Per richieste varie alla sottoscritta: non faccio scambio link e banner, vorrei che le richieste di "amicizia" e di "contatti" fossero accompagnate da presentazioni - grazie!



giovedì 31 marzo 2011

Leggere attentamente la sceneggiatura

Terminato di disegnare la storia per “Universo Alfa” ho quasi subito ripreso in mano la storia di Mirko Perniola per “Agenzia Alfa”.
Tav 22autoNelle scene che sto disegnando  compaiono May, Branko e Betty in missione; May e Betty sono andate a una festa in una villa abbastanza sontuosa immersa in un piccolo parco, Branko invece le aspetta a debita distanza con il suo grosso furgone attrezzato (di cui  però in queste scene vediamo solo la cabina di guida, almeno fino a tavola 23) .
Come si può vedere dalla foto 1 May e Betty abbandonano la villa in auto, e quella è l’ultima vignetta in cui compare la villa – ovvero non c’è una panoramica dell’ambiente o dell’esterno della villa, e nelle tavole precedenti in effetti io ho solo “presentato” la villa con il suo giardino (e parcheggio) interno.
Ho ripreso il mio lavoro dalla tavola 23, dove si vede l’auto di May e Betty che entra nel capiente vano posteriore del furgone guidato da Branko – il tutto mentre si percorre una strada…situata dove?
E’ bene dire che nella tavola seguente il furgone dei nostri si immetterà in una strada trafficata della grande città neveriana. Dunque il percorso è dalla villa a una qualsiasi superstrada che si inoltra presumibilmente tra  palazzoni futuristici.
Nella foto 2 si vede la descrizione della prima vignetta della tavola 23: si parla di “ ampia strada (senza traffico)”, ma non dell’ambientazione precisa; Mirko giustamente si fida della mia esperienza e non si dilunga in descrizioni scontate.
Io cosa faccio? Senza pensarci troppo, forse influenzata dalla lettura della tavola successiva (dove il furgone è già in città), disegno una superstrada già cittadina. E’ vero che la villa potrebbe anche essere inserita in città, come qualche volta si è visto in Nathan, ma di solito in questi casi, proprio perché  inusuale, si fa vedere certamente la villa da lontano, con il suo parchetto ma anche con la presenza incombente (o sullo sfondo) di grattacieli e simili. Senza questa caratterizzazione viene più semplice Testo sceneggiaturaimmaginare una villa del genere alla periferia della città o anche un po’ fuori.
Nella foto 3 potete vedere la prima versione di quella vignetta, quella disegnata senza riflettere; nella foto 4 invece la versione cambiata di poco, ma dove ho voluto rendere il passaggio tra “ambiente forse campagnolo” e “ambiente cittadino” meno traumatico. A onor del vero Perniola mi aveva detto che se volevo potevo lasciare la vignetta invariata, ma sono dell’idea che se con poco si può migliorare l’”informazione” di una storia è sempre meglio farlo; lo stacco tra la vignetta di foto 1 e quella di foto 3 era troppo netto.
Inutile dire che ho cancellato e risistemato lo sfondo usando gli strumenti messi a disposizione di Manga Studio, e l’ho fatto senza curare troppo la matita facendo io il lavoro più grosso e preciso direttamente in fase di ripasso “a china”.
Ho raccontato questo piccolo aneddoto per ribadire come sia importante la lettura approfondita della sceneggiatura in rapporto al disegno, e come siano tante le variabili del racconto visivo, soprattutto se si vuole mantenere una coerenza interna e chiarezza di lettura.

Copyright©immagini Sergio Bonelli Editore - cliccare per ingrandirle

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sabato 26 marzo 2011

Bollettino fumettoso

Giovedì scorso ho consegnato le  ultime 9 tavole del fumetto per "Universo Alfa/La squadra fantasma". Come in tutti i casi in cui si termina un lungo lavoro i sentimenti sono diversi: soddisfazione, malinconia, riflessioni (perché quella vignetta l'ho disegnata così? perché non ho fatto caso a quella cosa?), stanchezza, e altro che non saprei neanche spiegare.
Non mi dispiace tornare a disegnare numeri di 94 tavole, se non altro perché avrò il modo di poter cambiare qualcosa nel mio modo di disegnare (o di organizzare il lavoro) senza dover aspettare un anno e mezzo!
Per circa un mese e mezzo adesso tornerò a lavorare alla storia di Mirko Perniola per "Agenzia Alfa" (ne ho disegnate 22 tavole per adesso), per poi affiancargli un Nathan Never che dovrebbe uscire a maggio 2012 (scritto da Davide Rigamonti - in edicola adesso una sua storia).

