proprie esigenze.
Da ricordare che nonostante il nome Manga Studio evochi i classici fumetti giapponesi questo programma  può essere usato per disegnare ogni tipo di fumetto, dalle strisce comiche al fumetto realistico; non può certamente essere usato per "imparare" a disegnare o a migliorare il proprio talento: quello spetta a noi. Manga Studio mette a disposizione degli strumenti che facilitano l'organizzazione della tavola e l'inserimento di retini ed effetti: non può assolutamente trasformare un disegno o uno stile carente in qualcosa di più :), però certamente può "dare una mano" ad accorgersi di certi errori, certe sproporzioni nel disegno, nella prospettiva - oltre ad aggiungere una certa ricchezza nelle tavole e a velocizzare certi passaggi.

martedì 1 marzo 2011

Varie - 18

-Masayume ci segnala il blog di Massimo Carnevale con le sue bellissime illustrazioni/locandine di film, interpretazioni personali di un grande autore.
-Se amate gli audiolibri iscrivetevi al podcast di "Ad alta voce" (io l'ho fatto tramite iTunes): c'è in lettura "La linea d'ombra" di Joseph Conrad narrato da Peppino Mazzotta (molto bravo).

-Ho deciso di approfondire lo studio dell'inglese perché oggi davvero non se ne può fare a meno, specie per chi bazzica il web; peccato che non abbia tempo per corsi ed esercizi scritti - ma a me basta poter capire e leggere, non parlare e scrivere.
Tra i vari metodi che già adotto (ad esempio quand'è possibile guardare sempre film e telefilm con l'audio in originale) ho aggiunto l'uso di podcast con letture o piccole lezioni da ascoltare con l'iPod mentre porto a spasso il cane. Per adesso ho scoperto su iTunes "Instant English Podcast", una specie di corso tenuto da un bizzarro inglese, John Peter Sloan. In alcuni podcast ci sono letture solo in inglese (ma pronunciate in maniera così chiara e con linguaggio semplice che praticamente capisco tutto), in altre ci  sono spiegazioni (in italiano) di grammatica o lessico inglese abbastanza utili e anche divertenti.
Legs Weaver in azione
In alternativa ho il mio vecchio corso di inglese in cofanetti acquistato qualche anno fa in edicola, "Welcome to English"; avevo iniziato a seguirlo e mi sembrava anche ben fatto, ma poi non ho più avuto il tempo, e l'ho abbandonato. Tuttavia ci sono dei cd audio da cui ho ricavato degli mp3 da inserire nell'iPod - si parla inglese tutto il tempo e non è facile come quello del signor Sloan, ma immergersi nei suoni della lingua è sempre utile (alcune delle "lezioni" del cd audio constano di una specie di reportage nei posti più vari di Londra parlando con la gente del luogo).
-Sono a 12 tavole dalla fine della storia de "La squadra fantasma", ho già disegnato i mini bozzetti di tutte le tavole (mini bozzetti che precedono la stesura della tavola a matita).  Vietti ha fatto un buonissimo lavoro di "chiusura" pur non avendo a disposizione tutto lo spazio che forse sarebbe occorso in un mondo ideale dove tutto viene scritto e immaginato con anticipo e calma!- e poi fino a non molto tempo fa non si sapeva se questo trio di storie uscito su Universo Alfa avrebbe avuto un seguito.
Sono un po' stanca ma soddisfatta; anche in questo finale d'opera mi sembra di aver disegnato alcune vignette molto buone (per dirlo io...).
Insomma, intravedo la linea d'arrivo dopo l'ultima curva...

sabato 26 febbraio 2011

Viva i captcha?

Un "Lunartik", regalo di un amico
Non so se l'avevate notato, per un paio di settimane (credo) avevo disabilitato nei commenti la necessità della verifica delle parole. Da qualche parte avevo letto di un movimento (addirittura!) contro i captcha, ma soprattutto volevo verificare se togliendo questa operazione  - a volte fastidiosa - in fase di commento potessi avere qualche tipo di problema con lo spam.
Be', a qualcosa i captcha servono: con questa opzione attivata mi arrivavano massimo uno o due messaggi di spam al mese, prontamente isolati da Blogger. Adesso la stessa quantità è diventata quasi giornaliera, e pur essendo quasi sempre intercettati da Blogger il fastidio è che comunque questo spam mi arriva in locale sul computer non riuscendo subito capire se abbia superato o no l'antispam, e che quindi sia stato pubblicato. Di solito non lo è (ma un paio di volte questo spam è riuscito a sfuggire alle maglie di Blogger); comunque alcuni di questi messaggi non contengono link, sono abbastanza ambigui da sembrare messaggi "normali" (ma sempre perfettamente anonimi), ed è una perdita di tempo stare lì a pensarci, andare a controllare, ecc.
Abbiate pazienza, ho riattivato il controllo con le lettere volanti...

Segnalazioni veloci: Roberto Recchioni ha scoperto il blog di Daniele Brolli, di conseguenza l'ha fatto scoprire a me. Interessanti alcuni post su Andrea Pazienza - sul lato umano di questo grande artista (era un gran parlatore, anche troppo si direbbe).
Altro: da qualche giorno a Milano sono apparsi dei grossi manifesti "anonimi" che questo blog bene illustra con fotografie. Non sono delle "photoshoppate", come qualche commentatore su Friendfeed ha ipotizzato; Isola Virtuale invece lo "commenta" così, sempre su Friendfeed.
Personalmente di primo acchito ho pensato a un'operazione di qualche gruppo artistico surrealista/situazionista/dadaista. Invece no, è tutto vero. Come cita un altro commentatore del post: "La guerra è pace, la libertà è schiavitù, l'ignoranza è forza".

martedì 22 febbraio 2011

Ripubblicazione di video con musica

Un po' di tempo fa ho realizzato un video mentre inchiostro una vignetta con Manga Studio (qui il post dove spiego l'iter della realizzazione).
A metà tra tutorial e speed painting il video raggiungeva quasi i 5 minuti di lunghezza, ma da metà in poi non raccontavo più niente e il silenzio accompagnava lo svolgersi del disegno. Un commentatore mi ha suggerito di aggiungervi della musica, ma se avessi usato i mezzi che pur Youtube mette a disposizione mi sarei vista sostituire l'intero mio audio con la canzone prescelta. L'unica era ripostare il video da zero, usando un programma di editing video per aggiungere della musica a partire dal momento in cui nel video termino di parlare (aggiungo che questa ultima versione prevede la visione in HD).


Purtroppo mi era rimasta solo la copia non accellerata del video originale (quasi 12 minuti), e volendo questa volta adoperare esclusivamente il Mac si poneva il problema di quale programma fosse adatto allo scopo. Solo dopo diverse ricerche ho trovato delle indicazioni che con iMovie è possibile accelerare il video in fase di progetto; effettuata l'accelerazione dopo è abbastanza facile aggiungere le due tracce audio, la mia originale e poi la canzone nella seconda metà del video: sì, ma quale canzone? Per questioni di rispetto di copyright non mi andava di usare qualsiasi cosa mi passasse sotto mano.
Da tempo ci sono diversi brani (praticamente un album) che ascolto e riascolto con piacere, e non sono brani di autori famosi o di grandi case discografiche, ma di un amico che ho conosciuto grazie a questo mio blog: Federico Moi. Di lui e del suo progetto "Evolve or die" ne ho accennato qui, ma nel frattempo la sua produzione musicale si è estesa e adesso i brani, tra cover e originali,  sono arrivati a essere ben 14.
Io e Federico non ci siamo mai incontrati ma da subito abbiamo provato una profonda affinità, io credo dovuta non solo a una sensibilità spesso condivisa ma anche a una similarità dei due mondi creativi a cui apparteniamo, quello musicale e quello del disegno.
Federico molto gentilmente mi ha dato il permesso di usare una sua canzone per il mio video, e così ho scelto il brano "The magic t-shirt", che tra quelle di "Evolve or die" è la meno "dura" musicalmente.
Per iscriversi al sito "Evolve or die" e poter scaricare le canzoni (sono gratis, ma sono gradite le donazioni) basta spedire il proprio indirizzo mail e scegliere una password; una volta effettuato il login si va alla sezione "download" e si possono scaricare le singole canzoni e anche i testi e l'illustrazione a corredo della canzone. A ogni nuova uscita si verrà avvisati con una e-mail.
Apprezzo molto il lavoro di Federico (anche per affinità di gusti musicali) e mi sembra giusto presentarlo meglio al pubblico che fosse interessato ad ascoltare le sue canzoni.

Pat: "Ciao Federico, vuoi presentarti e dirci cosa fai nella vita?