Segnalo inoltre un paio di post dal blog "Fumettologicamente" (da me spesso citato e saccheggiato) che mi permettono di dare consigli di lettura: uno riguarda ormai un classico della storia del fumetto - "Alack Sinner" di Muñoz e Sampayo (in particolare nel post linkato Matteo Stefanelli analizza il significato dei primi piani nelle tavole di Muñoz - e mi viene voglia di rileggere tutte quelle storie lì, specie le prime); un altro riguarda un fumetto contemporaneo, una serie scritta dal bravissimo Brian K. Vaughan, "Ex Machina", attualmente ancora pubblicato in volumi da Magic Press.
Nel post di Stefanelli vengono indicati i link alle tre parti di un articolo scritto da Andrea Alberghini di Comics Metropolis su Ex Machina: rende merito alla complessità di questa serie che è riuscita a parlare di politica americana con brillantezza e ironia (e pazienza se ad alcuni non piacerà molto lo stile del disegnatore Tony Harris, utilizzatore di foto ma molto efficace nel rappresentare New York e la varietà dei suoi abitanti).

Copyright© immagine Sergio Bonelli Editore

sabato 19 marzo 2011

Varie -19

Ultimi giorni per "La squadra fantasma", terminato le matite delle ultime tavole - e la 170 si chiude con un tramonto...

Comprato e letto il secondo volume de "Gli anni dolci" di Jiro Taniguchi tratto da un romanzo di Hiromi Kawakami. La storia è molto semplice e ha un suo ritmo interno, lento, scandito dagli incontri a volte casuali, a volte a distanza di tempo tra la protagonista e il suo ex professore di liceo (il rapporto si evolverà nel secondo volume); questi incontri avvengono spesso in una specie di ristorante (non so bene il termine per quel tipo di locali giapponesi) e sono scanditi da bevute di sakè e mangiate di piatti dei più vari, ritratti da Taniguchi con la maestria già vista in "Gourmet".
Molti dei termini riferiti al cibo sono lasciati col nome giapponese, e a fine volume c'è un glossario che  spiega di cosa si tratta; oltre a ciò al termine del secondo e conclusivo volume c'è una specie di intervista/dialogo con Taniguchi e la scrittrice del libro, Kawakami. Ho scoperto che tutte quelle scene in cui si beve e si mangia, che sembrano così importanti nel rapporto tra i due protagonisti, sono state suggerite a Taniguchi dall'editore (o dall'"editor"?): nel libro poi non ci sono proprio (ma sono molto piaciute alla scrittrice); bizzarro.
Oggi poi ho visto che il libro della Kawakami è in vendita in Italia, il titolo è "La cartella del professore". Con lo sconto del 25% sul sito Bol il libro arriva a costare 13,88 €; nella stessa pagina è indicato anche il fumetto di Taniguchi, e persino il relativo ebook, a cui avevo fatto un pensierino. Be', sapete quanto costa l'ebook con DRM Adobe de "La cartella del professore"? Un euro in meno: un affarone!

A proposito di ebook e e-readers per chi vuole leggersi articoli e post più o meno lunghi sul proprio lettore di ebook (ma anche su iPhone e iPod, per dire) c'è una comoda estensione per browser che trasforma le pagine htlm in formato epub e le scarica sul proprio computer: dotEPUB è disponible come bookmarklet per Chrome, Firefox, Safari e Opera; per Chrome è disponibile anche come add-on che va a sistemarsi sotto forma di bottoncino verde accanto alla barra degli indirizzi.



Infine: questa canzone dei Verdena dal loro ultimo doppio cd "Wow" mi piace molto ("Razzi arpia inferno e fiamme") - ma non il relativo video ufficiale, mi sembra che i movimenti all'interno del video distraggano dalla musica, che è veramente suggestiva.
I Verdena li ho ascoltati per un periodo, tanti anni fa, poi li ho persi di vista (sono sempre stata un'ascoltatrice di musica molto distratta e inconstante); adesso sono indecisa se acquistare tutto il cd (è in gara con l'ultimo di P.J. Harvey), e la tentazione di accontentarmi degli mp3 di iTunes c'è (riuscirei a prendere sia l'uno che l'altro con la stessa cifra che userei per i cd - anzi meno).
Alla fine è probabile che non compri nulla, eh...

lunedì 14 marzo 2011

E-reader Sony PRS 350: quasi una recensione

La mia recente determinazione a voler approfondire lo studio dell’inglese è stato uno dei principali motivi che mi ha spinto all’acquisto del mio primo ebook reader, il Sony PRS 350 (quello da 5 pollici).
Ci sono in giro certamente readers più economici, più grandi, più veloci, più versatili, ma pochi che abbiano un dizionario inglese/italiano integrato così semplice e veloce da usare: basta “cliccare” due volte su una parola del testo (col dito o con il pennino in dotazione) per vedere apparire in fondo allo schermo la relativa traduzione.
Non mi interessava avere uno schermo grande, né la possibilità di ascoltare mp3, né quella di collegarmi a internet, ecc; volevo un e-reader semplice ma con il dizionario - più la possibilità di sottolineare e prendere appunti, cose che il Sony fa.
Non ho mai posseduto un e-reader quindi la mia “recensione” va presa per quello che è, un semplice racconto delle mie prime impressioni.

HomeIngrandire

Il Sony PRS 350 ha bisogno del collegamento tramite USB a un computer (Windows o Mac) per poterci caricare i libri (e nello stesso tempo in questo modo si carica la batteria). Una volta collegato l’e-reader questi attiva l’installazione di un programma che si chiama “Reader Library”, e che serve per gestire i file da trasferire e sincronizzare (in teoria) con il pc.
Sul forum di Simplicissimus molti sconsigliavano l’uso di questo programma (che non è obbligatorio) preferendogli ad esempio Calibre (che oltre che un ottimo convertitore di ebook in diversi formati è anche un gestore e catalogatore di file, nonché un “trasferitore” dei suddetti file su qualsiasi tipo di device collegato al computer); dopo un paio di prove di sincronizzazione ho capito il perché dello “sconsiglio”.
In breve: raccomando di togliere la spunta alla sincronizzazione automatica nella “Reader Library” quando si collega l’e-reader; a me ad esempio ha cancellato dei libri precedentemente caricati tramite lo stesso programma, non so perché. Piuttosto tutto fila liscio se si trascinano semplicemente i file dalla libreria di RL (visualizzati a destra in elenco) nella colonna di sinistra dove appare il nome “Reader” quando questi è collegato. Nella stessa colonna si effettuerà poi lo scollegamento del reader in maniera sicura.
I file di testo (non solo formato epub, ma anche PDF, Word, rtf, txt) possono essere importati in “Reader Library” andando sul menu “File” e scegliendo “Importa file”. 

Reader Library1Reader Library2

Nella “Reader Library” c’è anche una sezione Store su cui ci sono link ai principali siti web che vendono ebooks: Ibs, Bol, Feltrinelli, ma questi non sono gli unici siti dove possiamo acquistare e scaricare ebooks.
Non so per quanto sia valida l’offerta ma acquistando un e-reader Sony si ha diritto a scaricarsi gratis un ebook a scelta da tre Store principali (Feltrinelli, Bol, Ibs) per il valore di 16 €; bisogna andare sul sito Sony e seguire link e istruzioni: alla fine riceveremo via mail il codice da inserire al momento dell’acquisto (io ho scelto l’ultimo libro di racconti di Murakami).
Tra l’altro c’è la possibilità di abbonarsi (e scaricarsi) anche a quotidiani e riviste; in Italia non c’è ancora molto ma c’è da segnalare ad esempio “La Stampa” che ha pensato a delle versioni apposite per e-readers e iPad, e addirittura distinguendo tra e-readers più grandi e più piccoli (c’è anche la versione per i 5 e 6 pollici).
Per le riviste invece segnalo “Alfabeta 2” di cui si può fare l’abbonamento per e-readers o addirittura comprare singoli numeri.

CIMG0640Dizionario tastiera

Del problema del prezzo e del formato ho già accennato in precedenti post; molti ebooks sono limitati dal DRM Adobe, ma molti altri hanno una licenza Social DRM o spesso non hanno “lucchetti” ma watermark, o addirittura si affidano al buon cuore dei lettori, raccomandando di non prestare o copiare la tale copia di quell’ebook, di solito in formato epub.
Io ho provato comunque a comprare un paio di libri protetti da DRM Adobe, in teoria in caso di “smarrimento” o corruzione dell’ebook ho diritto ad altri 3 download dello stesso: non ho capito se c’è un limite di tempo.
Inoltre al primo acquisto di ebook protetti da DRM ci verrà chiesto di “autorizzare” il dispositivo su cui lo vogliamo leggere (nel mio caso l’e-reader, ma vale anche per il pc): mi sembra di aver capito che in tutto possono essere 6.
Sempre sul forum di Simplicissimus qui se ne parla, ma non so se queste regole valgano per tutte le case editrici.
C’è ancora molto da fare a proposito della gestione e conservazione degli ebook acquistati: oltre al fatto che non si possono rivendere, regalare e prestare non c’è neanche l’assicurazione che il file possa essere mio a vita (come un libro di carta) perché è lecito sospettare che un giorno cambierò e-reader (che si può anche rompere), forse più di uno, e lo stesso vale per il computer.
Proprio per questo direi di aspettare prima di fare acquisti di un certo rilievo: certo, non c’è ancora molto da scegliere, ma questo mercato è appena agli inizi. Quando è possibile approfitto di sconti, occasioni, oppure cerco ebook  gratuiti (si trovano moltissimi classici, sia italiani che inglesi).