Federico: "Esiste una canzone degli Afterhours contenuta nell'album "Hai paura del buio?" (uno dei miei dischi italiani preferiti di sempre, anzi, meglio, uno dei dischi italiani più belli di sempre), chiamata "Musicista Contabile". Questa è una buona definizione "tecnica" per quello che sono.
Cosa ci sia dietro poi, in temini di vissuto, è un argomento molto vasto che non è il caso di affrontare in questa sede.
Per quanto è possibile dire, si sappia che suono da ormai più di venti anni sia come membro di varie bands (in qualità di bassista, tastierista, batterista, chitarrista, cantante), sia da un certo punto in poi come solista, avendo sentito molto forte l'esigenza di dare vita ad un progetto anarchico (anzi, autarchico) e completamente MIO, che mi consentisse di esprimermi artisticamente in totale libertà. Da allora sono morto e rinato due volte, in seguito a mutamenti radicali nella mia esistenza che hanno reso necessario cambiare ragione sociale in virtù del fatto che anche la musica e il mio sentire avevano preso un'altra direzione.
Breve cronistoria:
 1995 - 2000 : Yawn
 2005 - 2008 : Lovers of 69
 2010 - ????  : Evolve Or Die
In ogni caso, senza ombra di dubbio, il fatto di suonare le mie cose è semplicemente la cosa più importante e bella che ho."

P: "Puoi spiegare un po' cosa è il progetto "Evolve or die"?

F: "Il progetto "Evolve Or Die" nasce dalle ceneri di "Lovers of '69" come reazione ad un periodo molto buio della mia vita. Il nome, in questo senso, evoca appunto l'alternativa che mi si è presentata di sprofondare nell'abisso o prendere in mano la situazione in maniera drastica e cercare di cambiare le cose. Detto questo, le ombre, la negatività e il pessimismo ci sono sempre, anche se un po' mitigate se non altro da una maggiore consapevolezza e capacità di gestirle.
Da un punto di vista della forma della proposta, ho pensato che potesse essere interessante sganciarsi dal concetto di disco e rilasciare materiale periodicamente in modo tale da adattarmi da un lato alle modalità frenetiche di fruizione dei contenuti culturali in generale che caratterizzano la società (giovane) di oggi, e dall'altro di "fidelizzare" gli utenti creando più che altro con loro un rapporto vero di scambio continuo.
Inoltre, volevo essere fuori dai circuiti tradizionali, e questo non per snobismo (o meglio, non solo) ma perché il fatto di seguirmi fosse da parte di chi la faceva una scelta più consapevole e vissuta criticamente ed attivamente.
Il risultato è stato molto scoraggiante, come era lecito aspettarsi per vari motivi, ma non mollo. Ci credo troppo e grazie anche a persone come Patrizia trovo gli stimoli per andare avanti. Non cerco il successo, cerco di condividere me stesso con altri, cerco di avere dagli altri la prova della mia esistenza come artista e come essere umano."

P: "Quali sono le tue influenze musicali in generale? e quelle che si possono ascoltare nei brani di Evolve or Die?"

F: "Rispondere alla domanda sulle mie influenze musicali in generale è per me la cosa più difficile, per cui sarò breve. Diciamo solo che affondo le mie radici nella new wave degli anni 80 e che cerco da allora di diversificare il più possibile il range dei miei ascolti cercando di stare al passo coi tempi. "Ascolto di tutto" è la risposta che più mi fa incazzare nelle altre persone, figuriamoci se lo posso dire di me. Enormi lacune unite ad alcuni campi di interesse più specifici in cui ho una minima conoscenza.
L'idea alla base della maggior parte dei brani di Evolve Or Die (che però ha la sua forza nel fatto di essere assolutamente "aperto" a tutto quello che mi passa per la mente) è quello di coniugare un suono di matrice fondamentalmente elettronica "sporca" con una certa sensibilità pop."

P: "Coma mai la scelta di alcune cover in "Evolve or die" (ad esempio Sparklehorse, The Sound, Dinosaur Jr.)?

F: "La formula "open" appunto di questo progetto mi consente di sentirmi legittimato a fare qualche cover, cosa che mi diverte tantissimo e che faccio perlopiù con lo spirito di rendere omaggio alle persone che amo da un punto di vista musicale e umano. Ho sempre d'altra parte disprezzato le cover band e quindi per principio questa parte non deve avere un ruolo preponderante."

P: "Puoi spiegare come realizzi tecnicamente le canzoni?"