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Primo impatto con l’e-reader una volta caricato e pronto alla lettura: il fondo della “pagina” mi sembrava alquanto grigino; abituata allo splendore luminoso del mio iPod (su cui in questo periodo sto leggendo “I biplani di D’annunzio” di Luca Masali, acquistato  in formato epub a poco prezzo su Bookrepublic.it) il confronto sembrava impari, ma dopo poco tempo ho iniziato ad apprezzare la diversa illuminazione, che forzatamente per l’e-reader deve provenire dall’esterno: più è forte, e meglio si legge.
Una volta iniziata la lettura di un testo è facile essere concentrati su quello e non badare né al fondo, né al “lampo nero” che appare per una frazione di secondo quando si volta la pagina; ad alcuni dà fastidio, io l’ho ignorato fin da subito.
Il Sony PRS 350 è un e-reader “touch”, quindi il cambio pagina e le sottolineature si possono effettuare con le dita (se non le avete grosse e se usate una font abbastanza grande) oppure con il pennino di cui è dotato il Sony, alloggiato a scomparsa sulla parte destra; in alternativa il cambio pagina si può effettuare tramite i 2 tasti posti in basso a sinistra.

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Come si può vedere dalle foto i libri possono essere organizzati in “collezioni” che possiamo nominare a piacere; su ogni libro (o rivista) possiamo apporre segnalibri, sottolineature e note (queste ultime esportabili in file rtf se si apre il libro all’interno della “Reader Library”: basta cliccare il pulsante verde in basso a sinistra).
Nella sezione “Applicazioni” c’è anche un programma per prendere appunti a parte con la tastiera, e uno per prendere appunti a mano o fare dei semplici disegnini: da tenere in conto che c’è un minimo di ritardo di risposta sia per la digitazione sulla tastiera, sia per il disegno col pennino; se non si deve scrivere a lungo ci si abitua, non è un grosso problema.
Su questo modello di e-reader si possono caricare anche foto di vari formati, ma la scala di grigi è molto ridotta e le foto si vedono abbastanza male. Sono presenti 12 dizionari integrati, di cui solo uno verso l’italiano, quello in inglese appunto (un Collins).
Il Sony legge anche i PDF, ma si sa quanto sia difficile impaginare e adattare questo formato, specie se lo schermo è piccolo. Nonostante ciò ho voluto provare a infilarci dentro una copia di “Internazionale” (ho l’abbonamento in PDF che scarico dal loro sito ogni settimana) che oltretutto ha un’impaginazione veramente complicata (su tre colonne, con presenza anche di foto a metà pagina, ecc.).
Ho provato a impostare la visualizzazione della pagina “ritagliata” in 6, che non è male, ma funziona a fasi alterne; lasciando la pagina intera ma aumentando la grandezza del carattere si ottengono delle visualizzazioni tutto sommato decenti.
La lettura migliora ulteriormente se i PDF sono a pagina continua e con poche immagini, per cui nonostante la scomodità dello schermo piccolo direi che il Sony 350 se la cava niente male.

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Questo reader viene venduto “nudo”, senza alcuna copertina o protezione. Ho pensato a diverse alternative per proteggerlo ma alla fine ho scelto di prendere la copertina semirigida ufficiale della Sony (anche se costosa) perché mi permetteva di risolvere anche un altro problema: quello della luce.
Quando leggo la sera  a letto di solito uso quei piccoli faretti a batteria da “appendere” sui libri (ce n’è anche uno simpatico che si mette sull’orecchio, ma la stanghetta in plastica tende a rompersi e le batterie sono quelle a pillola che durano poco e costano tanto), e la custodia Sony mi permette di avere una superficie su cui “pinzare” il faretto; tra l’altro alla Feltrinelli ho comprato una lucetta con due spot alimentata con ministilo, scoprendo poi che ha anche un attacco elettrico utilizzabile con un vecchio caricatore per cellulari (e quindi non uso neanche le batterie!).
A proposito di batterie la durata della carica del Sony e-reader viene calcolata ufficialmente  in 2 settimane, non si sa in base a quale tipo di uso (in teoria il semplice cambio pagina costa energicamente molto poco). Sul forum di Simplicissimus si avvisa che la prima carica dura meno, ma che poi con l’uso si assesterà su durate più lunghe, tenendo conto però che l’uso del dizionario o di altre applicazioni tende a ridurne la durata. In ogni caso niente a che vedere con le ore di durata di un iPad o di un iPod Touch, e credo anche con tablet simili.

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Per adesso posso dire che trovo l’esperienza della lettura su un e-reader molto interessante e anche piacevole (il mio e-reader essendo piccolo pesa davvero poco – e no, non mi manca l’odore della carta: in caso si può dare un’occhiata a questo divertente rimedio). Poter leggere libri in inglese senza molte difficoltà per me è davvero una cosa importante, spero di imparare tanto e di divertirmi al tempo stesso.
Seguirò con attenzione l’evolversi del mercato degli ebook, e sono sempre in attesa dell’apertura di nuovi store e siti da cui attingere (almeno potenzialmente!).

mercoledì 9 marzo 2011

Sognare fumetti

Non ne sono sicura ma penso che molti fumettisti sognino con ricorrenza edicole cariche di nuovi e bellissimi fumetti, oppure fiere, fumetterie - insomma, credo non sia strano che la nostra "ossessione" principale (o una delle principali) colonizzi un po' il mondo parallelo dei sogni.
Io in particolare sogno molto, in certi periodi ricordo anche sogni lunghi e articolati, a 3-4 per notte. Con l'età mi capita meno spesso di ricordare questo tipo di sogni - quelli che io chiamo i "miei film". Newsstand, 32nd Street and Third Avenue, Manhattan.photo © 2008 New York Public Library | more info (via: Wylio)
Alcuni di questi hanno appunto per argomento i fumetti: uno dei più ricorrenti è "l'edicola". In questo tipo di sogno mi capita di trovarmi davanti un'edicola nuova, magari mentre sto camminando in parti sconosciute della città; sulle bacheche e sugli scaffali noto delle nuove riviste, o degli albi: le sfoglio con grande interesse, faccio i conti dei soldi che ho in tasca e di quello che posso comprare, commento questa o quella copertina. Spesso ricordo nei particolari disegni e stile, alcuni inventati di sana pianta, altri che ricordano fumettisti esistenti.
In uno di questi sogni dell'edicola ricordo che era appeso una specie di poster disegnato da Moebius: bellissimo, un disegno mai visto nella realtà ma che era una specie di intreccio di varie illustrazioni stile Arzach: ancora adesso ricordo e riprovo la sensazione meravigliosa che mi aveva dato quella composizione, ricca di dettagli e colorata con tonalità ocra-marroni intense.
Stanotte invece ho sognato di entrare in una fumetteria (altro luogo ricorrente); tra l'altro mi ricorda un luogo (inesistente nella realtà) che ho già sognato, un locale costituito da diverse stanze collegate, molto esteso, con tanti scaffali, banchi con scatole piene di fumetti, bacheche, ecc.
In questa fumetteria incontravo amici-colleghi come Laura Scarpa, Lorenzo Sartori, Giorgio Pelizzari (e a proposito questi ultimi sono sulla copertina del numero in uscita di "Scuola di Fumetto" con il loro "Daimon"), ma sopratutto notavo tantissimi fumetti che non avevo mai visto, compresa una rivista dal nome "The Sleepers" (?!) che a dispetto del nome era italianissima e in cui c'erano anche dei fumetti di Sartori, Pelizzari, forse anche di Stefano Tognetti. In uno scatolone c'erano tanti numeri di questa rivista simile come formato a un comic book, e io mi meravigliavo di non averne avuto conoscenza. Il problema nel sogno era scegliere un po' degli ultimi numeri di "The Sleepers"rimanendo all'interno del mio budget, già in parte speso in altri albi.
La parte più bella del sogno però era quella in cui notavo un grande albo cartonato (abbastanza più grande del formato solito dei cartonati alla francese) le cui tavole erano costituite da grosse slash plage perlopiù panoramiche, ma in cui si trovavano comunque dei dialoghi qua e là - a metà quindi tra una storia a fumetti "normale" e le grandi tavole un po' a volo d'uccello piene di avvenimenti, personaggi  e piccole gag alla Jacovitti (da ragazzina ne disegnavo parecchie di questo tipo di tavole-panoramiche, ma tutte ambientate nel west, spesso in villaggi di indiani in cui riuscivo a mettere tante gag, discussioni tra personaggi, sparatorie con cowboy, gare di tiro con l'arco, scazzottate, ecc.: era il mio periodo Texiano).
La storia era ambientata in una mitica preistoria con la presenza di tanti elefanti/mammut (ma senza le lunghe zanne ricurve) che vivevano quasi addomesticati presso una tribù di uomini di un simil-paleolitico. Uno dei protagonisti principali era un ragazzino che cavalcava il suo elefante/mammut, e il tono delle storie doveva essere in parte umoristico nonostante lo stile del disegnatore fosse invece abbastanza realistico. Purtroppo non sono assolutamente in grado di riprodurre lo stile di questo immaginario fumetto, che ricordo nei particolari, dotato di talento e il cui immaginario disegnatore doveva avere il pieno controllo di pennello e pennino, nonché una grande perizia nel tratteggiare anatomie, prospettive, ambienti naturali.
L'albo era naturalmente a colori, lo stile vagamente potrei accostarlo (come tipologia) a un Dodier del "Jérôme K. Jérôme Bloche" più maturo, con un di più di realismo forse.
Purtroppo mentre stavo sfogliando l'albo mi sono svegliata, e non so se sono riuscita ad acquistarlo; mi piacerebbe moltissimo che esistesse nella realtà, era davvero molto bello.