F: "Al momento attuale registro le canzoni utilizzando Garageband, le mixo con Logic Express, e le finalizzo con T-racks 3.0.
Faccio tutto rigorosamente da solo, e questo da una parte è un vantaggio dall'altra ovviamente ha il suo prezzo da pagare in termini di qualità. Essendo allergico a manuali e roba del genere utilizzo questi programmi in maniera molto "intuitiva" e approssimativa ma anche questo fa parte del mio approccio artistico alle cose, nel bene e nel male.
Come strumentazione ho due chitarre (di cui una tenuta insieme da chiodi e cemento), una chitarra acustica, due bassi, un violino, un clarinetto, un'armonica, una fisarmonica giocattolo, una chitarra slide artigianale, une serie di tamburelli, ovetti, tricche-tracche di varia natura, una tastiera muta e un piano elettrico.
Fatta eccezione per qualche loop di batteria preconfezionato (che ho cominciato ad utilizzare solo recentemente proprio per le canzoni di EOD) suono tutto io (anche la batteria, sui tasti della tastiera). Ovviamente non so suonare assolutamente né il clarinetto, né tantomeno il violino, né l'armonica, né la fisarmonica. Suono malissimo la chitarra, un pochino meglio il basso e la tastiera (4 anni di pianoforte in tenera età), anche se il mio strumento principale è la batteria.
Sono dell'idea che volendo si può tirare fuori qualcosa da qualsiasi strumento anche senza saperlo suonare e d'altra parte sono sempre stato contro chi fa della tecnica la sua priorità e pretende di considerarla propedeutica necessariamente all'aspetto creativo. Rispetto chi sa suonare bene uno strumento (a differenza di me) però credo che la creatività e l'ispirazione prescindano da questo. Ci sono canzoni bellissime che tecnicamente sono elementari. E' chiaro che più uno sa suonare più ampio è lo spettro di possibilità che ha a disposizione e che i limiti tecnici impediscono di sfruttare. Ma questo non deve essere un alibi per mascherare quello che in realtà è semplicemente l'incapacità di creare qualcosa. E qui si scatena la polemica!!"

P: "Io aggiungo che in effetti lo stesso discorso potrebbe avere un parallelo anche nel campo del fumetto, con una differenza: la musica è più diretta e viscerale, anche se tecnicamente "grezza" una canzone potente dal punto di vista espressivo raggiunge lo stesso la sensibilità dell'ascoltatore. In un fumetto (ad esempio) la carenza tecnica del segno può non essere importante ai fini della comunicazione  purché la tecnica narrativa sia sufficientemente adeguata - e parlo in generale della sceneggiatura, cioè del modo in cui si susseguono le vignette (o quel che è, vale anche per fumetti più liberi e "sperimentali") e dal rapporto di queste con il testo, se c'è.  Io una storia a fumetti narrata male non riesco a leggerla, indipendentemente se il disegno sia tecnicamente valido oppure no.
Visto che siamo quasi in tema: ogni canzone è illustrata da un tuo disegno, puoi spiegare un po’ il tuo metodo compositivo e in generale se ci sono artisti o scuole che ti interessano in maniera particolare?"

F: "Il disegno è sempre stata una mia passione collaterale. Sono un avido lettore di fumetti della "generazione Marvel" degli anni 70 e ancora oggi continuo a leggere prevalentemente quelle cose. Non ho assolutamente una grande cultura in tema e non me la sento di affrontare un discorso sulle mie conoscenze in questo campo. Posso solo dire appunto di essere un appassionato a cui piace scarabocchiare qualcosa ma che è sempre dolorosamente alla ricerca di una sua identità. I disegni che faccio per le canzoni di Evolve Or die dovrebbero avere una specie di funzione di corredo alla canzone per esprimerne molto a grandi linee il mood, più che esserne una rappresentazione figurativa fedele. Sono contento però di essermi creato la possibilità di coltivare pubblicamente anche questa parte del mio enorme e sfaccettato ego."

P: "Che fumetti ti piacciono? Come hai scoperto il mio blog?"

F: "Come ho detto mi piacciono i supereroi Marvel e i fumetti della Bonelli. Conosco e apprezzo anche altre cose ma, mentre nella musica sono in grado di sperimentare consapevolmente, in questo campo non saprei da dove cominciare per approfondire (senza considerare la cronica mancanza di tempo). Il blog di Patrizia, che ho scoperto per caso (forse in cerca di informazioni riguardo al software Manga Studio), e che seguo quotidianamente è sicuramente una fonte molto ricca di spunti e non solo per i fumetti. Lo consiglio pertanto senza riserve a chiunque abbia un po' di curiosità per le cose della vita, e che voglia ascoltare la voce di una donna che oltre a segnalare belle cose, non ha paura di esprimere quello che pensa in maniera vera e sincera. E questo non è da tutti.
Infine, vorrei ancora ringraziare Patrizia che, nonostante la nostra conoscenza esclusivamente epistolare, è diventata in breve tempo una mia cara amica."

Grazie a te Federico, troppo buono, e speriamo di poterci incontrare presto!