lunedì 7 marzo 2011

Fumetti digitali

Dopo i post sugli e-book e gli e-readers (quiqui e qui) non poteva mancare uno sguardo al settore che mi interessa in maniera particolare, quello dei fumetti in formato digitale.
Ancora più che per i libri noto molta diffidenza verso l'ipotesi di una lettura dei fumetti su supporti non cartacei, ma, soprattutto, difficoltà a immaginare i possibili sviluppi di questo nuovo (diverso) modo di lettura.
Anzitutto c'è il problema del supporto digitale: se non ci si accontenta dello schermo del computer (molto scomodo in mobilità, persino per i portatili più leggeri) le alternative non sono molte: tablet o smartphone; escluderei per adesso gli e-book readers, in bianco e nero e con scarse risoluzioni (anche se ho notato che diverse persone tentano lo stesso di leggervi fumetti in bianco e nero, specialmente manga; qui ad esempio si mette a disposizione un programma che dovrebbe ritagliare e adattare scansioni di tavole per la lettura su e-readers). 
Adattare un testo scritto su supporti di diverso formato è un compito relativamente semplice, e che non comporta grossi cambiamenti sul significato dei contenuti (o no? cambiare esageratamente la font - e quindi la lunghezza del testo per pagina - di un testo usualmente leggibile su cartaceo in un determinato layout non cambia anche il nostro rapporto con la lettura, di quel libro o in generale con il nostro modo di leggere, e quindi anche sul modo in cui interpretiamo quel libro? Per non parlare della mancanza di esperienze sensoriali legate al libro oggetto, ecc.; questione che aprirebbe un lungo discorso, che non affronterò adesso); per il fumetto invece il problema è dato dal rapporto in continuità che c'è tra le vignette di una tavola (più facile invece leggere le comic strip, evidentemente).
Questo problema si presenta per l'adattamento di un fumetto già esistente destinato ad essere letto in un formato più piccolo di un A4 - fumetti che siano in origine costituiti da diverse vignette o disegni liberi ma complessi (come in certi fumetti americani); già leggere fumetti come Alan Ford o Diabolik sarebbe molto più semplice, anche su supporti piccoli.
Nonostante ciò la Marvel ad esempio ha provato qualche soluzione, non del tutto malvagia: sull'iPod Touch ad esempio la lettura si effettua vignetta per vignetta, "sfogliando" con il dito; se la vignetta si sviluppa in orizzontale si posiziona l'iPod di conseguenza, e la vignetta si adatterà automaticamente occupando al meglio lo spazio. C'è la possibilità di zoomare, di sfogliare l'intero albo tramite visualizzazione quasi a 3D, o di vedere (per quel che si può in uno schermo così piccolo) l'intera pagina prima di inoltrarsi nella lettura a singola vignetta (con effetti anche studiati laddove due vignette sono unite in contiguità, o dove la costruzione della tavola sia meno rigida).
Immagino che questo genere di lettura sia ancora migliore sull'iPad e affini, dove la visione generale della tavola si avvicina di più a una fruizione quasi "realistica" (posto che si può sempre zoomare, manipolare, ecc.).
Oltre alla Marvel sull'iTunes Store si possono trovare altre case editrici (quasi tutte americane) che hanno delle app per poter scaricare fumetti su iPhone/iPod Touch/iPad, alcuni anche gratis, per promozione. Se si digita "comics" nella casella di ricerca si troverà un lungo elenco di app o fumetti singoli (come ad esempio il fumetto "The Umbrella Accademy", uscito in cartaceo anche in Italia qualche tempo fa, o la prima parte di un albo dell'Hellboy di Mignola).
Se invece digitiamo "fumetti" si trovano delle app per poter leggere fumetti di CattivikSturmtruppenSingloids, il John Doe dell'Editoriale Aurea, il Canemucco di Makkox, e altro si sta aggiungendo con il passare del tempo; segnalo ad esempio questo articolo sullo sbarco di Zezelj su iPhone/iPadquesto sull'arrivo di Blake e Mortimer, e questo su alcune presenze di Toffolo e Toppi, ecc.
Non conosco bene il settore delle app per smartphone, però per il sistema Android ad esempio ci sono diverse applicazioni, qui e qui qualche esempio.

Fino a qui si è parlato dell'adattamento di fumetti già esistenti su cartaceo ai nuovi supporti digitali; ma che dire dei fumetti appositamente pensati e creati per il digitale?  Sono così diversi dai loro parenti di carta? Devono chiamarsi in altro modo?
Innanzitutto c'è da fare la distinzione tra i fumetti nati per essere visualizzati su schermo pc e quelli appositamente realizzati per smartphoneiPad e simili - qui si può pensare anche a un'interazione quasi "fisica", se si vuole, perchè lo schermo touch lo favorisce (e in certi casi si scivola dal "fumetto" al "fumetto game" - vedi l'esempio di cui parla Ilarialab: "A separate world" oltretutto è un prodotto italiano, abbastanza ben fatto ma che porta in una direzione diversa dalla narrazione fumettistica in quanto tale).
"Deep comix" invece è un progetto che cerca di sfruttare il supporto digitale - in primis iPad e iPhone - tentando di intraprendere strade nuove: come giustamente osserva Matteo Stefanelli non è tanto l'uso dell'effetto 3D che più interessa, quanto la cura negli elementi che caratterizzano la fruizione digitale - le transizioni tra vignetta e vignetta, l'uso dei livelli (anche quelli dei balloon e delle didascalie che possono essere rimossi), la non staticità del disegno quindi rispetto al fumetto su carta.
Se l'attenzione per adesso è tutta rivolta alla novità del "contenitore" e non al "contenuto" mi sembra anche normale: per immergermi poi nella storia (posto che sia interessante) devo prima capire come leggerla nel modo giusto, e magari nuovo - diverso il mezzo, diverse le sensazioni.
In quest'altro articolo  Stefanelli lascia la parola a Stefano Ascari, uno degli autori del progetto insieme a Emanuele Tenderiniè chiaro che le possibilità tecniche ed espressive del fumetto digitale sono diverse, ma anche non facili da decifrare in un contesto così radicalmente diverso dall'ambiente nativo del fumetto: un foglio di carta, un rettangolo bidimensionale, autonomo, che dialoga solo con le altre pagine coeve.
Se si vuole immaginare una narrazione che si serva del linguaggio grafico del fumetto ma che si esprime in tutt'altro contesto bisognerà sforzarsi di dimenticare in un certo modo le sue origini e pensare a un'altra forma di espressione e a un altro modo di leggere. Le tentazioni della multimedialità non necessariamente vogliono dire innovazione: arricchire la lettura di una sequenza di vignette (come potrei fare anche dal "vivo") con una colonna sonora non crea davvero qualcosa di nuovo - aggiunge forse un "colore" alla "tavolozza" di cui è composta la storia a fumetti (mi chiedo se sia questo il caso di "Gietz!" di Campanella Pasqualini per iPad, che oltre a colonna sonora si arricchisce di contenuti speciali rispetto al cartaceo).
Facciamo un altro esempio: se trasformo in audio gli effetti sonori nei fumetti non val la pena allora doppiare direttamente anche i dialoghi e lasciar perdere le visualizzazioni dei balloon? E il fumetto così non diventa più simile a un'animazione in 2D, molto banalmente?
Certo, l'arricchimento del fumetto digitale con questi effetti non è male se si vuole guardare al "mercato", a possibili nuovi fruitori, giovani e meno legati a un "vecchio" modo di leggere le cose; non sono contraria a possibilità del genere se si tratta di invogliare persone a leggere storie a fumetti (o storie disegnate, diciamo) tendenzialmente svogliate o aliene a questo mondo. Penso anche a un progetto, sempre italiano, espresso attraverso il fumetto per iPhone/iPod Touch "Perfect Echo" (se ne parla qui), che sembra andare in questa direzione.
Non avendo un iPad non ho potuto provare a leggere "Sulphur and Dana" di cui si parla qui, ma sul sito che presenta il progetto ci sono abbastanza spiegazioni (e un trailer) per farsi un'idea.

Come accennato all'inizio il computer rimane ancora il mezzo (elettronico) più comodo per leggere fumetti - nati digitali oppure no. Tutti più o meno ne hanno uno, al lavoro o a casa; e a tutti capita ormai di leggere fumetti o strisce o vignette su schermo, che si sia dei feticisti della carta oppure no.
Tra l'altro il web permette ciò che prima era quasi impossibile per chi non fosse un collezionista munito di denaro: leggere e guardare interi archivi di fumetti storici (per adesso ne segnalo un apio - il Digital Comic Museum , e il Comic Strip Library - ma ce ne sono tanti altri, più siti e blog che presentano le scansioni di interi albi di ogni genere). E come scrive Matteo Stefanelli qui l'iPad e affini trovano la loro ragion d'essere come device casalinghi, prolungamenti più comodi su cui leggere (anche) i fumetti.
afNews ci segnala un articolo in cui si parla dei programmi che ci servono per visualizzare i fumetti al meglio su schermo, mentre qui ci informa di iZneo (portale francese) che ha pensato appositamente a una forma di pagamento e visione di fumetti on line; Lo Spazio Bianco nota come certi fumetti (nati per la visione a schermo) siano facilmente leggibili con un tocco di rotella di mouse - e qui si può segnalare il sito di "Vertcalismi" oltre che il classico "Coreingrapho".

Certamente nessun fumetto digitale potrà mai sostituire il nostro rapporto con il fumetto cartaceo, specialmente se legato alla nostra giovinezza, a dei particolari volumi dove la carta e l'albo intero hanno un particolare e preciso significato. Come anche per i libri ci sono delle cose che non possono essere sostituite; però ci sono letture fatte anche solo per piacere momentaneo, per voglia di leggere delle storie che non necessariamente rimarranno scolpite "nella nostra anima" (faccio per dire, aborro la parola "anima"). Bene, questo tipo di letture possono benissimo essere raccolte e collezionate, se si vuole, in formato digitale - occupano poco spazio, e per chi ha passato decenni ad accumulare non è alternativa da poco: tenere fisicamente l'imperdibile,  dare via (o digitalizzare) il resto.     

venerdì 4 marzo 2011

Memo: corso di Manga Studio a Verona

Ricordo a chi è interessato al corso di Manga Studio che condurrò a Verona che le iscrizioni devono essere effettuate entro il 31 marzo.
Il corso dura due giorni, il 9 e il 10 aprile, ed è organizzato dall'associazione culturale Joy (che organizza molti altri corsi, di ogni genere).
Io mi occupo esclusivamente del contenuto del corso, quindi per ulteriori informazioni è meglio andare su questa pagina e in subordine scrivere agli organizzatori: corsi@joybox.it.
Come base prenderò a modello la versione Debut di Manga Studio, ma poi parlerò anche delle funzioni in più che ha la versione EX; si farà pratica sui portatili che gli iscritti porteranno al corso (su cui dovrà essere installata almeno la demo del programma), e io farò continuamente vedere con esempi pratici cosa si può realizzare con questo bel programma.
Manga Studio è pieno di funzioni ma anche poco intuitivo: serve molta pratica e un po' di pazienza (come quella che occorre per leggersi il manuale in inglese di 400 pagine). In due giorni di full immersion spero di poter insegnare le basi che potranno permettere anche a una persona digiuna di software digitali di aggirarsi in Manga Studio senza sentirsi sperduto!, mentre per i più esperti ci sarà la possibilità di imparare in fretta a usare strumenti e trucchi del programma e a personalizzarli secondo le proprie esigenze.
Da ricordare che nonostante il nome Manga Studio evochi i classici fumetti giapponesi questo programma  può essere usato per disegnare ogni tipo di fumetto, dalle strisce comiche al fumetto realistico; non può certamente essere usato per "imparare" a disegnare o a migliorare il proprio talento: quello spetta a noi. Manga Studio mette a disposizione degli strumenti che facilitano l'organizzazione della tavola e l'inserimento di retini ed effetti: non può assolutamente trasformare un disegno o uno stile carente in qualcosa di più :), però certamente può "dare una mano" ad accorgersi di certi errori, certe sproporzioni nel disegno, nella prospettiva - oltre ad aggiungere una certa ricchezza nelle tavole e a velocizzare certi passaggi.

martedì 1 marzo 2011

Varie - 18

-Masayume ci segnala il blog di Massimo Carnevale con le sue bellissime illustrazioni/locandine di film, interpretazioni personali di un grande autore.
-Se amate gli audiolibri iscrivetevi al podcast di "Ad alta voce" (io l'ho fatto tramite iTunes): c'è in lettura "La linea d'ombra" di Joseph Conrad narrato da Peppino Mazzotta (molto bravo).

-Ho deciso di approfondire lo studio dell'inglese perché oggi davvero non se ne può fare a meno, specie per chi bazzica il web; peccato che non abbia tempo per corsi ed esercizi scritti - ma a me basta poter capire e leggere, non parlare e scrivere.
Tra i vari metodi che già adotto (ad esempio quand'è possibile guardare sempre film e telefilm con l'audio in originale) ho aggiunto l'uso di podcast con letture o piccole lezioni da ascoltare con l'iPod mentre porto a spasso il cane. Per adesso ho scoperto su iTunes "Instant English Podcast", una specie di corso tenuto da un bizzarro inglese, John Peter Sloan. In alcuni podcast ci sono letture solo in inglese (ma pronunciate in maniera così chiara e con linguaggio semplice che praticamente capisco tutto), in altre ci  sono spiegazioni (in italiano) di grammatica o lessico inglese abbastanza utili e anche divertenti.
Legs Weaver in azione
In alternativa ho il mio vecchio corso di inglese in cofanetti acquistato qualche anno fa in edicola, "Welcome to English"; avevo iniziato a seguirlo e mi sembrava anche ben fatto, ma poi non ho più avuto il tempo, e l'ho abbandonato. Tuttavia ci sono dei cd audio da cui ho ricavato degli mp3 da inserire nell'iPod - si parla inglese tutto il tempo e non è facile come quello del signor Sloan, ma immergersi nei suoni della lingua è sempre utile (alcune delle "lezioni" del cd audio constano di una specie di reportage nei posti più vari di Londra parlando con la gente del luogo).
-Sono a 12 tavole dalla fine della storia de "La squadra fantasma", ho già disegnato i mini bozzetti di tutte le tavole (mini bozzetti che precedono la stesura della tavola a matita).  Vietti ha fatto un buonissimo lavoro di "chiusura" pur non avendo a disposizione tutto lo spazio che forse sarebbe occorso in un mondo ideale dove tutto viene scritto e immaginato con anticipo e calma!- e poi fino a non molto tempo fa non si sapeva se questo trio di storie uscito su Universo Alfa avrebbe avuto un seguito.
Sono un po' stanca ma soddisfatta; anche in questo finale d'opera mi sembra di aver disegnato alcune vignette molto buone (per dirlo io...).
Insomma, intravedo la linea d'arrivo dopo l'ultima curva...